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Utili Extracontabili

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277 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Utili Extracontabili: La Cassazione valida la presunzione per i soci
L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori redditi per una società a ristretta base e ha presunto la distribuzione di tali utili extracontabili a una persona qualificata come socio occulto. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'accertamento, ritenendo illegittima la presunzione di utili e la qualifica di socio occulto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, ribadendo che la presunzione di utili extracontabili ai soci, anche occulti, in società a ristretta base è legittima e non viola il divieto di presunzioni di secondo grado. La sentenza della CTR è stata cassata e rinviata per un nuovo esame.
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Società a ristretta base azionaria: presunzione utili ai soci
L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione il reddito di partecipazione di una contribuente, titolare del 90% del capitale di una società a ristretta base azionaria. L'ente impositore ha contestato la mancata dichiarazione degli utili extracontabili generati dalla società, confermati da un precedente giudicato definitivo a carico dell'ente societario. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo insufficiente la presunzione di distribuzione del denaro ai soci. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso dell'Agenzia. I giudici hanno stabilito che l'accertamento definitivo sui ricavi societari vincola il socio e che, nelle società con pochissimi soci, opera la presunzione automatica di distribuzione degli utili non dichiarati in proporzione alle quote, salvo prova contraria del contribuente.
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Motivazione Apparente Sentenza Tributaria: Cassazione Annulla Accertamento Utili
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una Contribuente a cui l'Agenzia delle Entrate aveva contestato maggiori redditi, presumendo la distribuzione di utili extracontabili da una società con ristretta base partecipativa. I giudici tributari di primo e secondo grado avevano confermato l'accertamento. La Cassazione ha accolto il ricorso della Contribuente, annullando la sentenza precedente. La decisione si fonda sul principio della 'motivazione apparente sentenza tributaria': la sentenza impugnata non aveva spiegato in modo chiaro le ragioni del rigetto delle prove offerte dalla Contribuente, violando l'obbligo di motivazione. Il caso è stato rinviato a una nuova Commissione Tributaria Regionale per un riesame.
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Accertamento Fiscale: Valori OMI e Utili Nascosti, la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato gli accertamenti fiscali emessi dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di un'azienda di costruzioni e dei suoi soci. L'Amministrazione finanziaria aveva contestato maggiori valori di vendita di immobili e la conseguente distribuzione di utili extracontabili ai soci. L'azienda lamentava la mancata redazione di un processo verbale di constatazione e l'insufficienza delle prove. La Cassazione ha stabilito che il contraddittorio preventivo era stato garantito e che l'accertamento fiscale poteva basarsi su presunzioni semplici, come i valori OMI e prelievi di contanti non giustificati. Per le società a ristretta base sociale, si presume la distribuzione degli utili non dichiarati ai soci, salvo prova contraria. Il ricorso dell'azienda è stato rigettato.
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Utili extracontabili: Soci vs Fisco, la Cassazione ribalta la sentenza
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una decisione che favoriva due Soci. La Commissione Tributaria Regionale aveva stabilito che l'accertamento degli utili extracontabili ai soci dipendeva da un precedente e valido accertamento contro la società. La Corte di Cassazione, tuttavia, ha chiarito un principio cruciale sull'accertamento utili extracontabili ai soci in società a ristretta base sociale. La Corte ha stabilito che, in tali contesti, esiste una legittima presunzione che gli utili non dichiarati siano distribuiti ai soci, data la loro stretta relazione e conoscenza degli affari sociali. L'accertamento verso il socio è indipendente da quello verso la società. La sentenza del giudice di merito è stata annullata e il caso rinviato per una nuova decisione.
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Società a ristretta base sociale: Fisco sconfitto
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un socio di una società a ristretta base sociale maggiori imposte sui redditi personali. Il Fisco presumeva che i ricavi non dichiarati dall'azienda fossero stati distribuiti direttamente ai soci. I giudici d'appello hanno rideterminato l'importo imponibile riducendo la pretesa fiscale. L'Amministrazione finanziaria ha quindi presentato ricorso in Cassazione invocando una precedente sentenza definitiva sulla società per ricalcolare i redditi al rialzo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del Fisco del tutto inammissibile. L'Agenzia non ha trascritto integralmente la decisione richiamata né ha dimostrato il passaggio in giudicato, condannandola al pagamento delle spese legali a favore del socio.
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Utili Extracontabili: L’ex Socio non risponde se cede la quota
La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sull'imputazione utili extracontabili per i soci di società a ristretta base sociale. L'Amministrazione Finanziaria aveva accertato maggiori redditi IRPEF a carico di un ex socio, relativi a utili non dichiarati dalla società. L'ex socio aveva ceduto la sua quota prima della fine dell'anno fiscale. La Suprema Corte ha stabilito che gli utili extracontabili si attribuiscono solo a chi era socio alla chiusura dell'esercizio, non a chi ha ceduto la quota in corso d'anno. Ha confermato, invece, la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati tributari, anche se non ancora accertati in concreto. L'ex socio ha vinto sulla questione dell'imputazione.
