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Art. 111 Costituzione — Anno 2025

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4332 provvedimenti

Altri anni per Art. 111 Costituzione

Iscrizione a ruolo per inadempimento: è necessario?
La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di mancato pagamento delle rate di un piano di dilazione, l'Agenzia delle Entrate può procedere all'iscrizione a ruolo per inadempimento dell'intero importo residuo senza necessità di una preventiva contestazione formale. La sentenza annulla la decisione di merito che aveva erroneamente richiesto tale preavviso, stabilendo un principio importante in materia di riscossione tributaria.
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Amministratore di fatto: responsabilità e oneri
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30648/2025, affronta il tema della responsabilità fiscale dell'amministratore di fatto di una società fittiziamente trasferita all'estero e poi cancellata dal registro imprese. La Corte ha confermato che l'amministratore di fatto, agendo come 'dominus', risponde personalmente del debito fiscale della società. Tuttavia, ha cassato la sentenza di merito per omessa pronuncia, in quanto i giudici non avevano motivato l'attribuzione al contribuente del 100% del reddito societario, punto specifico della sua difesa.
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Amministratore di fatto: responsabilità illimitata
La Corte di Cassazione chiarisce la responsabilità fiscale dell'amministratore di fatto che controlla una società utilizzata come "schermo". La sentenza stabilisce che la cancellazione formale della società dal registro imprese, anche a seguito di un trasferimento fittizio all'estero, non protegge il vero "dominus" dalla responsabilità personale per i debiti tributari. L'accertamento deve colpire chi ha effettivamente posseduto il reddito, superando il velo societario. La Cassazione ha cassato la decisione di merito che si era erroneamente focalizzata sull'estinzione formale della società anziché sulla sostanza della realtà economica.
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Irreperibilità assoluta: notifica nulla senza ricerche
Un contribuente ha impugnato atti di pignoramento sostenendo la mancata notifica dell'avviso di accertamento presupposto. L'Agenzia delle Entrate affermava di aver proceduto con il rito per 'irreperibilità assoluta'. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità della notifica, stabilendo che tale procedura è illegittima se il messo notificatore non compie e documenta adeguate ricerche preliminari (come una semplice visura anagrafica) per accertare l'effettiva irreperibilità del destinatario nel comune di domicilio fiscale. L'omissione di tali ricerche rende la notifica invalida.
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Definizione agevolata socio: effetti sul reddito
Una società di persone definisce la propria pendenza con il fisco attraverso una definizione agevolata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito che tale accordo non si estende automaticamente al socio. L'avviso di accertamento per il reddito di partecipazione del socio resta valido e autonomo. Il condono della società non annulla l'imponibile accertato, che continua a essere la base per la pretesa fiscale nei confronti del singolo socio che non ha aderito a sua volta a una forma di definizione agevolata.
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Motivazione apparente: quando la sentenza è nulla
Una contribuente si oppone a un avviso di accertamento per Irpef, Irap e Iva. Dopo una vittoria in primo grado, la Commissione Tributaria Regionale ribalta la decisione. La Corte di Cassazione, tuttavia, annulla la sentenza d'appello per vizio di motivazione apparente, poiché il giudice di secondo grado non aveva fornito un ragionamento comprensibile e specifico, limitandosi a formule generiche. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Confisca di prevenzione: la Cassazione annulla con rinvio
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di confisca di prevenzione basata sulla pericolosità sociale di un imprenditore. Ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei familiari e di un socio, chiarendo che i terzi possono solo rivendicare la titolarità effettiva dei beni. Ha invece parzialmente accolto il ricorso del soggetto principale, annullando la confisca per alcuni specifici beni a causa di un difetto di motivazione sulla sproporzione patrimoniale e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Accertamento induttivo: onere prova sull’inventario
Una società in fallimento ha impugnato avvisi di accertamento per IRES, IRAP e IVA emessi a seguito di omessa dichiarazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di accertamento induttivo dovuto a mancanza di scritture contabili, l'onere di provare la correttezza e consistenza delle rimanenze di magazzino ricade sul contribuente. L'amministrazione può legittimamente procedere con presunzioni. La Corte ha però confermato il diritto alla detrazione del credito IVA, anche senza dichiarazione annuale, se i requisiti sostanziali sono soddisfatti.
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Contabilità in nero: quando è prova per l’Agenzia?
Una società balneare è stata oggetto di un accertamento fiscale basato su una "contabilità in nero" scoperta durante un'indagine. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'azienda, confermando che i documenti extracontabili, anche se rinvenuti al di fuori dei locali commerciali, costituiscono una prova valida per l'accertamento di maggiori ricavi. La Corte ha inoltre chiarito che la sentenza di un giudice non è nulla solo perché riprende gli argomenti di una delle parti, purché la motivazione sia il risultato di una valutazione autonoma e chiara.
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Omessa pronuncia: la Cassazione cassa la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per un vizio di omessa pronuncia. I giudici di merito non avevano esaminato le eccezioni sollevate da un subappaltatore riguardo l'accettazione dei lavori, la decadenza e la prescrizione del diritto dell'impresa costruttrice a contestare vizi e difformità. La Cassazione ha ritenuto tali eccezioni decisive e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione che tenga conto di questi punti fondamentali.
