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Art. 112 Codice di Procedura Civile — Anno 2024

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Altri anni per Art. 112 Codice di Procedura Civile

Onere della prova: risarcimento e appalto di servizi
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che negava il risarcimento a una società di servizi tributari per il mancato pagamento di una commissione. La causa è stata persa per il mancato assolvimento dell'onere della prova: la società non ha dimostrato che il suo operato avesse generato maggiori entrate per l'ente comunale. L'appello è stato inoltre dichiarato inammissibile per la genericità dei motivi e per aver tentato di rimettere in discussione l'accertamento dei fatti.
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Danno da precarizzazione: domanda implicita, dice la Corte
Una lavoratrice del settore sanitario pubblico, dopo una serie di contratti a termine illegittimi, ha chiesto in giudizio la stabilizzazione del rapporto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di conversione del rapporto a tempo indeterminato, impossibile nel pubblico impiego, contiene implicitamente la richiesta di risarcimento per il danno da precarizzazione. Pertanto, il giudice può accordare tale risarcimento senza incorrere in una violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
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Risarcimento contratti a termine: sì, anche con assunzione
Un'azienda sanitaria pubblica ha impugnato una condanna al risarcimento del danno a favore di un'infermiera per l'abuso di contratti a termine, sostenendo che la successiva assunzione a tempo indeterminato della lavoratrice tramite concorso avesse sanato la situazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il diritto al risarcimento per contratti a termine, poiché l'assunzione non era una diretta conseguenza riparatoria dell'abuso, ma l'esito di una procedura selettiva autonoma.
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Stabilizzazione e risarcimento: la decisione
Una lavoratrice del settore sanitario, assunta a tempo indeterminato tramite concorso dopo anni di contratti a termine, ha visto confermato il suo diritto al risarcimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione e il risarcimento sono due tutele distinte quando l'assunzione non è una diretta conseguenza riparatoria dell'abuso, ma l'esito di una procedura selettiva. Il danno da precariato è presunto e deve essere indennizzato.
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Indebito pensionistico: recupero e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 19561/2024, ha rigettato il ricorso di un erede contro l'INPS per il recupero di un indebito pensionistico. La Corte ha ribadito che l'onere di provare il diritto alla prestazione spetta al pensionato e che, in caso di superamento dei limiti di reddito, l'ente può recuperare le somme entro un anno, senza necessità di dimostrare il dolo del percipiente.
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Regime del margine: no se l’auto viene dal leasing
La Cassazione ha respinto il ricorso di una società di rivendita auto, confermando l'inapplicabilità del regime del margine IVA. La Corte ha stabilito che tale regime agevolato non può essere utilizzato per veicoli acquistati da società di noleggio o leasing, in quanto si presume che l'IVA sia già stata detratta all'origine. Inoltre, sono state confermate le contestazioni per operazioni con fornitori fittizi.
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Tassabilità aree scoperte: la Cassazione sui parcheggi
Una società della grande distribuzione contestava la tassabilità delle aree scoperte adibite a parcheggio per la tassa rifiuti. La Cassazione, pur annullando l'accertamento per un'annualità per decadenza, ha confermato il principio di tassabilità per gli anni successivi. La frequentazione umana rende i parcheggi aree presuntivamente produttive di rifiuti, spostando l'onere della prova sul contribuente, che deve dimostrare la loro inidoneità a produrre rifiuti.
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Associazione sportiva dilettantistica: i requisiti
La Cassazione conferma la revoca delle agevolazioni fiscali a una associazione sportiva dilettantistica per mancanza dei requisiti di democraticità e trasparenza. La sentenza sottolinea che il mancato rispetto delle norme statutarie e la gestione familistica escludono l'ente dal regime fiscale di favore, rendendo il legale rappresentante responsabile per le sanzioni tributarie.
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Litisconsorzio necessario: il terzo pignorato è parte
Un avvocato ha promosso un pignoramento presso terzi contro un ente previdenziale, pignorando somme presso un istituto bancario. L'ente si è opposto e ha vinto nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha annullato tutto. La ragione? L'istituto bancario, in qualità di terzo pignorato, non era mai stato citato in giudizio. La Corte ha ribadito che in questi casi si configura un litisconsorzio necessario, ovvero una situazione in cui tutte e tre le parti (creditore, debitore e terzo pignorato) devono obbligatoriamente partecipare al processo. La causa è stata quindi rinviata al Tribunale per essere celebrata nuovamente con la presenza di tutti i soggetti coinvolti.
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Privacy hotel: responsabilità per il sito web
Una struttura ricettiva è stata sanzionata dal Garante della Privacy per due violazioni: la mancanza di un'informativa sul sito web e la conservazione eccessiva dei dati di videosorveglianza. Il Tribunale ha annullato la seconda sanzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato sia il ricorso del Garante che quello dell'hotel, confermando la sanzione per la mancata informativa online. La decisione sottolinea che la responsabilità sulla privacy hotel per il sito web rimane in capo al titolare, anche se la gestione è affidata a fornitori esterni.
