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Art. 112 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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5346 provvedimenti

Altri anni per Art. 112 Codice di Procedura Civile

Aiuti di Stato: il ruolo del CdA è attività d’impresa?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso a pubblica udienza una causa riguardante il diniego di un rimborso fiscale, previsto per le vittime di un sisma, a una contribuente anche per i redditi derivanti dalla sua partecipazione a un consiglio di amministrazione. Il caso solleva una questione nuova e di particolare rilevanza: stabilire se l'attività di componente di un CdA si qualifichi come 'attività d'impresa' secondo il diritto europeo, ricadendo così nelle restrizioni sugli Aiuti di Stato. La Corte ha ritenuto necessario un approfondimento in pubblica udienza data l'assenza di precedenti specifici sul punto.
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Litisconsorzio necessario: appello nullo senza soci
La Corte di Cassazione ha dichiarato nullo un giudizio d'appello in materia fiscale perché non tutti i soci di una società di persone erano stati coinvolti nel procedimento. L'ordinanza ribadisce il principio del litisconsorzio necessario, secondo cui la causa, essendo inscindibile, richiede la partecipazione di tutti i soggetti interessati. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio alla corte di secondo grado per un nuovo esame a contraddittorio integro.
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Accertamento sintetico: valido anche senza preavviso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un accertamento sintetico basato sul possesso di un'auto e incrementi patrimoniali. La Corte ha stabilito che, per l'anno d'imposta 2007, non sussisteva un obbligo generale per l'Amministrazione finanziaria di instaurare un contraddittorio preventivo prima di emettere l'avviso. Inoltre, ha ritenuto inammissibili i motivi del ricorso relativi alla prova della disponibilità finanziaria, poiché non sollevati correttamente nei precedenti gradi di giudizio e miranti a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Diniego di rimborso: le difese dell’Agenzia in appello
Una società ha richiesto un rimborso fiscale per costi erroneamente imputati ad anni successivi. A seguito del diniego di rimborso da parte dell'Agenzia delle Entrate, la Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio: nei giudizi su rimborsi, l'Amministrazione finanziaria può ampliare le proprie difese in appello, poiché l'onere della prova grava sul contribuente. Il ricorso è stato respinto perché i costi sono stati ritenuti indeducibili in assoluto.
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Contraddittorio endoprocedimentale: la Cassazione decide
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento fiscale per IRPEF, lamentando vizi di motivazione e la violazione del diritto al contraddittorio endoprocedimentale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per l'anno d'imposta 2005 non sussisteva un obbligo generalizzato di contraddittorio preventivo per gli accertamenti 'a tavolino', ovvero quelli basati su documenti già in possesso dell'Ufficio. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili diversi motivi di ricorso per vizi procedurali, ribadendo la necessità di una corretta formulazione delle censure nel giudizio di legittimità.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
Una società S.r.l. ha impugnato un avviso di accertamento induttivo con cui l'Agenzia delle Entrate aveva ricostruito i suoi ricavi per l'anno 2008 basandosi sui dati del 2005. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità dell'operato dell'Ufficio. La decisione sottolinea che la mancata esibizione delle scritture contabili da parte del contribuente giustifica il ricorso a presunzioni anche "super-semplici". Inoltre, la Corte ha dichiarato inammissibili quasi tutti i motivi di ricorso per carenze procedurali, come la mescolanza di diverse censure e la mancata specificità delle doglianze, ribadendo il rigore formale richiesto per l'impugnazione in sede di legittimità.
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Notifica cartella: quando la rateizzazione sana il vizio
Una società impugnava due cartelle di pagamento sostenendo di non averle mai ricevute a causa di una notifica irregolare. Tuttavia, avendo in precedenza richiesto e ottenuto la rateizzazione del debito, la sua contestazione è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato che la richiesta di rateizzazione dimostra la conoscenza dell'atto e sana qualsiasi vizio di notifica della cartella, rendendo il ricorso inammissibile.
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Fondo patrimoniale: revocatoria in caso di fallimento
La Corte di Cassazione conferma la revocatoria di un fondo patrimoniale costituito da un imprenditore poi fallito. La sentenza chiarisce che tale atto, se pregiudizievole per i creditori, può essere dichiarato inefficace. Viene specificato l'onere della prova a carico della Curatela fallimentare, che deve dimostrare il pregiudizio derivante dalla costituzione del fondo, senza dover provare la totale incapienza del patrimonio residuo.
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Presunzione fiscale: come vincere sui movimenti bancari
La Corte di Cassazione ha chiarito che per superare la presunzione fiscale legata ai movimenti bancari, il contribuente deve fornire una prova analitica e specifica per ogni singola operazione. Nell'ordinanza, è stato annullato il verdetto di un giudice di merito che aveva accettato genericamente una perizia di parte, ribadendo la necessità di una valutazione rigorosa e puntuale delle prove fornite contro l'accertamento fiscale.
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Accertamento bancario: prova contraria del contribuente
A seguito di un accertamento bancario basato su movimentazioni non giustificate, la Corte di Cassazione ha stabilito che la prova contraria fornita dal contribuente deve essere specifica e analitica per ogni singola operazione. La Corte ha annullato la decisione di merito che si era limitata a una valutazione generica di una perizia di parte, ribadendo che spetta al contribuente superare la presunzione legale di maggior reddito con prove rigorose e puntuali, e al giudice il dovere di valutarle in modo dettagliato.
