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Uso Personale Di Stupefacenti

75 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Detenzione di una quantità di droga destinata esclusivamente al proprio consumo. Non è un reato penale ma un illecito amministrativo, sanzionato ad esempio con la sospensione della patente.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Uso personale di stupefacenti: tra consumo e spaccio
Un uomo ha subito una condanna per spaccio dopo essere stato trovato in possesso di sostanza stupefacente. La difesa ha sostenuto la tesi dell'uso personale di stupefacenti, evidenziando lo stato di tossicodipendenza del soggetto. I giudici hanno respinto questa ricostruzione a causa delle concrete modalità di conservazione della sostanza e dell'assenza di certificati medici recenti che attestassero la dipendenza in atto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la piena validità della decisione di secondo grado e negando le attenuanti generiche e la sospensione condizionale a causa di un precedente specifico per spaccio.
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Uso personale di stupefacenti o spaccio: mille dosi condannano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la sentenza di condanna per detenzione di sostanze illecite. La difesa sosteneva la tesi della destinazione a uso personale di stupefacenti, contestando la mancata assoluzione. Tuttavia, le forze dell'ordine avevano sequestrato oltre centoventi grammi di hashish, una quantità idonea a ricavare più di mille dosi singole. I giudici hanno chiarito che un quantitativo così elevato rende insussistente l'ipotesi del mero consumo individuale. Inoltre, la Corte Suprema non può riesaminare le prove di fatto già vagliate con coerenza dalla Corte di Appello. Di conseguenza, il ricorrente ha subito la conferma della condanna, il pagamento delle spese di giudizio e una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Uso personale di stupefacenti o spaccio: la Cassazione decide
I giudici di merito hanno condannato un soggetto per detenzione illecita di sostanze stupefacenti di lieve entità. La difesa ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione, lamentando la mancata qualificazione della condotta come uso personale di stupefacenti e contestando un presunto difetto di motivazione. I giudici Supremi hanno respinto l'istanza e dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che il controllo di legittimità non consente di rivalutare le prove o sostituire la ricostruzione dei fatti già svolta in modo logico e coerente dalla Corte d'Appello. Il ricorrente ha subito la condanna definitiva e il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria.
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Uso personale di stupefacenti o spaccio: la Cassazione decide
L'Imputato impugnava la condanna per spaccio di lieve entità, sostenendo l'esclusivo uso personale di stupefacenti e lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per genericità e manifesta infondatezza delle censure. I giudici di merito hanno accertato la cessione a terzi basandosi sulle modalità di conservazione della droga e sulle circostanze del controllo di polizia. I precedenti penali dell'imputato giustificano il diniego degli sconti di pena. L'Imputato perde definitivamente la causa ed è condannato a pagare tremila euro alla Cassa delle ammende e le spese legali.
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Uso personale di stupefacenti: condanna confermata
Un soggetto condannato per spaccio di lieve entità ha presentato ricorso per contestare la mancata qualificazione della sostanza come destinata al consumo proprio. La difesa ha denunciato un vizio di motivazione, sostenendo la tesi dell'uso personale di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici di merito avevano infatti già valutato e respinto tale circostanza con argomentazioni logiche, coerenti e corrette. Il controllo di legittimità non consente un nuovo esame dei fatti probatori. Il ricorrente deve quindi scontare la condanna penale confermata, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: scorte ingenti e condanna
L'Imputato ha impugnato la condanna penale sostenendo la destinazione della sostanza illecita al proprio uso personale di stupefacenti. La Corte di Appello aveva già respinto la tesi difensiva valorizzando il notevole quantitativo rinvenuto e la rapida deperibilità del prodotto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che non spetta alla Cassazione riesaminare le prove o ricostruire i fatti storici. Le conformi pronunce dei gradi di merito risultano immuni da vizi logici ed escludono chiaramente la scriminante dell'uso personale a fronte di scorte incompatibili con il consumo immediato. L'Imputato perde definitivamente il giudizio e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti smentito: condanna confermata
