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Trattamento Di Fine Mandato

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Indennità che la società accantona a favore degli amministratori per la fine del loro incarico, simile al trattamento di fine rapporto dei lavoratori dipendenti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rinuncia al trattamento di fine mandato: si paga senza incasso
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento IRPEF nei confronti di un Amministratore-Socio che aveva dichiarato la rinuncia al trattamento di fine mandato accantonato a suo favore da una società. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, ritenendo che non vi fosse stato un incasso reale e che la tassazione non potesse colpire una capacità contributiva virtuale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la rinuncia al trattamento di fine mandato da parte del socio costituisce un incasso giuridico. Tale rinuncia, infatti, equivale a una disposizione del credito volta a patrimonializzare la società, aumentandone il valore delle quote. Di conseguenza, la somma deve essere tassata in capo al socio rinunciatario e la società deve applicare la relativa ritenuta alla fonte.
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Sospensione del processo tributario: tregua tra fisco e società
Una società ha impugnato alcuni avvisi di accertamento relativi a costi ritenuti indeducibili dall'Amministrazione finanziaria, tra cui l'accantonamento per il trattamento di fine mandato dell'amministratore. Dopo la decisione sfavorevole in secondo grado, la contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha nominato un nuovo difensore e ha richiesto la sospensione del giudizio avvalendosi della tregua fiscale. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, disponendo la sospensione del processo tributario fino al 10 ottobre 2023 ai sensi della legge di bilancio 2023 per consentire la definizione agevolata della lite.
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Deducibilità trattamento fine mandato: l’errore che costa caro
L'Azienda ha impugnato gli avvisi di accertamento con cui il Fisco recuperava a tassazione gli accantonamenti per il trattamento di fine mandato dell'amministratore unico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la deducibilità trattamento fine mandato per competenza è subordinata alla presenza di un atto scritto con data certa anteriore all'inizio del rapporto. In assenza di tale requisito temporale, i costi non possono essere dedotti anno per anno, ma sono deducibili solo al momento dell'effettivo pagamento secondo il principio di cassa. L'Azienda perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Accordo conciliativo nel contenzioso tributario: lite chiusa
Due società collegate impugnavano un avviso di accertamento relativo alla deducibilità di erogazioni liberali a un'associazione e alle quote di trattamento di fine mandato dell'amministratore. Durante il giudizio in Cassazione, le parti hanno depositato un accordo conciliativo nel contenzioso tributario ai sensi dell'articolo 48 del decreto legislativo 546/1992, accettato dall'Agenzia delle Entrate. La Suprema Corte ha preso atto dell'intesa e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, disponendo la compensazione delle spese processuali. La decisione esclude inoltre il raddoppio del contributo unificato, trattandosi di una definizione consensuale della lite.
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Trattamento di Fine Mandato: limiti e conciliazione
Una società di capitali ha contestato un avviso di accertamento relativo alla deduzione del Trattamento di Fine Mandato (TFM) per i propri amministratori. L'Amministrazione Finanziaria sosteneva che i limiti di deducibilità dovessero coincidere con quelli previsti per il TFR dei dipendenti, applicando il divisore 13,5. Dopo due gradi di giudizio favorevoli al contribuente, le parti hanno raggiunto un accordo conciliativo durante il giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha dunque dichiarato la cessata materia del contendere, confermando l'estinzione del giudizio e la compensazione delle spese come pattuito tra le parti.
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