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Art. 1, comma 17, l. n. 228 del 2012

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396 provvedimenti

Revocatoria trust: Cassazione inammissibile ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai disponenti di un trust familiare avverso la sentenza che aveva accolto l'azione di revocatoria trust promossa da una banca creditrice. La Corte ha ritenuto che i motivi di ricorso fossero infondati, in parte perché miravano a un riesame del merito non consentito in sede di legittimità, e in parte per carenza di interesse, confermando l'inefficacia dell'atto di conferimento dei beni immobili nel trust nei confronti del creditore.
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Detrazione IVA: la stampa tardiva nega il diritto
Un contribuente si è visto negare la detrazione IVA per l'anno 2005 perché, pur avendo registrato le operazioni su supporto informatico, non aveva provveduto alla stampa su registri cartacei secondo la normativa dell'epoca. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la successiva introduzione di norme più flessibili sulla tenuta della contabilità elettronica non ha effetto retroattivo sul tributo. La violazione formale ha comportato la perdita definitiva del diritto alla detrazione, confermando un principio già statuito in un precedente giudizio di rinvio sullo stesso caso.
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Onere della prova appalto: chi deve provare il credito?
Una società, cessionaria di un credito derivante da un contratto di appalto, ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare della società debitrice. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere della prova in un contratto di appalto spetta al creditore. Quest'ultimo deve dimostrare non solo l'esistenza del contratto, ma anche l'effettiva e corretta esecuzione delle prestazioni da parte dell'appaltatore originario. La sola presentazione delle fatture è stata ritenuta insufficiente come prova nei confronti del curatore fallimentare.
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Espromissione nulla: no al credito nel fallimento
Un professionista chiede l'ammissione al passivo fallimentare di un suo credito, basato su un accordo di espromissione. La Cassazione rigetta il ricorso, confermando la nullità dell'accordo a causa di una condizione meramente potestativa, come già stabilito da una precedente sentenza passata in giudicato. Viene inoltre respinta la domanda subordinata per ingiustificato arricchimento, in quanto non esperibile quando la pretesa contrattuale principale è rigettata per nullità del titolo.
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Revocazione per errore di fatto: quando inammissibile
La Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione per errore di fatto. I ricorrenti chiedevano di annullare un'ordinanza che estingueva un processo a causa di un errore materiale, ma la Corte ha rilevato la loro carenza di interesse ad agire, poiché l'estinzione rendeva definitiva una sentenza a loro favorevole. La mancanza di un pregiudizio concreto ha reso il ricorso inammissibile.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Una società di gestione del risparmio, dopo aver impugnato un avviso di accertamento IMU e aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha presentato ricorso in Cassazione. Durante il processo, le parti hanno raggiunto un accordo: la società ha pagato il dovuto e ha proceduto con la rinuncia al ricorso, accettata dal Comune. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese e chiarendo che in caso di rinuncia non si applica il raddoppio del contributo unificato.
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Esenzione IMU beni merce: la dichiarazione è annuale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28452/2025, ha stabilito che per beneficiare dell'esenzione IMU beni merce, è obbligatorio presentare la dichiarazione fiscale ogni anno, a pena di decadenza. Una società di costruzioni si è vista negare il beneficio per l'annualità 2017 perché aveva presentato la dichiarazione solo per un'annualità precedente. La Corte ha chiarito che la natura variabile delle condizioni per l'esenzione (come la mancata locazione degli immobili) impone una comunicazione annuale all'ente impositore.
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Definizione agevolata: estinzione del processo tributario
Un contribuente aveva impugnato un avviso di accertamento ICI fino alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio, ha aderito a una definizione agevolata (rottamazione-quater). La Suprema Corte, prendendo atto della scelta, ha dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere, poiché l'adesione alla sanatoria implica la rinuncia alla lite. Le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Onere della prova: la Cassazione sul nesso causale
Una donna ha citato in giudizio un condominio per i danni subiti a seguito di una caduta su un gradino dissestato. I tribunali di primo e secondo grado hanno respinto la domanda, ritenendo non provato il nesso di causalità tra il gradino e la caduta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che l'onere della prova del nesso causale spetta al danneggiato. Senza questa prova fondamentale, la responsabilità del custode non può essere affermata.
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Ricorso per cassazione inammissibile: guida pratica
Una società locatrice ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione una sentenza che riconosceva al conduttore l'indennità di avviamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile a causa della sua formulazione oscura e della mancata esposizione chiara e completa dei fatti processuali, in violazione delle norme procedurali. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei requisiti formali per l'ammissibilità del ricorso.
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Redditometro auto: la prova contraria del contribuente
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento basato sul "redditometro" per il possesso di un'auto di lusso. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che il redditometro instaura una presunzione legale, non semplice. Di conseguenza, spetta al contribuente fornire una prova contraria rigorosa, dimostrando che le spese sono state sostenute con redditi non imponibili, cosa che nel caso di specie non è avvenuta in modo adeguato.
