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Art. 602-ter Codice Penale

8 provvedimenti

Irreperibilità del testimone: condanna valida per la tratta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a dodici anni di reclusione per il reato di tratta di persone a carico di un'imputata. La difesa contestava l'utilizzo processuale dei verbali della persona offesa, la quale era scomparsa dopo le indagini preliminari. La Suprema Corte ha chiarito che l'irreperibilità del testimone consente la lettura e l'acquisizione delle sue precedenti dichiarazioni se l'allontanamento non era prevedibile e se la sparizione non è derivata da una scelta volontaria di sottrarsi al contraddittorio. Le ricerche devono compiersi secondo parametri di effettiva ragionevolezza senza imporre verifiche esplorative all'estero prive di agganci concreti. I giudici hanno inoltre respinto la concessione delle attenuanti generiche, reputando corretta la pena inflitta.
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Tratta di persone: ricorso inammissibile e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da una donna condannata a oltre undici anni di reclusione per concorso nei delitti di tratta di persone e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. L'imputata contestava la ricostruzione della propria responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che le doglianze sulla colpevolezza riproducevano questioni di fatto già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Inoltre, la Suprema Corte ha ribadito che il giudice di merito motiva validamente il diniego delle attenuanti indicando gli elementi decisivi contrari alla loro concessione. La decisione ha confermato integralmente la pesante condanna e imposto il versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Tratta di persone: promesse di lavoro e incubo voodoo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di tratta di persone e sfruttamento della prostituzione minorile nei confronti di tre soggetti. Due imputati avevano reclutato in Nigeria tre donne (di cui due minorenni), sottoponendole a riti voodoo e conducendole in Italia con l'inganno per costringerle a prostituirsi e ripagare un finto debito di viaggio. La terza imputata aveva fornito loro alloggio, incassando l'affitto con i proventi del meretricio. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo che il reato di tratta di persone si configura anche in presenza di un iniziale consenso della vittima o dei familiari, qualora vi sia un approfittamento dello stato di vulnerabilità e l'uso dell'inganno. Inoltre, l'ignoranza sull'età delle minori non è scusabile senza controlli diligenti.
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Violenza sessuale virtuale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per atti sessuali con minori, pornografia minorile e adescamento. Il caso verteva sulla configurabilità della cosiddetta violenza sessuale virtuale, ovvero l'induzione di minori a compiere atti di autoerotismo via web. La Corte ha confermato che tale condotta integra il reato di cui all'art. 609-quater c.p., per il quale non è necessario il contatto fisico e il consenso della vittima infraquattordicenne è irrilevante. Sono stati inoltre respinti i motivi di ricorso relativi a vizi di notifica, ritenuti sanati dalla presenza del difensore in udienza senza sollevare eccezioni.
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Competenza territoriale per pedopornografia: il luogo
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza territoriale per il reato di produzione di materiale pedopornografico. Ha stabilito che la competenza territoriale spetta al giudice del luogo in cui l'imputato, dopo aver indotto il minore, riceve il materiale e ne acquisisce la piena disponibilità. Non è rilevante il luogo dove il materiale viene fisicamente creato dalla vittima. Di conseguenza, è competente il tribunale della residenza dell'imputato.
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Dichiarazioni persona offesa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna per tratta di persone, stabilendo la piena utilizzabilità delle dichiarazioni della persona offesa rese durante le indagini, anche se la vittima si è resa irreperibile prima del processo. La Corte ha ritenuto che l'allontanamento non fosse una libera scelta, ma il risultato di pressioni e timori, rendendo l'assenza imprevedibile e giustificando l'acquisizione delle prove ai sensi dell'art. 512 c.p.p. La sentenza sottolinea come tali dichiarazioni, se corroborate da altri elementi, possono costituire la base per l'accertamento della responsabilità penale.
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Contestazione aggravante: furto e procedibilità
Un individuo è stato condannato per tentato furto da un parcometro. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo che, affinché un reato sia procedibile d'ufficio, la contestazione aggravante deve essere esplicitamente descritta nell'imputazione per garantire il diritto di difesa. In assenza di una corretta contestazione dell'aggravante di destinazione a pubblico servizio, il reato, a seguito della Riforma Cartabia, è stato dichiarato improcedibile per mancanza di querela.
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Contestazione in fatto: furto di energia e querela
Un uomo condannato per furto di energia elettrica tramite un magnete vede la sua sentenza annullata dalla Cassazione. Il motivo risiede nella mancata contestazione in fatto dell'aggravante del bene destinato a pubblico servizio. Senza tale aggravante, il reato, a seguito della Riforma Cartabia, è diventato procedibile solo a querela, che in questo caso mancava.
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