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Utili Extracontabili

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277 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Presunzione di distribuzione degli utili: quando il socio perde
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro Il Socio di una società a ristretta base partecipativa, applicando la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili per l'anno 2006. Il Socio si è difeso sostenendo di aver acquistato le quote solo nel 2007, come da atto notarile. Tuttavia, la dichiarazione dei redditi della società per il 2006 lo indicava già come titolare del 25% delle quote. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito. Di conseguenza, trova piena applicazione la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili tra i soci di società a ristretta base, in quanto l'atto del 2007 non smentisce in modo assoluto la qualità di socio nell'anno precedente. Il Socio perde la causa e deve pagare le spese.
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Tasse e utili rubati: vinta la presunzione di distribuzione utili
Un socio di una s.r.l. in liquidazione riceve un accertamento fiscale basato sulla presunzione di distribuzione utili extracontabili, tipica delle società a ristretta base sociale. Il contribuente si difende dimostrando che un amministratore di fatto ha sottratto i fondi societari, trasferendoli su conti terzi, e di aver denunciato il fatto. La Commissione Tributaria Regionale ignora questa difesa e conferma l'atto. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del contribuente: i giudici d'appello dovevano valutare se la sottrazione di denaro da parte del gestore di fatto superasse la presunzione di distribuzione utili. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Utili extracontabili: i soci pagano anche senza delibera
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro due soci di una società a ristretta base partecipativa, applicando la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili per richiedere le maggiori imposte personali. I soci hanno impugnato gli atti contestando vizi formali nella notifica alla società e l'assenza di una delibera ufficiale di distribuzione dei guadagni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei soci. I giudici hanno confermato che, nelle piccole società, i guadagni non dichiarati si presumono distribuiti ai soci in proporzione alle loro quote, senza necessità di una delibera formale. I soci non possono far valere i vizi formali dell'atto societario e la semplice produzione di estratti conto bancari non costituisce una prova contraria sufficiente a dimostrare il mancato incasso delle somme.
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Società a ristretta base sociale: fisco vince su utili in nero
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un socio il possesso di redditi non dichiarati, derivanti dalla presunta distribuzione di utili in nero da parte di una società a ristretta base sociale di cui faceva parte. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione al contribuente, ritenendo che il fisco non potesse applicare questa presunzione in modo automatico. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco. I giudici hanno stabilito che, per le società con pochissimi soci, è legittimo presumere che i guadagni nascosti al fisco vengano distribuiti ai soci stessi. Spetta al contribuente dimostrare il contrario, ad esempio provando che i soldi sono stati reinvestiti o di essere stato del tutto estraneo alla gestione aziendale. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio.
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Principio di autosufficienza del ricorso: il fisco perde un milione
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti del Socio Unico di una società per azioni, contestando la percezione di utili extracontabili non dichiarati per oltre 900.000 euro. Dopo il rigetto nei primi due gradi di giudizio, l'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per la violazione del principio di autosufficienza del ricorso. L'Agenzia delle Entrate, infatti, non ha allegato né trascritto il testo dell'avviso di accertamento impugnato, impedendo ai giudici di verificare la fondatezza delle contestazioni e la corretta qualificazione giuridica dei redditi. Di conseguenza, il fisco perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali.
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Società a ristretta base partecipativa: stop alle tasse senza certezze
Un socio al 51% di una società a ristretta base partecipativa impugnava l'avviso di accertamento IRPEF per presunti utili extracontabili. La Commissione Tributaria Regionale respingeva l'appello, ritenendo legittima la presunzione di distribuzione dei guadagni in nero ai soci. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che, in caso di pendenza separata dei giudizi sul maggior reddito della società e su quello del socio, il processo del socio deve essere obbligatoriamente sospeso in attesa della sentenza definitiva sulla società. La decisione sulla società costituisce infatti l'antecedente logico-giuridico necessario per determinare la tassazione del socio. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Società a ristretta base azionaria: utili in nero, paga il socio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un socio e amministratore di una società a ristretta base azionaria, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento emesso nei suoi confronti. L'Agenzia delle Entrate aveva ricalcolato il reddito del contribuente presumendo la distribuzione di utili extracontabili precedentemente accertati in capo alla società. La Suprema Corte ha ribadito che, per le società con pochi soci, opera la presunzione di distribuzione degli utili non dichiarati. Per superare tale presunzione, il socio non può limitarsi a contestazioni generiche, ma deve dimostrare che i maggiori ricavi sono stati accantonati o reinvestiti dall'azienda. Di conseguenza, il ricorso del contribuente è stato respinto con condanna al pagamento delle spese processuali.
