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Art. 110 Codice Penale — Anno 2025

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2063 provvedimenti

Altri anni per Art. 110 Codice Penale

Intermediazione scommesse: il reato è configurato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per il titolare di un bar che effettuava intermediazione scommesse. Usare il conto gioco di un dipendente per scommettere per un cliente, anche in presenza di un contratto per la promozione di giochi, integra il reato di raccolta abusiva di scommesse e non una semplice contravvenzione, in quanto configura un'attività di intermediazione non autorizzata.
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Esigenze cautelari: annullata misura interdittiva
Un architetto, ex presidente di una commissione pubblica, è stato sottoposto a misure interdittive per corruzione. La Corte di Cassazione ha annullato tali misure per la mancanza di concrete esigenze cautelari. La decisione si fonda sulla cessazione del suo incarico pubblico e sull'assenza di prove concrete di un attuale pericolo di reiterazione del reato, ritenendo le motivazioni del tribunale basate su mere congetture.
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Sequestro preventivo: la motivazione può bastare
La Cassazione chiarisce i poteri del giudice del riesame in materia di sequestro preventivo. Se la motivazione sul periculum in mora è presente, anche se concisa, il tribunale non può annullare il provvedimento per carenza di motivazione, ma ha il dovere di integrarla. Annullata l'ordinanza che aveva liberato beni sequestrati.
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Confisca autoriciclaggio: il prodotto del reato
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 38508/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di tre imputati condannati per autoriciclaggio. I ricorrenti contestavano l'estensione della confisca, sostenendo che dovesse limitarsi al profitto da loro conseguito. La Corte ha invece confermato che la confisca per autoriciclaggio ha ad oggetto il 'prodotto' del reato, ovvero l'intero valore delle somme o dei beni oggetto delle operazioni illecite, in linea con la finalità della norma di sottrarre alla circolazione i capitali di provenienza delittuosa.
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Reati ostativi: Cassazione su pene sostitutive
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per rapina. La Corte ribadisce che non può riesaminare le prove nel merito e chiarisce che la rapina aggravata rientra tra i reati ostativi che precludono l'accesso alle pene sostitutive della detenzione breve, confermando la legittimità del sistema sanzionatorio vigente.
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Ricorso per Cassazione: quando si converte in appello
La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso per cassazione proposto da un pubblico ministero contro una sentenza di non luogo a procedere per reati edilizi, basata sul principio del 'ne bis in idem'. La Corte ha deciso di non entrare nel merito, ma di riqualificare il ricorso come appello, trasmettendo gli atti alla Corte di Appello competente. La motivazione risiede nel fatto che la sentenza impugnata, riguardante un reato punito con pena congiunta, era per legge appellabile e non direttamente ricorribile in Cassazione, rendendo inammissibile il cosiddetto ricorso 'per saltum'.
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Droga parlata: basta una intercettazione per condannare?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per spaccio e estorsione, stabilendo che una singola intercettazione, la cosiddetta 'droga parlata', può costituire prova sufficiente se grave, precisa e concordante. La sentenza rigetta i ricorsi degli imputati, chiarendo i criteri di valutazione della prova indiziaria e i limiti per l'applicazione del reato continuato tra sentenze diverse.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti del giudice
Una società contesta una decisione del Consiglio di Stato per eccesso di potere giurisdizionale in materia urbanistica. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che l'errata interpretazione di una norma non sconfina nella discrezionalità amministrativa, ma rientra nel potere del giudice.
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Perpetuatio competentiae: competenza e stralcio
Un imputato, la cui posizione era stata stralciata da un procedimento più ampio per reati associativi, ha contestato la competenza territoriale del tribunale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando il principio di perpetuatio competentiae: la competenza determinata dalla connessione con un reato più grave rimane invariata anche dopo la separazione dei processi. La Corte ha inoltre respinto le doglianze relative al rigetto della richiesta di patteggiamento, ritenendola proceduralmente non perfezionata.
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Pene sostitutive: obbligo di motivazione del giudice
Un individuo, condannato per ricettazione di ricettari medici e falso, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha respinto i motivi relativi alla colpevolezza ma ha accolto quello sulla mancata risposta alla richiesta di pene sostitutive. La sentenza è stata annullata su questo punto, stabilendo che il giudice ha l'obbligo di motivare esplicitamente o implicitamente la sua decisione su tale istanza, anche se presentata per la prima volta in appello.
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Riparazione ingiusta detenzione: colpa grave e diniego
