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Trattamento Disumano E Degradante

10 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una condizione di detenzione che viola la dignità umana, causando sofferenze fisiche o psicologiche di particolare intensità, vietata dall'art. 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (CEDU).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Carcere duro e trattamento disumano e degradante: ricorso ko
Il Detenuto, sottoposto al regime di carcere duro, ha proposto ricorso lamentando un trattamento disumano e degradante. Le sue doglianze riguardavano la limitazione delle ore d'aria, il divieto di cucinare in cella e la violazione della privacy dovuta allo spioncino sulla porta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le restrizioni applicate derivano direttamente dalle prescrizioni di legge previste per la sicurezza del regime speciale, ritenute pienamente compatibili con i diritti fondamentali dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Strasburgo. Inoltre, lo spioncino risponde a precise esigenze di vigilanza occasionale. Poiché il ricorrente si è limitato a ripetere le medesime contestazioni già respinte nei gradi precedenti senza criticare la decisione del Tribunale, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Cella di 9 mq e 41-bis: nessun trattamento disumano e degradante
Il Detenuto, ristretto in regime di alta sicurezza, ha richiesto i rimedi risarcitori lamentando un trattamento disumano e degradante a causa delle restrizioni del regime speciale, tra cui la limitazione delle ore d'aria e la presenza di uno spioncino nel bagno. Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta, evidenziando che il detenuto disponeva di una cella singola di oltre nove metri quadrati con servizi igienici adeguati e che le limitazioni erano conformi alla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché il ricorrente si è limitato a riproporre le stesse lamentele senza contestare la motivazione del giudice di merito. Di conseguenza, il detenuto perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Trattamento disumano e degradante: freddo in cella non basta
Il Detenuto ha proposto ricorso per Cassazione contestando il rigetto parziale della richiesta di risarcimento per le condizioni della sua carcerazione. Egli lamentava la mancanza di riscaldamento, scarsa igiene, poca luce e ridotta privacy nei servizi igienici. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che lo spazio individuale superava i tre metri quadrati e che l'assenza temporanea di riscaldamento costituisce un mero disagio. Tale carenza, se valutata nel contesto di una detenzione complessivamente dignitosa, non integra un trattamento disumano e degradante. Inoltre, in questa materia il ricorso è ammesso solo per violazione di legge e non per vizio di motivazione.
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Trattamento disumano e degradante: la Cassazione nega i danni
Il Detenuto ha proposto ricorso lamentando un trattamento disumano e degradante durante la carcerazione a Spoleto e L'Aquila. Le sue lamentele riguardavano l'assenza di una porta divisoria tra i servizi igienici e la camera di pernottamento, oltre alla presenza di uno spioncino nel bagno che violava la sua riservatezza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la sorveglianza tramite spioncino risponde a esigenze di sicurezza e che la riservatezza era comunque garantita dal fatto che la cella fosse singola. Inoltre, le dimensioni e la ventilazione della cella rispettavano gli standard igienico-sanitari. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Trattamento disumano e degradante: risarcimento tra spazi e prove
Il Detenuto ha richiesto i rimedi risarcitori per aver subito un trattamento disumano e degradante durante la carcerazione in diversi istituti, lamentando spazi ridotti (tra i 3 e i 4 metri quadrati), mancanza d'acqua e riscaldamento. Il Tribunale di Sorveglianza ha accolto la domanda, riducendo la pena. Il Ministero della Giustizia ha proposto ricorso. La Corte di Cassazione ha chiarito che, per spazi tra i 3 e i 4 metri quadrati, il giudice deve compiere una valutazione multifattoriale e globale, considerando anche la brevità della detenzione e i fattori compensativi. Per questo motivo, la Corte ha annullato la decisione limitatamente ai dodici giorni trascorsi a Rebibbia, ordinando un nuovo esame, mentre ha confermato il resto del provvedimento, ribadendo che spetta all'Amministrazione smentire le allegazioni precise del detenuto.
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Cella con muffa: non è sempre trattamento disumano e degradante
Un detenuto ha presentato un reclamo per **trattamento disumano e degradante**, lamentando la presenza di muffa, infiltrazioni e un impianto di riscaldamento malfunzionante nella sua cella. Il Tribunale di Sorveglianza aveva già respinto la sua richiesta, ritenendo i disagi occasionali e bilanciati da altri fattori positivi. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, dichiarando il ricorso del detenuto inammissibile. Secondo la Corte, il ricorso mirava solo a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, il detenuto ha perso e deve pagare le spese processuali e una multa.
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Condizioni detentive e WC: quando non c’è risarcimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva un risarcimento per condizioni detentive ritenute disumane a causa di un WC alla turca non adeguatamente separato nella cella. La Corte ha stabilito che, nonostante la situazione del servizio igienico, la disponibilità di ampio spazio personale (nove metri quadrati in uso esclusivo) e la presenza di una finestra costituiscono fattori compensativi sufficienti a escludere la violazione della dignità umana.
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Responsabilità dello Stato: esclusa per lesioni
Un individuo, arrestato per condotta violenta in stato di ebbrezza, ha citato in giudizio lo Stato per una lesione al ginocchio subita durante l'arresto. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, escludendo la responsabilità dello Stato. La decisione chiarisce che se la lesione è conseguenza della forza necessaria a contenere la violenza dell'arrestato, non vi è inversione dell'onere della prova a carico delle forze dell'ordine.
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Detenzione e Salute: quando si può rinviare la pena?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 39125/2025, ha rigettato il ricorso di un detenuto che chiedeva il rinvio della pena per motivi di salute. La decisione sottolinea come il giudice debba bilanciare le condizioni di detenzione e salute con la pericolosità sociale del soggetto. In questo caso, la possibilità di cure adeguate in carcere e l'elevato profilo criminale del ricorrente hanno portato a escludere che la detenzione costituisse un trattamento inumano, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza.
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Condizioni detentive: Cassazione su scarafaggi in cella
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che negava il risarcimento a un detenuto per la presenza di scarafaggi in cella. Secondo la Corte, non è sufficiente elencare gli interventi di disinfestazione effettuati dall'amministrazione penitenziaria per escludere la violazione dei diritti. È necessaria una valutazione oggettiva dell'efficacia di tali interventi e delle complessive condizioni detentive, senza poter ridurre il problema a una mera 'sensibilità soggettiva' del recluso. La questione è stata quindi rinviata al Tribunale per un nuovo esame.
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