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Uso Personale Di Stupefacenti

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75 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

171 dosi e bilancino: Cassazione nega l’uso personale di stupefacenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio. La difesa basata sull'uso personale di stupefacenti è stata respinta. La detenzione di una quantità notevole di droga (circa 171 dosi), unita a strumenti per il peso e a un comportamento sospetto (continui spostamenti tra casa e strada), sono stati considerati elementi sufficienti a dimostrare l'intenzione di vendere la sostanza. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'obbligo per l'imputato di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Droga e 200€ in casa: la confisca del denaro da spaccio è lecita
Un soggetto, condannato per detenzione di hashish e cocaina, si oppone alla sentenza. Sostiene che l'hashish fosse per uso personale e contesta la confisca di 200 euro. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La quantità di droga e la presenza di materiale per il confezionamento escludono l'uso personale. Inoltre, la Corte conferma la legittimità della confisca del denaro da spaccio. L'imputato aveva infatti ammesso di custodire la cocaina per conto di altri in cambio di un compenso, rendendo i soldi un chiaro provento del reato. La condanna diventa così definitiva.
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Uso personale di stupefacenti: i limiti di legge
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a carico di un soggetto trovato in possesso di hashish equivalente a 399 dosi. Nonostante la difesa sostenesse la tesi dell'uso personale di stupefacenti, la presenza di un bilancino di precisione e il frazionamento della sostanza in più bustine hanno indotto i giudici a ritenere configurabile il reato di spaccio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e al versamento alla Cassa delle ammende.
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Uso personale di stupefacenti: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa aveva invocato la tesi dell'uso personale di stupefacenti, lamentando un difetto di motivazione della sentenza d'appello. Gli Ermellini hanno invece confermato che il provvedimento impugnato era sorretto da una logica lineare e da un'esauriente analisi dei dati processuali. L'imputato non ha fornito elementi concreti per supportare la destinazione al consumo proprio, rendendo legittimo il diniego delle attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena.
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Uso personale di stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato l'assoluzione di un giovane trovato in possesso di un notevole quantitativo di droghe. La sentenza sottolinea che la quantità da sola non basta a provare lo spaccio, confermando la tesi dell'uso personale di stupefacenti. Elementi come un 'grinder' o una somma di denaro sono stati ritenuti equivoci e non sufficienti a superare la presunzione di uso personale, specialmente in assenza di prove concrete come bilancini o contatti con acquirenti.
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Uso personale stupefacenti: quando non è credibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che sosteneva l'uso personale di stupefacenti. La decisione si basa su tre indizi chiave: il rinvenimento di due bilancini di precisione, un quantitativo di sostanza superiore al consumo giornaliero dichiarato e l'incongruità tra il costo della droga e il reddito dell'imputato. Questi elementi, secondo la Corte, costituiscono un quadro probatorio sufficiente a configurare una destinazione diversa dall'uso personale, rendendo il ricorso infondato.
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Uso personale di stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 44449/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La difesa basata sull'uso personale di stupefacenti è stata respinta a causa del rinvenimento di un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento, elementi ritenuti indicativi dell'attività di spaccio. La Corte ha inoltre confermato la congruità della pena inflitta.
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Uso personale di stupefacenti: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, confermando che il possesso di 26 dosi di cocaina e di strumenti per il confezionamento è incompatibile con la tesi dell'uso personale di stupefacenti. La decisione evidenzia come tali elementi costituiscano prove logiche a sostegno di un'ipotesi di spaccio, validando la motivazione della corte di merito.
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Uso personale di stupefacenti: quando è spaccio?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ribadisce che per distinguere tra detenzione per spaccio e uso personale di stupefacenti si deve valutare un complesso di indizi, come la diversità delle sostanze, la quantità, il confezionamento in dosi e la presenza di bilancini di precisione. Un vizio di motivazione della sentenza d'appello è censurabile solo se macroscopico e immediatamente percepibile.
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Uso personale di stupefacenti: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di droga. La Corte ha stabilito che la destinazione allo spaccio, e non all'uso personale di stupefacenti, era correttamente desunta da vari indizi: la quantità superiore alla dose media, il confezionamento frazionato, i precedenti specifici e l'assenza di prove di una dipendenza. La decisione sottolinea come i giudici di merito debbano valutare l'insieme delle circostanze oggettive e soggettive per distinguere le due ipotesi.
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Uso personale di stupefacenti: i criteri del giudice
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una condanna per detenzione di stupefacenti. Viene chiarito che il grande quantitativo di dosi, il possesso in luogo pubblico e la mancanza di prove dello stato di consumatore abituale sono elementi sufficienti per escludere l'ipotesi di uso personale di stupefacenti e configurare il reato di spaccio.
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Uso personale stupefacenti: quando è reato di spaccio?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto trovato in possesso di cocaina, hashish e marijuana. La presenza di 178 dosi e di materiale per il confezionamento è stata ritenuta decisiva per escludere l'ipotesi di solo uso personale di stupefacenti, confermando la finalità di spaccio.
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Uso personale di stupefacenti: i criteri decisivi
La Corte di Cassazione conferma la condanna per spaccio di un individuo che sosteneva la detenzione per uso personale di stupefacenti. L'ordinanza chiarisce che elementi come la quantità, la qualità e le modalità di conservazione della sostanza sono decisivi per escludere l'uso personale e configurare il reato di spaccio, dichiarando inammissibile un ricorso basato su una semplice rilettura delle prove.
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Uso personale di stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8497/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due individui condannati per detenzione di stupefacenti. La Corte ha ribadito un principio fondamentale in materia di uso personale di stupefacenti: il superamento dei limiti quantitativi previsti dalla legge non è sufficiente a provare la destinazione allo spaccio. Spetta sempre all'accusa dimostrare tale finalità, mentre il giudice deve valutare tutti gli elementi del caso, come le modalità di presentazione della sostanza e le altre circostanze dell'azione, per escludere l'uso esclusivamente personale.
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Uso personale di stupefacenti: quando scatta lo spaccio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio. Decisivi non solo i 44 grammi di eroina, ma anche la presenza di bilancini di precisione e l'assenza di un lavoro lecito. La Corte ribadisce che per distinguere tra uso personale di stupefacenti e spaccio, il giudice deve valutare globalmente tutti gli indizi.
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