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Art. 113 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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514 provvedimenti

Altri anni per Art. 113 Codice di Procedura Civile

Incarico dirigenziale: non è un diritto automatico
Una professoressa universitaria ha citato in giudizio un policlinico per non averle conferito un incarico dirigenziale apicale, chiedendo un risarcimento per perdita di chance. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'assegnazione di un incarico dirigenziale a un professore universitario non è un diritto automatico derivante dal solo titolo accademico. Tale conferimento è condizionato dalla disponibilità di posti nell'atto aziendale, dalla copertura finanziaria e dal superamento delle procedure di selezione, elementi che la ricorrente non ha provato.
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Perequazione stipendio: No a leggi incostituzionali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che chiedeva una perequazione dello stipendio basata su una legge regionale. La Corte ha stabilito che una norma dichiarata incostituzionale non può generare diritti soggettivi perfetti né un legittimo affidamento, in quanto invade la competenza esclusiva dello Stato in materia di ordinamento civile e trattamento economico dei dipendenti.
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Legittimo affidamento: nessun diritto da legge incostituzionale
Una dipendente pubblica ha richiesto un adeguamento retributivo basato su una legge regionale, successivamente dichiarata incostituzionale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che non può sorgere alcun diritto, né invocarsi il principio di legittimo affidamento, da una norma incostituzionale, soprattutto in presenza di un precedente giudicato sfavorevole.
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Legge incostituzionale: nessun diritto per il dipendente
Una dipendente pubblica ha richiesto un adeguamento retributivo basato su una legge regionale, successivamente dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso, stabilendo che una legge incostituzionale non può generare diritti soggettivi perfetti né un legittimo affidamento, soprattutto in presenza di un precedente giudicato sfavorevole sulla stessa questione.
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Legge regionale incostituzionale: No ad aumenti di stipendio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva un adeguamento di stipendio basato su una legge regionale incostituzionale. La Corte ha stabilito che una norma dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale non può creare diritti soggettivi né fondare un legittimo affidamento, specialmente se la questione era già stata decisa con una precedente sentenza passata in giudicato.
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Perequazione retributiva: no a norma incostituzionale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva la perequazione retributiva sulla base di una legge regionale. Tale legge, che mirava a parificare il trattamento economico di anzianità, era stata in seguito dichiarata incostituzionale. La Corte ha stabilito che da una norma incostituzionale non può sorgere alcun diritto soggettivo, né può essere invocato un legittimo affidamento, soprattutto in presenza di un precedente giudicato sfavorevole alla stessa ricorrente sulla medesima questione.
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Perequazione retributiva: no a diritti da legge incostituzionale
Una dipendente pubblica ha richiesto una perequazione retributiva basandosi su una legge regionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando le decisioni precedenti. La motivazione principale è che la legge in questione è stata dichiarata incostituzionale e, inoltre, sulla stessa questione esisteva già una precedente sentenza definitiva (giudicato) che aveva respinto la richiesta della lavoratrice. Di conseguenza, non può sorgere alcun diritto né un legittimo affidamento da una norma anticostituzionale.
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Legge incostituzionale: nessun diritto acquisito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un dipendente pubblico che chiedeva un adeguamento retributivo basato su una legge regionale successivamente dichiarata incostituzionale. La Corte ha ribadito che da una legge incostituzionale non può sorgere alcun diritto soggettivo e che il principio del legittimo affidamento non è invocabile, soprattutto in presenza di un precedente giudicato sfavorevole sulla medesima questione.
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Perequazione retributiva: no a diritti su leggi incostituzionali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una dipendente pubblica che chiedeva la perequazione retributiva basata su una legge della Regione Abruzzo. La legge era stata precedentemente dichiarata incostituzionale, e una precedente sentenza della Cassazione aveva già rigettato la domanda della lavoratrice, creando un giudicato. La Corte ha ribadito che non può sorgere alcun diritto soggettivo da una norma incostituzionale, né può essere invocato il legittimo affidamento.
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Usura Cessione Quinto: costi assicurativi contano
Una cliente ha citato in giudizio una società finanziaria per usura relativa a un prestito con cessione del quinto, sostenendo che i costi dell'assicurazione obbligatoria spingevano il tasso oltre la soglia legale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che tutti i costi connessi all'erogazione del credito, inclusa l'assicurazione obbligatoria, devono essere conteggiati ai fini della verifica dell'usura. Il ricorso della società finanziaria è stato respinto.
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Ente pubblico economico: quando il contratto si converte
Un consorzio ha impugnato la decisione che convertiva il contratto a termine di un lavoratore in un rapporto a tempo indeterminato. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la natura di ente pubblico economico del consorzio. Tale qualificazione, basata su criteri di gestione imprenditoriale ed economicità, rende inapplicabile il divieto di conversione dei contratti previsto per le pubbliche amministrazioni, legittimando la stabilizzazione del lavoratore.
