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229 provvedimenti

Conguaglio retroattivo: legittimo o no? La Cassazione
Una società utente ha contestato la richiesta di un gestore idrico per un conguaglio retroattivo su consumi risalenti a diversi anni prima. I tribunali di merito hanno dato ragione all'utente. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato un contrasto giurisprudenziale sulla legittimità del conguaglio retroattivo servizio idrico e ha rinviato la causa a pubblica udienza per una decisione di principio, analizzando il bilanciamento tra la certezza dei rapporti contrattuali e il principio europeo del recupero integrale dei costi del servizio.
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Conguaglio retroattivo servizio idrico: è legittimo?
Una società di gestione del servizio idrico ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello che aveva annullato le sue richieste di conguaglio retroattivo per consumi passati. I giudici di merito avevano ritenuto tali pretese illegittime e prescritte. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha riconosciuto la complessità della questione e la presenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti. Anziché decidere il caso, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per definire un principio di diritto unitario sulla legittimità del conguaglio retroattivo, il suo fondamento normativo e i suoi limiti.
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Adeguamento borsa specializzandi: la Cassazione nega
Un gruppo di medici specializzandi aveva richiesto un adeguamento economico della propria borsa di studio. Dopo un parziale accoglimento nei primi due gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Sulla base di un consolidato orientamento, la Corte ha stabilito che una serie di interventi normativi ha legittimamente bloccato l'adeguamento borsa specializzandi per il periodo tra il 1992 e il 2005, respingendo così in via definitiva le pretese economiche dei medici.
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Conguagli regolatori: Cassazione valuta la legittimità
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato a pubblica udienza la decisione sulla legittimità dei conguagli regolatori richiesti da una società di fornitura idrica a un utente per consumi risalenti a diversi anni prima. La questione nasce dal ricorso della società contro la sentenza di merito che aveva annullato la pretesa di pagamento. Data la complessità della materia, l'esistenza di precedenti giurisprudenziali contrastanti e il rilievo nomofilattico della questione, che bilancia il principio europeo del recupero integrale dei costi con la tutela del consumatore dalla retroattività, la Corte ha ritenuto necessario un approfondimento in sede pubblica prima di emettere una pronuncia definitiva.
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Conguagli regolatori acqua: la Cassazione decide
Un utente ha contestato una richiesta di pagamento per conguagli regolatori acqua relativi a consumi di anni precedenti. I giudici di merito gli hanno dato ragione, ritenendo illegittima l'applicazione retroattiva delle tariffe. La società fornitrice ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, la quale, data la complessità della questione e i contrasti giurisprudenziali, non ha deciso nel merito ma ha rinviato la causa a una pubblica udienza per una pronuncia definitiva che chiarisca i limiti di tali conguagli.
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Conguagli regolatori: la Cassazione fa chiarezza
Un utente ha contestato una bolletta del servizio idrico contenente addebiti per consumi pregressi e conguagli regolatori. I giudici di primo e secondo grado hanno dato ragione all'utente, negando la legittimità di tali addebiti retroattivi. La società di fornitura ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, ha riconosciuto la grande importanza della questione e la presenza di orientamenti giurisprudenziali contrastanti. Ha quindi rinviato la causa a una pubblica udienza per una decisione definitiva sul potere delle autorità di regolazione di imporre conguagli regolatori per consumi passati.
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Fallimento impresa agrituristica: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di fallimento di una società agricola che gestiva un'attività agrituristica. L'ordinanza stabilisce che, per determinare la fallibilità, si devono applicare criteri uniformi a livello nazionale, dando prevalenza all'analisi dei ricavi (dato reddituale) rispetto a criteri stabiliti da leggi regionali, come quello del "monte ore". Poiché i ricavi dell'attività agrituristica erano ampiamente superiori a quelli agricoli, l'impresa è stata considerata commerciale e, di conseguenza, soggetta a fallimento.
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Contratto a progetto: quando diventa lavoro subordinato
Una società di comunicazioni si è vista riqualificare i contratti a progetto dei suoi collaboratori in rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato a causa della genericità dei progetti indicati. L'Ente Previdenziale aveva richiesto il pagamento dei contributi omessi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un contratto a progetto privo di uno specifico e definito obiettivo, che si limita a ricalcare l'oggetto sociale dell'azienda, è nullo e si converte automaticamente in un contratto di lavoro subordinato. Tale principio, ha chiarito la Corte, era già applicabile anche prima della riforma del lavoro del 2012. Inoltre, è stato ribadito che una precedente sentenza favorevole all'azienda, ottenuta contro l'Ispettorato del Lavoro, non ha alcuna efficacia vincolante nei confronti dell'Ente Previdenziale, in quanto quest'ultimo non era parte di quel giudizio.
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Provvigione mediatore: quando è dovuta secondo la Corte
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alla provvigione del mediatore immobiliare, stabilendo che è sufficiente dimostrare il nesso causale tra l'attività dell'intermediario e la conclusione dell'affare, anche se quest'ultima avviene dopo la scadenza dell'incarico formale. La sentenza ha inoltre chiarito che, nel regime processuale applicabile, la produzione in appello di documenti nuovi, come l'iscrizione all'albo dei mediatori, è ammissibile se ritenuta indispensabile per la decisione, respingendo così il ricorso del venditore e dell'acquirente.
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Riparazione errore giudiziario: la Cassazione decide
Un uomo, assolto in revisione, chiede un'integrazione della sua riparazione per errore giudiziario in base a una nuova legge più favorevole. La Cassazione nega la richiesta, affermando che la nuova norma, non essendo legge penale sostanziale, non può applicarsi retroattivamente per modificare una decisione risarcitoria già divenuta definitiva.