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Ricevuta di spedizione postale: il dettaglio che blocca il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori redditi a carico di un socio di società a ristretta base, presumendo la distribuzione di utili in nero. Dopo l'annullamento dell'atto in primo grado, l'ente impositore ha proposto appello. Il contribuente ha impugnato la decisione favorevole al fisco in Cassazione, eccependo l'inammissibilità dell'appello per mancato deposito della ricevuta di spedizione postale dell'atto entro i termini. La Suprema Corte, rilevando il contrasto tra le parti e l'assenza del fascicolo di merito, ha ordinato l'acquisizione del fascicolo d'ufficio per verificare la tempestività dell'impugnazione, rinviando la causa a nuovo ruolo.
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Utili extracontabili: come il socio estraneo batte il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro un contribuente, socio al 50% di una società a ristretta base partecipativa, presumendo la distribuzione di utili extracontabili. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fisco. Sebbene operi la presunzione di distribuzione di utili extracontabili per questo tipo di società, il contribuente può superarla dimostrando la propria totale estraneità alla gestione aziendale. Nel caso specifico, i giudici di merito avevano accertato, tramite verbali e indagini penali, che i prelievi erano stati effettuati esclusivamente dall'amministratore e che il socio era del tutto estraneo alla conduzione societaria. Di conseguenza, il Fisco perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Presunzione di distribuzione utili: vince il socio estraneo
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro il socio al 50% di una società a responsabilità limitata a ristretta base societaria, presumendo la distribuzione di utili extracontabili. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fisco. Sebbene esista una presunzione di distribuzione utili non dichiarati per le società con pochi soci, tale presunzione può essere superata dal contribuente. Nel caso specifico, i giudici hanno accertato l'assoluta estraneità del socio alla gestione aziendale, poiché i prelievi di denaro erano stati effettuati esclusivamente dall'amministratore. Di conseguenza, il socio non deve pagare le imposte pretese dal Fisco, che è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Presunzione di distribuzione degli utili: il fisco vince
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una contribuente, socia di due società a ristretta base partecipativa, contestando maggiori redditi da partecipazione derivanti da utili extracontabili non dichiarati dalle società. La contribuente ha impugnato l'atto, sostenendo di non aver mai ricevuto tali somme e di essere estranea alla gestione aziendale, essendo peraltro separata dal coniuge, effettivo gestore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili per le società con pochi soci. Secondo i giudici, spetta al socio fornire la prova contraria dell'accantonamento dei fondi o della propria totale estraneità alla gestione. Non bastano semplici affermazioni non documentate per superare tale presunzione. La contribuente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Definizione agevolata: il socio rinuncia alla causa col fisco
Un contribuente, socio di una società a ristretta base partecipativa, ha impugnato un avviso di accertamento relativo a presunti utili extracontabili distribuiti ai soci. Dopo la decisione sfavorevole della Commissione Tributaria Regionale, il socio ha proposto ricorso in Cassazione. Successivamente, il contribuente ha scelto di avvalersi della definizione agevolata per chiudere la pendenza con il fisco. Di conseguenza, ha depositato una formale rinuncia al ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese di giudizio poiché l'Agenzia delle Entrate non ha svolto attività difensiva.
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Fisco vs soci: stop a distribuzione di utili extracontabili
Una verifica fiscale su un'azienda petrolifera ha svelato una truffa: la società vendeva carburante in nero alterando i contatori delle autocisterne. L'Agenzia delle Entrate ha accertato un maggior reddito in capo a un socio al 10%, presumendo la distribuzione di utili extracontabili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che, nelle società a ristretta base, opera la presunzione di attribuzione ai soci dei profitti in nero nello stesso anno in cui sono conseguiti. Inoltre, la Corte ha chiarito che i costi legati ad attività criminose non sono deducibili poiché privi del requisito di inerenza all'attività d'impresa. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Presunzione di distribuzione degli utili: quando il socio paga
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori ricavi non dichiarati in capo a una società di capitali. Poiché l'accertamento societario è diventato definitivo, il fisco ha ricalcolato le imposte personali del socio di maggioranza. L'ufficio ha applicato la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili, tipica delle società a ristretta base azionaria. Il socio ha impugnato gli atti, sostenendo di non aver ricevuto somme e che i calcoli dovessero considerare le tasse teoriche della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che, in queste società, si presume il passaggio di denaro in nero ai soci, salvo prova contraria molto rigorosa. Inoltre, gli utili occulti non possono essere calcolati al netto delle imposte societarie, poiché su tali somme non è ipotizzabile alcun pagamento spontaneo di tasse da parte dell'azienda.
