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Art. 112 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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5662 provvedimenti

Altri anni per Art. 112 Codice di Procedura Civile

Giudicato parziale: cosa resta dopo la Cassazione?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10337/2024, chiarisce l'efficacia del giudicato parziale. Se una sentenza di merito viene annullata solo per il 'quantum' e il successivo giudizio si estingue, le parti della decisione non annullate (incluso l' 'an' e la parte non contestata del 'quantum') diventano definitive. Di conseguenza, la parte che aveva ricevuto un pagamento sulla base di quella sentenza ha diritto a trattenere la somma corrispondente alla parte passata in giudicato.
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Imposta Unica Scommesse: obblighi per operatori esteri
Un operatore di scommesse con sede all'estero ha impugnato avvisi di accertamento relativi all'Imposta Unica Scommesse, lamentando la mancata traduzione degli atti e la violazione di principi nazionali e unionali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la gestione di scommesse sul territorio italiano attraverso centri di trasmissione dati integra il presupposto impositivo, a prescindere dalla sede legale dell'operatore o dalla presenza di una concessione statale. La Corte ha escluso qualsiasi discriminazione e violazione del diritto UE, ribadendo la piena legittimità della normativa tributaria italiana.
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Prelazione agraria: l’onere della prova del retrattante
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10334/2024, ha rigettato il ricorso di una coltivatrice diretta che esercitava l'azione di riscatto su un fondo confinante. La decisione si fonda sul mancato assolvimento dell'onere probatorio in capo alla ricorrente, la quale non ha dimostrato di possedere tutti i requisiti per la prelazione agraria, in particolare la mancata vendita di fondi rustici nel biennio precedente. La Corte ha ribadito che la prova di un fatto negativo incombe su chi agisce e può essere fornita tramite la prova del fatto positivo contrario, e che nel giudizio di rinvio non è ammessa la produzione di nuove prove.
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Disconoscimento firma: la Cassazione rinvia la decisione
In una causa per l'esecuzione di un contratto preliminare immobiliare, la parte convenuta ha contestato l'autenticità della propria firma. La Corte di Cassazione, di fronte a un ricorso che lamenta la tardività di tale disconoscimento firma, ha emesso un'ordinanza interlocutoria. Ritenendo indispensabile verificare la cronologia processuale, la Corte ha sospeso la decisione e disposto l'acquisizione del fascicolo d'ufficio dei gradi precedenti per accertare i fatti prima di pronunciarsi nel merito.
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Società schermo e tasse: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che le norme interne anti-elusione prevalgono sulle convenzioni internazionali contro le doppie imposizioni quando viene utilizzata una struttura con società schermo. Nel caso esaminato, dividendi provenienti da un paese a fiscalità privilegiata sono stati fatti transitare attraverso due società intermedie prima di giungere alla controllante italiana. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva esentato tali utili, sottolineando la necessità di verificare la sostanza economica dell'operazione per contrastare l'abuso del diritto.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammissibile?
Una società in liquidazione ha impugnato diversi avvisi di pagamento basandosi su un estratto di ruolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che il contribuente non ha dimostrato di avere un interesse concreto e attuale all'impugnazione, requisito fondamentale per procedere con l'impugnazione estratto di ruolo. La Corte ha sottolineato che la semplice conoscenza del debito non è sufficiente a giustificare un'azione legale, ma è necessario provare un pregiudizio imminente.
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Prelazione agraria: onere della prova e limiti del ricorso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10304/2024, ha rigettato il ricorso di due coltivatori diretti che rivendicavano il diritto di riscatto su un fondo confinante. La Corte ha confermato la decisione d'appello, ribadendo che l'onere di dimostrare la sussistenza di tutti i requisiti per la prelazione agraria grava interamente su chi intende esercitare tale diritto. Inoltre, ha sottolineato come il giudizio di Cassazione non possa trasformarsi in una nuova valutazione del merito e delle prove, ma debba limitarsi a verificare la corretta applicazione della legge.
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Competenza temporale ricavi: la sostanza vince la forma
Una società di costruzioni e i suoi soci hanno impugnato avvisi di accertamento per maggiori ricavi non dichiarati derivanti da vendite immobiliari. La questione centrale era determinare il corretto anno d'imposta per la tassazione di tali ricavi. La Corte di Cassazione, applicando il principio della competenza temporale ricavi, ha cassato la decisione regionale che dava rilievo solo alla data del rogito notarile. La Suprema Corte ha stabilito che prevale la sostanza economica dell'operazione, ovvero il momento in cui avviene il trasferimento effettivo del bene (consegna, pagamento), anche se il rogito viene posticipato. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione dei fatti.
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Impugnazione lodo arbitrale: inammissibilità del ricorso
Una complessa vicenda contrattuale, originata da una scrittura privata, è stata decisa da un lodo arbitrale che ha respinto le domande di inadempimento. Dopo la conferma della decisione da parte della Corte d'Appello, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso finale. La Suprema Corte ha basato la sua decisione sulla confusa e non autosufficiente formulazione dei motivi, ribadendo che non può riesaminare nel merito i fatti o l'interpretazione del contratto già valutati dagli arbitri. Questa ordinanza sottolinea i rigorosi requisiti formali per l'impugnazione lodo arbitrale.
