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Tentato Furto

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365 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Condannata dopo anni: scatta la prescrizione del reato di furto
L'Imputata è stata condannata nei gradi precedenti per furto e tentato furto, commessi a metà del 2013. Nonostante la riduzione di pena concessa in appello nel 2025, la difesa ha ricorso in Cassazione eccependo l'avvenuta prescrizione del reato di furto prima della sentenza di secondo grado. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando come i termini massimi di sette anni e sei mesi fossero già ampiamente decorrsi tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021. Di conseguenza, la Corte ha annullato la sentenza senza rinvio, dichiarando l'estinzione totale dei reati.
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Particolare tenuità del fatto negata per chi tenta il furto
L'Imputato è stato condannato per il reato di tentato furto. Il soggetto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto prevista dall'articolo 131-bis del codice penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non si può applicare la particolare tenuità del fatto quando le modalità concrete dell'azione dimostrano un'inclinazione al delitto del soggetto. Di conseguenza, la condanna dell'Imputato rimane confermata, con l'obbligo di pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto aggravato: l’organizzazione elimina ogni tenuità
Tre individui si sono introdotti in un supermercato per commettere un tentato furto aggravato. Mentre un complice distraeva la dipendente, gli altri spingevano un carrello con merce del valore di circa cinquecento euro verso un'uscita secondaria. La testimonianza del personale e le riprese della videosorveglianza hanno confermato la responsabilità penale degli autori. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando l'identificazione, il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e il diniego delle attenuanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, evidenziando la pianificazione dell'azione, la spregiudicatezza e i precedenti penali dei soggetti. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Furto consumato o tentato: la svolta della Cassazione
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la propria condotta dovesse essere qualificata come semplice tentativo e non come furto consumato. L'uomo era stato bloccato dalle forze dell'ordine subito dopo essere sceso da un'automobile con gli oggetti rubati. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva. I giudici hanno chiarito che si integra l'ipotesi di furto consumato quando il responsabile ottiene, anche soltanto per brevissimo tempo, l'autonoma e piena disponibilità dei beni sottratti. L'atto di scendere dal veicolo con la refurtiva dimostra il conseguimento del possesso effettivo prima dell'intervento della polizia. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna dell'Imputato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto aggravato negli uffici: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di una persona sorpresa all'interno degli uffici aziendali mentre frugava nei cassetti e identificata anche per la sparizione contestuale di altri beni. L'imputata ha contestato la ricostruzione probatoria relativa alle accuse di furto e tentato furto aggravato, lamentando inoltre il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche prevalenti e della continuazione con una precedente condanna del Tribunale di Padova. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso integralmente inammissibile. La Corte ha ritenuto provata la piena idoneità e la non equivocità degli atti compiuti, confermando l'adeguatezza del trattamento sanzionatorio e condannando la ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Esposizione alla pubblica fede: furto e vigilanza a distanza
Due clienti hanno prelevato oltre cento capi di abbigliamento all'interno di un grande negozio commerciale, riponendoli nei carrelli senza pagarli. La vigilanza interna ha seguito le donne a distanza e le ha bloccate appena superati i varchi di uscita. I giudici di merito hanno condannato entrambe per tentato furto aggravato. Le imputate hanno presentato ricorso sostenendo che il controllo costante delle guardie escludesse l'aggravante della esposizione alla pubblica fede. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la condanna. I giudici supremi hanno chiarito che il monitoraggio generico a distanza, in un locale ampio, non garantisce una custodia continua sui singoli beni sottratti. L'aggravante resta pienamente applicabile.
