Il Padre e Il Figlio erano stati condannati per la detenzione di circa 40 grammi di marijuana ai fini di spaccio. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio, stabilendo che l'uso personale di stupefacenti non deve essere provato dall'imputato. Al contrario, spetta alla pubblica accusa dimostrare la reale destinazione allo spaccio, che costituisce l'elemento fondante del reato. Nel caso specifico, il modesto quantitativo di droga, la presenza di strumenti comuni come un trita-erba e le condizioni economiche compatibili con l'acquisto escludono la finalità di spaccio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha assolto i due ricorrenti perché il fatto non sussiste.
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