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Art. 1027 Codice Civile

147 provvedimenti

Servitù di passaggio: stop al transito per soli comodi aziendali
Il proprietario di un impianto di stoccaggio gas ha chiesto il ripristino del passaggio su uno slargo dei vicini, usato dai camion di consegne per le manovre di inversione. I vicini hanno chiuso lo slargo installando un cancello. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del commerciante. La Suprema Corte ha stabilito che l'uso dello slargo per le manovre dei veicoli aziendali offre un vantaggio soltanto all'attività d'impresa e non al terreno in sé. Per configurare una valida servitù di passaggio occorre un'utilità reale, oggettiva e permanente per il fondo e non una semplice comodità commerciale. I vicini mantengono quindi la chiusura del cancello e il titolare dell'attività non ha diritto di transitare oltre l'ingresso del proprio deposito.
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Uso del muro comune per servire altri immobili: limiti e divieti
Una condomina ha citato in giudizio i comproprietari di un appartamento dello stabile, i quali avevano installato sul muro perimetrale comune contatori di acqua e luce a servizio di un altro immobile adiacente ed estraneo al condominio. L'attrice ha chiesto la rimozione degli impianti per illegittima imposizione di una servitù. I convenuti hanno eccepito la titolarità delle forniture e chiesto la rimozione di un climatizzatore altrui. La Corte di Cassazione ha confermato che l'uso del muro comune per favorire un immobile estraneo al condominio crea una servitù abusiva se manca l'accordo unanime di tutti i partecipanti. I giudici hanno tuttavia cassato la decisione con rinvio poiché la Corte d'Appello ha del tutto omesso di pronunciarsi sulla domanda riconvenzionale relativa all'impianto di climatizzazione.
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Esercizio servitù di passaggio: motofalciatrice non è carriola
Un Proprietario del Fondo Servente ha contestato le modalità di esercizio della servitù di passaggio da parte dei Proprietari del Fondo Dominante, che utilizzavano mezzi agricoli e motociclette da cross. Un precedente giudicato aveva limitato il passaggio a 'piccoli mezzi meccanici del tipo della carriola'. La Corte d'Appello aveva ritenuto compatibile l'uso della motofalciatrice. La Cassazione ha invece stabilito che una motofalciatrice non rientra nella definizione di 'piccolo mezzo meccanico del tipo della carriola', violando il giudicato esterno. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio, ribadendo i limiti all'esercizio servitù di passaggio.
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Portineria Contesa: Il Vincolo di Destinazione Immobiliare è Perpetuo?
Dei proprietari hanno chiesto al condominio di rilasciare un immobile adibito a portineria, sostenendo che il condominio lo occupava senza titolo. Il condominio ha difeso il suo diritto basandosi su una convenzione del 1961 che imponeva un vincolo di destinazione immobiliare perpetuo per l'uso a portineria. La Corte di Cassazione ha confermato che questo vincolo è un diritto reale valido, non una semplice obbligazione personale. Ha respinto il ricorso dei proprietari, affermando che il diritto del condominio all'uso dell'immobile persiste finché non intervenga una diversa convenzione tra le parti, indipendentemente dalla cessazione del servizio di portierato tradizionale. I proprietari hanno perso la causa.
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Servitù di non edificare e accordo tra le parti in Cassazione
L'erede del proprietario originario promuove un'azione giudiziaria contestando la violazione di un vincolo edilizio stabilito in un vecchio atto di vendita. Il ricorrente chiede la demolizione dei manufatti realizzati sui terreni vicini. La Corte d'Appello rigetta la domanda, qualificando il divieto come un semplice obbligo personale tra i contraenti originari e non come una servitù di non edificare trasferibile ai successivi acquirenti. Il contenzioso giunge in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, le parti raggiungono un accordo stragiudiziale definitivo per porre fine alla causa. La Suprema Corte prende atto dell'intesa transattiva depositata dai legali e dichiara la cessazione della materia del contendere. L'accordo annulla integralmente l'efficacia della sentenza impugnata e dispone la compensazione delle spese di lite tra tutti i partecipanti.
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Diritto di parcheggio: la Cassazione ferma il processo per vizio di forma
Un gruppo di Proprietari di Appartamenti ha chiesto il riconoscimento del diritto di parcheggio su un'area antistante il loro edificio, basandosi sulla legge 765/1967. Dopo un iniziale rigetto, la Corte d'Appello ha riconosciuto il loro diritto d'uso sull'area. Tuttavia, uno dei venditori ha presentato ricorso per cassazione. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rilevato un difetto nel contraddittorio, poiché il ricorso non era stato notificato a tutti i soggetti coinvolti nella precedente sentenza d'appello. Ha quindi ordinato l'integrazione del contraddittorio, rinviando la causa per consentire la corretta partecipazione di tutte le parti.
