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Art. 1, comma 17, l. n. 228 del 2012

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396 provvedimenti

Documenti non esibiti: quando sono utilizzabili?
Una società, a seguito di un incendio che ha distrutto la contabilità, ha ricevuto un accertamento induttivo. In giudizio, ha prodotto i documenti ricostruiti. La Cassazione ha confermato la loro validità, stabilendo che la preclusione per i documenti non esibiti non opera se la loro indisponibilità, dichiarata durante la verifica, è veritiera, anche se causata da colpa del contribuente e non solo da caso fortuito.
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Onere di specificità: ricorso inammissibile se generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un'ingiunzione di pagamento per la Tariffa di Igiene Ambientale (TIA). La decisione si fonda sulla violazione dell'onere di specificità dei motivi di ricorso. Secondo la Corte, l'appellante ha presentato doglianze generiche, mescolando diverse censure senza confrontarsi criticamente e in modo puntuale con la ratio decidendi della sentenza d'appello. Questo vizio formale ha impedito alla Corte di esaminare il merito della questione, ribadendo la necessità di una redazione chiara e mirata degli atti di impugnazione.
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Termine Reclamo Fallimentare: La Cassazione Chiarisce
Una società, aggiudicataria di un immobile in un'asta nell'ambito di un concordato preventivo, si è vista revocare l'aggiudicazione dal giudice. Il suo reclamo è stato dichiarato inammissibile per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il termine reclamo fallimentare breve di dieci giorni decorre dalla data di ricezione della comunicazione integrale del provvedimento via PEC, anche se il destinatario, come l'aggiudicatario, non è una parte formale del procedimento che ha portato all'emissione del decreto.
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Notifica cartella esattoriale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un'intimazione di pagamento. L'ordinanza stabilisce che per la prova della notifica cartella esattoriale è sufficiente la produzione di una copia dell'avviso di ricevimento, a meno che non vi sia un disconoscimento specifico e non generico. La Corte ha inoltre ribadito che i crediti erariali come IRPEF e IVA si prescrivono nel termine ordinario di dieci anni e non in cinque.
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Prova del danno: la Cassazione e l’onere probatorio
Un'imprenditrice agricola ha citato in giudizio un istituto di credito per una presunta segnalazione illegittima a una centrale rischi, chiedendo il risarcimento dei danni patrimoniali e non. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda per mancata prova del danno. La Corte di Cassazione, con la presente ordinanza, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove e l'opportunità di ricorrere a presunzioni rientrano nel potere discrezionale dei giudici di merito e non sono riesaminabili in sede di legittimità se la motivazione è coerente. L'onere della prova del danno non era stato assolto.
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Obblighi informativi: l’onere di allegazione spetta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due investitori contro un istituto di credito, stabilendo un principio chiave sugli obblighi informativi. La Corte ha chiarito che, in caso di presunta violazione, non è sufficiente per l'investitore lamentare genericamente una mancata informazione. Spetta a quest'ultimo l'onere di allegare in modo specifico e circostanziato quali informazioni l'intermediario avrebbe omesso di fornire. In assenza di tale allegazione specifica, la sottoscrizione di una clausola di inadeguatezza dell'operazione fa presumere l'adempimento degli obblighi da parte della banca.
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Acquisizione sanante: come si calcola l’indennizzo
La Corte di Cassazione chiarisce i criteri per determinare l'indennizzo in caso di acquisizione sanante di un terreno. L'ordinanza stabilisce che la valutazione deve basarsi sul valore venale del bene al momento del decreto di acquisizione, considerando l'uso effettivo e non le potenzialità future. Il ricorso dei proprietari, che lamentavano una stima troppo bassa per un terreno potenzialmente destinato a vigneto, è stato dichiarato inammissibile perché le censure non affrontavano la ratio decidendi della sentenza d'appello.
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Azione revocatoria: il deposito del ricorso basta
La Corte di Cassazione stabilisce che, nell'ambito di un'azione revocatoria avviata con rito sommario, la prescrizione quinquennale si interrompe con il semplice deposito del ricorso in cancelleria, senza dover attendere la notifica alla controparte. Questa decisione protegge il creditore dai ritardi dell'ufficio giudiziario. Il caso riguardava un creditore che aveva agito contro la costituzione di fondi patrimoniali da parte dei suoi debitori, depositando il ricorso prima della scadenza dei cinque anni, ma notificandolo dopo.
