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Art. 111 Costituzione — Anno 2025

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4332 provvedimenti

Altri anni per Art. 111 Costituzione

Improcedibilità ricorso Cassazione: relata mancante
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso per cassazione presentato da una società contro una sentenza della Corte d'Appello. La decisione si fonda sul mancato deposito, entro i termini di legge, della copia della sentenza impugnata munita della relazione di notificazione, un adempimento considerato inderogabile e non sanabile tardivamente.
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Cessione ramo d’azienda nulla: stipendio integrale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 31185/2025, ha rigettato il ricorso di una società IT, confermando la sua condanna al pagamento integrale delle retribuzioni a favore di alcuni lavoratori. Il caso riguarda una cessione di ramo d'azienda dichiarata nulla. I giudici hanno ribadito che, in tale ipotesi, il rapporto di lavoro con il cedente non si interrompe mai. Di conseguenza, il datore di lavoro che non riammette in servizio il dipendente che offre la propria prestazione è tenuto a versare l'intera retribuzione, senza poter detrarre quanto percepito dal lavoratore presso l'azienda cessionaria. Questa decisione consolida un orientamento giurisprudenziale consolidato in materia di cessione ramo d'azienda nulla.
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Notifica raccomandata: quando non serve la relata
La Corte di Cassazione ha stabilito che per la notifica di atti fiscali tramite raccomandata con avviso di ricevimento, la prova del perfezionamento è data dall'avviso stesso e non è necessaria la relata di notifica. La Corte ha cassato la sentenza di un Tribunale che aveva annullato un fermo amministrativo per la mancata produzione della relata, specificando che il giudice avrebbe dovuto verificare il metodo di notifica utilizzato. Per la notifica raccomandata, l'avviso di ricevimento è prova sufficiente.
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Domanda di concordato: dove presentarla se c’è fallimento
Una società, già soggetta a un'istanza di fallimento presso un tribunale, ha presentato una successiva domanda di concordato preventivo in un foro diverso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società contro la dichiarazione di fallimento, stabilendo che la domanda di concordato deve essere obbligatoriamente presentata dinanzi allo stesso giudice presso cui pende la procedura prefallimentare, al fine di garantire l'unità e la celerità del procedimento.
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Ricorso per cassazione concordato: quando è inammissibile
Una società in liquidazione, dopo aver presentato domanda di concordato preventivo presso il tribunale della sua nuova sede, viene dichiarata fallita dal tribunale della vecchia sede. Di conseguenza, il primo tribunale dichiara inammissibile la proposta di concordato. La Corte d'Appello conferma questa decisione. La Corte di Cassazione, investita della questione, dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione principale risiede nel fatto che il provvedimento che dichiara inammissibile una proposta di concordato, senza aprire contestualmente la liquidazione giudiziale, manca di 'carattere decisorio'. Non risolvendo una controversia su diritti soggettivi con efficacia di giudicato, non può essere impugnato con un ricorso per cassazione concordato ai sensi dell'art. 111 della Costituzione.
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Socio di fatto: la valutazione delle prove del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una persona a cui era stato esteso il fallimento per essere stata ritenuta socio di fatto di un'impresa. La Corte ribadisce che la valutazione delle prove testimoniali e la loro attendibilità sono di competenza esclusiva del giudice di merito e non possono essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità.
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Compensazione spese legali: l’acquiescenza non basta
Un avvocato, dopo aver vinto una causa per il pagamento dei propri compensi contro il Ministero della Giustizia, si è visto negare il rimborso delle spese legali perché il Ministero non si era presentato in giudizio. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la compensazione spese legali non può basarsi sulla mera acquiescenza della controparte, in quanto è stato il comportamento iniziale del Ministero a rendere necessaria l'azione legale. Di conseguenza, il Ministero è stato condannato a pagare tutte le spese.
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Lavoro subordinato: quando il contratto è fittizio
Un regista radiofonico, assunto per un decennio con contratti di lavoro autonomo da una grande emittente, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato. Dopo due sentenze negative nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. La Corte ha stabilito che, per le professioni intellettuali, la subordinazione va valutata considerando un insieme di indici (continuità, orari, uso di mezzi aziendali, assenza di rischio d'impresa) in modo complessivo e non isolato, annullando la sentenza precedente per errata valutazione delle prove.
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Giurisdizione e proprietà: quando decide il giudice civile
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la controversia sulla proprietà di un'area occupata da un Comune appartiene alla giurisdizione del giudice ordinario, e non a quella amministrativa, quando la Pubblica Amministrazione si difende opponendo un proprio titolo di acquisto di natura privatistica (un contratto di compravendita) in conflitto con quello vantato dal cittadino. La decisione delimita l'ambito della giurisdizione amministrativa, escludendo le dispute puramente petitorie sulla titolarità dei beni.
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Eccesso di potere giurisdizionale e interpretazione
