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Uso Personale Di Stupefacenti

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75 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Uso personale di stupefacenti: quando il peso non basta
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per detenzione illecita di sostanze stupefacenti, sostenendo che la droga fosse destinata all'uso personale di stupefacenti e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'esclusione dell'uso personale deve basarsi su una valutazione globale del fatto e non solo sul peso della sostanza. Inoltre, la Cassazione ha ritenuto corretta la decisione di non applicare la causa di non punibilità e ha confermato la pena, già fissata al minimo edittale di sei mesi di reclusione. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: la purezza della droga nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di droga. L'imputato sosteneva la tesi dell'uso personale di stupefacenti per evitare la condanna. I giudici hanno confermato la decisione dei precedenti gradi di giudizio, evidenziando che l'elevato grado di purezza della sostanza, incompatibile con le modeste condizioni economiche dell'uomo, e il possesso di strumenti per il taglio e il confezionamento dimostrano l'attività di spaccio. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali ha impedito la concessione di sconti di pena. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Uso personale di stupefacenti: tra tesi difensiva e condanna
Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per detenzione di sostanze stupefacenti, contestando il mancato riconoscimento dell'uso personale di stupefacenti (nello specifico, cocaina) e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che i motivi di ricorso riproducevano semplicemente le stesse contestazioni già respinte in appello, senza evidenziare reali vizi logici nella sentenza impugnata. La Corte d'Appello aveva infatti ampiamente e logicamente motivato l'esclusione della destinazione ad uso personale e il diniego delle attenuanti. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: quando il ricorso è inammissibile
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che lo condannava per detenzione di sostanze stupefacenti, contestando la destinazione ad uso non esclusivamente personale della sostanza sequestrata e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le contestazioni riproducevano semplicemente le difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza offrire una critica reale alla decisione impugnata e richiedendo una inammissibile rivalutazione dei fatti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: quando scatta comunque la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di droga di lieve entità. L'imputato sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale di stupefacenti. Tuttavia, i giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando elementi oggettivi incompatibili con il consumo personale: l'elevata quantità di droga sequestrata, l'alto principio attivo, il numero di dosi ricavabili e la suddivisione della sostanza in due involucri distinti. La Cassazione ha ribadito che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Uso personale di stupefacenti: 160 dosi senza reddito è spaccio
Un uomo è stato condannato per detenzione di droga. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che la quantità di droga sequestrata, sufficiente per preparare circa 160 dosi, era incompatibile con il consumo personale. Inoltre, l'imputato non disponeva di un reddito tale da giustificare l'acquisto di una simile quantità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Uso personale di stupefacenti: quando nasconderli costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per detenzione di droga. I ricorrenti sostenevano che la sostanza fosse destinata all'uso personale di stupefacenti. Tuttavia, i giudici hanno confermato la condanna basandosi sulla quantità elevata e sulle particolari modalità di occultamento della sostanza. La Suprema Corte ha giudicato i motivi di ricorso troppo generici e ripetitivi, in quanto non contestavano direttamente le prove raccolte. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e dovranno pagare le spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro ciascuno a favore della Cassa delle Ammende.
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Uso personale di stupefacenti: la quantità smentisce la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di droga. L'imputato sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale di stupefacenti e chiedeva il riconoscimento della lieve entità del fatto e delle attenuanti generiche. I giudici hanno però confermato la condanna, evidenziando che l'elevato quantitativo di sostanza e il numero di dosi ricavabili escludono sia il consumo personale sia la lieve entità. La Cassazione ha chiarito che non è possibile chiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Uso personale di stupefacenti: la disoccupazione nega la scorta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di droga. La difesa sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale di stupefacenti. Tuttavia, i giudici hanno confermato la colpevolezza basandosi su elementi concreti: il confezionamento in piccole dosi, la quantità della sostanza e lo stato di disoccupazione dell'imputato, incompatibile con l'acquisto di una scorta personale. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Uso personale di stupefacenti: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per reati di droga. L'imputato sosteneva la tesi dell'uso personale di stupefacenti e richiedeva la concessione delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che il confezionamento delle sostanze in diverse bustine di cellophane e la presenza di carichi pendenti escludono sia la tesi del consumo personale sia lo sconto di pena. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: quando il ricorso è inutile
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte d'Appello che lo condannava per detenzione di sostanze stupefacenti, contestando la mancata qualificazione del fatto come uso personale di stupefacenti e l'applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi presentati erano una mera riproduzione di questioni già esaminate e correttamente respinte nei gradi precedenti. In particolare, la Corte d'Appello aveva motivato in modo logico e coerente sia l'esclusione dell'uso personale sia la sussistenza della recidiva, evidenziando la pericolosità del soggetto dovuta a precedenti specifici. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio o uso personale di stupefacenti? La Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per spaccio. Gli imputati sostenevano che la sostanza stupefacente sequestrata fosse destinata all'uso personale di stupefacenti. Tuttavia, le indagini della polizia giudiziaria avevano documentato una pluralità di cessioni di droga in un brevissimo lasso di tempo, attività peraltro confessata dagli stessi interessati. La Suprema Corte ha evidenziato l'assoluta incompatibilità logica tra la tesi difensiva dell'uso personale e la condotta di spaccio concretamente accertata. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti o spaccio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale di stupefacenti e contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che i giudici di merito hanno ampiamente e logicamente motivato la destinazione allo spaccio della droga. La Cassazione ha ribadito che non può riesaminare le prove nel merito se la motivazione dei gradi precedenti è coerente e priva di vizi logici. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione per spaccio: la sua difesa lo incastra definitivamente
Un uomo viene condannato per detenzione per spaccio di cocaina e hashish. In sua difesa, sostiene che l'hashish fosse per uso personale, portando come prova la sua impossibilità di lavorare per un problema al braccio, che gli impedirebbe di avere i soldi per acquistarlo. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, definendo l'argomento illogico. Proprio la mancanza di un reddito lecito, unita al confezionamento in dosi della droga, rende più credibile l'ipotesi dello spaccio come fonte di guadagno. La condanna viene quindi confermata e il ricorso dichiarato inammissibile.
