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229 provvedimenti

Appello generico: quando l’impugnazione è inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 35854/2024, ha confermato la decisione della Corte d'Appello che dichiarava l'inammissibilità di un appello per calunnia a causa della sua genericità. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: un appello generico non solo viene respinto, ma impedisce al giudice di rilevare l'eventuale prescrizione del reato, poiché l'atto di impugnazione viziato non instaura validamente il giudizio di secondo grado.
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Confisca di prevenzione: beni e aziende confiscate
La Corte di Cassazione ha confermato un provvedimento di confisca di prevenzione su un ingente patrimonio, inclusi immobili e società, riconducibile a un imprenditore deceduto, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la pericolosità sociale dell'imprenditore si estendeva a tutto il suo percorso imprenditoriale, giustificando la confisca dei beni ritenuti frutto di attività illecite o asservite agli interessi del clan, anche se intestati a familiari e terzi.
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Estinzione del reato: quale legge si applica?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che negava l'estinzione del reato perché non era stata pagata la pena pecuniaria. La Cassazione ha chiarito che la nuova legge, introdotta dalla Riforma Cartabia, che subordina l'estinzione al pagamento, non può essere applicata retroattivamente ai reati commessi prima della sua entrata in vigore, in applicazione del principio della legge più favorevole al reo.
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Nullità citazione: Cassazione annulla la sentenza
Un padre e un figlio citavano in giudizio la moglie di quest'ultimo per la revoca di una donazione immobiliare per ingratitudine. Le corti di merito avevano rigettato la domanda, dichiarando la nullità dell'atto di citazione iniziale e la conseguente decadenza dell'azione. La Corte di Cassazione, con la presente sentenza, ha ribaltato la decisione, affermando che la nullità citazione sussiste solo in caso di incertezza assoluta che impedisca alla controparte di difendersi. Poiché l'oggetto della domanda era sufficientemente chiaro, la citazione era valida fin dall'inizio, e la questione della decadenza è stata erroneamente valutata. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per una nuova valutazione nel merito.
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Decadenza garanzia vizi: quando la denuncia è tardiva
La Corte di Cassazione conferma la decadenza della garanzia per vizi a carico di un'azienda acquirente di un macchinario. La causa è la mancata prova della denuncia dei difetti al venditore entro il termine di 8 giorni, come previsto dalla legge. La Corte ha stabilito che la comunicazione dei problemi al solo produttore non è sufficiente a interrompere i termini di decadenza nei confronti del venditore diretto. La testimonianza a favore dell'acquirente è stata inoltre giudicata inattendibile e generica, una valutazione di merito non sindacabile in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorso dell'acquirente è stato respinto.
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Elezione di domicilio appello: la Cassazione decide
Le Sezioni Unite della Cassazione intervengono per risolvere un contrasto giurisprudenziale sull'art. 581, co. 1-ter c.p.p. (introdotto dalla Riforma Cartabia e poi abrogato) relativo all'elezione di domicilio appello. La Corte stabilisce che, per gli appelli proposti prima del 25 agosto 2024, non è necessaria una nuova dichiarazione di domicilio post-sentenza. È sufficiente un richiamo espresso e specifico, nell'atto di impugnazione, a una precedente dichiarazione già presente nel fascicolo processuale. In assenza di tale richiamo, come nel caso di specie, l'appello è inammissibile.
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Giudicato penale tributario: nuova efficacia vincolante
Una società ha ricevuto un avviso di accertamento fiscale per IRES, IVA e IRAP. Nonostante la condanna nei primi due gradi di giudizio tributario, il suo legale rappresentante è stato assolto in sede penale per gli stessi fatti con formula piena. La Corte di Cassazione, applicando una nuova legge (art. 21-bis D.Lgs. 74/2000) come 'ius superveniens', ha stabilito l'efficacia vincolante del giudicato penale nel processo tributario, almeno per quanto riguarda le sanzioni. Di conseguenza, ha cassato la sentenza d'appello, rinviando la decisione a un nuovo giudice.
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Efficacia giudicato penale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sentenza penale irrevocabile di assoluzione, emessa perché 'il fatto non sussiste', ha piena efficacia di giudicato nel processo tributario. Analizzando un caso di presunte fatture inesistenti, la Corte ha applicato la nuova normativa (art. 21-bis D.Lgs. 74/2000) come 'ius superveniens', annullando l'accertamento fiscale e segnando una svolta decisiva sull'efficacia del giudicato penale.
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Impignorabilità conti stato estero: i criteri della Corte
La Cassazione ha annullato una decisione d'appello sull'impignorabilità dei conti di uno Stato estero, stabilendo che la sola intestazione del conto a scopi pubblici non è sufficiente. È necessaria la prova concreta della destinazione dei fondi a funzioni sovrane, con onere a carico dello Stato estero. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Elezione di domicilio appello: basta il richiamo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini dell'ammissibilità dell'impugnazione, non è necessaria una nuova elezione di domicilio se l'imputato era presente al giudizio di primo grado. È sufficiente che l'atto di appello contenga un richiamo chiaro ed inequivocabile al domicilio già eletto. La Suprema Corte ha annullato l'ordinanza della Corte d'Appello che aveva dichiarato l'inammissibilità del gravame per un'interpretazione troppo formalistica della norma sull'elezione di domicilio appello, oggi abrogata ma applicabile al caso.
