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Utili Extracontabili

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277 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Accertamento tributario: i diritti del socio di Srl
La Corte di Cassazione ha analizzato i limiti di un **accertamento tributario** notificato al socio di una Srl a ristretta base partecipativa. La sentenza chiarisce che, sebbene il raddoppio dei termini per reati tributari commessi dalla società si estenda automaticamente ai soci, questi ultimi mantengono il diritto inviolabile di contestare la validità dell'accertamento societario nel proprio giudizio individuale. Tale facoltà sussiste anche qualora l'atto impositivo nei confronti della società sia divenuto definitivo, garantendo così la piena tutela del diritto di difesa del contribuente.
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Utili extracontabili: soci e società estinta.
La Corte di Cassazione ha esaminato la validità di accertamenti fiscali per utili extracontabili emessi nei confronti di una società già estinta e dei suoi soci. Mentre una ricorrente ha beneficiato della definizione agevolata, per l'altro socio la Corte ha stabilito che la nullità dell'atto verso la società (per avvenuta estinzione) non invalida automaticamente l'accertamento verso il socio. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso del socio poiché l'Amministrazione Finanziaria non può introdurre in appello nuove ragioni di responsabilità (come la successione nel debito tributario) se queste non erano già presenti nell'avviso di accertamento originario, violando il divieto di domande nuove.
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Utili extracontabili: presunzione e onere della prova
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso nei confronti di un socio di una società a ristretta base partecipativa. L'atto impositivo si fondava sulla presunzione di distribuzione di utili extracontabili accertati in capo alla società. La Suprema Corte ha ribadito che, in presenza di una compagine sociale ristretta, è ragionevole presumere che i maggiori ricavi non contabilizzati siano stati ripartiti tra i soci. Il contribuente non è riuscito a fornire la prova contraria, ovvero che tali somme fossero state reinvestite o accantonate, rendendo definitivo il recupero a tassazione.
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Definizione agevolata controversie: la fine del processo
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione di un giudizio tributario riguardante l'accertamento di utili extracontabili in capo al socio di una società a ristretta base. La decisione scaturisce dall'adesione del contribuente alla definizione agevolata controversie prevista dal D.L. 119/2018, comprovata dal pagamento della prima rata e dall'assenza di diniego dell'Amministrazione.
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Utili extracontabili: quando si presumono distribuiti?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33323/2023, ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione ai soci degli utili extracontabili accertati in capo a una società a ristretta base partecipativa. La Corte ha precisato che il regime di tassazione parziale previsto per i dividendi non si applica a tali profitti, in quanto derivanti da evasione fiscale a livello societario. Nel caso di specie, il ricorso di un socio è stato rigettato, mentre la posizione di un altro è stata archiviata per adesione alla definizione agevolata.
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Presunzione distribuzione utili: dissidio tra soci
La Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice esistenza di un dissidio tra soci, anche se manifestato attraverso un'azione legale come un decreto ingiuntivo, non è sufficiente a superare la presunzione di distribuzione di utili extracontabili in una società a ristretta base. A seguito di un accertamento fiscale divenuto definitivo nei confronti di una s.r.l., l'Agenzia delle Entrate aveva imputato al socio, titolare del 50%, la sua quota di utili non dichiarati. La Corte ha chiarito che, per vincere la presunzione, il socio deve fornire una prova rigorosa della sua totale estraneità alla gestione sociale e dell'impossibilità di controllare l'operato della società, cosa che un'azione per il recupero di emolumenti personali non dimostra di per sé.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1409/2026, ha analizzato il caso di una socia di una S.p.A. a ristretta base azionaria a cui erano stati imputati utili extracontabili. La Corte ha confermato la legittimità della presunzione distribuzione utili, specificando che per superarla non è sufficiente dimostrare una mera conflittualità interna, ma occorre provare una totale estraneità alla gestione societaria. Ha tuttavia accolto il motivo relativo alle sanzioni, disponendo l'applicazione della normativa più favorevole sopravvenuta (ius superveniens).
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Utili extracontabili socio: la presunzione resiste
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per utili extracontabili socio. La Corte ha ribadito la validità della presunzione di distribuzione dei profitti non dichiarati da una società a ristretta base ai suoi soci. La decisione sottolinea che l'annullamento dell'atto impositivo verso la società per motivi procedurali (in questo caso, l'estinzione della società) non ha effetto nel giudizio del socio, il quale deve contestare nel merito l'esistenza stessa degli utili societari per superare la presunzione a suo carico.
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Presunzione distribuzione utili: quando paga il socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12508/2024, ha confermato che la presunzione di distribuzione utili ai soci di una società a ristretta base azionaria si applica anche quando il maggior reddito della società deriva da costi indeducibili. Un socio è stato ritenuto responsabile per le imposte su tali utili, poiché non è riuscito a fornire la prova contraria che i fondi fossero stati reinvestiti o accantonati dalla società. La Corte ha chiarito che qualsiasi rettifica che aumenti l'imponibile societario, sia essa da ricavi occulti o da costi indeducibili, fa scattare la presunzione a carico dei soci.
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Presunzione utili soci: il giudicato formale non salva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12139/2024, ha chiarito che l'annullamento di un avviso di accertamento nei confronti di una società per un vizio puramente formale (nella fattispecie, l'estinzione della società) non si estende ai soci. La presunzione utili soci in una S.r.l. a ristretta base societaria rimane valida, e l'accertamento IRPEF a loro carico è legittimo. La Corte distingue tra giudicato formale, che non tocca il merito della pretesa, e giudicato sostanziale, che invece avrebbe effetto anche sui soci.