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Documenti nuovi nel rinvio tributario: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10274/2024, ha stabilito un principio cruciale in materia di processo tributario. La produzione di documenti nuovi nel rinvio tributario è vietata. Tale divieto tutela un interesse pubblico e, pertanto, la sua violazione è rilevabile d'ufficio dal giudice, anche in assenza di un'eccezione della controparte. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva fondato la propria decisione su prove documentali prodotte per la prima volta dall'Agente della Riscossione solo nella fase di rinvio, ribadendo la natura di 'giudizio chiuso' di tale fase processuale.
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Litisconsorzio necessario: la Cassazione e la sanatoria
La Cassazione ha respinto i ricorsi di una società di persone e dei suoi soci, confermando gli avvisi di accertamento per costi fittizi. Sebbene i giudizi di merito si siano svolti separatamente, violando il principio del litisconsorzio necessario, la Corte ha ritenuto il vizio sanato dalla riunione in sede di legittimità, data l'identità delle difese e degli esiti, in applicazione del principio di ragionevole durata del processo.
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Comproprietà cortile: quando il ricorso è inammissibile
Una disputa sulla proprietà di un'area comune si conclude con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso in Cassazione. I ricorrenti, che rivendicavano la proprietà esclusiva di un cortile, si sono visti respingere le loro istanze in tutti i gradi di giudizio. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito sulla base della cosiddetta "doppia conforme", ribadendo che non è possibile richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti e delle prove, come la ricostruzione dei titoli di proprietà che dimostravano la comproprietà del cortile.
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Collegio probiviri: arbitro o organo societario?
La Corte di Cassazione conferma la nullità di un lodo arbitrale emesso da un Collegio probiviri. L'ordinanza stabilisce che, in base a un'interpretazione sistematica dello statuto e al comportamento delle parti, il collegio era stato adito come organo di controllo interno (funzione endosocietaria) e non come collegio arbitrale, non potendo quindi emettere una decisione vincolante come un lodo. La corretta interpretazione delle clausole statutarie è fondamentale per distinguere le due funzioni.
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Notifica cartella: sufficiente la ricevuta di ritorno
La Cassazione chiarisce che per la notifica della cartella di pagamento è sufficiente la produzione della ricevuta di ritorno, senza necessità di allegare la copia integrale dell'atto. La Corte ha cassato la decisione di merito che riteneva inammissibile la produzione del documento in appello e ha ribadito che la prova del perfezionamento della notifica si ha con l'avviso di ricevimento, invertendo l'onere della prova sul destinatario.
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Lodo arbitrale credito IVA: vale come una sentenza?
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza una causa di cruciale importanza. Il caso riguarda la possibilità di riconoscere un credito IVA scaturito da un lodo arbitrale. Un contribuente, a seguito di un arbitrato che aveva annullato delle fatture, aveva utilizzato il relativo credito IVA in compensazione, ma l'Agenzia delle Entrate lo aveva contestato. La questione, data la sua rilevanza nomofilattica, ovvero l'importanza per l'uniforme interpretazione della legge, non è stata decisa in camera di consiglio ma necessita di una trattazione approfondita.
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Onere di allegazione: quando è insufficiente?
Una società medica ha contestato una cartella esattoriale per il recupero di aiuti di Stato, sostenendo la legittimità degli sgravi ottenuti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, sottolineando che l'atto introduttivo mancava di fatti specifici a dimostrazione del rispetto dei requisiti UE. La Corte ha stabilito che un riferimento generico ai documenti non è sufficiente senza un preciso onere di allegazione dei fatti costitutivi del diritto.
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Probatio diabolica: prova attenuata in rivendicazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di accoglimento di un'azione di rivendicazione immobiliare. Il caso chiarisce che la cosiddetta probatio diabolica, ovvero l'onere della prova in capo a chi rivendica la proprietà, può essere attenuata quando il bene conteso proviene da un comune atto di divisione tra i danti causa delle parti, poiché tale atto implica un reciproco riconoscimento della proprietà.
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Restituzione somme: onere prova in relazione affettiva
Una donna ha citato in giudizio il suo ex partner per ottenere la restituzione di somme versate per l'acquisto di un immobile durante la loro relazione, sostenendo che si trattasse di un mutuo. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: per la restituzione di somme, chi agisce in giudizio deve provare non solo l'avvenuta consegna del denaro, ma anche il titolo giuridico che fonda l'obbligo di rimborso.
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Onere della prova mutuo: non basta l’assegno
Un professionista chiedeva la restituzione di una somma, asserendo fosse un prestito concesso a un cliente per pagare una propria fattura. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato la domanda. Ha stabilito che l'onere della prova del mutuo grava su chi ha erogato la somma. La semplice consegna di assegni circolari, infatti, non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un contratto di mutuo e del conseguente obbligo di restituzione.
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Revocatoria fallimentare: la prova del pagamento
Una società creditrice impugna una sentenza che ha disposto la revocatoria fallimentare di pagamenti ricevuti da un'altra società poi fallita. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che la prova del pagamento può basarsi su assegni e scritture contabili, soprattutto se la ricezione è stata implicitamente ammessa dal creditore stesso. Viene inoltre confermato che, ai fini della revocatoria fallimentare, la data rilevante per un assegno è quella dell'incasso, non dell'emissione.
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