LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Uso Personale Di Stupefacenti

Pagina 2 di 4

75 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Uso personale di stupefacenti e sequestro di 109 dosi
Un soggetto condannato per detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato sosteneva la tesi della destinazione esclusiva ad uso personale di stupefacenti. I giudici di merito avevano accertato il possesso di un quantitativo equivalente a centonove dosi medie singole, oltre alla presenza di un bilancino e buste di plastica idonee al confezionamento delle dosi. La Suprema Corte ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile l'impugnazione perché reiterava motivi già esaminati e smentiti da riscontri oggettivi, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione.
Continua »
Uso personale di stupefacenti o spaccio: conta il numero di dosi
Un uomo ha impugnato la condanna penale per spaccio di lieve entità, sostenendo che le sostanze rinvenute fossero destinate al proprio consumo. La Corte d'Appello ha respinto la tesi difensiva, confermando la responsabilità penale e la pena di quattro mesi di reclusione e quattromila euro di multa. I giudici hanno escluso l'uso personale di stupefacenti a causa del quantitativo complessivo superiore a trentuno grammi, della compresenza di hashish e marijuana, del frazionamento in molteplici dosi e dei precedenti penali dell'imputato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando la corretta valutazione delle prove materiali e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Uso personale di stupefacenti o spaccio: no al ricorso
Un imputato ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione la condanna emessa dalla Corte di Appello per detenzione di sostanze illecite. La difesa ha sostenuto che la sostanza fosse destinata esclusivamente all'uso personale di stupefacenti, chiedendo una rivalutazione dei fatti già discussi nei gradi precedenti. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che la contestazione riguardava mere questioni di merito, già ampiamente e correttamente analizzate dai giudici territoriali sulla base delle modalità di conservazione della sostanza, delle circostanze dell'evento e delle condizioni personali del soggetto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Metadone o spaccio? Uso personale di stupefacenti smentito
Le Forze dell'Ordine hanno sequestrato 1200 millilitri di metadone nel frigorifero di due fratelli conviventi, già condannati per spaccio di cocaina. I due imputati hanno invocato la tesi dell'uso personale di stupefacenti per evitare una nuova sanzione penale. I magistrati di merito hanno respinto tale ricostruzione a causa del quantitativo eccessivo, del contemporaneo smercio di altre sostanze e dell'offerta di cessione a terzi testimoniata da testimoni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei due imputati. La Suprema Corte ha confermato la piena rilevanza penale della condotta, condannando entrambi alle spese processuali e al versamento di tremila euro a testa alla Cassa delle ammende.
Continua »
Uso personale di stupefacenti o spaccio: il peso delle dosi
L'Imputato è stato trovato in possesso di ventinove dosi singole di cocaina e venti dosi tra hashish e marijuana. Il ricorrente ha sostenuto la tesi dell'uso personale di stupefacenti per ottenere l'assoluzione. I giudici di merito hanno invece accertato la destinazione a terzi della sostanza, pur concedendo la qualificazione del fatto nella lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso perché i motivi erano generici e miravano a una rivalutazione dei fatti già compiuta in appello. L'imputato deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Uso personale di stupefacenti escluso: contabilità fatale
Un cittadino ha impugnato la sentenza di condanna per detenzione illecita di droga a un anno e quattro mesi di reclusione e tremila euro di multa. Il ricorrente sosteneva che la sostanza fosse destinata al proprio consumo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la presenza di una rudimentale contabilità dei guadagni esclude l'uso personale di stupefacenti, confermando la finalità di spaccio e condannando l'imputato alle spese e a tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Uso personale di stupefacenti: la Cassazione respinge il ricorso
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità a una pena detentiva e pecuniaria. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la tesi dell'uso personale di stupefacenti e contestando la motivazione della sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione sull'uso personale di stupefacenti richiedeva una riesame dei fatti. Questa valutazione è preclusa nel giudizio di legittimità quando la motivazione del giudice di merito risulta logica e priva di difetti. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Uso personale di stupefacenti: bilancino in casa non è spaccio
Due conviventi erano stati condannati per detenzione a fini di spaccio di 5,4 grammi di hashish. La condanna si basava sul possesso in casa di strumenti di confezionamento come bilancino e alluminio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei difensori, stabilendo che il possesso di tali strumenti non prova automaticamente lo spaccio. Il modesto quantitativo di droga fa presumere l'uso personale di stupefacenti. Inoltre, spetta all'accusa dimostrare la destinazione allo spaccio oltre ogni ragionevole dubbio, senza invertire l'onere della prova sul cittadino. Per questi motivi, la Suprema Corte ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste.
Continua »
Uso personale di stupefacenti: ricorso respinto e multa salata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per reati di droga. L'imputato contestava il mancato riconoscimento dell'uso personale di stupefacenti, sostenendo che la sostanza fosse destinata esclusivamente al proprio consumo. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso si limitava a richiedere una nuova valutazione dei fatti, attività vietata in sede di legittimità, e riproduceva argomenti già respinti in appello senza contestare le motivazioni specifiche della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Uso personale di stupefacenti: gli ovuli costano la condanna
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'uso personale di stupefacenti e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la tesi dell'uso personale di stupefacenti era smentita dalle modalità concrete del fatto, in particolare dal confezionamento della sostanza in ovuli, elemento tipico dello spaccio. Inoltre, la richiesta di attenuanti generiche è stata ritenuta non proponibile in Cassazione a fronte di una motivazione logica e completa del giudice d'appello. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Uso personale di stupefacenti: assolti padre e figlio
Il Padre e Il Figlio erano stati condannati per la detenzione di circa 40 grammi di marijuana ai fini di spaccio. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio, stabilendo che l'uso personale di stupefacenti non deve essere provato dall'imputato. Al contrario, spetta alla pubblica accusa dimostrare la reale destinazione allo spaccio, che costituisce l'elemento fondante del reato. Nel caso specifico, il modesto quantitativo di droga, la presenza di strumenti comuni come un trita-erba e le condizioni economiche compatibili con l'acquisto escludono la finalità di spaccio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha assolto i due ricorrenti perché il fatto non sussiste.
