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Utili Extracontabili

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277 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Presunzione distribuzione utili: socio tassato anche con perdite
La Corte di Cassazione ha chiarito la validità della presunzione distribuzione utili nelle società con pochi soci. Un socio, titolare del 99% di una S.r.l., era stato tassato per utili non dichiarati dalla società. Egli si difendeva sostenendo che la società era ufficialmente in perdita. La Corte ha stabilito che la perdita contabile è irrilevante. La presenza di ricavi 'in nero', accertati in via definitiva a carico della società, fa scattare la presunzione che tali somme siano state distribuite ai soci. Spetta al socio, e non al Fisco, dimostrare il contrario. La tesi dell'Agenzia delle Entrate è stata quindi accolta.
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Azienda fallita batte il Fisco: legittimazione processuale salva
Una società a ristretta base partecipativa, poi fallita, riceve un avviso di accertamento per presunti utili occulti distribuiti ai soci. Durante il processo, il curatore fallimentare non si costituisce. L'Agenzia delle Entrate contesta il diritto degli ex soci a difendersi. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: in materia tributaria, la semplice inerzia del curatore è sufficiente a garantire la **legittimazione processuale del fallito**. Questo perché il contribuente deve potersi difendere da pretese fiscali che hanno effetti personali anche dopo il fallimento. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell'Agenzia, confermando la decisione precedente che aveva ridotto la pretesa fiscale.
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Socia tassata per utili Srl estinta: la presunzione resta valida
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una socia di una Srl a cui era stato notificato un avviso di accertamento per redditi da partecipazione, basato sulla presunzione di distribuzione utili extracontabili della società. La contribuente si opponeva sostenendo che l'accertamento originario verso la società era stato annullato perché l'ente era già estinto. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiave: l'annullamento dell'atto societario per un vizio puramente procedurale (giudicato formale) non invalida l'accertamento verso il socio. La presunzione di distribuzione utili resta valida e la socia, non avendo contestato nel merito l'esistenza di tali utili, è stata condannata al pagamento.
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Presunzione di distribuzione utili: Socia tassata anche se la Srl è cancellata
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di accertamento fiscale verso la socia di una Srl a base ristretta. L'Agenzia delle Entrate le contestava maggiori redditi basandosi sulla presunzione di distribuzione utili non dichiarati dalla società. La socia si difendeva sostenendo che l'accertamento verso la società era stato annullato e che la società, ormai cancellata, non le aveva distribuito nulla in fase di liquidazione. La Corte ha dato ragione al Fisco. Ha stabilito che l'annullamento dell'accertamento societario per soli vizi procedurali non invalida quello verso il socio. Inoltre, la presunzione di distribuzione utili opera indipendentemente da quanto risulta dal bilancio finale di liquidazione, poiché si fonda sull'idea che i guadagni 'in nero' siano stati incassati dai soci durante la vita dell'azienda.
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Azienda non fa ricorso? Il reddito di partecipazione del socio si può contestare
La Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul reddito di partecipazione del socio. Un socio di una S.r.l. a ristretta base sociale può contestare l'ammontare del reddito che gli viene attribuito, anche se l'avviso di accertamento notificato alla società è diventato definitivo per mancata impugnazione. L'Agenzia delle Entrate aveva accertato un maggior reddito a una società e, di conseguenza, al suo socio al 50%. La Corte ha chiarito che il diritto di difesa del socio è autonomo. Egli può dimostrare che il reddito societario era inferiore a quello accertato, proteggendo così la propria posizione fiscale personale. La causa è stata rinviata al giudice di secondo grado per una nuova valutazione.
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Presunzione utili soci S.r.l.: socio condannato senza prova
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento a carico della socia di una S.r.l. per utili non dichiarati dalla società. La sentenza ribadisce il principio della 'Presunzione utili soci S.r.l.' per le società a ristretta base partecipativa: i guadagni in nero si presumono distribuiti ai soci in proporzione alle loro quote. Spetta al socio, e non al Fisco, dimostrare di non aver incassato tali somme o che siano state reinvestite. La Corte ha chiarito che il procedimento contro il socio è autonomo da quello contro la società, respingendo la richiesta di sospensione. Di conseguenza, la socia ha perso la causa e deve pagare le imposte accertate.
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Presunzione di distribuzione utili: il Fisco vince contro il socio
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una socia, detentrice del 95% delle quote di una società a ristretta base, che aveva ricevuto un avviso di accertamento IRPEF. L'Agenzia delle Entrate le contestava maggiori redditi basandosi sulla presunzione di distribuzione utili non dichiarati dalla società. La socia sosteneva che tale presunzione fosse un automatismo illegittimo. La Corte ha respinto il ricorso, confermando la validità del principio: in una società con pochi soci, il Fisco può legittimamente presumere che i guadagni 'in nero' siano stati divisi tra loro. Spetta al socio fornire la prova contraria, dimostrando ad esempio che tali utili sono stati reinvestiti nell'azienda. Vince quindi l'Agenzia delle Entrate.