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Rinuncia al ricorso: no al doppio contributo
Una struttura sanitaria e una compagnia assicurativa hanno interrotto il loro contenzioso in Cassazione tramite una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema, prendendo atto dell'accordo, ha dichiarato estinto il giudizio. La decisione chiarisce un principio fondamentale: in caso di rinuncia al ricorso, non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale sanzione è prevista solo per i casi di rigetto o inammissibilità e non può essere estesa a un atto volontario che conclude il processo.
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Ricorso inammissibile: quando non si può contestare
Una controversia tra fratelli sulla distanza legale di una tettoia porta a una pronuncia della Corte di Cassazione. Il ricorso della parte soccombente viene dichiarato inammissibile perché, invece di denunciare vere violazioni di legge, mirava a un riesame delle prove e dei fatti già valutati nei due precedenti gradi di giudizio. La Corte ribadisce che il giudizio di legittimità non è un terzo grado di merito e chiarisce i limiti del ricorso in caso di 'doppia conforme'.
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Distanza tra costruzioni: la striscia di terreno
La Corte di Cassazione chiarisce come calcolare la distanza tra costruzioni quando due fondi sono separati da una striscia di terreno di proprietà di un terzo. Confermando un orientamento consolidato, la Corte stabilisce che la larghezza della striscia intermedia viene "neutralizzata", e la distanza residua va ripartita tra i due proprietari confinanti, misurandola dal rispettivo confine con il fondo intermedio.
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Revocazione sentenze Cassazione: limiti e termini
Un proprietario di un terreno, ritenuto coobbligato per un'attività abusiva di cava, ha presentato un'istanza di revocazione di una sentenza della Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che i motivi proposti non erano validi per le decisioni di legittimità e che, in ogni caso, l'istanza era stata presentata ben oltre i termini perentori di legge. La decisione ribadisce la rigidità dei presupposti per la revocazione delle sentenze della Cassazione.
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Qualificazione giuridica ente: appello inammissibile
L'Agenzia delle Entrate ha contestato la qualificazione giuridica di un ente sportivo, trattandolo come società di fatto a scopo di lucro. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato l'appello dell'Agenzia inammissibile per un vizio procedurale, ovvero la modifica della domanda in appello. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso dell'Agenzia inammissibile perché non aveva contestato la specifica motivazione processuale (ratio decidendi), ma solo le argomentazioni di merito, considerate irrilevanti (ad abundantiam).
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Cuneo fiscale e appalto: il beneficio è garantito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4612/2024, ha stabilito che un'impresa di trasporto pubblico locale ha diritto al beneficio fiscale del 'cuneo fiscale' sull'IRAP quando opera in regime di appalto di servizi e non di concessione. Il caso riguardava il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società di trasporti a cui era stato negato il beneficio. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che la natura del rapporto è di appalto quando l'impresa riceve un corrispettivo fisso dall'ente pubblico (basato, ad esempio, sui km percorsi) e non si assume il rischio economico legato alla vendita dei biglietti, che resta in capo all'amministrazione. In tale scenario, non sussiste il rischio di 'sovra-compensazione' che giustificherebbe l'esclusione dal beneficio, la quale si applica solo in caso di tariffa remuneratoria tipica delle concessioni.
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Deduzione costi carburante: sì con fattura per autotrasporto
L'Amministrazione Finanziaria ha negato la deduzione dei costi carburante a una società di trasporti per la mancata compilazione delle apposite schede. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente, confermando che per gli autotrasportatori per conto terzi, a partire dal 2006, vige un'esenzione dall'obbligo delle schede. Pertanto, la prova dell'acquisto e la conseguente deducibilità del costo possono essere fornite anche tramite fatture, come avvenuto nel caso specifico relativo all'anno d'imposta 2010.
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Eccezione d’inadempimento al professionista: il caso
Un liquidatore di una società, successivamente fallita, ha richiesto l'ammissione del proprio compenso professionale allo stato passivo. La curatela fallimentare si è opposta sollevando un'eccezione d'inadempimento, contestando al professionista di non aver agito per recuperare i contributi dovuti dai soci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del liquidatore, confermando che l'onere di provare il corretto adempimento dei propri doveri grava sul professionista che richiede il pagamento, una volta che la controparte abbia contestato una specifica negligenza.
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Prove documentali in appello: il retro degli assegni
Una società, condannata a pagare una fornitura, ha cercato di dimostrare il pagamento producendo in appello il retro di alcuni assegni. La Cassazione ha dichiarato inammissibile tale produzione, classificandola come nuove prove documentali in appello, vietate dalla legge. La Corte ha sottolineato che fronte e retro di un assegno rappresentano fatti giuridici distinti, la cui produzione deve avvenire tempestivamente in primo grado.
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