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Presunzione di distribuzione utili extracontabili: paga il socio
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento al Socio maggioritario di una società a ristretta base partecipativa per il recupero delle imposte su utili non dichiarati. Il Giudice di secondo grado ha inizialmente annullato la pretesa fiscale ritenendo non provato l'effettivo incasso dei dividendi. La Corte di Cassazione ha totalmente ribaltato la decisione accogliendo il ricorso del Fisco. La Suprema Corte ha riaffermato la validità della presunzione di distribuzione utili extracontabili nei confronti dei soci. In presenza di una compagine sociale ridotta, i guadagni neri della società si presumono automaticamente distribuiti tra i partecipanti. Il Socio non può limitarsi a contestare l'assenza di prove, ma deve dimostrare che la società non ha conseguito tali utili o che gli stessi sono stati accantonati o reinvestiti.
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Utili Extracontabili: La Cassazione conferma la presunzione, ma sanzioni più miti
Un socio di una società a ristretta base sociale non ha presentato la dichiarazione dei redditi. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento, imputandogli redditi di capitale derivanti da presunzione utili extracontabili distribuiti dalla sua azienda. L'individuo ha contestato l'accertamento. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione di utili non dichiarati ai soci di società a base ristretta. Tuttavia, ha accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni, applicando il principio del favor rei (legge più favorevole) grazie a una normativa successiva. La sentenza è stata cassata solo per le sanzioni, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Presunzione utili extracontabili: il socio perde contro il Fisco
Un Socio ha impugnato un accertamento IRPEF che gli attribuiva maggiori redditi da utili extracontabili di una società a ristretta base sociale. La Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che non c'è litisconsorzio necessario tra società e soci in questi casi. La presunzione di distribuzione di utili extracontabili ai soci è valida anche se l'accertamento fiscale a carico della società non è definitivo. Il Socio deve provare la mancanza di tali utili o la pendenza del giudizio sull'accertamento societario. La sentenza conferma l'onere del contribuente di dimostrare il contrario.
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Utili Extracontabili: Soci Condannati, Presunzione Valida anche Senza Parentela
L'Agenzia delle Entrate ha accertato l'evasione fiscale di una società e ha imputato ai suoi soci gli utili non dichiarati, applicando la presunzione utili extracontabili. I soci hanno contestato, sostenendo che l'Agenzia dovesse provare legami speciali tra loro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei soci. Ha ribadito che, per le società a ristretta base sociale, la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili è legittima anche senza rapporti di parentela. La ristrettezza della compagine societaria implica già un'elevata conoscenza reciproca. Spetta ai soci dimostrare che i profitti non sono stati distribuiti.
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Società a ristretta base azionaria: il socio contesta il debito
L'Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione presunti utili extracontabili nei confronti dell'erede di un socio al 50%. Il Fisco presumeva la distribuzione automatica del maggior reddito societario, scaturente da un accertamento societario mai impugnato. La controversia coinvolge una società a ristretta base azionaria. L'erede ha contestato la debenza evidenziando che il congiunto era deceduto prima che l'avviso venisse notificato alla società, rendendo impossibile esercitare i diritti di controllo. I giudici di secondo grado hanno accolto il ricorso difensivo, affermando che il socio può sempre dimostrare l'inesistenza degli utili. La Suprema Corte ha rimesso la questione alla pubblica udienza tributaria a causa dei contrasti giurisprudenziali sui limiti di difesa del socio o dell'erede rispetto agli atti societari definitivi.
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Accertamento utili extracontabili: Fisco vs Socio, la Cassazione rinvia
Una Contribuente, socia di una società a ristretta base, ha contestato un accertamento fiscale che le imputava un maggiore reddito da partecipazione, basato sulla presunzione di distribuzione di utili extracontabili della società. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione all'Agenzia delle Entrate, ritenendo legittima la presunzione e insufficiente la difesa della Contribuente. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a nuovo ruolo per una trattazione congiunta con altri procedimenti simili, evidenziando la complessità della questione sull'accertamento utili extracontabili e la necessità di un esame approfondito.
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Presunzione utili extracontabili: la Cassazione conferma l’accertamento
La Corte di Cassazione ha confermato un accertamento fiscale a carico di una socia di una società a ristretta base azionaria. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato alla società costi ritenuti inesistenti, derivanti da un'operazione di sconto pro soluto. Parte delle somme era stata retrocessa a un altro socio. L'Ufficio ha applicato la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci, imputando un maggior reddito alla socia. La Cassazione ha ritenuto legittima l'applicazione di questa presunzione, anche in assenza di una norma specifica per le società di capitali, data la natura delle società a ristretta base e il coinvolgimento dei soci nella gestione. La socia deve pagare le spese legali.
