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Aiuti di Stato: il ruolo del CdA è attività d’impresa?

La Corte di Cassazione, con un’ordinanza interlocutoria, ha rimesso a pubblica udienza una causa riguardante il diniego di un rimborso fiscale, previsto per le vittime di un sisma, a una contribuente anche per i redditi derivanti dalla sua partecipazione a un consiglio di amministrazione. Il caso solleva una questione nuova e di particolare rilevanza: stabilire se l’attività di componente di un CdA si qualifichi come ‘attività d’impresa’ secondo il diritto europeo, ricadendo così nelle restrizioni sugli Aiuti di Stato. La Corte ha ritenuto necessario un approfondimento in pubblica udienza data l’assenza di precedenti specifici sul punto.

Riferimento:
Ordinanza interlocutoria di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 34427 Anno 2025
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Pubblicato il 25 gennaio 2026 in Diritto Tributario, Giurisprudenza Tributaria

Aiuti di Stato: la Cassazione si interroga sulla natura dell’attività dell’amministratore di società

Il confine tra agevolazione fiscale legittima e Aiuti di Stato vietati dal diritto europeo è spesso al centro di complesse battaglie legali. Una recente ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione ha acceso i riflettori su una questione inedita: l’attività di un membro del consiglio di amministrazione di una società può essere considerata ‘attività d’impresa’ ai fini delle normative europee sulla concorrenza? La risposta a questa domanda è cruciale per determinare l’accesso a benefici fiscali, come quelli previsti per le vittime di calamità naturali.

I Fatti del Caso: Dalla Richiesta di Rimborso alla Cassazione

La vicenda trae origine dalla richiesta di rimborso presentata nel 2008 da due coniugi, residenti in un’area colpita da un grave sisma nel 1990. Essi chiedevano la restituzione del 90% delle imposte (IRPEF e ILOR) versate per gli anni 1991 e 1992, in applicazione di una legge nazionale di favore. Di fronte al silenzio dell’Amministrazione Finanziaria, i contribuenti si sono rivolti alla giustizia tributaria, ottenendo in primo grado il riconoscimento del loro diritto.

L’Agenzia delle Entrate ha però impugnato la decisione, sostenendo che, trattandosi di redditi da lavoro autonomo e da partecipazione societaria, il rimborso costituiva un aiuto di Stato incompatibile con le norme comunitarie. La Corte di giustizia tributaria di secondo grado ha accolto parzialmente l’appello, riconoscendo il rimborso solo a uno dei coniugi e limitatamente ai redditi da lavoro autonomo, escludendo quelli derivanti dal ruolo di amministratore di società. Insoddisfatta, l’Agenzia ha portato il caso dinanzi alla Corte di Cassazione.

La Questione Giuridica sugli Aiuti di Stato e la Nozione Europea di Impresa

Il nodo centrale del ricorso riguarda l’interpretazione del concetto di ‘impresa’ secondo il diritto dell’Unione Europea. La normativa UE vieta gli Aiuti di Stato che possano falsare la concorrenza, favorendo talune imprese. Una decisione della Commissione Europea del 2015 aveva già qualificato l’agevolazione per i terremotati come aiuto illegittimo per i soggetti che svolgono ‘attività d’impresa’.

La giurisprudenza, sia nazionale che europea, ha progressivamente ampliato questa nozione, includendovi non solo le società commerciali ma anche i liberi professionisti e i lavoratori autonomi, in quanto soggetti che offrono beni o servizi su un mercato. La questione posta dall’Agenzia delle Entrate, tuttavia, spinge l’interpretazione un passo oltre: l’attività svolta come componente del consiglio di amministrazione di una società rientra in questa definizione?

Le Motivazioni dell’Ordinanza Interlocutoria

La Corte di Cassazione, nell’analizzare il primo motivo di ricorso, ha rilevato la ‘particolare rilevanza e novità’ della questione. I giudici hanno sottolineato che non esistono precedenti giurisprudenziali specifici che qualifichino, o escludano, l’attività di un amministratore societario dal concetto europeo di impresa ai fini della disciplina degli Aiuti di Stato.

L’attività di un amministratore, pur essendo fonte di reddito, presenta caratteristiche peculiari che la distinguono sia dal lavoro autonomo tradizionale sia dall’attività imprenditoriale in senso stretto. Si tratta di un ruolo di gestione e rappresentanza dell’ente societario, la cui riconducibilità a un’attività economica offerta sul mercato non è scontata. Proprio questa incertezza interpretativa ha spinto la Corte a non decidere il caso nella camera di consiglio, una procedura più snella riservata a questioni già consolidate.

Le Conclusioni: Rinvio in Pubblica Udienza e Implicazioni Future

Constatata la novità e la complessità del tema, la Corte ha disposto il rinvio della causa a una pubblica udienza. Questa scelta consentirà un dibattito più approfondito e una ponderazione completa di tutti gli argomenti, prima di giungere a una decisione che potrebbe costituire un importante precedente. La futura sentenza non solo definirà il diritto al rimborso per la contribuente nel caso specifico, ma fornirà anche un criterio guida per tutti i casi in cui i beneficiari di agevolazioni fiscali siano anche amministratori di società, chiarendo un ulteriore tassello nel delicato rapporto tra normativa nazionale di sostegno e regole europee sulla concorrenza.

A chi si applicano le agevolazioni fiscali previste dalla L. 289/2002 per il sisma del 1990 in Sicilia?
Inizialmente, le agevolazioni erano previste per i soggetti colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990 nelle province di Catania, Ragusa e Siracusa, consentendo un condono con pagamento del 10% del dovuto o il rimborso del 90% di quanto già versato. Successivamente, l’applicazione è stata limitata per escludere i soggetti che svolgono ‘attività d’impresa’, a seguito di una decisione della Commissione Europea.

Perché le agevolazioni fiscali per le imprese possono essere considerate Aiuti di Stato illegittimi?
Secondo il diritto dell’Unione Europea (art. 107 e 108 TFUE), le misure statali che forniscono un vantaggio selettivo a determinate imprese, falsando o minacciando di falsare la concorrenza, sono incompatibili con il mercato interno. Una riduzione fiscale generalizzata non è un aiuto di Stato, ma un beneficio mirato a imprese di una specifica area geografica, come in questo caso, è stato ritenuto tale e quindi illegittimo, a meno che non rientri in deroghe specifiche come il regolamento ‘de minimis’.

Qual è la questione di novità che ha portato la Cassazione a rinviare la causa in pubblica udienza?
La questione inedita è se l’attività svolta da un componente del consiglio di amministrazione di una società debba essere considerata ‘attività d’impresa’ secondo la nozione del diritto europeo. Poiché non esistono precedenti giurisprudenziali su questo specifico punto, e data la sua potenziale rilevanza, la Corte ha ritenuto necessario un approfondimento in pubblica udienza anziché una decisione in camera di consiglio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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