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Utili Extracontabili

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277 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Società a ristretta base azionaria: fisco batte socio su utili
L'Agenzia delle Entrate ha accertato un maggior reddito in capo a una società a ristretta base azionaria, recuperando a tassazione costi indeducibili e un fittizio finanziamento soci. Di conseguenza, l'ufficio ha emesso un avviso di accertamento nei confronti del Socio, presumendo la distribuzione di questi utili non dichiarati. Il Socio ha impugnato l'atto, sostenendo che la presunzione non potesse applicarsi a costi meramente indeducibili o a poste contabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Socio. I giudici hanno stabilito che anche i costi indeducibili e le riprese contabili aumentano il reddito reale della società. Pertanto, scatta la presunzione di distribuzione degli utili ai soci, a meno che il contribuente non fornisca la prova contraria del reinvestimento o dell'accantonamento di tali somme.
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Società a ristretta base azionaria: costi falsi, tasse ai soci
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti del Socio di una società a ristretta base azionaria, presumendo la distribuzione di utili extracontabili derivanti da costi indeducibili e fittizi registrati dall'azienda. Il Socio ha impugnato l'atto, sostenendo che la presunzione di distribuzione non potesse applicarsi a semplici riprese contabili o costi indeducibili effettivamente sostenuti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Socio. I giudici hanno stabilito che l'esclusione di costi indeducibili o fittizi dal bilancio aumenta il reddito imponibile della società. Di conseguenza, nelle società con pochi soci, scatta la presunzione che questo maggior reddito sia stato distribuito ai soci stessi. Il Socio non ha fornito la prova contraria di non aver percepito tali somme o che le stesse fossero state accantonate o reinvestite.
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Società a ristretta base partecipativa: il fisco frena in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IRPEF nei confronti di una contribuente, socia di una società a ristretta base partecipativa composta da soli due soci. L'ufficio presumeva la distribuzione di utili extracontabili derivanti da vendite non registrate della società. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, rilevando che l'accertamento principale sulla società era già stato annullato. L'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. La contribuente ha chiesto di trattare il caso insieme ad altri ricorsi simili pendenti tra le stesse parti. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo per la trattazione congiunta con gli altri giudizi collegati.
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Società a ristretta base partecipativa: il socio paga per il nero
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori redditi a carico di una contribuente, socia al 75% di una s.r.l. a gestione familiare, applicando la presunzione di distribuzione dei guadagni in nero tipica di una società a ristretta base partecipativa. I giudici di merito avevano annullato l'atto impositivo, ritenendo che il fisco dovesse dimostrare l'effettivo incasso delle somme da parte della donna. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, chiarendo che spetta esclusivamente al socio fornire la prova contraria, dimostrando che gli utili extracontabili sono stati accantonati o reinvestiti nell'azienda e non distribuiti.
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Fisco e opere d’arte: le regole sul regime del margine
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento per Ires, Irap e Iva nei confronti di una società e dei suoi soci a seguito di indagini finanziarie. La Corte di Cassazione ha chiarito che spetta al contribuente l'onere di provare i presupposti per applicare il regime del margine sulle cessioni di opere d'arte, non potendo il giudice d'appello presumere la mancanza del prezzo d'acquisto senza verifiche. Inoltre, la Corte ha stabilito che per le società a ristretta base opera la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci, i quali vanno tassati per intero senza le agevolazioni previste per i dividendi dichiarati. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Presunzione di distribuzione utili occulti: soci tassati
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento per imposte non pagate a una società già cancellata dal registro delle imprese e alle sue ex socie. Una delle socie ha impugnato gli atti, sostenendo che l'estinzione della società annullasse ogni pretesa e che non vi fosse prova della distribuzione di somme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della contribuente. I giudici hanno stabilito che, nelle società a ristretta base, opera la presunzione di distribuzione utili occulti. Di conseguenza, l'annullamento dell'accertamento societario per soli motivi di rito, come l'estinzione della società prima della notifica, non cancella il debito d'imposta personale dei soci per i dividendi non dichiarati, i quali restano tassabili se il fisco dimostra l'esistenza dei ricavi occulti.
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Presunzione di distribuzione utili extracontabili: socio battuto
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un socio detentore del 50% delle quote di una s.r.l., contestando un maggior reddito IRPEF. L'ufficio ha applicato la presunzione di distribuzione utili extracontabili, ritenendo che i profitti in nero della società fossero stati distribuiti ai soci vista la ristretta base sociale. Il socio ha impugnato l'atto, sostenendo che la società avesse chiuso l'esercizio in perdita e che l'amministrazione dovesse provare l'effettivo incasso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che la ristrettezza della compagine sociale basta a far scattare la presunzione di distribuzione. Spetta al socio dimostrare che i fondi neri non sono stati distribuiti ma reinvestiti o accantonati, non essendo sufficiente la mera presenza di una perdita di bilancio ufficiale.
