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Art. 1, comma 17, l. n. 228 del 2012

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396 provvedimenti

Rinuncia al ricorso: cosa comporta in Cassazione?
Un Comune, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole in materia di TARI, ha presentato rinuncia al ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, chiarendo che in caso di rinuncia non si applica la sanzione del raddoppio del contributo unificato, prevista solo per rigetto o inammissibilità.
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Cessazione materia del contendere: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario per IMU a seguito dell'annullamento in autotutela dell'atto impositivo da parte di un Comune. Questa decisione ha portato alla cessazione materia del contendere, con compensazione delle spese legali. La Corte ha inoltre escluso l'applicazione del doppio contributo unificato, data la natura eccezionale della sanzione.
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Esenzione IMU enti non commerciali: prova necessaria
Un istituto religioso ha richiesto l'esenzione IMU per una scuola paritaria, sostenendo la non commercialità dell'attività basata su rette inferiori ai parametri ministeriali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che per l'esenzione IMU per enti non commerciali è necessaria una prova concreta e fattuale della mancanza di scopo di lucro, non essendo sufficiente il mero rispetto di parametri indicativi. La Corte ha sottolineato che i corrispettivi devono essere puramente simbolici.
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Esenzione IMU enti non commerciali: la prova decisiva
Un ente ecclesiastico ha richiesto l'esenzione IMU per un immobile adibito a scuola, sostenendo la natura non commerciale dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'onere di provare i requisiti per l'esenzione, in particolare la natura simbolica delle rette, spetta interamente all'ente. La Corte ha inoltre chiarito che una sentenza favorevole ottenuta per un'annualità d'imposta non ha effetto di giudicato per gli anni successivi, poiché le condizioni per beneficiare dell'esenzione devono essere verificate di anno in anno.
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Valutazione delle prove: il limite della Cassazione
Un assicurato ricorre in Cassazione dopo che la sua richiesta di indennizzo per tentato furto è stata respinta in due gradi di giudizio. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando che non può riesaminare la valutazione delle prove (come la tardività di una querela o l'attendibilità di un teste), compito esclusivo del giudice di merito.
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Nullità relativa CTU: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una cittadina contro un ente previdenziale. La ricorrente lamentava di non aver ricevuto la bozza della CTU, ma la Corte ha ribadito che la nullità relativa CTU deve essere eccepita nella prima difesa utile, cosa non avvenuta. Anche il secondo motivo, un errore materiale nella sentenza, è stato ritenuto inammissibile.
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Accordo tariffario avvocato: quando vincola lo studio?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un accordo tariffario avvocato, anche se firmato da un singolo professionista, è vincolante per l'intero studio associato se le circostanze dimostrano che agiva in sua rappresentanza. Il caso riguardava una disputa tra uno studio legale e una compagnia assicurativa su compensi professionali. La Corte ha ritenuto valido un accordo del 2013 che modificava i compensi, rigettando le doglianze dello studio sulla mancata rappresentanza e sulla presunta violazione del principio dell'equo compenso, in quanto la relativa legge non è retroattiva.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo unificato
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un giudizio tributario a seguito della rinuncia al ricorso da parte di un Comune contro un'Azienda Sanitaria Locale. La Corte ha stabilito che la rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte, estingue il processo ma non fa scattare l'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, poiché tale misura si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese compensate
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza le conseguenze della rinuncia al ricorso in un contenzioso tributario tra un Comune e un'Azienda Sanitaria Locale. A seguito dell'accordo tra le parti e della conseguente rinuncia, il giudizio è stato dichiarato estinto. La Corte ha compensato le spese e ha chiarito che, in caso di rinuncia al ricorso, non è dovuto il pagamento del doppio del contributo unificato, misura prevista solo per i casi di rigetto o inammissibilità.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
La Corte di Cassazione dichiara estinto un giudizio in materia di IMU a seguito della rinuncia al ricorso presentata dal Comune e accettata dall'Azienda Sanitaria. La decisione chiarisce che, in caso di estinzione per rinuncia, non si applica il raddoppio del contributo unificato, in quanto misura sanzionatoria di stretta interpretazione. Le spese legali sono state interamente compensate tra le parti in base al loro accordo.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese compensate
Un'impresa agricola, in causa con un ente regionale per il recupero di aiuti comunitari, rinuncia al ricorso in Cassazione a seguito di un nuovo orientamento giurisprudenziale sfavorevole. La Corte dichiara estinto il giudizio, rende inefficace il ricorso incidentale e compensa le spese legali tra le parti. Viene inoltre chiarito che la rinuncia al ricorso non comporta il pagamento del raddoppio del contributo unificato, in quanto non si tratta di un rigetto o di un'inammissibilità dell'impugnazione.
