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Tentato Furto

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365 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Danno di speciale tenuità: no allo sconto per furto da 189 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per tentato furto aggravato. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità per un valore di circa 189 euro. I giudici hanno chiarito che, nel delitto tentato, l'attenuante del danno di speciale tenuità si applica solo se un giudizio ipotetico rivela che il danno consumato sarebbe stato minimo. Nel caso specifico, il valore di 189,40 euro è stato ritenuto non irrisorio in base al valore commerciale del bene. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Riconoscimento fotografico: la Cassazione blinda la condanna
Il caso riguarda un uomo condannato per tentato furto in abitazione aggravato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'attendibilità del riconoscimento fotografico effettuato durante le indagini, sostenendo un vizio di motivazione della sentenza di appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione sulla credibilità del riconoscimento fotografico spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: la Cassazione nega la particolare tenuità
Un uomo è stato condannato per tentato furto aggravato dopo aver cercato di sottrarre della merce dai banchi di un supermercato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. I giudici hanno confermato l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, poiché la merce nei supermercati self-service non è sottoposta a una custodia continua e diretta, ma solo a controlli saltuari. Inoltre, la Suprema Corte ha negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando la condotta abituale del soggetto, già gravato da numerose condanne precedenti per reati contro il patrimonio. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto aggravato: vigilanza saltuaria e condanna
L'Imputata è stata condannata per il reato di tentato furto aggravato dopo aver cercato di sottrarre della merce dai banchi di un supermercato. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione della circostanza aggravante dell'esposizione alla pubblica fede e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che nei supermercati self-service la vigilanza non è continuativa ma saltuaria, configurando pienamente l'aggravante. Inoltre, la biografia penale dell'imputata e il suo tentativo di fuga precludono la concessione di sconti di pena. Di conseguenza, l'imputata perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Furto con mezzo fraudolento: inutile il trucco del cancelletto
Un uomo e il suo complice hanno tentato di sottrarre merce da un supermercato. Per evitare i controlli, uno dei due è uscito senza acquisti e ha aperto dall'esterno il cancelletto d'ingresso, privo di barriere anti-taccheggio, per far passare il complice con il carrello pieno. Bloccati dalla sicurezza nel parcheggio, sono stati condannati per tentato furto aggravato. Il ricorrente ha impugnato la sentenza contestando l'aggravante del mezzo fraudolento, sostenendo che la sorveglianza non fosse stata elusa. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'uso del cancelletto d'ingresso per aggirare i controlli integra pienamente il furto con mezzo fraudolento, poiché costituisce uno stratagemma idoneo a superare le difese poste a tutela dei beni, a nulla rilevando che i soggetti siano stati costantemente sorvegliati e poi fermati.
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Attenuante della lieve entità: negata per il furto di una bici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per ricettazione e tentato furto di una bicicletta. La difesa lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante della lieve entità per entrambi i reati. I giudici hanno chiarito che la ricettazione non può essere considerata di particolare tenuità a causa della personalità negativa del soggetto. Inoltre, le buone condizioni della bicicletta escludono che il danno patrimoniale potesse considerarsi irrisorio. Di conseguenza, L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: i precedenti cancellano la non punibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per tentato furto aggravato dalla destrezza. L'imputato lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze, evidenziando che l'abitualità della condotta, desunta da numerosi precedenti penali specifici per reati contro il patrimonio, impedisce l'applicazione dell'esimente. Inoltre, la valutazione sulla comparazione delle circostanze spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione se adeguatamente motivata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto di energia elettrica: la Cassazione nega sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di tentato furto di energia elettrica. L'imputato contestava la ricostruzione dei fatti e l'entità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in Cassazione. Inoltre, la determinazione della pena è corretta se si colloca entro la media edittale e fa riferimento ai criteri di legge. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto aggravato in abitazione: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di tentato furto aggravato in abitazione. L'imputato contestava la valutazione delle prove e la motivazione della sentenza di appello. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ridiscutere i fatti o per riproporre le stesse difese già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, i giudici hanno confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Attenuante del danno di speciale tenuità: no a sconti automatici
Due soggetti, sorpresi dalle forze dell'ordine dopo una segnalazione telefonica, fuggono ma vengono arrestati in flagranza per tentato furto aggravato. I giudici di merito li condannano. I soggetti presentano ricorso in Cassazione, contestando la ricostruzione dei fatti e chiedendo l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte dichiara inammissibili i ricorsi. I giudici chiariscono che l'attenuante del danno di speciale tenuità non si applica automaticamente solo perché il bene ha un valore irrisorio. Occorre valutare la gravità complessiva dell'azione criminale. I ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese processuali e tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: taglia il cavo ma nega il furto