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Ricorso per cassazione: i requisiti di ammissibilità
Una società contribuente, dopo aver vinto una causa contro l'Agenzia delle Entrate, ha impugnato la decisione del giudice d'appello lamentando una liquidazione delle spese legali ritenuta troppo bassa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile perché generico e non conforme al principio di autosufficienza. La Corte ha stabilito che il ricorrente non aveva specificato in modo adeguato le ragioni della presunta erroneità del calcolo, né fornito le prove delle attività svolte che giustificassero un compenso maggiore.
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Agevolazione Tremonti Ambiente: onere della prova
Una società si è vista negare un cospicuo rimborso IRES legato all'Agevolazione Tremonti Ambiente per investimenti in impianti fotovoltaici. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, non per questioni di merito sull'incentivo, ma perché la società non ha fornito prove documentali sufficienti a dimostrare i costi sostenuti. L'ordinanza ribadisce che il compito della Cassazione non è rivalutare le prove, ma solo verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione della sentenza precedente, che in questo caso era stata ritenuta sufficiente.
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Minimi tariffari: la Cassazione cassa la sentenza
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un contribuente contro la liquidazione delle spese legali, ritenuta inferiore ai minimi tariffari stabiliti per legge. La Corte d'Appello aveva erroneamente liquidato compensi inferiori al dovuto in una causa previdenziale vinta dal contribuente. La Cassazione ha annullato la parte della sentenza relativa alle spese e ha rinviato il caso per una nuova e corretta determinazione, confermando l'importanza del rispetto inderogabile dei minimi tariffari. L'appello incidentale dell'ente previdenziale è stato invece dichiarato inammissibile.
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Compensazione spese legali per mancata costituzione
Un avvocato ha agito contro il Ministero della Giustizia per ottenere il pagamento dei compensi per una difesa d'ufficio. Nonostante la vittoria nel merito, il Tribunale aveva disposto la compensazione spese legali poiché il Ministero non si era costituito in giudizio. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la mancata costituzione della controparte è un comportamento processualmente neutro e non giustifica la deroga al principio per cui la parte soccombente deve rimborsare le spese legali al vincitore.
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Esecuzione pena estero: no a misure alternative in UK
La Corte di Cassazione ha stabilito che non è possibile procedere all'esecuzione di una pena estero, specificamente una misura alternativa come l'affidamento in prova, nel Regno Unito. La decisione si fonda sul fatto che, a seguito della Brexit, il Regno Unito non è più uno Stato membro dell'UE e, pertanto, la Decisione Quadro 2008/947/GAI non è più applicabile. La Corte ha chiarito che né l'Accordo di Cooperazione UE-UK né altri strumenti internazionali, come la Convenzione di Strasburgo, colmano questo vuoto normativo per le sanzioni non detentive.
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Giudizio abbreviato: quando l’appello è inammissibile
Un imputato, condannato per rapina e lesioni, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un vizio procedurale nel rigetto della sua richiesta di giudizio abbreviato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che il motivo non era stato sollevato correttamente nel precedente grado di appello. La decisione ribadisce che le nullità procedurali, se non assolute, devono essere eccepite tempestivamente per poter essere esaminate.
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Dichiarazioni inutilizzabili: quando la prova va rinnovata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per un infermiere accusato di corruzione e altri reati. Il caso verteva sulle dichiarazioni inutilizzabili di un testimone chiave, che avrebbe dovuto essere sentito come indagato in un procedimento connesso. La Corte ha stabilito che il Tribunale, pur avendo correttamente dichiarato l'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese in dibattimento, ha errato a non disporre la rinnovazione dell'esame con le dovute garanzie. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
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Orario di lavoro medico: la Cassazione e il giudicato
Un medico, ex condotto, contestava la riduzione del suo orario di lavoro disposta dall'Azienda Sanitaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del provvedimento e l'esistenza di un giudicato interno per le pretese antecedenti, basando la decisione sull'orario di lavoro medico fissato in base al numero di assistiti.
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Illecito permanente: chi risarcisce il nuovo vicino?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30448/2025, ha chiarito la natura di illecito permanente dell'occupazione abusiva di un fondo confinante. Il caso riguardava una sopraelevazione che invadeva la proprietà vicina per 20 cm. La Corte ha stabilito che il diritto al risarcimento del danno spetta al proprietario attuale del fondo danneggiato, anche se l'abuso è stato commesso prima del suo acquisto, poiché la lesione del diritto di proprietà perdura nel tempo. È stato respinto il ricorso che mirava a un riesame dei fatti, confermando che la valutazione delle prove è di competenza esclusiva dei giudici di merito.
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Usucapione immobile: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso degli eredi che rivendicavano la proprietà di un terreno, confermando la sentenza di merito che aveva riconosciuto l'usucapione immobile in favore di una società. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove, che dimostravano un possesso ultraventennale, pacifico e ininterrotto da parte della società e dei suoi danti causa, è di competenza esclusiva dei giudici di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità.
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