Un notaio, assolto dall'accusa di concorso in associazione mafiosa, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che la sua condotta professionalmente negligente, pur non costituendo reato, avesse creato una falsa apparenza di illegalità, contribuendo in modo determinante alla sua detenzione. La sentenza sottolinea come la colpa grave dell'interessato possa escludere il diritto all'indennizzo.
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Concorso di persone: quando la presenza è reato
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare per un soggetto accusato di concorso di persone in un'operazione di narcotraffico internazionale. La Corte ha stabilito che la sua presenza sul luogo del reato, in qualità di figlio di un noto esponente di un'associazione criminale, integrava una forma di complicità, agendo come supporto morale e "braccio operativo" per gli interessi del clan. È stata altresì confermata l'aggravante dell'agevolazione mafiosa.
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Amministratore di fatto: la Cassazione sui reati fiscali
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato contro la misura degli arresti domiciliari per emissione di fatture false con l'aggravante mafiosa. La sentenza chiarisce i criteri per identificare la figura dell'amministratore di fatto, sottolineando come l'esercizio continuativo e significativo di poteri gestionali, anche in assenza di una carica formale, sia sufficiente per affermarne la responsabilità penale, specialmente nel contesto di società "cartiere" create per scopi illeciti.
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Elezione di domicilio: appello valido se già in atti
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di inammissibilità di un appello penale. La Corte d'Appello aveva errato nel non ritenere valida l'elezione di domicilio, poiché essa era chiaramente desumibile da atti precedenti, come la procura speciale e la sentenza di primo grado, in linea con un recente principio delle Sezioni Unite. La Cassazione ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per il giudizio di merito.
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Inutilizzabilità intercettazioni: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato le condanne per peculato e falso a carico di tre agenti di polizia, stabilendo l'inutilizzabilità delle intercettazioni provenienti da un altro procedimento. La Corte ha chiarito che, senza un nesso di connessione specifico e oggettivo tra i reati, le prove raccolte non possono essere utilizzate. La decisione sottolinea il rigore delle norme a garanzia del giusto processo.
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Tentata estorsione: minaccia e onere della prova
La Corte di Cassazione conferma la condanna per tentata estorsione a carico di due coniugi che avevano minacciato un debitore per ottenere la restituzione di un prestito con interessi usurari. La sentenza affronta temi cruciali come la credibilità della persona offesa, i limiti della prova testimoniale e la natura sanabile di alcuni vizi procedurali, come la mancata notifica a uno dei due difensori. La Corte ha ritenuto le motivazioni dei giudici di merito logiche e coerenti, rigettando le doglianze degli imputati sulla valutazione delle prove.
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Estinzione del reato: furto e risarcimento del danno
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto aggravato, stabilendo che l'estinzione del reato per condotte riparatorie (art. 162-ter c.p.) è applicabile anche se la merce rubata non è stata restituita spontaneamente. È sufficiente che l'imputato abbia provveduto al risarcimento integrale del danno prima dell'apertura del dibattimento. Nel caso specifico, due donne, dopo un furto di profumi, avevano risarcito il danno economico, ma i giudici di merito avevano negato l'estinzione del reato perché la refurtiva era stata recuperata dalla polizia. La Cassazione ha corretto questa interpretazione, chiarendo che il risarcimento successivo è una via autonoma per la riparazione del danno, idonea a estinguere il reato.
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Ricorso inammissibile per concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un imputato che aveva precedentemente raggiunto un accordo sulla pena in appello (c.d. concordato). La Corte ha ribadito che l'accordo implica la rinuncia alla maggior parte dei motivi di ricorso, inclusa la mancata valutazione delle cause di estinzione del reato, rendendo l'impugnazione non consentita.
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Accordo in appello: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata che lamentava la mancata applicazione di una pena sostitutiva (lavoro di pubblica utilità) nonostante un accordo in appello sulla rideterminazione della pena. La Corte chiarisce che la richiesta di pena sostitutiva, se non posta come condizione esplicita dell'accordo, resta una valutazione discrezionale del giudice, il quale può legittimamente negarla sulla base dei precedenti penali dell'imputato. L'accordo in appello non è stato quindi violato.
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Reato continuato: calcolo pena e attenuanti generiche
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza per errata determinazione della pena. Pur avendo riconosciuto un reato continuato, il giudice di merito aveva omesso di applicare il relativo aumento di pena per i reati satellite. Inoltre, la Corte ha censurato la concessione delle attenuanti generiche, basata su una motivazione apparente fondata solo sulla 'marginalità sociale' dell'imputato, senza una valutazione completa della sua personalità e degli indici di pericolosità.
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