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Durata incarico PA: la Cassazione chiarisce i limiti
Una professionista, nominata membro di un Nucleo di Valutazione comunale per tre anni, si è vista terminare l'incarico in anticipo con la cessazione del Commissario che l'aveva nominata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso per il pagamento delle competenze residue, stabilendo che l'interpretazione dei regolamenti sulla durata dell'incarico nella PA spetta insindacabilmente al giudice di merito, se la sua motivazione è logica e coerente, senza possibilità di una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Prescrizione e confisca: la revoca è solo parziale
La Corte di Cassazione ha annullato per prescrizione una condanna per reati fiscali legati all'emissione di fatture false. La sentenza stabilisce un principio fondamentale in tema di confisca e prescrizione: la confisca per equivalente, di natura sanzionatoria, viene revocata perché la nuova disciplina non è retroattiva. Al contrario, la confisca diretta del profitto del reato nei confronti della società, considerata una misura di sicurezza, viene confermata nonostante l'estinzione del reato.
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Credito di natura pubblica: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34674/2024, ha confermato che il credito di natura pubblica, vantato da un ente gestore di fondi statali dopo aver onorato una garanzia su un finanziamento a un'impresa, può essere riscosso tramite cartella esattoriale. Dei garanti si erano opposti a tale procedura, sostenendo la natura privatistica del debito originario. La Corte ha rigettato il ricorso, ribadendo che la surrogazione dell'ente pubblico nel diritto della banca trasforma la natura del credito, finalizzandolo al ripristino di risorse pubbliche e legittimando l'uso degli strumenti di riscossione coattiva.
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Ferie non godute: quando si ha diritto al pagamento?
Un dirigente medico ha citato in giudizio la sua ex azienda sanitaria per ottenere il pagamento delle ferie non godute accumulate in un lungo periodo. Dopo una vittoria in primo grado, la Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso del lavoratore. La Suprema Corte ha sottolineato che il lavoratore non aveva adeguatamente provato di aver chiesto di fruire delle ferie e che i motivi del suo ricorso non centravano il nucleo della motivazione (ratio decidendi) della sentenza d'appello.
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Interposizione fittizia: Cassazione su elusione fiscale
Una complessa operazione di cessione d'azienda, strutturata attraverso società collegate e un prestanome, viene riqualificata dall'Agenzia delle Entrate come un caso di interposizione fittizia finalizzata a evadere le imposte sulla plusvalenza. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei contribuenti, confermando l'accertamento fiscale. La sentenza chiarisce importanti principi sulla validità della notifica a società estinte e sull'inammissibilità di ricorsi che contestano l'accertamento dei fatti già confermato nei due gradi di merito.
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Diritto quesito: la nuova legge non cancella il bonus
La Cassazione ha stabilito che una lavoratrice, che aveva richiesto una liquidazione anticipata di un assegno di sostegno al reddito, aveva maturato un diritto quesito al momento della domanda. Una legge regionale successiva, che introduceva una nuova causa di esclusione dal beneficio (il raggiungimento dell'età pensionabile), non poteva retroattivamente annullare tale diritto, poiché la fattispecie si era già perfezionata. La Corte ha quindi annullato la decisione di merito che aveva negato la prestazione.
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Operazioni black list: sanzioni non retroattive
Una società è stata sanzionata per non aver indicato separatamente i costi derivanti da operazioni black list nella dichiarazione del 2009. Sebbene una legge successiva (L. 208/2015) abbia abolito tale obbligo a partire dal 2016, la Corte di Cassazione ha stabilito che la nuova norma non è retroattiva. Pertanto, il principio del 'favor rei' non si applica e le sanzioni per le violazioni commesse prima del 2016 restano pienamente valide, poiché la legge abrogativa stessa ne ha limitato l'efficacia nel tempo.
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Motivazione apparente: sentenza tributaria annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale a causa di una motivazione apparente. I giudici di secondo grado avevano respinto l'appello di una società contro un'iscrizione ipotecaria, limitandosi a un generico riferimento alla regolarità della documentazione prodotta dall'Agente della Riscossione, senza analizzare le specifiche contestazioni del contribuente sulla validità delle notifiche. La Suprema Corte ha ritenuto tale motivazione insufficiente a far comprendere l'iter logico-giuridico seguito, cassando la decisione e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Legittimazione passiva: chi paga dopo il trasferimento?
Un gruppo di dipendenti, trasferiti da una Provincia a una Regione, ha citato in giudizio l'ente originario per ottenere il pagamento di incentivi passati. La Corte di Cassazione ha confermato il difetto di legittimazione passiva della Provincia, stabilendo che, a seguito del trasferimento di funzioni, l'ente ricevente succede in tutti i rapporti giuridici, comprese le controversie pendenti. Una legge regionale che tentava di derogare a questo principio è stata considerata parzialmente incostituzionale, e il debito, essendo oggetto di contenzioso, è stato ritenuto trasferito insieme alle funzioni.
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Mora del debitore: accordo sul pagamento la esclude
Un fornitore farmaceutico ha citato in giudizio una farmacia per ottenere il pagamento degli interessi di mora su fatture saldate in ritardo. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato provato un accordo verbale, consolidato da una prassi ventennale, secondo cui il pagamento avveniva tramite assegno ritirato da un incaricato del fornitore presso la sede della farmacia. Questa modalità deroga alla regola generale del pagamento al domicilio del creditore, trasformando l'obbligazione da 'portabile' a 'querable'. Di conseguenza, senza una formale richiesta di pagamento, non si configura la mora del debitore. Inoltre, la Corte ha stabilito l'inapplicabilità del D.Lgs. 231/2002 sui ritardi di pagamento, poiché il contratto di somministrazione era stato stipulato prima della sua entrata in vigore.
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