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Credito prededucibile: no per il concordato fallito
Un avvocato ha richiesto che il suo compenso per la redazione di una proposta di concordato preventivo, poi dichiarata inammissibile, fosse riconosciuto come credito prededucibile nel successivo fallimento della società. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che la declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato impedisce il riconoscimento della prededuzione, poiché la prestazione del professionista non è risultata funzionale né ha apportato alcun beneficio alla massa dei creditori.
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Finanziamento soci: il bilancio non basta in fallimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un creditore che chiedeva l'ammissione al passivo fallimentare per un ingente finanziamento soci. La decisione conferma che la semplice iscrizione del finanziamento nel bilancio societario non costituisce prova sufficiente nei confronti della curatela, essendo necessario dimostrare l'effettiva erogazione delle somme e la loro causa.
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Notifica cartella esattoriale: la prova e la difesa
Un contribuente ha impugnato un preavviso di iscrizione ipotecaria, sostenendo la mancata notifica delle cartelle di pagamento sottostanti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo principi chiave sulla prova della notifica cartella esattoriale. La Corte ha chiarito che per dimostrare l'avvenuta notifica è sufficiente produrre la copia della relata di notifica, senza necessità di allegare l'intera cartella. Inoltre, la contestazione della conformità delle copie prodotte dall'ente di riscossione deve essere specifica e dettagliata, non generica, altrimenti risulta inefficace.
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Prova del credito nel fallimento: l’onere del fornitore
Un fornitore di energia si è visto respingere la richiesta di ammissione al passivo fallimentare di una società cliente. La Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che né le fatture commerciali né un decreto ingiuntivo non definitivo costituiscono adeguata prova del credito nel fallimento. L'onere di dimostrare l'effettiva esecuzione della fornitura ricade interamente sul creditore, specialmente nei confronti del curatore, considerato un terzo estraneo al rapporto contrattuale.
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Rinuncia al ricorso: niente doppia sanzione
Una società agricola ha rinunciato al proprio ricorso in Cassazione contro una Regione in una disputa su aiuti comunitari. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio, compensato le spese legali e, soprattutto, ha chiarito che in caso di rinuncia al ricorso non è dovuto il versamento del cosiddetto "doppio contributo unificato", poiché tale misura sanzionatoria si applica solo in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione, non di ritiro volontario.
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Doppio contributo unificato: no se c’è rinuncia
Una società di leasing, dopo aver presentato ricorso in Cassazione contro un decreto del Tribunale, ha successivamente rinunciato all'impugnazione. La Corte Suprema ha dichiarato estinto il giudizio, chiarendo che la rinuncia non comporta l'obbligo di pagare il doppio contributo unificato. Questa sanzione si applica solo in caso di rigetto, inammissibilità o improcedibilità del ricorso, non potendo essere estesa per analogia.
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Cessazione materia contendere: estinzione del giudizio
Un contribuente impugnava un avviso di accertamento IMU sostenendo di aver rinunciato all'eredità. Durante il giudizio in Cassazione, le parti raggiungevano un accordo e il debito veniva saldato. La Corte Suprema, prendendo atto della rinuncia al ricorso, ha dichiarato la cessazione della materia del contendere e l'estinzione del processo, compensando le spese legali.
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Privilegio su crediti: esteso al garante? La Cassazione
Una banca in liquidazione ha contestato l'estensione di un privilegio su crediti a sé stessa, in qualità di garante di un finanziamento pubblico. La Corte d'Appello aveva dato ragione al creditore, affermando la natura oggettiva del privilegio. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha dichiarato il ricorso della banca inammissibile perché presentato oltre il termine perentorio di 30 giorni previsto dalle norme speciali sulla liquidazione coatta amministrativa degli istituti di credito, senza entrare nel merito della questione.
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Azione Revocatoria: Cassazione e Prova dei Fatti
Una società in amministrazione straordinaria ha tentato di revocare la vendita di un immobile, sostenendo che il prezzo fosse sproporzionato. L'azione revocatoria fallimentare è stata respinta sia in primo grado che in appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti o le prove, competenza esclusiva dei giudici di merito, ma solo di verificare la corretta applicazione della legge.
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