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Accertamento ICI: la Cassazione sui terreni edificabili
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti contro un accertamento ICI su un terreno edificabile. La sentenza conferma che l'onere di provare una minore volumetria o un valore venale inferiore spetta al contribuente. L'incertezza su un pagamento in ravvedimento operoso, causata da omissioni del contribuente, ricade su quest'ultimo. La Corte ha ribadito che la valutazione del Comune, se basata su atti comparativi e adeguatamente motivata, è legittima e che il ricorso in Cassazione non può essere utilizzato per un riesame dei fatti.
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Valore terreno edificabile: limiti al ricorso in Cassazione
Un contribuente ha impugnato degli avvisi di accertamento ICI/IMU basati sulla stima del valore di un terreno edificabile effettuata dal Comune. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la valutazione delle prove e la determinazione del valore da parte dei giudici di merito non sono sindacabili in sede di legittimità se la motivazione, pur sintetica, non è meramente apparente. È stato inoltre escluso il principio del legittimo affidamento derivante dal mero silenzio dell'ente impositore per anni.
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Servitù per usucapione: limiti del ricorso in Cassazione
Una proprietaria ha impugnato in Cassazione la sentenza che confermava una servitù di passaggio sul suo fondo, sostenendo che fosse stata acquisita per usucapione. La ricorrente ha lamentato vizi di motivazione e un'errata valutazione delle prove, tra cui un atto di compravendita. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la servitù era stata correttamente riconosciuta per usucapione e non per titolo contrattuale. Ha inoltre ribadito che il giudizio di Cassazione non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la legittimità della decisione, confermando così la validità della servitù per usucapione.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è nulla
Una società ha citato in giudizio un fornitore di gas per un ritardo nell'installazione di un impianto, ma la sua domanda è stata respinta in primo grado e l'appello dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello a causa di una motivazione apparente, ovvero un ragionamento solo formale e non sostanziale. La Suprema Corte ha stabilito che la sentenza d'appello, limitandosi a trascrivere atti e usare formule generiche, non aveva fornito una vera giustificazione alla sua decisione, violando così il diritto a un giusto processo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Termine impugnazione sentenza: quando decorre?
Un notaio ha impugnato un avviso di liquidazione fiscale relativo a un trust. Dopo una sentenza sfavorevole in appello, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di non aver ricevuto comunicazione della decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il termine impugnazione sentenza decorre dalla data di pubblicazione (deposito in cancelleria) e non dalla successiva comunicazione alle parti, rendendo l'appello tardivo.
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Regime del margine: quando non si applica alle auto
Una società di compravendita auto si è vista negare l'applicazione del regime del margine IVA. La Cassazione ha confermato la decisione, poiché i veicoli provenivano da società di noleggio e leasing, rendendo inapplicabile il regime speciale e validando l'accertamento fiscale per operazioni soggettivamente inesistenti.
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Titolarità del diritto: l’onere della prova in giudizio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società acquirente in una lunga controversia per la fornitura di beni difettosi. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione della titolarità del diritto da parte della società, che non ha fornito prove sufficienti a dimostrare di essere la legittima successora della ditta individuale originaria che stipulò il contratto. La sentenza sottolinea come l'onere della prova su questo punto spetti a chi agisce in giudizio e come la sua assenza possa portare al rigetto della domanda, a prescindere dal merito della questione.
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Vendita simulata: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito nel riqualificare una compravendita immobiliare tra madre e figlio come donazione. La sentenza evidenzia l'importanza della prova presuntiva per accertare una vendita simulata, basandosi su indizi quali la permanenza della venditrice nell'immobile, le condizioni economiche dell'acquirente e il contenuto di un testamento. Il ricorso del figlio, che lamentava vizi procedurali e un'errata valutazione delle prove, è stato respinto, consolidando il principio che una serie di indizi gravi, precisi e concordanti è sufficiente a svelare la vera natura di un'operazione contrattuale.
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Giudicato penale e licenziamento: quando è vincolante
Un dipendente pubblico, licenziato per falsa attestazione della presenza, viene assolto in sede penale con la formula "perché il fatto non sussiste". La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 19514/2024, ha confermato la decisione di merito che annullava il licenziamento. Il principio chiave è che il giudicato penale di assoluzione è vincolante nel giudizio civile quando vi è una totale coincidenza tra i fatti contestati in sede disciplinare e quelli accertati in sede penale, e quando la sentenza penale esclude la materialità stessa dei fatti, non lasciando residuare alcun comportamento disciplinarmente rilevante.
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Ricorso Cassazione inammissibile: oneri formali
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile a causa di un vizio formale. Il caso nasce da un contratto di finanziamento per un'auto, collegato a una polizza assicurativa. Dopo un incidente, l'assicurazione nega la copertura e gli acquirenti citano la finanziaria. Il Tribunale rigetta la domanda e l'appello viene dichiarato inammissibile. Il successivo ricorso in Cassazione viene anch'esso dichiarato inammissibile perché i ricorrenti non hanno riportato i motivi del precedente appello, un requisito procedurale fondamentale in questi casi.
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