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Uso del Cortile Condominiale: Servitù e Limiti, la Cassazione Chiarisce
Un Condominio ha citato in giudizio un'Azienda e un Proprietario per l'uso del cortile condominiale, contestando parcheggi, deposito di materiali (pallet) e fioriere, ritenendo violato il regolamento condominiale e i limiti di una servitù di passaggio e sosta. Dopo che i primi due gradi di giudizio avevano respinto le sue richieste, il Condominio ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che l'uso del cortile condominiale da parte del Proprietario, sia come condomino che come titolare di servitù, rientra nei limiti consentiti, non pregiudicando il godimento degli altri condomini.
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Usucapione e distanze legali: quando il tempo premia chi costruisce
Un Proprietario ha avviato una causa per accertare la sua proprietà esclusiva su un viottolo, chiedendo la rimozione di opere realizzate da altri Soggetti in violazione delle distanze legali e il risarcimento dei danni. I Soggetti si sono difesi, sostenendo di aver acquisito per usucapione il diritto di mantenere le opere e chiedendo la rimozione di uno sporto del Proprietario. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda del Proprietario e accolto in parte quella dei Soggetti. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha ritenuto il ricorso del Proprietario inammissibile per carenze probatorie e per aver proposto una lettura alternativa dei fatti. La causa è stata rinviata per una trattazione in udienza pubblica.
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Servitù Coattiva: Terreno Intercluso o Errore Procedurale?
Un Proprietario ha chiesto la costituzione di una servitù coattiva per i suoi fondi, ritenuti interclusi. Il Tribunale aveva accolto la sua richiesta, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, sostenendo che i fondi non erano interclusi e non necessitavano di una servitù coattiva. Il Proprietario ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, ha rilevato un vizio procedurale: il ricorso non era stato notificato a una parte essenziale del giudizio (litisconsorte necessaria). La Cassazione ha quindi rinviato la causa, ordinando al Proprietario di provvedere alla notifica entro sessanta giorni, senza entrare nel merito della questione della servitù coattiva.
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Usucapione della servitù di passaggio contro la sbarra
Una proprietaria terriera ha citato in giudizio i vicini per ottenere il riconoscimento dell'usucapione della servitù di passaggio lungo una stradina privata. La donna, insieme alla sua famiglia, aveva transitato per oltre vent'anni su quel percorso a piedi e con veicoli. Uno dei vicini aveva sbarrato l'accesso con una stanga, sostenendo la natura provvisoria del passaggio dovuta a mera tolleranza e un mutamento urbanistico del fondo. I giudici di merito hanno accolto la domanda dell'attrice, ordinando la rimozione dell'ostacolo. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso dei vicini e ribadendo la validità del diritto acquisito.
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Servitù di Passaggio: Quando il diritto non è un passaggio
Un'Azienda Agricola ha chiesto il riconoscimento di una servitù di passaggio per destinazione del padre di famiglia su un terreno confinante. Il Tribunale aveva inizialmente accolto la richiesta, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. La Corte d'Appello ha ritenuto che il passaggio non servisse a collegare il fondo dell'Azienda Agricola alla via pubblica attraverso il fondo vicino, ma fosse solo un accesso interno alla proprietà stessa. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione. Ha stabilito che una servitù per destinazione del padre di famiglia non si costituisce se il passaggio non collega una parte del fondo diviso alla via pubblica attraverso l'altra parte. L'Azienda Agricola ha perso la causa e dovrà pagare le spese legali.
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Servitù di passo: Notifiche mancanti bloccano la Cassazione
Un Proprietario ha avviato un'azione di negatoria servitutis per contestare l'esistenza di una servitù di passo sul suo terreno. Il Tribunale ha riconosciuto la servitù. La Corte d'Appello ha parzialmente riformato la decisione, escludendo alcuni soggetti dalla titolarità della servitù e confermando per altri, basandosi su un contratto stipulato dal `de cuius`. In Cassazione, è emerso che il ricorso e il controricorso incidentale non erano stati notificati a tutte le parti interessate. La Corte ha quindi rinviato la causa a nuovo ruolo, ordinando alle parti di provvedere alle notifiche mancanti entro 60 giorni, sottolineando l'importanza dell'integrità del contraddittorio.
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Servitù di passaggio: la Cassazione chiarisce diritti e spese
Due proprietari di terreni confinanti si sono affrontati in causa per il riconoscimento di una servitù di passaggio nata da un contratto di permuta del 1977. La parte soccombente sosteneva che la richiesta fosse stata modificata in modo inammissibile durante il processo e che i terreni avessero confini differenti. La Corte di Cassazione ha confermato l'esistenza della servitù di passaggio, ribadendo che i diritti reali sono autodeterminati e non cambia la sostanza della lite se si modifica il titolo d'origine invocato. I giudici hanno però accolto il ricorso sul calcolo delle spese legali: il valore della causa non doveva essere considerato indeterminabile, ma calcolato obbligatoriamente sulla base del reddito dominicale del fondo servente. La questione economica è stata rinviata alla Corte d'Appello.
