Tre imputati sono stati condannati per tratta di persone, riduzione in schiavitù, sfruttamento della prostituzione ed estorsione. Due sorelle straniere erano state reclutate e condotte in Italia, soggiogate con riti tribali e costrette a prostituirsi sotto minaccia di un falso debito di viaggio di venticinquemila euro. Mentre il reclutatore le controllava e minacciava, una coppia di connazionali le ospitava e ne incassava i proventi. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dei tre imputati, confermando le condanne inflitte nei gradi precedenti con pene tra i dodici e i quindici anni di reclusione. La Corte ha ribadito che il reato di riduzione in schiavitù si configura anche senza la totale privazione della libertà, essendo sufficiente una grave compromissione della capacità di autodeterminazione della vittima, accentuata dalla vulnerabilità culturale e dall'uso di minacce esoteriche.
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