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Art. 110 Codice Penale — Anno 2025

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2063 provvedimenti

Altri anni per Art. 110 Codice Penale

Concorrenza illecita con metodo mafioso: la Cassazione
Imprenditori del settore funebre sono stati condannati per concorrenza illecita con metodo mafioso per aver intimidito personale ospedaliero al fine di monopolizzare i servizi. La Corte di Cassazione ha confermato le condanne, rigettando sia i ricorsi degli imputati che del PM. La Corte ha chiarito che il reato si configura anche con minacce a terzi e che l'aggravante mafiosa non richiede la prova dell'appartenenza a un clan.
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Valutazione prova indiziaria: appello e condanna
Un imputato, inizialmente assolto dall'accusa di essere un fornitore di droga per un'associazione criminale, viene condannato in appello. La Corte di Cassazione annulla la condanna, criticando la metodologia della Corte d'appello nella valutazione della prova indiziaria. La sentenza sottolinea che per ribaltare un'assoluzione non basta una diversa lettura degli indizi, ma serve una motivazione rafforzata che superi ogni ragionevole dubbio e confuti specificamente le argomentazioni della prima sentenza.
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Gravi indizi di colpevolezza: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato sottoposto a custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e coltivazione di un ingente quantitativo di marijuana. L'indagato sosteneva che il suo supporto logistico ai coindagati fosse un atto di solidarietà familiare e non una partecipazione al sodalizio criminale. La Corte ha stabilito che le censure proposte miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, confermando la logicità della motivazione del Tribunale del riesame sui gravi indizi di colpevolezza e sulle esigenze cautelari.
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Droga parlata: la Cassazione e le intercettazioni
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per un detenuto accusato di spaccio in carcere, basandosi sull'interpretazione di intercettazioni ambientali. L'imputato sosteneva che i dialoghi sulla 'droga parlata' fossero stati fraintesi. La Corte ha ribadito che l'interpretazione delle conversazioni spetta al giudice di merito e può essere censurata solo per manifesta illogicità, ritenendo nel caso specifico la valutazione del Tribunale coerente e ben motivata.
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Sequestro preventivo: il ricorso del proprietario
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una proprietaria contro il sequestro preventivo di un terreno per abusi edilizi commessi dal conduttore. La Corte ha stabilito che, in sede cautelare reale, l'attenzione si concentra sul nesso tra il bene e il reato, non sulla colpevolezza del proprietario. Inoltre, la ricorrente non ha dimostrato un interesse concreto e attuale alla restituzione del bene, rendendo il suo ricorso infondato.
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DASPO con obbligo di firma: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un tifoso contro un DASPO con obbligo di firma della durata di tre anni. Il ricorrente lamentava una durata eccessiva, la poca chiarezza sull'applicazione alle partite amichevoli e la violazione del diritto di difesa per i tempi ristretti della convalida. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo la misura proporzionata alla gravità della condotta violenta del soggetto, la clausola sulle amichevoli sufficientemente chiara e i termini procedurali rispettosi delle garanzie difensive.
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Obbligo di presentazione: nullo se il GIP non motiva
Un individuo, destinatario di un D.A.Spo. con obbligo di presentazione per aver partecipato a una commemorazione, ricorre in Cassazione contro l'ordinanza di convalida del GIP. La Corte Suprema annulla la convalida perché il giudice ha utilizzato un modulo prestampato, ignorando completamente le memorie difensive. Questa omissione costituisce una grave violazione del diritto di difesa, rendendo l'obbligo di presentazione, che limita la libertà personale, immediatamente inefficace.
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Convalida DASPO: la Cassazione sui poteri del GIP
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un tifoso contro la convalida di un DASPO con obbligo di firma. La sentenza chiarisce che, nella procedura di convalida DASPO, il contraddittorio può essere puramente documentale e il giudice deve effettuare un controllo sostanziale sulla pericolosità del soggetto e sulla necessità della misura, potendo motivare la sua decisione anche facendo riferimento agli atti del Questore. Il giudice ha il potere di valutare tutti gli elementi, inclusi precedenti non recenti, per determinare l'adeguatezza e la durata della misura preventiva.
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Trattamento sanzionatorio: Cassazione e attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per rapina aggravata. Essi lamentavano un errato trattamento sanzionatorio, sostenendo che le circostanze attenuanti generiche non fossero state valutate. La Corte ha chiarito che le attenuanti erano già state riconosciute e bilanciate con l'aggravante contestata, e che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se adeguatamente motivata.
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Associazione a delinquere stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro una condanna per associazione a delinquere stupefacenti. La Corte ha confermato che un rapporto stabile e continuativo tra fornitori e spacciatori, volto a un programma criminoso indeterminato, integra il reato associativo e non un semplice concorso di persone, anche in presenza di due sottogruppi familiari operanti.
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Tabulati telefonici: quando sono prova nel processo