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Usucapione della servitù di passaggio su più fondi
Un proprietario agisce in giudizio per ottenere l'usucapione della servitù di passaggio su una strada che attraversa i terreni di molteplici confinanti. La Corte di Appello accerta il diritto e dichiara costituito il passaggio su tutti i fondi coinvolti. Gli eredi di uno dei proprietari soccombenti impugnano la decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, ma notificano il ricorso soltanto al titolare del diritto e non agli altri comproprietari dei fondi serventi rimasti contumaci. I giudici di legittimità bloccano la causa ed evidenziano la natura unitaria del tragitto. La Suprema Corte ordina l'integrazione del contraddittorio verso tutti i proprietari dei terreni attraversati, per scongiurare decisioni contrastanti sullo stesso passaggio.
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Muro sul confine e servitù di passaggio: obbligo di demolizione
Una società commerciale ha citato in giudizio la società confinante per veder riconosciuta una servitù di passaggio pedonale e carrabile gravante sul terreno di quest'ultima. La convenuta aveva sbarrato l'accesso erigendo un muro e posando una rete metallica, sostenendo la facoltà di recintare il proprio fondo e contestando la validità degli accordi storici risalenti al 1956 e confermati nel 2009. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda dell'attrice, ordinando la demolizione del muretto e la rimozione della recinzione. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente le pronunce precedenti, rigettando il ricorso della proprietaria del fondo servente e condannandola alle spese. La servitù costituita per titolo e confermata per iscritto prevale sul diritto di recinzione se le opere impediscono concretamente il transito pattuito.
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Cabina elettrica: servitù di elettrodotto o uso trentennale?
Una società proprietaria richiede il rilascio di un locale concesso decenni prima a una società elettrica per installare una cabina di trasformazione. La proprietaria sostiene che il contratto costituisca un semplice diritto d'uso a tempo indeterminato, estinto automaticamente dopo trent'anni per legge. La società energetica eccepisce invece la sussistenza di una servitù di elettrodotto a tempo indeterminato, collegata all'attività di erogazione elettrica. La Corte di Cassazione respinge le richieste della proprietaria dell'immobile. I giudici confermano che l'installazione della cabina rientra a pieno titolo nella servitù di elettrodotto concordata tra le parti. L'impianto industriale di distribuzione funge da fondo dominante. Il vincolo reale rimane pienamente valido senza i limiti temporali trentennali previsti per il diritto d'uso.
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Violazione di servitù tra privato e condominio: cause riunite
Un proprietario privato e un condominio si sono affrontati in giudizio a causa della presunta violazione di servitù commessa dal titolare del fondo servente. La controversia è giunta dinanzi alla Suprema Corte di Cassazione, dove risultava già pendente un altro giudizio strettamente collegato tra le medesime parti. I giudici della Terza Sezione Civile hanno rilevato l'intima connessione tra i due ricorsi e la specifica natura reale della controversia. Di conseguenza, la Corte ha disposto la trasmissione degli atti alla Seconda Sezione Civile per assicurare la trattazione congiunta dei procedimenti, garantendo un pronunciamento coordinato e una gestione processuale unitaria ed efficiente.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo chiude la lite
Un'impresa edile ristruttura un immobile violando di sessanta centimetri la servitù di non sopraelevare a favore di un condominio vicino. Il Tribunale e la Corte d'Appello condannano l'impresa alla rimessione in pristino dei luoghi. L'impresa propone ricorso in Cassazione. Prima della decisione, le parti raggiungono un accordo transattivo davanti a un notaio per risolvere la controversia. Di conseguenza, l'impresa presenta una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal condominio. La Suprema Corte dichiara l'estinzione del processo per intervenuto accordo, stabilendo che non si applica il raddoppio del contributo unificato e non vi è alcuna condanna alle spese di giudizio, poiché la rinuncia accettata preclude la compensazione giudiziale delle spese.
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Sequestro preventivo negato: l’errore formale blocca l’accusa
La Procura della Repubblica chiedeva il sequestro preventivo di alcuni passaggi pedonali turistici situati in aree private gestite da cooperative. Secondo l'accusa, i gestori violavano l'obbligo di consentire il transito pubblico, configurando un reato di inadempimento di contratti pubblici. Il G.I.P. e il Tribunale del riesame hanno rigettato la richiesta, rilevando l'assenza di un accordo vincolante definitivo e la natura di mera tolleranza del passaggio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura. I giudici hanno stabilito che, se il Tribunale ignora un motivo di rigetto fondamentale già espresso dal G.I.P., l'accusa deve contestare specificamente anche questa omissione. Non avendolo fatto, la decisione di non concedere il sequestro preventivo è diventata definitiva.
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Servitù di passaggio: quando la recinzione ostacola le manovre
Un cittadino ha chiesto la reintegrazione del possesso di una servitù di passaggio, lamentando che i vicini avevano ristretto il sentiero con una recinzione. I giudici di merito hanno respinto la richiesta perché il transito era ancora possibile. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza numero 11609 del 2022, ha stabilito che la questione richiede un approfondimento e ha rinviato il caso alla pubblica udienza per valutare se il restringimento abbia compromesso lo spazio di manovra necessario.
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