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Inammissibilità Appello Penale: Guida alla Riforma
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità dell'appello penale di due imputati per non aver depositato la dichiarazione di domicilio o il mandato speciale come richiesto dalla Riforma Cartabia. La Corte ha stabilito che un richiamo generico a un atto precedente non è sufficiente e che la successiva abrogazione della norma non ha effetto retroattivo sugli atti già compiuti.
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Procura speciale: la Cassazione e l’estinzione del rito
La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha dichiarato l'estinzione di un ricorso in materia urbanistica. Il ricorrente, pur avendo richiesto la decisione sul merito dopo una proposta di definizione anticipata, non ha depositato la procura speciale richiesta dalla legge all'epoca vigente. La Corte ha stabilito che la successiva modifica normativa, che ha eliminato tale obbligo, non può essere applicata retroattivamente a un termine già scaduto, confermando il principio del 'tempus regit actum' e l'estinzione del giudizio.
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Successione di contratti: la Cassazione chiarisce
Una lavoratrice, dopo una lunga serie di contratti a termine e in somministrazione, ha impugnato solo l'ultimo rapporto di lavoro chiedendone la conversione a tempo indeterminato. Le corti di merito hanno rigettato la domanda per intervenuta decadenza rispetto ai contratti precedenti. La Corte di Cassazione ha cassato la decisione, stabilendo un importante principio sulla successione di contratti a termine: anche se i contratti passati non sono stati impugnati nei termini, il giudice deve valutarli come 'antecedente storico' per verificare se la reiterazione abbia superato i limiti di legge, rendendo illegittimo l'ultimo contratto.
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Fido di fatto: la tolleranza della banca non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un correntista che contestava un saldo passivo. Il cliente sosteneva l'esistenza di un'apertura di credito basandosi sulla tolleranza della banca agli scoperti (il cosiddetto 'fido di fatto'), ai fini della prescrizione. La Corte ha stabilito che la mera tolleranza e l'applicazione di interessi passivi non sono sufficienti a provare l'esistenza di un contratto formale di affidamento, confermando che l'onere di dimostrare tale contratto spetta al correntista.
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Mandato ad impugnare: appello inammissibile
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una decisione di inammissibilità di un appello. L'appello era stato presentato per un imputato assente senza allegare lo specifico mandato ad impugnare rilasciato dopo la sentenza di primo grado, come richiesto dalla Riforma Cartabia. La Corte ha chiarito che tale requisito formale era indispensabile per gli appelli proposti prima delle modifiche legislative di agosto 2024, anche se la difesa sosteneva di averlo inviato e che non fosse necessario in caso di rito speciale.
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Approvazione tariffe tributi: la retroattività è lecita
Un Comune aveva approvato le tariffe per il tributo sui rifiuti (TARES) per l'anno 2013 nel mese di settembre dello stesso anno. Un contribuente ha impugnato l'avviso di accertamento, sostenendo che l'approvazione fosse tardiva e che le tariffe non potessero essere applicate retroattivamente dall'inizio dell'anno. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni dei gradi inferiori, ha stabilito che l'approvazione delle tariffe tributi è legittima e le tariffe sono retroattive se deliberate entro il termine fissato da norme statali per l'approvazione del bilancio di previsione, anche se tale termine è stato prorogato.
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Prescrizione rimborso Irpeg: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14532/2025, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando il diritto di un istituto di credito al rimborso di un'eccedenza Irpeg del 1985. Il caso verteva sulla prescrizione del diritto al rimborso. La Corte ha stabilito che la Legge 350/2003 ha imposto all'Agenzia un obbligo di non eccepire la prescrizione per i crediti sorti da dichiarazioni presentate fino al 30 giugno 1997, facendo decorrere un nuovo termine decennale dal 1° gennaio 2004. L'istanza del contribuente, presentata nel 2009, è stata quindi ritenuta tempestiva, interrompendo efficacemente la nuova prescrizione rimborso Irpeg.
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Tempus regit actum: appello e nuove norme
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22097/2025, ha rigettato il ricorso di un imputato il cui appello era stato dichiarato inammissibile per un vizio formale. La Corte ha stabilito che, in base al principio tempus regit actum, le condizioni di ammissibilità di un'impugnazione sono regolate dalla legge in vigore al momento della sua proposizione, anche se una legge successiva, più favorevole, ha abrogato quel requisito.
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Elezione di domicilio: la Cassazione e il tempus regit actum
Un individuo condannato per evasione si è visto dichiarare inammissibile l'appello per mancata elezione di domicilio, requisito introdotto dalla Riforma Cartabia. In Cassazione, sosteneva che una precedente elezione fosse sufficiente. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, affermando che, in base al principio tempus regit actum, si applica la legge in vigore al momento del deposito dell'impugnazione, che in quel caso richiedeva una specifica dichiarazione o elezione di domicilio a pena di inammissibilità.
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Giurisdizione imposta di soggiorno: la Cassazione decide
Un gestore di una struttura ricettiva ometteva di versare l'imposta di soggiorno riscossa tra il 2015 e il 2017. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la giurisdizione imposta di soggiorno, in questo caso, spetta alla Corte dei Conti. La decisione si fonda sul principio della 'perpetuatio iurisdictionis', secondo cui la giurisdizione si determina al momento dell'avvio della causa e non è influenzata da successive leggi retroattive che hanno modificato la qualifica del gestore.
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