Un imputato, condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione. Tra i motivi, contestava l'utilizzo dei tabulati telefonici e dei dati di localizzazione acquisiti senza decreto del giudice. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che i tabulati telefonici sono utilizzabili se corroborati da altri elementi di prova. Inoltre, ha chiarito l'inammissibilità di altri motivi per ragioni procedurali, come la tardiva contestazione di decisioni istruttorie e la carenza di interesse a impugnare un'aggravante già resa inefficace dal giudizio di bilanciamento con le attenuanti.
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Furto aggravato: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La sentenza conferma la validità dell'identificazione tramite videosorveglianza effettuata dalla polizia e la sussistenza delle aggravanti della destrezza e dell'esposizione alla pubblica fede, anche in presenza di personale. Viene inoltre chiarito che la correzione di un errore di calcolo della pena da parte della Corte d'Appello non viola il divieto di 'reformatio in peius'.
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Credito d’imposta fittizio: reato consumato o tentato?
Un imprenditore crea un credito d'imposta fittizio legato a bonus edilizi. Il Tribunale del Riesame annulla il sequestro, qualificando il fatto come tentata truffa, poiché il credito non era stato ancora utilizzato. La Procura ricorre in Cassazione. La Corte, rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sulla qualificazione giuridica del reato (truffa aggravata o indebita percezione) e sul momento consumativo (creazione del credito o suo effettivo utilizzo), ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per dirimere la questione.
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Reformatio in peius: no se c’è riqualificazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che non viola il divieto di reformatio in peius la riqualificazione giuridica del reato in appello, anche se più grave, purché non venga aumentata la pena. Nel caso specifico, il tentato furto di una telecamera di sorveglianza cittadina è stato qualificato come aggravato dalla destinazione a pubblico servizio del bene, rendendo il reato procedibile d'ufficio nonostante le nuove norme che richiederebbero la querela. La Corte ha ritenuto che tale aggravante fosse già implicitamente contestata nei fatti descritti nell'imputazione.
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Continuazione tra patteggiamenti: la procedura speciale
Un soggetto, condannato con due distinte sentenze di patteggiamento, ha chiesto al giudice dell'esecuzione l'applicazione della continuazione tra i reati. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata, dichiarando inammissibile l'istanza originaria. La ragione risiede nel mancato rispetto della procedura speciale prevista per la continuazione tra patteggiamenti, che impone un accordo preventivo tra l'imputato e il Pubblico Ministero prima di adire il giudice, come stabilito dall'art. 188 disp. att. c.p.p.
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Occupazione abusiva immobile: reato permanente o no?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 37419/2025, ribadisce un principio fondamentale: l'occupazione abusiva immobile è un reato permanente. A differenza di quanto sostenuto da un tribunale di primo grado, la condotta illecita non si esaurisce con l'ingresso nell'edificio, ma perdura per tutto il tempo dell'illegittima permanenza. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dal momento in cui l'occupazione cessa, e non dalla data di inizio. La sentenza annulla la decisione che aveva erroneamente dichiarato il reato prescritto.
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Sequestro preventivo: inammissibile ricorso generico
Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione contro una decisione che negava il sequestro preventivo di cinque macachi, nell'ambito di un'indagine per maltrattamento e uccisione di animali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità, poiché il P.M. non ha contestato in modo specifico le motivazioni del tribunale riguardo all'assenza di dolo, alla mancanza degli elementi del reato di maltrattamento e all'insussistenza di un pericolo attuale, dato che gli animali erano già stati trasferiti all'estero sotto supervisione. La sentenza ribadisce i rigorosi requisiti di specificità per l'impugnazione di misure cautelari reali.
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Lottizzazione abusiva: confisca anche con prescrizione
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di alcuni cittadini contro la confisca dei loro terreni per il reato di lottizzazione abusiva. Anche se il reato era stato dichiarato prescritto, la Corte ha confermato che la confisca è legittima quando la sussistenza del fatto-reato, nei suoi elementi oggettivi e soggettivi, è stata accertata in un giudizio che ha garantito il pieno contraddittorio. La decisione si è basata su prove documentali ritenute sufficienti a dimostrare l'illegittima trasformazione urbanistica del fondo agricolo.
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Fatture inesistenti: quando la difesa non regge
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un socio di maggioranza di una S.r.l. per l'utilizzo di fatture inesistenti nella dichiarazione dei redditi. Il ricorso dell'imputato, basato su presunte irregolarità procedurali come la tardiva iscrizione nel registro degli indagati e l'inutilizzabilità di intercettazioni provenienti da un altro procedimento, è stato integralmente respinto. La Corte ha ribadito la validità delle prove e la gravità del contesto fraudolento, escludendo la particolare tenuità del fatto.
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Amministratore di fatto: la responsabilità penale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore di fatto condannato per reati fiscali. La sentenza conferma che la gestione effettiva della società, anche senza una carica formale, comporta piena responsabilità penale. L'affidamento a un professionista non esonera dal dolo di evasione, provato dal comportamento successivo come il mancato pagamento delle imposte.
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