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Utili extracontabili: presunzione per i soci indiretti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34888/2025, ha stabilito che la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili di una società a ristretta base partecipativa si estende anche ai soci persone fisiche che la partecipano indirettamente, attraverso una catena di altre società. La Corte ha chiarito che gli schermi societari non neutralizzano l'efficacia della presunzione, la quale mira a colpire la reale capacità contributiva del beneficiario finale, superando la forma giuridica per arrivare alla sostanza economica.
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Definizione agevolata: lite estinta in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto un giudizio tributario a seguito della domanda di definizione agevolata presentata dalla contribuente. Il caso riguardava un avviso di accertamento per utili extracontabili di una società, imputati alla socia di un'altra società che la controllava al 100%. Nonostante l'Agenzia delle Entrate avesse presentato ricorso per cassazione, la procedura di definizione agevolata, perfezionatasi con il pagamento delle rate, ha prevalso, determinando la fine della controversia senza una decisione nel merito.
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Società a ristretta base: utili presunti al socio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34432/2025, ha affermato un principio cruciale in materia di accertamenti fiscali verso una società a ristretta base. La Corte ha stabilito che la presunzione di distribuzione di utili extracontabili si applica direttamente al socio persona fisica finale, anche qualora la partecipazione sia detenuta attraverso una società holding interamente controllata. Viene così superato lo schermo societario, attribuendo la responsabilità fiscale direttamente all'ultimo anello della catena di controllo.
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Prelievi soci: quando diventano ricavi in nero?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34372/2025, ha stabilito che i cospicui prelievi dei soci da una S.r.l., giustificati come 'acconto utili' ma di importo superiore ai profitti reali, costituiscono un artifizio contabile. Tali somme vengono legittimamente riqualificate dal Fisco come maggiori ricavi non dichiarati (utili extracontabili) per la società e, di conseguenza, come maggior reddito per i soci stessi. La mera iscrizione del prelievo come 'credito verso soci' non è sufficiente a evitare la tassazione.
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Utili extracontabili: presunzione anche con perdita
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34090/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di utili extracontabili. Anche se una società a ristretta base proprietaria presenta un bilancio in perdita, la presunzione di distribuzione degli utili non contabilizzati ai soci rimane valida. La Corte ha chiarito che i ricavi non contabilizzati o i fondi derivanti da costi fittizi sono considerati distratti dalla società e immediatamente distribuiti ai soci, indipendentemente dal risultato economico ufficiale. La decisione del giudice di merito, che aveva annullato l'accertamento fiscale basandosi sulla perdita di esercizio, è stata quindi cassata con rinvio.
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Presunzione distribuzione utili: vale con bilancio in perdita
La Corte di Cassazione ha stabilito che la presunzione di distribuzione utili non dichiarati ai soci di una società a ristretta base proprietaria è valida anche se il bilancio ufficiale dell'azienda risulta in perdita. Secondo la Corte, i profitti extracontabili, derivanti da ricavi occulti o costi indeducibili, non entrano nella contabilità ufficiale e si presume quindi che vengano distribuiti direttamente ai soci, rendendo irrilevante il risultato contabile negativo.
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Fringe benefit amministratore: quando è reddito
La Cassazione ha esaminato il caso di un avviso di accertamento per un fringe benefit amministratore, derivante dall'uso personale di uno yacht aziendale. La Corte ha cassato la sentenza di merito per difetto di motivazione sulla quantificazione del valore del benefit e sulla presunzione di distribuzione di utili extracontabili, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19981/2024, ha ribadito la validità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci di una società di capitali a ristretta base partecipativa. A seguito di un accertamento fiscale che aveva rettificato il reddito di una S.r.l., l'Amministrazione Finanziaria aveva recuperato a tassazione, in capo a una socia, il maggior reddito da partecipazione basandosi sulla suddetta presunzione. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo che la ristretta base azionaria da sola non fosse sufficiente a provare la distribuzione. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, cassando la sentenza e affermando che tale presunzione è legittima e sposta l'onere della prova sul contribuente, il quale deve dimostrare che gli utili non sono stati distribuiti ma accantonati o reinvestiti.
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Utili extracontabili: la presunzione per i soci
La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di accertamento di utili extracontabili in una società a ristretta base partecipativa, opera una presunzione sulla loro distribuzione ai soci. L'ordinanza analizza un caso relativo a una società del settore rottami che aveva utilizzato fatture per operazioni inesistenti. La Corte ha rigettato il ricorso di un socio, stabilendo che spetta a quest'ultimo l'onere di provare che tali utili sono stati accantonati o reinvestiti, vincendo così la presunzione. È stato inoltre chiarito che l'IVA è dovuta anche su operazioni inesistenti in regime di inversione contabile.
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Presunzione distribuzione utili: la Cassazione conferma
Una partner di una S.r.l. ha contestato un avviso di accertamento IRPEF basato sulla presunzione distribuzione utili non dichiarati dalla società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per le società a ristretta base sociale, questa presunzione è valida e sposta sul socio l'onere di provare la mancata distribuzione dei profitti. La Corte ha inoltre precisato che le nuove normative sull'onere della prova non modificano questo principio consolidato.
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