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Società a ristretta base partecipativa: il socio estraneo vince
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro il socio di una società a ristretta base partecipativa, presumendo la distribuzione di utili extracontabili proporzionali alla sua quota del 33,33%. Il socio ha impugnato l'atto, dimostrando la propria totale estraneità alla gestione aziendale attraverso i documenti di un processo penale per bancarotta a carico degli altri soci. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che la presunzione di distribuzione degli utili può essere vinta se il contribuente dimostra di non aver partecipato in alcun modo alla conduzione della società. Vince quindi il contribuente, con condanna dell'ufficio alle spese.
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Costi da reato: il Fisco batte la frode del carburante in nero
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società di distribuzione carburanti un articolato sistema di frode fiscale e truffa, basato sulla vendita in nero di carburante sottratto ai clienti ufficiali. L'ufficio ha recuperato a tassazione i costi ritenuti indeducibili e ha imputato ai soci gli utili extracontabili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che l'indeducibilità dei costi da reato si applica a tutti i fattori produttivi direttamente collegati all'illecito penale. Inoltre, per le società a ristretta base familiare, opera la presunzione di distribuzione dei guadagni in nero ai soci, inclusi i soci occulti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Truffa sul carburante: scatta l’indeducibilità dei costi da reato
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di distribuzione di carburanti un complesso sistema di truffa ed evasione fiscale. L'azienda consegnava meno carburante del dovuto a enti pubblici per rivendere la differenza in nero, generando enormi utili extracontabili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, confermando l'indeducibilità dei costi da reato per tutte le spese collegate all'attività illecita. I giudici hanno inoltre stabilito che la presunzione di distribuzione dei guadagni in nero si applica non solo ai soci ufficiali, ma anche ai soggetti esterni che agiscono come soci occulti in una società a ristretta base familiare. La sentenza d'appello favorevole ai contribuenti è stata cassata con rinvio.
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Indeducibilità dei costi da reato: stop ai furbi del carburante
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di carburanti e ai suoi soci, anche occulti, un sistema di truffa ed evasione fiscale basato sulla sottrazione di gasolio e vendite in nero. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo l'indeducibilità dei costi da reato per mancanza di inerenza, poiché legati ad attività illecite. Inoltre, la Corte ha confermato che per le società a ristretta base familiare opera la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili anche nei confronti dei soci occulti, i cui conti bancari personali riflettevano le operazioni della società. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Presunzione di distribuzione degli utili: il verbale non salva il socio
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un socio di una società a ristretta base partecipativa, presumendo la percezione di utili non dichiarati (extracontabili). La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione al contribuente, ritenendo che la produzione del verbale di assemblea societaria bastasse a superare la presunzione di distribuzione degli utili. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che, nelle società con pochi soci, la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili è molto forte. Per superarla, non basta presentare un verbale d'assemblea o dimostrare perdite di bilancio ufficiali. Il contribuente deve fornire la prova specifica che i maggiori ricavi accertati sono stati accantonati o reinvestiti dall'azienda, e non distribuiti ai soci.
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Utili extracontabili: il socio estraneo vince contro il Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro la Contribuente, socia al 50% di una società a responsabilità limitata a ristretta base partecipativa, presumendo la distribuzione di utili extracontabili. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, rilevando l'estraneità della socia alla gestione aziendale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Fisco. Pur ribadendo che la presunzione di distribuzione degli utili opera per le società a ristretta base, la Corte ha confermato che il contribuente può superarla dimostrando di non aver partecipato alla gestione. Nel caso specifico, i giudici hanno accertato l'effettiva estraneità della Contribuente, escludendo così la tassazione dei maggiori redditi.
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