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Società a ristretta base sociale: Fisco batte soci estranei
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro tre soci di una s.r.l., presumendo la distribuzione di utili extracontabili in nero. La società, attiva nel commercio di rottami, era qualificabile come società a ristretta base sociale. I giudici d'appello avevano annullato gli atti ritenendo i soci estranei alla gestione aziendale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. La Corte ha stabilito che, per superare la presunzione di distribuzione degli utili, non basta dimostrare la propria estraneità alla gestione. I soci devono provare che i maggiori ricavi non sono stati conseguiti, oppure che sono stati accantonati, reinvestiti o sottratti da terzi. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Ristretta base partecipativa: cade l’accertamento, salvo il socio
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una socia di una società a ristretta base partecipativa, presumendo la distribuzione di utili extracontabili (in nero). Tuttavia, l'accertamento principale sul reddito della società era già stato annullato dal giudice tributario per vizi di merito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco. Ha stabilito che l'annullamento definitivo dell'accertamento societario fa cadere automaticamente anche l'accertamento sul socio, poiché manca il presupposto stesso per presumere la distribuzione di utili non dichiarati.
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Presunzione di distribuzione degli utili extracontabili battuta
A seguito di una verifica fiscale, l'Amministrazione Finanziaria ha accertato maggiori imposte a carico di una società agricola a ristretta base sociale e dei suoi soci, applicando la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili. I soci hanno impugnato gli avvisi di accertamento. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento delle pretese fiscali nei confronti dei soci. Infatti, i contribuenti hanno fornito la prova contraria necessaria a superare la presunzione: l'intero importo in contanti non dichiarato (pari a 390.000 euro) era stato rinvenuto esclusivamente presso l'abitazione dell'amministratore di fatto, dimostrando che nessuna somma era stata effettivamente distribuita agli altri soci. Vince il contribuente.
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Società a ristretta base: Fisco ko sulla motivazione apparente
I soci di una società a ristretta base hanno impugnato gli avvisi di accertamento con cui il Fisco contestava loro la percezione di utili extracontabili (guadagni in nero). I contribuenti lamentavano l'invalidità della notifica dell'accertamento alla società (trasferita a Londra) e il rinvio generico a tale atto. La Corte di Cassazione ha rigettato questi motivi, confermando la validità della notifica all'estero e della motivazione per rinvio. Ha invece accolto il ricorso sul terzo motivo: i giudici d'appello non hanno spiegato perché hanno respinto la prova dei soci sulla diversa destinazione di una somma di 165.000 euro, incorrendo in una motivazione apparente. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria della Puglia per un nuovo esame.
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Presunzione di distribuzione utili extracontabili: Fisco vince
Il Fisco ha accertato maggiori imposte a carico di un socio, sul presupposto che la società a ristretta base partecipativa di cui faceva parte avesse distribuito utili in nero derivanti da costi fittizi. Il socio ha contestato l'atto, sostenendo di essere estraneo alla gestione e lamentando l'applicazione di una doppia presunzione, aggravata dal passaggio dei fondi attraverso una società intermedia non preventivamente accertata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che la presunzione di distribuzione utili extracontabili è pienamente legittima nelle società con pochi soci, in virtù del forte legame di fiducia reciproca. Per superare tale presunzione, il socio non può limitarsi a negare l'incasso, ma deve dimostrare concretamente che i profitti in nero sono stati accantonati o reinvestiti nell'attività aziendale.
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Società a ristretta base partecipativa: schermi societari ko
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro tre familiari, soci finali di una catena societaria, imputando loro i ricavi in nero di una srl controllata indirettamente. I giudici d'appello avevano annullato gli atti ritenendo inapplicabile la presunzione di distribuzione degli utili a causa della presenza di società intermedie. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che, in una società a ristretta base partecipativa, la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili opera anche attraverso più gradi societari, se la compagine finale è ristretta e familiare. Di conseguenza, il Fisco può richiedere le tasse direttamente ai soci persone fisiche senza dover prima emettere accertamenti contro le società intermedie. Spetta ai soci dimostrare l'effettiva destinazione alternativa di tali somme per evitare la tassazione.
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Presunzione di distribuzione degli utili extracontabili: soci ko
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'accertamento fiscale nei confronti di due socie di una società di famiglia. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato loro la percezione di redditi non dichiarati, derivanti da utili in nero prodotti da una seconda società operativa, partecipata da quella di famiglia. La decisione ribadisce che la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili si applica automaticamente nelle società a ristretta base societaria. Questo meccanismo opera anche se le socie non svolgono ruoli di gestione e persino saltando la società intermedia nella catena di controllo. Per vincere la presunzione, le contribuenti avrebbero dovuto dimostrare la reale e diversa destinazione dei fondi, e non semplicemente di non averli ricevuti. Il ricorso delle socie è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese.