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Detenzione di stupefacenti: condannato per spaccio malgrado la tesi dell’uso personale
Un uomo viene condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio dopo essere stato trovato in possesso di un notevole quantitativo di eroina e hashish, oltre a un bilancino di precisione. La difesa sostiene l'uso personale, ma la Corte di Cassazione respinge questa tesi. I giudici ritengono che la quantità e varietà delle sostanze, le modalità di confezionamento e la presenza del bilancino siano prove inequivocabili dell'intenzione di vendere la droga. La condanna viene quindi confermata, e il ricorso dell'imputato dichiarato inammissibile, rendendo la pena definitiva.
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Spaccio di stupefacenti: 51 dosi non sono mai uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti a un individuo trovato con una quantità di droga sufficiente per oltre 51 dosi, già confezionate. L'imputato sosteneva fosse per uso personale, ma i giudici hanno ritenuto decisivi la quantità e il confezionamento come prove dell'intento di vendita. La modesta somma di denaro trovata (180 euro) non è stata considerata sufficiente a escludere lo spaccio. La Corte ha inoltre negato le attenuanti generiche a causa della reazione violenta dell'uomo durante il controllo di polizia, che ha portato anche a una condanna per resistenza e lesioni.
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Uso personale di stupefacenti: no se la scorta è da 1600 dosi
Un uomo viene condannato per detenzione di droga ai fini di spaccio. L'imputato si difende sostenendo che l'ingente quantitativo fosse per uso personale di stupefacenti, giustificandolo come una 'scorta' necessaria per la difficoltà di approvvigionamento su un'isola. La Corte di Cassazione respinge questa tesi. I giudici ritengono che la quantità, equivalente a oltre 1.600 dosi, e le modalità di conservazione fossero incompatibili con il consumo personale. La Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per spaccio e negando che si trattasse di un fatto di lieve entità.
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Spaccio di droga: condannato nonostante il certificato del Sert
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di droga nei confronti di un uomo, nonostante fosse iscritto al Sert (Servizio per le Dipendenze). L'imputato era stato trovato in possesso di una modica quantità di oppiacei, per cui era in cura, ma anche di un ingente quantitativo di hashish, pari a 278 dosi. Secondo i giudici, il certificato del Sert per una dipendenza da oppiacei non giustifica il possesso di una così grande quantità di un'altra sostanza. La finalità di spaccio di droga è stata dedotta dal dato ponderale (la quantità) e dalla mancata dimostrazione di una capacità economica sufficiente a sostenere un tale acquisto per solo uso personale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Spaccio di stupefacenti: troppa droga per un disoccupato, condanna
La Corte di Cassazione conferma una condanna per spaccio di stupefacenti, respingendo la tesi dell'uso personale avanzata dall'imputato. La decisione si fonda su due elementi chiave: il quantitativo non modesto della sostanza e la sua incompatibilità con le precarie condizioni economiche dell'accusato. Questi indizi, secondo i giudici, dimostrano che la droga non poteva essere destinata al solo consumo personale. L'appello è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e ribadendo che la situazione finanziaria può essere una prova determinante per distinguere il consumo dallo spaccio.
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Uso personale di stupefacenti: condannato perde il ricorso
Un uomo, condannato per un reato minore legato agli stupefacenti, presenta ricorso in Cassazione. Sostiene che la detenzione fosse per uso personale di stupefacenti e che quindi non dovesse essere punito penalmente. La Corte Suprema, però, dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione è che la sua difesa era troppo generica e non dimostrava un errore palese e immediato nella valutazione del primo giudice. L'impugnazione basata su una diversa qualificazione del fatto è possibile solo in casi di errore manifesto. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali e un'ulteriore somma alla Cassa delle ammende.
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