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Tentato Furto

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365 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Tentato Furto e Particolare Tenuità: la Cassazione fa chiarezza
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto di merce di modesto valore (circa 400 Euro). La Corte d'Appello ha confermato la condanna. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il mancato riconoscimento della `particolare tenuità del fatto`. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione della `particolare tenuità del fatto` richiede un'analisi complessa e congiunta di tutte le peculiarità del caso, non solo del danno, e non è sufficiente indicare solo alcuni elementi. La sentenza ha quindi confermato la condanna e le spese processuali.
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Furto aggravato: Cassazione annulla la pena per difetto di motivazione
Due donne hanno tentato un *furto aggravato* in un supermercato, rimuovendo i dispositivi antitaccheggio da giocattoli e capi di abbigliamento. Il Tribunale le ha condannate per tentato furto aggravato. La Corte d'Appello ha escluso l'aggravante della destrezza ma ha mantenuto la condanna e la pena. La Cassazione ha confermato l'aggravante del 'mezzo fraudolento' per la rimozione dei dispositivi. Ha però annullato la sentenza limitatamente alla determinazione della pena, poiché la Corte d'Appello non ha spiegato adeguatamente perché l'esclusione di un'aggravante non avesse portato a una riduzione della pena. La questione della pena tornerà in Appello per un nuovo esame.
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Tentato furto e sanzione illegale: annullato il patteggiamento
Due persone venivano fermate all'interno di un esercizio commerciale dopo aver spostato dei beni dagli scaffali, ma prima di superare la sfera di controllo della vigilanza. La condotta è stata qualificata come tentato furto. In sede di patteggiamento, il Giudice ha riconosciuto le attenuanti generiche prevalenti sull'aggravante contestata. Tuttavia, nel determinare la pena base, il Giudice ha applicato una sanzione superiore al limite massimo edittale previsto dalla legge per la fattispecie di tentato furto semplice. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione denunciando l'illegalità della pena inflitta. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che il calcolo della pena nel tentato furto deve rispettare le riduzioni di legge. La sentenza è stata annullata con rinvio al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Tentato Furto: Rinvio Negato e Attenuante Rifiutata
Un Lavoratore è stato condannato per **tentato furto** di merce in un supermercato. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il mancato rinvio di un'udienza per sciopero degli avvocati e il rifiuto di riconoscere un'attenuante per il danno di lieve entità (150 euro). La Corte di Cassazione ha respinto entrambi i motivi. Ha stabilito che il rinvio non era dovuto in un processo scritto durante l'emergenza Covid-19 e che il valore della merce non era così esiguo da giustificare l'attenuante. Il ricorso è stato rigettato, confermando la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
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Tentato Furto: Cassazione conferma diniego attenuanti generiche
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto. Ha presentato ricorso contro la sentenza, contestando il rifiuto delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la motivazione sul diniego delle attenuanti generiche fosse sufficiente, basandosi sulle modalità del fatto e sui principi di legge. La decisione ha confermato la condanna e ha imposto al Lavoratore il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato su bagaglio: la borsetta in auto è tutelata
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto aggravato su bagaglio. Aveva cercato di rubare una borsetta lasciata in un'auto in sosta. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna. Ha chiarito che la vittima era una "viaggiatrice" anche se usava la propria auto per brevi spostamenti. La borsetta, contenente documenti e valori, era considerata "bagaglio" perché portata per esigenze personali durante il viaggio. La sentenza ribadisce che il furto aggravato su bagaglio si configura anche per spostamenti minimi.