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Tentato furto in abitazione: casa vuota ma arredata resta dimora
Una donna e il figlio sono entrati con arnesi da scasso in una casa temporaneamente disabitata ma ammobiliata, asportando un orologio e un posacenere d'argento. I due hanno tentato di giustificare l'intrusione affermando di voler occupare l'immobile per problemi economici, invocando la fattispecie di invasione di terreni o violazione di domicilio. I giudici hanno invece confermato l'imputazione per tentato furto in abitazione e le misure cautelari dell'obbligo di dimora notturno e di presentazione alla polizia giudiziaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna. La Suprema Corte ha ribadito che un immobile ammobiliato mantiene la natura di privata dimora anche se momentaneamente non abitato, sanzionando la ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: reato anche in stazioni dismesse
Un uomo si è introdotto all'interno di una stazione ferroviaria dismessa per asportare binari e materiale ferroso di ingente valore. L'imputato ha utilizzato una gru montata su un autocarro e attrezzature professionali da taglio in pieno giorno. L'intervento tempestivo delle Forze dell'ordine ha impedito la fuga. La difesa ha sostenuto che il materiale fosse abbandonato e privo di valore. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato. I giudici hanno chiarito che i beni collocati su terreni dismessi non sono liberamente asportabili se conservano un valore economico e appartengono al patrimonio statale.
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Ricorso per tentato furto: la difesa generica costa 4000 euro
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di un imputato per il reato di tentato furto. L'accusato ha presentato ricorso per tentato furto davanti alla Corte di Cassazione, lamentando vizi di motivazione per la mancata concessione del proscioglimento immediato. I giudici supremi hanno rilevato la totale genericità delle doglianze difensive, risultate astratte e prive di collegamenti puntuali con la sentenza impugnata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al versamento delle spese di giustizia e di una somma di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto: la Cassazione respinge il ricorso e sanziona il reo
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di tentato furto. L'imputato contestava la ricostruzione della propria responsabilità penale e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Il primo motivo difensivo mancava di una critica puntuale alla decisione impugnata. Il secondo motivo risultava palesemente infondato, poiché i giudici di merito avevano adeguatamente motivato il diniego dei benefici evidenziando elementi decisivi. Di conseguenza, la Corte ha confermato in via definitiva la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Persi al gioco: forzare la slot è tentato furto aggravato
Un giocatore ha perso circa tremila euro a un apparecchio da gioco in un locale pubblico. Convinto di avere diritto a vincere, ha rotto il dispositivo per riprendersi il denaro versato e bloccare altre giocate. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per tentato furto aggravato. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza del fine di profitto e chiedendo la qualificazione del fatto come semplice danneggiamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il denaro inserito nell'apparecchio appartiene legalmente al gestore, quindi la pretesa di recuperarlo con la forza integra il dolo di profitto tipico del tentato furto aggravato e non una legittima rivendicazione.
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Furto al market: quantificazione della pena confermata
Un uomo è stato condannato per tre distinti episodi di tentato furto all'interno di un supermercato. I giudici di secondo grado hanno ridotto l'entità della condanna iniziale. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando una carenza di motivazione proprio in merito alla quantificazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Il giudice di merito possiede un legittimo margine di discrezionalità e non deve analizzare singolarmente ogni parametro normativo, purché valorizzi gli elementi principali delle modalità del fatto.
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Desistenza volontaria nel tentato furto: fuga o scelta?