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Raddoppio dei termini: valido per i soci se la società evade
L'Agenzia delle Entrate ha notificato nuovi avvisi di accertamento a una società a ristretta base e ai suoi soci dopo che l'accordo di accertamento con adesione non è stato rispettato nei pagamenti rateali. L'amministrazione finanziaria ha applicato il Raddoppio dei termini previsto per i reati tributari. Gli eredi della socia hanno impugnato l'atto sostenendo l'inapplicabilità dell'estensione dei termini ai soci non amministratori e la violazione della buona fede. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che l'accertamento societario è il presupposto di quello per i soci. In caso di società a ristretta base, il Raddoppio dei termini per violazioni penali della società si estende automaticamente ai soci per la presunzione di distribuzione degli utili extracontabili.
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Utili extracontabili: il socio prestanome paga le tasse
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento al socio di una società a responsabilità limitata. L'ufficio ha contestato la presenza di utili extracontabili, imputandoli pro quota al socio. Il socio si è difeso sostenendo di essere un mero prestanome, estraneo alla gestione aziendale e privo di incassi effettivi. I giudici di merito hanno inizialmente annullato l'accertamento. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha ribaltato il giudizio. I giudici di legittimità hanno chiarito che il semplice disinteresse o la qualifica di prestanome non bastano a superare la presunzione di distribuzione degli utili. Per difendersi, il socio deve dimostrare l'effettiva destinazione alternativa delle somme o la concreta impossibilità di esercitare i propri poteri di controllo societari. Il ricorso del Fisco è stato quindi accolto con rinvio per una nuova valutazione.
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Annullamento in autotutela: il Fisco perde e paga le spese
L'Agenzia delle Entrate contestava a Il Socio maggiori redditi da capitale per l'anno d'imposta 2015, presumendo la redistribuzione di utili extracontabili derivanti dalla partecipazione in una società. A seguito dell'impugnazione, la Corte di giustizia tributaria di secondo grado dava ragione al Fisco. Il Socio proponeva quindi ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il Fisco procedeva all'annullamento in autotutela dell'avviso di accertamento dopo aver riscontrato l'effettiva falsità dei bilanci societari da cui scaturiva la pretesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato cessata la materia del contendere. Applicando il principio della soccombenza virtuale, i giudici hanno condannato l'Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese di giudizio in favore de Il Socio.
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Società a ristretta base societaria: il socio contesta gli utili
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società a ristretta base societaria maggiori ricavi non dichiarati. Poiché la società non ha impugnato l'accertamento, il Fisco ha chiesto il pagamento dell'IRPEF ai soci, presumendo la distribuzione degli utili extracontabili. Un socio si è avvalso della definizione agevolata, ottenendo l'estinzione della causa. L'altro socio ha ricorso in Cassazione sostenendo di poter contestare anche l'effettiva esistenza del maggior reddito societario. La Suprema Corte ha accolto questo motivo: se l'atto verso la società diventa definitivo soltanto per mancata impugnazione e non per una sentenza di merito, il singolo socio conserva il diritto di dimostrare che la società non ha mai prodotto quegli utili non contabilizzati.
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Presunzione di distribuzione utili: quando il socio paga le tasse
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società con soli due soci il mancato inserimento in dichiarazione delle rate di una plusvalenza derivante dalla vendita di un immobile. L'ufficio ha poi attribuito al socio maggioritario il relativo reddito, applicando la presunzione di distribuzione utili extracontabili. Il socio si è opposto, sostenendo che l'omissione riguardava una quota di plusvalenza già registrata in bilancio e non ricavi occultati in nero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la presunzione fiscale scatta per qualsiasi elemento positivo di reddito non dichiarato. Senza la prova che le somme siano state reinvestite o che il socio fosse in scontro aperto con la gestione sociale, i maggiori redditi si considerano incassati dai soci in proporzione alle proprie quote. L'Agenzia delle Entrate ha vinto la causa.
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Distribuzione utili extracontabili: esente il socio formale
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un socio formale di una società a responsabilità limitata. L'ufficio presumeva la distribuzione utili extracontabili derivanti da fatture per operazioni inesistenti. Il socio ha impugnato l'atto dimostrando la propria totale estraneità alla gestione aziendale. L'amministratore di fatto, autore della frode, ha confessato alle autorità di aver agito all'insaputa del socio formale e di non avergli versato alcuna somma. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che le dichiarazioni confessorie dell'amministratore di fatto costituiscono una prova presuntiva idonea a vincere la presunzione di distribuzione utili extracontabili. Il socio formale interposto fittiziamente non deve quindi pagare le imposte sui guadagni illeciti mai percepiti.
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