Continua »
Uso personale di stupefacenti: ricorso inutile senza appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per reati in materia di droga. L'imputato sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale di stupefacenti, contestando la valutazione delle prove effettuata nei gradi precedenti. Inoltre, contestava la pena e la recidiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare i fatti già accertati e che non si possono proporre per la prima volta in terzo grado questioni mai sollevate in appello. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Uso personale di stupefacenti: quando il confezionamento condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per reati legati agli stupefacenti. L'imputato sosteneva che la sostanza sequestrata fosse destinata all'uso personale di stupefacenti. Tuttavia, i giudici hanno confermato l'esclusione di tale finalità, basandosi sulle modalità di confezionamento della sostanza e sulle circostanze concrete della condotta. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile poiché si limitava a ripetere le stesse obiezioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza contestare validamente la motivazione della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Uso personale di stupefacenti o spaccio: la lista clienti condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di droga. L'imputato sosteneva che la sostanza fosse destinata all'uso personale di stupefacenti, chiedendo inoltre le attenuanti generiche. I giudici di merito hanno però accertato che l'uomo conservava nel portafoglio, oltre alla sostanza e a cinquanta euro in contanti, un foglio con i numeri di telefono di noti assuntori, i quali hanno confermato di rifornirsi da lui. La Suprema Corte ha ribadito che la distinzione tra consumo personale e spaccio spetta esclusivamente al giudice di merito. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Uso personale di stupefacenti: la Cassazione smaschera lo spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di droga a fini di spaccio. L'imputato sosteneva l'uso personale di stupefacenti e chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità. I giudici hanno invece confermato l'attività di spaccio basandosi su indizi precisi: il possesso di diverse tipologie di droghe in casa, un coltello sporco di sostanza stupefacente, la somma di 200 euro in contanti e la presenza di molteplici nascondigli per occultare la merce. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato la tesi della difesa, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Uso personale di stupefacenti o spaccio? Il numero di dosi decide
L'Imputato, condannato per vari reati tra cui lo spaccio di droga, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata riqualificazione del fatto come lieve entità e sostenendo l'uso personale di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la suddivisione della sostanza in numerosi piccoli involucri dimostra la destinazione allo spaccio. Se la droga fosse stata destinata al consumo personale, sarebbe stata conservata in un numero inferiore di confezioni. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Uso personale di stupefacenti: condannato per il bilancino
L'Imputato è stato condannato per detenzione di marijuana. Fermato all'uscita della casa di un conoscente, l'uomo aveva con sé un quantitativo di droga pari a 65 dosi medie. La successiva perquisizione nella sua abitazione ha rivelato la presenza di bilancini e materiale per il confezionamento. L'Imputato ha fatto ricorso sostenendo che la sostanza fosse destinata all'uso personale di stupefacenti e che il reato fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il possesso di strumenti per il confezionamento e il superamento delle dosi medie escludono la tesi del consumo personale. Inoltre, il riconoscimento della recidiva, anche se bilanciato con le attenuanti generiche, impedisce la prescrizione del reato. L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Uso personale di stupefacenti: condanna in piazza di spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità. L'uomo era stato sorpreso dalle forze dell'ordine in una nota piazza di spaccio in possesso di sostanze stupefacenti. La difesa ha sostenuto la tesi dell'uso personale di stupefacenti per evitare la condanna penale. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che il contesto del fermo e le modalità di detenzione escludessero il consumo privato. La Cassazione ha confermato che il giudizio di legittimità non può rivalutare i fatti se la sentenza d'appello è logica e coerente. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Uso personale di stupefacenti: quando il reddito smentisce la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di droga. La difesa sosteneva l'uso personale di stupefacenti, ma i giudici hanno respinto la tesi a causa della quantità e varietà delle sostanze sequestrate (hashish e cocaina). Inoltre, il reddito minimo dichiarato dal soggetto è stato ritenuto incompatibile con l'acquisto di un simile quantitativo. Anche la certificazione del Sert è stata giudicata irrilevante, poiché attestava solo un uso occasionale e non una dipendenza grave. Infine, la Corte ha negato l'attenuante della collaborazione attiva poiché le informazioni fornite erano inutili. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Uso personale di stupefacenti: quando poche dosi costano la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. L'uomo era stato trovato in possesso di due dosi di crack e contanti in una nota piazza di spaccio, dopo essere stato filmato il giorno precedente mentre vendeva droga. La difesa sosteneva l'uso personale di stupefacenti, ma i giudici hanno confermato la condanna penale. La Corte ha chiarito che la destinazione a terzi si desume da elementi concreti come il confezionamento, il tentativo di fuga e i precedenti specifici. Di conseguenza, sono stati negati sia la particolare tenuità del fatto sia il beneficio della sospensione condizionale della pena, confermando la sanzione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Continua »