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Presunzione di distribuzione utili: il fisco vince sui costi fittizi
L'Amministrazione Finanziaria ha accertato in capo a una società a ristretta base partecipativa un maggior reddito derivante dall'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Di conseguenza, ha imputato al socio la quota proporzionale di questi guadagni non dichiarati, applicando la presunzione di distribuzione utili. Il giudice d'appello aveva annullato l'atto, ritenendo che il recupero di costi fittizi non generasse un'effettiva liquidità da distribuire. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco. I giudici hanno chiarito che la presunzione di distribuzione utili opera anche quando il maggior reddito societario deriva dal disconoscimento di costi fittizi. Per vincere tale presunzione, il socio non può limitarsi a negare l'incasso, ma deve fornire la prova positiva che le somme siano state accantonate o reinvestite nella società.
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Presunzione distribuzione utili extracontabili: ko per il socio
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un socio, detentore del 50% delle quote di una società a responsabilità limitata, due avvisi di accertamento per la presunta percezione di utili non dichiarati. L'ufficio ha applicato la presunzione distribuzione utili extracontabili, ritenendo che i maggiori ricavi accertati in capo alla società a ristretta base partecipativa fossero stati distribuiti ai soci. Il contribuente ha impugnato gli atti, sostenendo la propria estraneità alla gestione e l'assenza di prove finanziarie o penali a suo carico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che, nelle società a ristretta base, l'esistenza di utili in nero fa presumere la loro distribuzione tra i soci. Per superare tale presunzione, il socio deve dimostrare positivamente che i fondi sono stati accantonati o reinvestiti, non bastando la semplice prova di non averli ricevuti.
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Utili extracontabili: risponde anche il socio non amministratore
L'Agenzia delle Entrate ha accertato la presenza di utili in nero in capo a una società a ristretta base partecipativa, presumendone la distribuzione pro quota ai soci. Il Socio, titolare del 50% delle quote ma privo di ruoli amministrativi, ha impugnato l'atto sostenendo la propria estraneità alla gestione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili. I giudici hanno chiarito che, nelle società con pochi soci, il forte legame di fiducia reciproca giustifica la presunzione di ripartizione dei guadagni occulti tra tutti i partecipanti. Per superare tale presunzione, il socio non può limitarsi a negare l'incasso, ma deve fornire la prova positiva che i fondi siano stati reinvestiti o accantonati dalla società, oppure dimostrare una rottura insanabile dei rapporti sociali. Il contribuente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a sanzioni per lite temeraria.
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Ristretta base societaria: socia passiva perde contro il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una contribuente, socia indiretta di una società di capitali, presumendo la percezione di utili extracontabili non dichiarati. La contribuente ha impugnato l'atto sostenendo la propria totale estraneità alla gestione e contestando l'applicazione di una doppia presunzione a catena. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che nelle società a ristretta base societaria opera la presunzione di distribuzione degli utili in nero ai soci. Tale principio si applica anche in presenza di una catena partecipativa tra società collegate, senza necessità di un previo accertamento formale sulla società intermedia. Per vincere la presunzione, il socio deve fornire la prova positiva della diversa destinazione data a tali somme e non la semplice estraneità alla gestione.
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Utili extracontabili: prelievi soci tassati anche senza delibera
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un socio il prelievo di oltre 212.000 euro dai conti della sua società unipersonale, qualificando la somma come utili extracontabili ricevuti in nero. Il socio sosteneva che si trattasse di rimborsi per debiti aziendali da lui pagati, invocando un accordo di accollo interno. Tuttavia, i giudici hanno accertato che i debiti erano stati pagati con fondi della società stessa e non del socio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando che i prelievi non giustificati costituiscono utili extracontabili tassabili, anche in assenza di una formale delibera assembleare di distribuzione dei guadagni. Il contribuente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Società a ristretta base sociale: mutui gonfiati e fisco sui soci
L'Amministrazione Finanziaria ha accertato maggiori ricavi in nero derivanti dalla vendita di immobili da parte di una s.r.l., poi cancellata dal registro delle imprese. Il Fisco ha quindi richiesto le imposte ai soci, presumendo la distribuzione dei maggiori utili in nero. La Corte di Cassazione ha stabilito che, trattandosi di una società a ristretta base sociale, opera la presunzione che gli utili extracontabili siano stati distribuiti ai soci nel medesimo anno. Spetta ai soci dimostrare il contrario. Inoltre, lo scostamento tra il prezzo dichiarato nel rogito e l'importo del mutuo concesso all'acquirente costituisce un indizio grave e preciso di evasione. La sentenza d'appello, che aveva limitato la responsabilità dei soci al solo bilancio finale di liquidazione, è stata cassata con rinvio.
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