L'Imputato ha impugnato la sentenza di condanna della Corte di Appello, sostenendo la tesi della detenzione finalizzata all'uso personale di stupefacenti. La difesa ha contestato la qualificazione del reato di spaccio e ha richiesto l'applicazione delle attenuanti generiche e una riduzione di pena, facendo leva sulla propria condizione di incensuratezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che la verifica sulla destinazione della sostanza costituisce un accertamento di fatto già correttamente risolto dai magistrati di merito. Le modalità di confezionamento, la conservazione della sostanza e le condizioni personali escludono il consumo individuale. Inoltre, la semplice assenza di precedenti penali non garantisce sconti di pena se la sanzione è già vicina al minimo di legge. Il ricorrente perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: quando scatta la condanna
Un uomo viene condannato per la detenzione di 1,83 grammi di cocaina, rinvenuti nella sua autovettura e nella sua abitazione. L'imputato propone ricorso in Cassazione sostenendo che la sostanza fosse destinata al mero uso personale di stupefacenti. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando la condanna penale. I giudici evidenziano che elementi specifici escludono la destinazione al consumo individuale: la suddivisione della cocaina in involucri separati, il denaro contante nascosto nel veicolo e lo stato di disoccupazione dell'uomo. Tali circostanze dimostrano l'attività di spaccio. Il ricorrente deve quindi pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Uso personale di stupefacenti: la Cassazione blocca il ricorso
La Corte d'Appello condanna un uomo a due anni di reclusione e 2.400 euro di multa per spaccio di lieve entità. L'imputato propone ricorso per cassazione sostenendo la tesi della destinazione della sostanza a uso personale di stupefacenti e contestando il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità ribadiscono il divieto assoluto di riesaminare le prove e ricostruire i fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio, qualora la sentenza impugnata presenti una motivazione logica, coerente e corretta sul piano giuridico. L'imputato subisce la conferma della condanna penale e il pagamento delle spese.
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Uso personale di stupefacenti escluso per precedenti penali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un imputato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata esclusivamente all'uso personale di stupefacenti e lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso considerandolo inammissibile. L'impugnazione richiedeva una nuova valutazione delle prove di fatto, attività non consentita nel giudizio di legittimità. Le modalità di conservazione della sostanza e le circostanze concrete smentivano la tesi del mero consumo individuale. I precedenti penali del colpevole giustificavano il diniego delle circostanze attenuanti. L'imputato deve quindi scontare la pena confermata, pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: la Cassazione respinge il ricorso
L'Imputato ha subito una condanna penale per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. Il soggetto ha proposto ricorso per cassazione lamentando la violazione di legge e il vizio di motivazione. La difesa ha sostenuto che la sostanza detenuta fosse destinata a un esclusivo uso personale di stupefacenti e non allo spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla destinazione della droga appartiene al merito del processo. I giudici territoriali avevano già motivato la decisione in modo logico e coerente. L'Imputato perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: 700 dosi escludono il beneficio
L'Imputato ha proposto ricorso contro la sentenza di condanna per detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa ha sostenuto la tesi dell'uso personale di stupefacenti, contestando inoltre il mancato riconoscimento del beneficio della sospensione condizionale della pena. I giudici di merito hanno accertato il possesso di un quantitativo idoneo a ricavare oltre 700 dosi, unitamente a materiale per il confezionamento e a specifiche modalità di occultamento. La Suprema Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Il quantitativo e gli strumenti escludono il consumo individuale. Inoltre, l'Imputato aveva già goduto del beneficio della sospensione condizionale in passato e ha subito una condanna successiva, elemento che impedisce una nuova concessione. La decisione ha comportato la condanna al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria.