Due cittadini ricorrono in Cassazione sostenendo che il Consiglio di Stato abbia commesso un eccesso di potere giurisdizionale. L'organo amministrativo aveva confermato la revoca di un contributo pubblico oltre i termini di legge, nonostante l'assoluzione penale dei beneficiari per falso. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che un'interpretazione estensiva della legge da parte del giudice, anche se discutibile, rientra nella sua funzione e non sconfina nel potere legislativo. Pertanto, non si configura un eccesso di potere giurisdizionale.
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Compensazione legale: quando è valida in fallimento?
Una società in liquidazione coatta amministrativa ha agito contro un istituto di credito per la revoca di alcuni addebiti in conto corrente. La banca ha eccepito la compensazione legale. La Corte di Cassazione, riformando la decisione di appello, ha stabilito che per l'operatività della compensazione legale tra i saldi di diversi rapporti è sufficiente la mera esigibilità dei crediti reciproci, essendo del tutto irrilevante la circostanza che il conto corrente non sia stato formalmente chiuso.
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Frazionamento del credito: la Cassazione decide
Un avvocato ha intentato diverse cause contro i suoi ex clienti per recuperare compensi professionali. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda improponibile per abusivo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice deve effettuare una valutazione concreta e motivata sull'esistenza di un interesse apprezzabile del creditore ad agire separatamente. La semplice esistenza di un rapporto di durata non basta per configurare un abuso, specialmente se le cause sono di competenza di tribunali diversi. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Frazionamento del credito: quando è legittimo?
Un avvocato ha intentato numerose cause contro un ex cliente per recuperare i suoi compensi. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello che riteneva abusivo il frazionamento del credito, chiarendo che la valutazione sull'interesse del creditore deve essere concreta e non astratta, specialmente se le cause sono state rimesse a giudici diversi.
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Frazionamento del credito: quando è un abuso?
Un avvocato aveva avviato diverse cause contro un ex cliente per recuperare i suoi compensi. La Corte d'Appello aveva dichiarato la richiesta improponibile per abusivo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che per dichiarare un abuso non basta un'analisi astratta. È necessario verificare in concreto se il creditore avesse un interesse apprezzabile alla trattazione separata e se fosse effettivamente possibile unire le cause, specialmente in presenza di diverse competenze territoriali. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Impugnazione estratto di ruolo: i limiti d’azione
Una contribuente contesta un estratto di ruolo per omessa notifica della cartella. Dopo due gradi di giudizio favorevoli, la Cassazione ribalta la decisione. Applicando una nuova legge (jus superveniens), la Corte dichiara inammissibile l'originaria impugnazione estratto di ruolo per carenza di un concreto interesse ad agire, assorbendo ogni altra questione.
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Rimessione del processo: no alle spese processuali
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito un principio fondamentale in materia di rimessione del processo. Con l'ordinanza in esame, hanno chiarito che la parte che presenta una richiesta di trasferimento del procedimento e la vede respinta o dichiarata inammissibile non deve essere condannata al pagamento delle spese processuali. La decisione nasce da un caso in cui un imputato aveva richiesto la rimessione per un presunto clima di ostilità nel tribunale di Verona. La Corte ha sottolineato la natura eccezionale e non assimilabile a un'impugnazione dell'istituto, la cui disciplina (art. 48 c.p.p.) non prevede la condanna alle spese, ma solo una sanzione pecuniaria facoltativa a favore della Cassa delle ammende.
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Associazione narcotraffico: quando la prova vacilla
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di quattro imputati condannati per associazione per delinquere narcotraffico. Per tre di loro, la sentenza è stata annullata con rinvio a causa di un grave vizio di motivazione: la corte d'appello non ha adeguatamente considerato le sentenze definitive di assoluzione emesse per altri coimputati per gli stessi fatti. La Corte ha ribadito la necessità per il giudice di motivare in modo approfondito quando si discosta da un giudicato. Per il quarto imputato, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Potere del giudice e prova: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati fiscali legati alla detenzione di carburante agricolo. La sentenza ribadisce i limiti del giudizio di legittimità, che non può riesaminare i fatti, e conferma la legittimità del potere del giudice di acquisire d'ufficio nuove prove, come un certificato di analisi, anche senza l'esame in aula del suo redattore, se ritenuto necessario per la completezza dell'accertamento.
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Mandato Arresto Europeo: territorialità e proporzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la consegna di un individuo alla Francia, richiesta tramite Mandato Arresto Europeo per estorsione aggravata. La Corte ha stabilito che il rifiuto di consegna per territorialità è una facoltà discrezionale e non un obbligo, specialmente se i fatti principali si sono svolti all'estero. Inoltre, il principio di proporzionalità della pena si valuta sulla sanzione concreta e non su quella massima astratta prevista per il reato, quando si tratta di un mandato a fini processuali.
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Convenzionamento medico universitario: limiti e doveri
Un professore universitario perde l'incarico direttivo in ospedale a seguito di una riorganizzazione della ASL. La Cassazione chiarisce che il convenzionamento medico universitario non costituisce un diritto assoluto del docente. L'ateneo non è responsabile per le autonome scelte organizzative dell'azienda sanitaria, dettate da esigenze di funzionalità e pubblico interesse, che prevalgono sulle aspettative individuali.
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