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Uso Della Cosa Comune (Art. 1102 C.C.)

7 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La norma che permette a ciascun condomino di utilizzare le parti comuni dell'edificio (come i muri maestri), a condizione di non impedire agli altri di farne lo stesso uso e di non alterarne la destinazione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sopraelevazione in condominio: le spese per la nuova copertura
Un condomino proprietario del piano inferiore citava in giudizio la proprietaria del lastrico solare che aveva realizzato una sopraelevazione in condominio. L'attore lamentava la creazione di un gradino sulla scala comune, l'alterazione del decoro per tapparelle disomogenee e presunti danni da infiltrazioni. La convenuta chiedeva invece il rimborso parziale dei costi della nuova copertura. La Corte di Cassazione ha chiarito che il gradino non lede l'uso comune e le tapparelle non svalutano l'edificio privo di uniformità pregressa. Soprattutto, la Suprema Corte ha stabilito che i costi per la realizzazione della nuova copertura gravano esclusivamente su chi realizza la sopraelevazione, escludendo l'applicazione del riparto spese ex art. 1126 c.c. a carico dei piani sottostanti.
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Locazione parte comune condominiale: sì all’affitto del marciapiede
Una condomina si oppone alla decisione dell'assemblea di autorizzare la locazione di una porzione del marciapiede comune a un ristorante per cinque mesi all'anno. Sostiene che tale uso le impedisca di godere del bene comune. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo la legittimità della delibera. La Corte ha chiarito che una locazione parte comune condominiale è valida se l'occupazione è temporanea, parziale e non impedisce il pari uso agli altri condomini. In questo caso, la durata limitata e la garanzia di un corridoio di passaggio sono stati elementi decisivi per considerare l'uso consentito e non un'alterazione vietata della destinazione del bene.
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Finestre sul cortile comune: la Cassazione impone le distanze
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di apertura vedute su cortile comune. Un proprietario aveva aperto delle finestre affacciate su uno spazio condiviso, e il vicino si era opposto. La Corte d'Appello aveva dato ragione a chi aveva aperto le finestre, applicando le norme sull'uso della cosa comune. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: anche su un'area comune, l'apertura di vedute deve rispettare le norme sulle distanze legali (art. 905 c.c.). Farlo diversamente imporrebbe una servitù illegittima a carico degli altri comproprietari. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio per una nuova decisione.
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Immissioni da condizionatori: la Cassazione tutela la proprietà
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un proprietario contro l'installazione delle unità esterne dei condizionatori dei vicini. I macchinari, pur essendo su un muro comune, sporgevano nel suo cortile privato. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: il diritto del proprietario a escludere terzi dal suo spazio aereo (la 'colonna d'aria') va valutato non solo sull'uso attuale dell'area, ma anche sui possibili usi futuri. Inoltre, le lamentele su gocciolamento e le 'immissioni da condizionatori' (aria calda e rumore) non possono essere respinte senza una verifica tecnica concreta. La causa è stata rinviata al giudice per un nuovo esame basato su questi principi.
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Uso della cosa comune: passerella sul muro vince sulle distanze
La Corte di Cassazione affronta un caso di opere su parti comuni in un edificio. I proprietari del primo piano avevano costruito una passerella in cemento sulla facciata comune, limitando luce e aria alle finestre del piano terra. La Corte ha stabilito che, in ambito condominiale, la norma sull'uso della cosa comune (art. 1102 c.c.) prevale su quella generale delle distanze legali. Il giudice non deve limitarsi a verificare il rispetto delle distanze, ma deve accertare se l'opera lede il pari diritto degli altri condomini e arreca un pregiudizio concreto alla loro proprietà. La sentenza precedente è stata annullata con rinvio per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Uso del solaio comune: cavi del vicino e limiti della proprietà
Un proprietario ha citato in giudizio la vicina del piano di sopra per aver fatto passare dei cavi elettrici nel solaio che divide i due appartamenti. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'uso del solaio comune. Anche se il solaio è considerato una parte in comproprietà, il suo utilizzo da parte di uno dei proprietari non è illimitato. Il giudice deve sempre verificare se tale uso, come l'installazione di impianti, alteri la destinazione del bene o impedisca all'altro proprietario di goderne allo stesso modo. Poiché la Corte d'Appello aveva omesso questa valutazione, la Cassazione ha annullato la sentenza, rinviando la causa per un nuovo esame che tenga conto dei limiti imposti dalla legge sull'uso delle parti comuni.
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Servitù su area condominiale: limiti all’uso
Una condomina impugnava la delibera che negava l'autorizzazione a lavori che avrebbero imposto una servitù su area condominiale a favore di una sua proprietà esterna. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'art. 1102 c.c. non consente di creare servitù su beni comuni a vantaggio di immobili non facenti parte del condominio, confermando la legittimità del diniego.
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