Un addetto contabile di un istituto di pena, d'accordo con due colleghi, ha inserito per anni indennità maggiorate non dovute nel sistema stipendiale, commettendo il reato di truffa pluriaggravata. La Corte d'Appello aveva condannato i tre escludendo la prescrizione, considerando il reato come unico e a consumazione prolungata. La Cassazione ha invece stabilito che ogni singolo inserimento mensile di dati falsi costituisce un autonomo atto illecito. Di conseguenza, i reati commessi tra il 2011 e il 2013 sono caduti in prescrizione. La Suprema Corte ha annullato parzialmente la sentenza, estendendo l'effetto positivo della prescrizione anche ai coimputati, e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per la rideterminazione della pena, confermando la responsabilità per gli anni dal 2014 al 2016.
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