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Abbraccio o furto: quando scatta l’aggravante della destrezza
L'Imputato ha tentato di sottrarre due banconote da cinque euro dalla tasca della Vittima all'uscita di una chiesa. Per compiere l'azione, ha utilizzato la tecnica dell'abbraccio, mostrando contestualmente un cartello per chiedere l'elemosina. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto con l'aggravante della destrezza. I giudici hanno chiarito che l'uso del cartello abbinato al finto abbraccio costituisce una manovra astuta idonea a eludere la sorveglianza sui propri beni. Di conseguenza, il reato è procedibile d'ufficio e la mancanza della querela della persona offesa non impedisce la condanna dell'Imputato.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Condanna Definitiva per Furto Aggravato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Lavoratore per furto aggravato e tentato furto aggravato. Il Lavoratore aveva presentato ricorso contro la sentenza d'appello che aveva già confermato la sua responsabilità penale. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale, ritenendolo troppo generico e privo di specifici motivi. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma di 4.000 euro a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso in Cassazione Inammissibile: L’Errore Formale che Costa Caro
Un Lavoratore, condannato per tentato furto tramite patteggiamento, ha presentato personalmente un ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo perché la legge richiede che un ricorso in Cassazione sia firmato da un avvocato iscritto all'albo speciale, non direttamente dall'imputato. Di conseguenza, il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una multa di 4.000 euro alla Cassa delle ammende. La sentenza sottolinea l'importanza del rispetto delle forme procedurali per l'ammissibilità dei ricorsi.
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Furto da 73 euro: nessun danno di speciale tenuità
L'Imputato ha tentato di rubare beni commerciali per un valore complessivo di 72,73 euro. I giudici di merito lo hanno condannato per tentato furto a due mesi di reclusione e ottanta euro di multa. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante per danno di speciale tenuità e contestando la misura della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che una somma di circa settanta euro non rappresenta un pregiudizio economico irrisorio o trascurabile. La capacità economica della vittima non incide sulla valutazione dell'attenuante. L'Imputato deve quindi scontare la condanna e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Giudizio abbreviato condizionato ed esame incrociato delle prove
Un imputato, accusato di tentato furto pluriaggravato, ha ottenuto l'accesso al giudizio abbreviato condizionato all'escussione di testimoni e periti sulla propria capacità di intendere e di volere. Durante il processo di primo grado, le prove orali sono state assunte tramite esame incrociato diretto delle parti invece che per mezzo del giudice. Condannato in appello, l'imputato ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la nullità del procedimento per violazione delle forme probatorie del rito speciale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile: l'esame incrociato non lede i diritti difensivi, anzi li amplia, e la difesa non aveva sollevato tempestiva eccezione, prestando consenso all'uso delle prove.
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Tentato furto in abitazione: ricorso respinto e sanzione
L'Imputato ha subito una condanna per il reato di tentato furto in abitazione aggravato, commesso con recidiva reiterata specifica ed infraquinquennale. I giudici di merito hanno concesso le circostanze attenuanti generiche con giudizio di equivalenza rispetto alle aggravanti e alla recidiva. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione, contestando la mancata prevalenza delle attenuanti sulla recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I primi tre motivi sono risultati generici, mentre il quarto contrasta direttamente con il divieto di prevalenza delle attenuanti sulla recidiva reiterata stabilito dalla legge. Di conseguenza, i giudici hanno condannato l'Imputato al pagamento delle spese del giudizio e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto con mezzo fraudolento: cancello aperto e accusa ridotta
Due imputati subivano una condanna per tentato furto di materiale edile all'interno di un cantiere, con l'applicazione dell'aggravante specifica per aver sostituito la catena e il lucchetto dell'ingresso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei due soggetti limitatamente all'aggravante del furto con mezzo fraudolento. I giudici di legittimità hanno rilevato che i due individui erano già stati assolti dall'effrazione originaria del cancello. Inoltre, non risultava alcuna prova che i ricorrenti detenessero le chiavi del nuovo lucchetto o che avessero orchestrato un inganno, dato che il passaggio risultava già aperto all'arrivo del mezzo di trasporto. La Suprema Corte ha annullato la sentenza con rinvio per un nuovo giudizio sulla sussistenza dell'aggravante.