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Rinuncia al ricorso: spese e contributo unificato
Una società di trasporti, dopo aver impugnato una sentenza sfavorevole in una causa di lavoro, ha presentato una rinuncia al ricorso in Cassazione. La lavoratrice non ha accettato la rinuncia. La Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, condannando la società ricorrente al pagamento delle spese legali. Crucialmente, ha chiarito che in caso di rinuncia al ricorso non si applica il raddoppio del contributo unificato, poiché tale misura sanzionatoria è prevista solo per rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Notifica ricorso inammissibile: il ruolo della c.a.d.
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un contribuente per un vizio di procedura. La mancata produzione in giudizio della ricevuta di ritorno della comunicazione di avvenuto deposito (c.a.d.), in caso di assenza temporanea del destinatario, rende la notifica del ricorso incompleta e l'impugnazione improcedibile, assorbendo ogni questione di merito sulla residenza fiscale.
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Eccezione di prescrizione: quando è troppo tardi?
La Corte di Cassazione conferma la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che l'eccezione di prescrizione, sollevata tardivamente da un istituto emittente contro un risparmiatore che chiedeva il rimborso di buoni fruttiferi, è inefficace. Essendo un'eccezione in senso stretto, deve essere presentata nei termini processuali perentori del primo grado di giudizio. La tardività comporta la decadenza dal diritto di opporla, con conseguente obbligo di rimborso a carico dell'istituto.
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Impugnazione delibera comunione: i termini decadenza
Un partecipante a una comunione ha citato in giudizio l'amministratore per ottenere il risarcimento dei danni a seguito dell'interruzione della fornitura d'acqua, disposta con delibera assembleare per presunta morosità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, a differenza del condominio, nella comunione non si applica il vizio di eccesso di potere. La mancata impugnazione della delibera comunione entro il termine di decadenza di 30 giorni la rende definitiva, precludendo qualsiasi successiva richiesta di risarcimento nei confronti dell'amministratore che l'ha eseguita.
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Errore di fatto revocazione: limiti secondo la Cassazione
Un contribuente residente all'estero ha impugnato un atto di riscossione, lamentando la mancata notifica dell'avviso di accertamento presupposto. Dopo che la Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, ha tentato la via della revocazione, sostenendo un errore di fatto. La Corte Suprema ha dichiarato inammissibile il ricorso per errore di fatto revocazione, ribadendo che questo rimedio è applicabile solo per sviste percettive su fatti indiscussi, non per criticare la valutazione o l'interpretazione giuridica del giudice, che costituisce un errore di giudizio non revocabile.
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Dazio antidumping: responsabilità dell’importatore
La sentenza Cass. Civ., Sez. 5, n. 34581 del 30/12/2019 analizza la responsabilità dell'importatore nel pagamento del dazio antidumping. Una società aveva importato merce dalla Cina, dichiarata con un certo codice doganale. L'Agenzia delle Dogane, dopo un'analisi, ha riclassificato la merce, applicando un pesante dazio antidumping supplementare. La Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la valutazione sulla natura della merce è un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità e che l'importatore è il debitore principale dell'obbligazione doganale, in solido con il suo rappresentante indiretto, senza che la buona fede possa esimerlo dal pagamento.
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Responsabilità rappresentante indiretto: la Cassazione
Con la sentenza n. 34580 del 30/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. V, ha ribadito la piena responsabilità del rappresentante indiretto per maggiori dazi e sanzioni doganali. Il caso riguardava un'errata classificazione di merce importata, soggetta a dazio antidumping. La Corte ha stabilito che la presentazione della dichiarazione doganale fonda la responsabilità solidale del rappresentante, a prescindere dalla sua effettiva conoscenza dell'irregolarità, sottolineando un preciso dovere di diligenza e controllo.
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Rimborso IVA: decisivo il giudicato interno
Con la sentenza n. 34578 del 30/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. 5, ha rigettato il ricorso di una società di riscossione per il rimborso dell'IVA. La richiesta, basata su una precedente condanna a rimborsare l'imposta a terzi, è stata respinta a causa del formarsi di un giudicato interno. La Corte ha stabilito che la mancata impugnazione specifica, nel merito, della questione relativa all'esistenza di un 'provvedimento coattivo' ha reso la decisione del giudice precedente definitiva e non più riesaminabile.
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