Due soggetti hanno subito una condanna per tentato furto in abitazione aggravato. I condannati hanno proposto ricorso per cassazione lamentando il mancato riconoscimento della desistenza volontaria nel tentato furto. La difesa ha sostenuto che gli imputati avessero interrotto l'azione di propria spontanea volontà prima di consumare il reato. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva, rilevando la palese incompatibilità tra la dinamica reale dei fatti e l'interruzione volontaria dell'azione delittuosa, confermata anche dalle dichiarazioni rese dagli imputati stessi. I giudici hanno dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando la condanna a otto mesi di reclusione e duecento euro di multa, oltre al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Danno minimo e furto grave: guida all’attenuante
La Suprema Corte ha confermato la condanna per quattro imputati accusati a vario titolo di tentato furto pluriaggravato, uso di documento falso e minaccia aggravata. Gli imputati hanno presentato ricorso sostenendo il mancato riconoscimento della speciale circostanza attenuante patrimoniale e la concessione di sconti di pena. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'attenuante della speciale tenuità del danno non dipende soltanto dal basso valore economico dei beni o dall'avvenuto risarcimento alla vittima. Il giudice deve infatti compiere una valutazione globale del fatto criminoso, analizzando le modalità operative, la pericolosità e gli strumenti usati dai colpevoli. Rilevando la totale genericità e la natura meramente ripetitiva delle difese, i giudici hanno dichiarato inammissibili tutti i ricorsi, condannando i ricorrenti alle spese processuali e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Furto con finto cliente: scatta l’aggravante della destrezza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto ai danni di un uomo che cercava di rubare uno smartphone all'interno di un negozio. Il complice dell'imputato aveva appositamente distratto la commessa con una scusa, allontanandola dal bancone e consentendo all'autore materiale di afferrare il telefono, prima del blocco da parte del titolare. La difesa sosteneva che si trattasse di una semplice disattenzione spontanea della vittima, priva di astuzia. I giudici hanno invece ribadito la piena sussistenza dell'aggravante della destrezza, poiché la distrazione non era casuale ma pianificata ad arte per neutralizzare la sorveglianza della lavoratrice. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al versamento di una somma alla cassa delle ammende.
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Rapina impropria: fuga spericolata e condanna definitiva
Un uomo sottrae dei beni e ingaggia una fuga in auto compiendo manovre pericolose per sfuggire alle forze dell'ordine. La difesa sostiene che il fatto costituisca solo un tentato furto e che la resistenza ai pubblici ufficiali sia assorbita dalla violenza della rapina. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano la condanna per rapina impropria consumata e resistenza a pubblico ufficiale. Per configurare il reato è sufficiente sottrarre la cosa e usare violenza o minaccia subito dopo per assicurarsi la fuga o il possesso. Inoltre, le manovre di guida pericolose contro la polizia integrano un autonomo reato di resistenza. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto e ricorso: la Cassazione non riesamina il fatto
La Corte d'Appello ha confermato la condanna penale nei confronti di un individuo per il reato di tentato furto. L'imputato ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la ricostruzione dei fatti, l'entità della pena inflitta e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione non può servire per ottenere una nuova valutazione delle prove o dei fatti storici già accertati. Inoltre, la quantificazione della pena e la concessione delle attenuanti rientrano nel potere discrezionale del giudice di merito se motivate in modo logico. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e a un'ammenda.
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Tentato furto: il danno di speciale tenuità non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato a carico di un soggetto che chiedeva l'applicazione della circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. Il ricorrente sosteneva che il valore economico del bene giustificasse uno sconto di pena. I giudici supremi hanno respinto l'impugnazione dichiarandola inammissibile. La Corte ha chiarito che il danno di speciale tenuità richiede un pregiudizio lievissimo e un valore economico pressoché irrisorio. La valutazione non si limita al solo prezzo della cosa sottratta, ma comprende tutti gli effetti negativi complessivamente subiti dalla persona offesa. L'imputato perde il ricorso e subisce la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto e precedenti: esclusa la tenuità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per il reato di tentato furto, rigettando integralmente il ricorso proposto dalla difesa. Il ricorrente chiedeva l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno chiarito che i numerosi precedenti per reati contro il patrimonio dimostrano l'abitualità della condotta, escludendo ogni ipotesi di lieve entità. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l'imputato alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Tentato furto e precedenti: niente attenuanti generiche
Un uomo è stato condannato per tentato furto a quattro mesi di reclusione e duecento euro di multa. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice di merito ha motivato adeguatamente il diniego evidenziando i plurimi e specifici precedenti penali dell'imputato. È sufficiente un solo elemento negativo sulla personalità del colpevole per escludere lo sconto di pena, senza necessità di esaminare tutti i fattori favorevoli. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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