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Presunzione distribuzione utili: Soci pagano per i profitti in nero
La Corte di Cassazione ha confermato la validità della **presunzione di distribuzione utili** per le società a ristretta base azionaria. Se l'Agenzia delle Entrate accerta profitti non contabilizzati ('in nero'), questi si presumono automaticamente distribuiti ai soci, i quali diventano personalmente responsabili per il pagamento delle imposte (IRPEF) su tali somme. Nel caso specifico, una società aveva creato utili extracontabili tramite un meccanismo di fatture e note di credito generiche. La Corte ha respinto il ricorso dei soci, stabilendo che spetta a loro dimostrare che quei profitti non sono stati incassati ma, ad esempio, reinvestiti nell'azienda. L'Agenzia delle Entrate ha quindi vinto la causa.
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Società familiare: la presunzione distribuzione utili vince sul Fisco
La Corte di Cassazione affronta il caso di una società a ristretta base sociale, composta da due soci familiari, a cui l'Agenzia delle Entrate aveva accertato utili non dichiarati. La sentenza stabilisce un principio fondamentale: in queste società, vige una presunzione di distribuzione utili. Si presume cioè che i profitti 'in nero' siano stati divisi tra i soci. Per evitare la tassazione personale, spetta ai soci stessi fornire la prova contraria, dimostrando che quei guadagni sono stati reinvestiti nell'azienda o accantonati. In assenza di tale prova, l'accertamento del Fisco è legittimo e i soci sono tenuti a pagare le imposte sui redditi presuntivamente incassati. La Corte ha quindi respinto il ricorso della società e dei soci.
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Presunzione distribuzione utili: socio salvo solo se prova i pagamenti
La Corte di Cassazione affronta il tema della presunzione di distribuzione utili ai soci di una società a ristretta base. Un socio aveva ricevuto un avviso di accertamento per maggiori imposte, basato su utili non dichiarati dalla sua società. Il contribuente ha dimostrato che una parte di questi utili 'occulti' non era stata incassata, ma usata direttamente dall'acquirente di un immobile per estinguere un debito della società stessa. La Corte ha stabilito un principio importante: per la parte di utili la cui destinazione a estinguere debiti sociali è provata, la presunzione è vinta e il socio non è tassabile. Per la parte restante, in assenza di prove, la presunzione resta valida e il socio deve pagare le imposte. La vittoria del contribuente è quindi solo parziale.
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Utili in nero: la presunzione di distribuzione al socio vince
La Corte di Cassazione ha riaffermato un principio cruciale per le società con pochi soci. Se l'Agenzia delle Entrate scopre utili non dichiarati, si applica la presunzione distribuzione utili direttamente ai soci. Questo significa che il Fisco considera quei profitti come se fossero già stati incassati personalmente dai soci, tassandoli di conseguenza. La sentenza chiarisce che spetta al socio, e non al Fisco, dimostrare il contrario. Il socio deve provare che quegli utili sono stati reinvestiti nell'azienda o accantonati, e non distribuiti. In questo caso, il ricorso dell'Agenzia delle Entrate è stato accolto, ribaltando la decisione precedente e ponendo l'onere della prova a carico del contribuente.
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Utili in Nero e Società Ristretta: Socio di Minoranza Paga?
La Corte di Cassazione ha riaffermato un principio fondamentale in materia fiscale: la presunzione di distribuzione utili in una società a ristretta base. Se l'Amministrazione Finanziaria accerta profitti non dichiarati (extracontabili) a carico della società, questi si presumono automaticamente distribuiti ai soci. Di conseguenza, spetta al singolo socio, anche se titolare di una quota minima, fornire la prova contraria. Deve dimostrare che quegli utili sono stati reinvestiti nell'azienda o che era completamente estraneo alla gestione sociale. La semplice partecipazione minoritaria non è sufficiente per vincere la presunzione del Fisco. In questo caso, la Corte ha dato ragione all'Agenzia delle Entrate, ribaltando la decisione precedente.
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Socio estraneo alla gestione? Paga per gli utili in nero
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento IRPEF a carico di una socia di una S.r.l. La sentenza ribadisce il principio della presunzione di distribuzione utili società a ristretta base. Secondo la Corte, i profitti non dichiarati dall'azienda si considerano automaticamente distribuiti ai soci in proporzione alle loro quote. La socia non è riuscita a fornire la prova contraria, ovvero di non aver incassato tali somme. La sua dichiarata estraneità alla gestione e i conflitti personali con altri soci non sono stati ritenuti sufficienti a superare la presunzione del Fisco. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate ha vinto la causa e la socia è tenuta al pagamento delle imposte.