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Forzare una portiera senza danni non è violenza sulle cose
Un uomo ha subito una condanna per tentato furto di attrezzi da lavoro custoditi dentro un furgone. I giudici di merito avevano applicato l'aggravante della violenza sulle cose, ritenendo sufficiente l'uso di forza fisica per aprire il veicolo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'imputato. Dagli atti emergeva che il portellone non presentava alcun segno di scasso, rottura o guasto, poiché la serratura risultava già difettosa prima dell'evento. I giudici di legittimità hanno ribadito che la violenza sulle cose sussiste soltanto quando l'azione altera o danneggia il bene, imponendo un intervento di ripristino per restituirgli la funzione originaria. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata limitatamente all'aggravante con rinvio per rideterminare la pena.
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Tentato furto: no alle circostanze attenuanti generiche
Un soggetto ha commesso un tentato furto all'interno di un esercizio commerciale. I giudici di merito hanno rideterminato la sanzione escludendo la concessione dello sconto di pena. L'imputato ha presentato ricorso per cassazione denunciando la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche, valorizzando la successiva condotta riabilitativa dalla tossicodipendenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e privo di un reale confronto con le ragioni già espresse dai giudici d'appello. Il magistrato di merito ha facoltà di negare il beneficio valorizzando solo gli elementi ritenuti decisivi. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato Furto: Ricorso Inammissibile, Condanna Confermata
Un Lavoratore è stato condannato per tentato furto in un garage e per la violazione di un foglio di via. Ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la mancata applicazione della continuazione tra i reati e la mancata acquisizione di filmati di videosorveglianza. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che non ci fosse un unico disegno criminoso per la continuazione. Inoltre, la richiesta dei filmati era tardiva, non essendo stata avanzata nei gradi precedenti. Il tentato furto è stato quindi confermato.
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Tentato furto al supermercato: Cassazione conferma aggravante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex poliziotto condannato per tentato furto al supermercato. L'uomo aveva tentato di sottrarre boxer e un dizionario da un centro commerciale. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ribadendo che nei supermercati self-service sussiste l'aggravante di esposizione alla pubblica fede. La vigilanza occasionale non esclude tale aggravante. Il ricorso è stato respinto anche per la mancata rilevazione della prescrizione, non potendo formarsi un valido rapporto processuale.
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Diniego delle attenuanti generiche: ricorso inutile e sanzione
Un imputato ha subito una condanna per il reato di tentato furto. La difesa ha impugnato la sentenza della Corte di Appello davanti alla Corte di Cassazione, contestando il diniego delle attenuanti generiche e la mancata riduzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'atto difensivo riproduceva gli stessi argomenti già esaminati e respinti dai giudici precedenti, senza confrontarsi con le spiegazioni della sentenza impugnata. I giudici hanno chiarito che il magistrato non deve esaminare ogni singolo elemento difensivo, ma può motivare il rifiuto delle attenuanti valorizzando solo i fattori decisivi. Il ricorrente deve pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro.
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Furto in abitazione e garage condominiale: condanna confermata
L'Imputato propone ricorso in Cassazione contro la condanna per tentato furto in abitazione e garage condominiale. La difesa sostiene che la corsia di accesso ai box non sia equiparabile a una privata dimora. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che gli spazi comuni condominiali destinati al parcheggio, se non liberamente accessibili a terzi senza il consenso dei residenti, rientrano nella nozione di privata dimora. L'intrusione in tali aree per compiere un furto integra la fattispecie aggravata dell'articolo 624-bis del codice penale. L'Imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentato furto pluriaggravato: ricorso respinto per i tre accusati
Tre soggetti sono stati condannati nei primi due gradi di giudizio per il reato di tentato furto pluriaggravato. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione invocando l'applicazione del reato impossibile, adducendo la presunta inidoneità degli strumenti impiegati per la condotta illecita. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno chiarito che le difese hanno semplicemente ripetuto argomentazioni già analizzate e respinte in appello. La Corte territoriale aveva infatti accertato l'idoneità astratta dei mezzi impiegati, in assenza di prove sulla loro inefficacia. I ricorrenti sono stati quindi condannati al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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