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Uso personale di stupefacenti: rigettato il ricorso
L'Imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare la condanna relativa al reato di spaccio di lieve entità. La difesa ha sostenuto che la sostanza sequestrata fosse destinata all'uso personale di stupefacenti e non alla vendita a terzi. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione ritenendola priva di reale confronto con le prove emerse nel processo. Gli elementi raccolti durante l'istruttoria hanno infatti smentito la tesi del consumo individuale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti o spaccio: ricorso inammissibile
Due soggetti condannati per reati legati alla cessione di sostanze illecite hanno presentato ricorso per contestare la sentenza di appello. Gli imputati sostenevano la tesi della destinazione delle sostanze a un esclusivo uso personale di stupefacenti, lamentando una carenza di motivazione da parte dei giudici di merito. La Corte di Cassazione ha esaminato gli atti e ha rigettato integralmente le tesi difensive. I giudici di legittimità hanno accertato che la sentenza impugnata conteneva una ricostruzione logica, coerente e fondata su un'approfondita analisi delle prove raccolte. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili, confermando in via definitiva la condanna penale per spaccio e imponendo a ciascun ricorrente il versamento delle spese di giustizia e di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti o spaccio: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre mesi di reclusione per un uomo trovato in possesso di oltre cinquantasette grammi di hashish. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale di stupefacenti, evidenziando l'assenza di precedenti penali e di contatti con la criminalità organizzata. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. La Corte ha valorizzato elementi oggettivi contrari: il quantitativo rilevante, la suddivisione delle dosi già pronte allo smercio, il trasporto ingiustificato della droga fuori casa, i messaggi sospetti e la reazione nervosa dell'uomo al controllo delle forze dell'ordine. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio o uso personale di stupefacenti: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per cessione e detenzione illecita di droga di lieve entità. L'imputato era stato sorpreso dalle forze dell'ordine in una nota piazza di spaccio mentre tentava di disfarsi di un involucro contenente sostanza stupefacente, portando con sé denaro contante. La difesa invocava l'uso personale di stupefacenti per escludere il reato, giustificando il tentativo di fuga con il timore di violare una precedente misura cautelare. I giudici hanno respinto la ricostruzione difensiva, rilevando la mancanza di prove circa lo stato di tossicodipendenza e l'assenza di dichiarazioni in tal senso durante la convalida dell'arresto. La Corte ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione e ha imposto una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: la Cassazione respinge il ricorso
I giudici hanno confermato la condanna penale nei confronti di un imputato per reati legati alle sostanze stupefacenti di lieve entità. L'uomo ha presentato ricorso per cassazione sostenendo che la sostanza fosse destinata a un uso personale di stupefacenti e lamentando la mancata valutazione di una memoria difensiva. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione. La Cassazione non può riesaminare le prove o rivalutare i fatti già analizzati dai giudici precedenti. Il controllo di legittimità verifica unicamente la correttezza logica del ragionamento e il rispetto delle norme di legge. L'imputato perde la causa e subisce la condanna al versamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: rigetto e condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato a sei mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale e detenzione di sostanze illecite. La difesa sosteneva l'esclusivo uso personale di stupefacenti e contestava sia l'esistenza della resistenza sia la misura della pena. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile: i motivi presentati riproducevano semplicemente le tesi difensive già esaminate e respinte dalla Corte di Appello. Di conseguenza, la condanna a sei mesi di carcere è divenuta definitiva. L'imputato deve inoltre pagare le spese processuali e versare tremila euro alla cassa delle ammende.
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Spaccio o uso personale di stupefacenti: la Cassazione decide
L'Imputato ha subito una condanna per spaccio di lieve entità a un anno di reclusione e tremila euro di multa. Il soggetto ha proposto ricorso per cassazione sostenendo la tesi dell'uso personale di stupefacenti e lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche oltre a presunti difetti di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti o delle prove in sede di legittimità, confermando la piena solidità della motivazione d'appello e condannando l'Imputato a versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti o spaccio: guida al caso
Un uomo è stato fermato in strada e trovato in possesso di ventotto dosi singolarmente confezionate di sostanza stupefacente. Il ricorrente ha sostenuto l'esclusivo uso personale di stupefacenti per contestare la condanna penale, evidenziando l'assenza di scambi accertati e l'esito negativo della perquisizione a casa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il frazionamento della sostanza, la custodia all'aperto, la sproporzione reddituale e le spiegazioni generiche dimostrano la destinazione allo spaccio.
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