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Presunzione utili: il socio vince anche se l’azienda non fa ricorso
Un socio di una società a ristretta base, fallita, riceve un avviso di accertamento IRPEF per utili non dichiarati. L'Agenzia delle Entrate basa la sua pretesa su un precedente accertamento notificato alla società e da questa non impugnato. La Corte di Cassazione chiarisce un principio fondamentale sulla presunzione di distribuzione utili: se l'accertamento societario è diventato definitivo solo per mancata impugnazione, e non per una decisione di merito, il socio ha il pieno diritto di contestare nel proprio giudizio sia la mancata percezione degli utili, sia l'esistenza stessa dei maggiori redditi accertati alla società. Di conseguenza, il socio vince la causa.
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Presunzione Utili Extracontabili: il Fisco accusa, il Socio paga
L'Agenzia delle Entrate contesta a un socio di una S.r.l. la percezione di profitti non dichiarati, basando l'accusa su una presunzione utili extracontabili. La presunzione nasce da movimentazioni sui conti correnti personali dei soci, usati anche per le esigenze dell'azienda. Il caso arriva fino in Cassazione, ma non giunge a una sentenza di merito. Il contribuente, infatti, aderisce a una definizione agevolata (una sorta di 'pace fiscale'), paga il dovuto e rinuncia al ricorso. Di conseguenza, la Corte Suprema dichiara l'estinzione del processo, chiudendo la vicenda senza stabilire chi avesse ragione.
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Presunzione di distribuzione utili: il condono blocca la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un socio di due società immobiliari a cui l'Agenzia delle Entrate aveva contestato maggiori redditi. L'accusa si basava sulla presunzione di distribuzione di utili non dichiarati dalle aziende. Secondo il Fisco, i profitti occultati dalle società erano stati incassati direttamente dal socio. Tuttavia, la vicenda giudiziaria si è conclusa in modo inaspettato. Prima della sentenza finale, il contribuente ha aderito a una definizione agevolata (un 'condono' fiscale), pagando gli importi richiesti e rinunciando al ricorso. Di conseguenza, la Corte ha dichiarato l'estinzione del processo, chiudendo la lite senza decidere nel merito chi avesse ragione.
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Presunzione di distribuzione utili: la Cassazione frena e rinvia
Un'azienda edile ha ricevuto diversi avvisi di accertamento per presunti ricavi non dichiarati. L'Agenzia delle Entrate ha applicato la cosiddetta 'presunzione di distribuzione utili', attribuendo i profitti non contabilizzati direttamente ai soci della società, essendo questa a ristretta base familiare. La Corte di Cassazione, investita della questione, non ha emesso una decisione definitiva. Ha invece ritenuto la materia troppo complessa per una trattazione rapida, in particolare per la necessità di valutare l'applicazione di nuove norme sanzionatorie più favorevoli. Per questo motivo, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per un approfondimento. L'esito finale della vicenda è quindi sospeso.
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Utili in nero: la presunzione distribuzione utili condanna la socia
Una socia di una S.r.l. a ristretta base sociale ha ricevuto una cartella di pagamento per l'IRPEF su utili che l'Agenzia delle Entrate aveva accertato come non dichiarati dalla società. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della pretesa fiscale, rigettando il ricorso della contribuente. Il principio chiave è la cosiddetta 'presunzione distribuzione utili': nelle società con pochi soci, si presume che i profitti non contabilizzati vengano automaticamente distribuiti tra loro. Di conseguenza, i soci diventano personalmente responsabili per le imposte su quei redditi, anche se l'accertamento verso la società non è ancora definitivo. La socia ha perso la causa e deve pagare.
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Utili extracontabili socio uscente: Fisco sconfitto in Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un avviso di accertamento per utili extracontabili notificato a un socio uscente di una società a ristretta base azionaria. La contribuente aveva ceduto le sue quote prima della fine dell'anno fiscale. L'Agenzia delle Entrate pretendeva comunque le imposte sui profitti in nero, presumendone la distribuzione. La Cassazione ha dato ragione alla contribuente, stabilendo un principio chiaro: la presunzione di distribuzione degli utili non dichiarati si applica solo a chi riveste la qualifica di socio al momento della chiusura dell'esercizio. Di conseguenza, l'accertamento fiscale nei confronti del socio uscente è illegittimo.
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Presunzione utili ai soci: l’azienda evade, il socio paga
La Corte di Cassazione ha confermato un avviso di accertamento a carico di una socia e amministratrice di una società a ristretta base partecipativa. L'Agenzia delle Entrate le aveva attribuito redditi personali derivanti da utili extracontabili della società, anche senza una prova diretta del passaggio di denaro sul suo conto. La Corte ha ribadito il principio della presunzione di distribuzione di utili ai soci in questi contesti. Spetta al socio, non al Fisco, dimostrare che quei profitti non sono stati distribuiti ma, ad esempio, reinvestiti nell'azienda. Non avendo fornito tale prova, la contribuente è stata condannata a pagare le maggiori imposte.
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