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Prescrizione quinquennale: quando si applica ai sussidi
Una cittadina ha richiesto il pagamento di un sussidio mensile a un'amministrazione regionale. Sebbene il Giudice di Pace le avesse dato ragione, la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione applicando la prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza d'appello, chiarendo i limiti dell'appello contro le sentenze di equità e l'impossibilità di ricorrere all'azione di arricchimento senza causa quando il diritto principale è prescritto.
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Onere della prova usura: le regole della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5709/2025, ha rigettato il ricorso di un fideiussore in una causa di usura su un mutuo. La Corte ha chiarito che l'onere della prova usura grava sul debitore, il quale non solo deve produrre le prove, ma deve prima di tutto allegare in modo puntuale e specifico i fatti a fondamento della sua eccezione, indicando tassi applicati, tassi soglia e periodi di riferimento. La mancata allegazione specifica rende inammissibile l'esame della questione.
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Giudizio di equità: no per bollette acqua e servizi
Un cittadino ha contestato un'ingiunzione per una bolletta idrica non pagata, eccependo la prescrizione. Il Giudice di Pace ha accolto l'opposizione. Il Tribunale, in appello, ha ritenuto il ricorso inammissibile, qualificando la prima decisione come un "giudizio di equità" dato il basso valore della causa. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che le controversie su servizi pubblici, derivanti da contratti di massa e riguardanti diritti indisponibili, devono sempre essere decise secondo diritto, rendendo l'appello pienamente ammissibile.
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Responsabilità patrimoniale: impresa e titolare unici
Una ditta individuale ha impugnato una sentenza che la condannava a pagare un debito derivante da un contratto di appalto, sostenendo di non essere la reale debitrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo il principio fondamentale della responsabilità patrimoniale dell'impresa individuale: non esiste distinzione giuridica tra l'impresa e il suo titolare. Di conseguenza, il titolare risponde delle obbligazioni assunte, e l'impresa è correttamente identificata come parte del rapporto debitorio.
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Compenso ingegnere: la prova delle attività extra
La Corte di Cassazione interviene su una controversia relativa al compenso professionale di un ingegnere. L'ordinanza stabilisce che le maggiorazioni forfettarie e i compensi a tempo (vacazioni) non sono dovuti automaticamente, ma richiedono la prova specifica delle attività extra svolte dal professionista. Viene inoltre chiarito che, in assenza di accordo, la liquidazione del compenso deve seguire le tariffe vigenti al momento della decisione giudiziale e non protocolli d'intesa non vincolanti. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per un nuovo esame basato su questi principi.
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Usucapione: la prova del comodato spetta al proprietario
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni proprietari di un immobile, confermando la sentenza d'appello che ne aveva dichiarato l'avvenuta usucapione da parte di un parente. Il caso verteva sulla natura del potere di fatto esercitato sull'immobile per oltre trent'anni. La Corte ha stabilito che, in base all'art. 1141 c.c., si presume il possesso e spetta a chi lo contesta dimostrare che la relazione con il bene è iniziata come mera detenzione, ad esempio a titolo di comodato. I ricorrenti non sono riusciti a fornire tale prova, rendendo inammissibili i loro motivi di ricorso che miravano a una nuova valutazione dei fatti.
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Acquisto a titolo originario: espropriazione e prova
Un erede ha agito in rivendica per un terreno, ma la sua domanda è stata respinta per mancanza di prova della proprietà. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'acquisto del bene a seguito di espropriazione per pubblica utilità costituisce un acquisto a titolo originario, prova sufficiente a soddisfare l'onere probatorio richiesto dall'art. 948 c.c.
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Mutatio libelli: quando la modifica della domanda è lecita
Un proprietario ha citato in giudizio un Comune per il crollo di un muro, inizialmente attribuito a radici di alberi. Durante la causa, ha specificato che il muro fungeva da contenimento, modificando la domanda. I giudici di merito hanno respinto tale modifica, ma la Cassazione ha annullato la decisione. La Corte ha stabilito che la modifica è una lecita 'mutatio libelli' se rimane connessa alla vicenda sostanziale originaria e non pregiudica il diritto di difesa della controparte, chiarendo i limiti per la modifica delle domande processuali.
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Responsabilità mediatore: obbligo di informazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9395/2025, ha ribadito la responsabilità del mediatore immobiliare che omette di informare l'acquirente della presenza di un'ipoteca sull'immobile. Anche se l'acquirente ottiene il doppio della caparra dal venditore inadempiente, il mediatore è comunque tenuto a restituire la provvigione percepita, in quanto il suo inadempimento ha reso l'affare non concluso. La Corte ha inoltre corretto un errore nel calcolo dell'importo da restituire, limitandolo alla sola provvigione effettivamente versata.
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