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Istanza di autotutela non sospende i termini del ricorso
La Corte di Cassazione chiarisce che una istanza di autotutela presentata dal contribuente non sospende i termini per l'impugnazione di un avviso di accertamento. L'ordinanza analizza il caso di un ricorso giudicato tardivo, in cui il contribuente sosteneva che la sua istanza dovesse essere qualificata come richiesta di accertamento con adesione, l'unica idonea a sospendere i termini. La Corte ha respinto il ricorso, affermando che la qualificazione dell'istanza è un accertamento di fatto di competenza del giudice di merito e che l'istanza di autotutela, per sua natura, non interrompe né sospende il termine perentorio di 60 giorni per adire il giudice tributario.
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Litisconsorzio necessario e soci: Cassazione chiarisce
Una società di persone e i suoi soci impugnano avvisi di accertamento fiscale. In appello, solo la società conferisce una valida procura al difensore. La Corte di Cassazione stabilisce che, a causa del litisconsorzio necessario, il giudice non poteva decidere la causa separatamente per la società, ma doveva ordinare l'integrazione del contraddittorio con i soci. Di conseguenza, la sentenza di secondo grado viene annullata con rinvio.
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Plusvalenza immobiliare: quando si tassa? La Cassazione
Una contribuente vende un immobile nel 2007 in esecuzione di una procura a vendere del 2003, destinando il ricavato a un creditore terzo. L'Agenzia delle Entrate accerta una plusvalenza immobiliare per il 2007. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della contribuente, stabilendo che, in base al principio di cassa, il momento impositivo coincide con l'anno dell'effettiva percezione del corrispettivo (2007) e non con quello dell'accordo preliminare. La Corte ha inoltre chiarito che la destinazione dei fondi a terzi non esclude la tassabilità, in quanto l'atto di disporre della somma costituisce possesso del reddito.
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Perdite su crediti: quando dedurle in caso di fallimento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. Il caso riguardava la corretta deduzione di perdite su crediti vantati da una società verso un debitore fallito. La Suprema Corte ha chiarito che esiste una 'finestra temporale' per la deduzione, che va dalla data della sentenza di fallimento fino al periodo d'imposta in cui il credito viene cancellato dal bilancio secondo i corretti principi contabili, confermando l'applicabilità retroattiva di tale principio.
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Amministratore lavoratore subordinato: onere prova
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribadito che un amministratore di società che si dichiara anche lavoratore dipendente ha l'onere di fornire una prova rigorosa della sua subordinazione. Nel caso di specie, relativo a un'opposizione allo stato passivo in una liquidazione coatta amministrativa, la Corte ha stabilito che la semplice presentazione di buste paga non è sufficiente. È stato inoltre confermato il potere del giudice di accertare d'ufficio la fondatezza del credito, anche in presenza di una precedente ammissione con riserva da parte del commissario liquidatore. La decisione sottolinea la netta distinzione tra la carica sociale e il rapporto di lavoro, ponendo a carico dell'amministratore lavoratore subordinato la dimostrazione di svolgere mansioni diverse e di essere soggetto al potere direttivo di un organo societario.
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Errore formale: la Cassazione salva il credito d’imposta
Una società si è vista negare l'utilizzo di perdite fiscali a causa di un errore formale nella compilazione della dichiarazione dei redditi, che ne ha causato lo scarto automatico. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che un mero errore formale non può prevalere sulla sostanza del diritto e sulla reale capacità contributiva del contribuente. Il contribuente ha il diritto di correggere l'errore e far valere il proprio credito, anche impugnando la cartella di pagamento derivante dal controllo automatizzato.
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Confisca di prevenzione: non estingue i debiti fiscali
Una società di trasporti ha impugnato una cartella di pagamento. Durante il processo, le sue quote sociali sono state oggetto di confisca di prevenzione. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato estinto il giudizio per 'confusione', ritenendo che lo Stato fosse diventato contemporaneamente creditore (per le imposte) e debitore (come nuovo proprietario della società). La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la confisca di prevenzione non estingue i debiti fiscali. La giurisdizione per accertare il debito rimane del giudice tributario, e l'Amministrazione Finanziaria deve ottenere un titolo esecutivo per poi far valere il proprio credito nella procedura concorsuale successiva alla confisca.
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Appello incidentale: le controdeduzioni bastano?
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel processo tributario, l'atto di controdeduzioni depositato dalla parte soccombente può essere riqualificato come appello incidentale. Ciò avviene se l'atto manifesta chiaramente la volontà di riformare la sentenza di primo grado, in applicazione del principio di prevalenza della sostanza sulla forma. La Corte ha inoltre ribadito che la legittimazione a contestare la tardività della notifica di una cartella spetta all'ente creditore e non solo all'agente di riscossione.
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Procura alle liti: onere della prova per l’ente
Un contribuente contesta la validità della procura alle liti dell'ente di riscossione. La Cassazione chiarisce che, se il potere di conferire il mandato deriva da un atto non pubblico come una procura notarile, spetta all'ente, in caso di contestazione, fornire la prova di tale potere. In assenza di prova, l'atto processuale è a rischio di nullità. La Corte ha cassato la sentenza d'appello e rinviato la causa per le opportune verifiche.
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Esenzione IVA riassicurazione: la Cassazione decide
Una società di assistenza, che operava anche come riassicuratore, ha visto contestarsi dall'Agenzia delle Entrate l'applicazione dell'esenzione IVA sui corrispettivi per i servizi di assistenza diretta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che quando il trattato di riassicurazione e la convenzione per l'erogazione di servizi di assistenza sono strettamente collegati, costituiscono un'unica operazione assicurativa. Di conseguenza, si applica l'esenzione IVA riassicurazione, poiché il servizio non è una mera gestione di sinistri ma l'adempimento stesso della copertura del rischio.
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