L'Imputato è stato sorpreso in un negozio dall'addetto alla sicurezza subito dopo il tranciamento del cavo di sicurezza di un telefono cellulare. Nonostante la difesa sostenesse che il gesto servisse solo ad attirare l'attenzione, i giudici di merito lo hanno condannato per tentato furto aggravato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'uomo. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in Cassazione. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego della sospensione condizionale della pena: l'assenza di un lavoro stabile, la mancanza di una fissa dimora e l'incertezza sulla reale identità del soggetto impediscono una prognosi favorevole sul suo comportamento futuro. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Desistenza volontaria o arresto? Il bivio del tentato furto
Due soggetti sono stati sorpresi sulle scale di un'abitazione dalle forze dell'ordine con la refurtiva e gli arnesi da scasso. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'applicabilità della desistenza volontaria, affermando di essersi fermati prima di consumare il furto dei gioielli. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la desistenza volontaria non è configurabile se l'azione criminosa si interrompe per l'intervento della polizia o per circostanze esterne che rendono troppo rischioso proseguire. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto in garage: il cacciavite smentisce il rifugio
L'Imputato è stato condannato per tentato furto e porto di oggetti atti ad offendere dopo essere stato sorpreso in un garage condominiale con un cacciavite dalla punta piegata, usato per forzare la pulsantiera di un box. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che il suo unico intento fosse trovare un riparo per la notte e consumare sostanze stupefacenti, escludendo la volontà di rubare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che i motivi di ricorso riproducevano genericamente le difese già respinte in appello, senza contestare validamente le prove raccolte, come il possesso dello strumento da scasso in un luogo insolito. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e l'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Desistenza volontaria esclusa: l’allarme fa scattare la condanna
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato dopo aver cercato di svaligiare un negozio. L'azione si è interrotta solo a causa dell'attivazione dell'allarme e del successivo arrivo delle forze dell'ordine. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione invocando la causa di non punibilità della desistenza volontaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la desistenza volontaria richiede una scelta libera e non condizionata da fattori esterni, come l'allarme o il rischio di essere catturati. Di conseguenza, l'interruzione del furto dovuta a un imprevisto non esclude la punibilità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Tentato furto aggravato: ricorso generico rende condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per tentato furto aggravato a bordo di un mezzo pubblico. La difesa aveva contestato la decisione della Corte d'Appello di Roma lamentando una carenza di motivazione sulla responsabilità penale. I giudici di legittimità hanno rilevato che il motivo di ricorso era del tutto generico e basato su formule di stile, senza confrontarsi realmente con le argomentazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna, obbligando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato di bici e moto: la Cassazione nega la tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per i reati di tentato furto continuato ed aggravato e furto aggravato. L'uomo era stato sorpreso a rubare una bicicletta, poi restituita alla proprietaria, e a tentare il furto di un ciclomotore nella stessa giornata. La difesa contestava l'attendibilità della persona offesa per una discrepanza sul colore della bici e invocava il furto d'uso e la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha confermato la condanna, rilevando che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e che l'esclusione della particolare tenuità è corretta a causa della reiterazione dei furti nella stessa giornata e dei numerosi precedenti penali dell'uomo, che dimostrano l'abitualità del comportamento illecito.
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Tentato furto: bottiglie rotte e nessun sconto in Cassazione
L'Imputato è stato condannato per tentato furto di bottiglie di alcolici all'interno di un supermercato. Durante l'azione, tre bottiglie si sono rotte accidentalmente. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il trattamento sanzionatorio, ritenendo che i giudici non avessero valutato correttamente la risalenza dei precedenti penali e l'assenza di un danno effettivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità della condotta, evidenziando che l'uomo era già stato allontanato dallo stesso supermercato nei due giorni precedenti per analoghi tentativi. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna dell'Imputato, ordinandogli anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Desistenza volontaria esclusa se la fuga fallisce per un ostacolo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per tentato furto in abitazione e furto con strappo. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento della desistenza volontaria. I giudici hanno chiarito che la desistenza volontaria non può essere invocata se l'azione criminosa si interrompe a causa di ostacoli esterni, come la difficoltà di accedere a un motociclo per fuggire, e non per una scelta spontanea del reo. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e inflitto una sanzione pecuniaria al ricorrente.
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Minorata difesa: la Cassazione tutela le vittime con disabilità
L'Imputata è stata condannata per tentato furto aggravato ai danni di una persona con disabilità fisica. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'insussistenza dell'aggravante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la disabilità fisica della vittima configura pienamente la circostanza della minorata difesa, poiché riduce drasticamente la capacità della persona offesa di reagire e difendere i propri beni. Di conseguenza, l'aggravante è stata confermata e l'Imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Furto con destrezza: serve vera astuzia, non una mera distrazione
L'Imputato è stato condannato per tentato furto aggravato. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza dell'aggravante. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il furto con destrezza richiede una condotta caratterizzata da speciale abilità, astuzia o avvedutezza, idonea a eludere la sorveglianza della vittima. Non basta invece approfittare di una semplice distrazione o del momentaneo allontanamento del proprietario, se non provocati dall'autore del reato. L'Imputato perde la causa ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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