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Tares

36 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi (TARES) è il tributo relativo alla gestione dei rifiuti. Fu introdotto dal decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (cosiddetto "decreto salva Italia"), convertito con legge 22 dicembre 2011, n. 214, in sostituzione delle precedenti Tariffa di igiene ambientale (TIA) e Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (TARSU). Tale tributo è stato poi sostituito a partire dal 1º gennaio 2014 dalla tassa sui rifiuti (TARI) la quale è stata istituita dalla legge n. 147 del 27 dicembre 2013. Il tributo è stato in vigore dal 1º gennaio 2013 e aveva come obiettivo (tramite il rispettivo gettito fiscale) la copertura finanziaria del servizio di raccolta e smaltimento rifiuti del comune di residenza: l'importo dipendeva dalla superficie dell'immobile, dal numero dei residenti, dall'uso, dalla produzione media dei rifiuti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Riduzione TARES: La Cassazione richiede prova formale del disservizio
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di riduzione TARES. Un contribuente aveva ottenuto uno sconto sulla tassa rifiuti per presunto disservizio nella raccolta differenziata. Il Comune ha contestato questa decisione, sostenendo la mancanza di una dichiarazione formale di pericolo sanitario da parte dell'autorità competente. La Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che per ottenere la riduzione TARES è indispensabile la prova di un provvedimento formale che attesti un pericolo per la salute o l'ambiente, non bastano generiche segnalazioni. Il caso tornerà alla Commissione Tributaria Regionale per una nuova valutazione.
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TARES e superficie tassabile: la riconversione non riduce l’imposta
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una Struttura Sanitaria che contestava il calcolo della TARES e superficie tassabile. La Struttura sosteneva che una parte della superficie dovesse essere esclusa a causa della riconversione di posti letto. Tuttavia, la Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Commissione Tributaria Regionale. Ha stabilito che l'atto impositivo precedente era ormai definitivo e che la corrispondenza della superficie tassabile non era stata validamente contestata. La riconversione dei posti letto non ha modificato la base imponibile in modo tale da giustificare una riduzione della tassa sui rifiuti.
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Riduzione della tassa sui rifiuti: no allo sconto senza denuncia
Un'impresa ha contestato un avviso di accertamento per il pagamento della TARES, chiedendo una riduzione della tassa sui rifiuti in quanto nei propri locali produceva in modo promiscuo sia rifiuti urbani che rifiuti speciali, provvedendo autonomamente allo smaltimento di questi ultimi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa. I giudici hanno chiarito che le esenzioni o le riduzioni tariffarie non operano mai in modo automatico. Per ottenerle, il contribuente deve presentare una preventiva denuncia di variazione al Comune, indicando con precisione le aree in cui si formano i rifiuti speciali. In mancanza di questa comunicazione formale, l'impresa non può far valere il diritto alla riduzione in sede di giudizio, restando interamente a suo carico l'onere di provare l'inidoneità dell'area a produrre rifiuti ordinari.
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Tassa sui rifiuti: azienda contro Comune ma la decisione slitta
Una Società ha impugnato l'avviso di pagamento relativo alla Tassa sui rifiuti per l'anno 2013, chiedendo l'esenzione per un'area di circa quattordicimila metri quadrati in cui produceva imballaggi terziari smaltiti in proprio. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per mancanza di prove. La Società ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Durante l'udienza, il Comune ha segnalato la pendenza di un altro giudizio identico relativo al saldo della stessa annualità d'imposta. La Corte di Cassazione ha deciso di non pronunciarsi immediatamente sul merito e ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per riunire i due procedimenti connessi e giungere a una decisione unitaria.
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Tassa sui rifiuti: l’albergo perde il ricorso contro il Comune
Un'azienda alberghiera ha impugnato l'avviso di accertamento con cui il Comune richiedeva il pagamento della Tassa sui rifiuti (TARES) per l'anno 2013, applicando la tariffa per alberghi con ristorazione sull'intera superficie. La società lamentava la carenza di motivazione dell'atto e la mancata concessione di riduzioni per lo smaltimento autonomo di rifiuti speciali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'avviso è valido se indica superficie, categoria e tariffa. Inoltre, spetta interamente al contribuente l'onere di denunciare e dimostrare la produzione di rifiuti speciali per ottenere esenzioni o riduzioni della Tassa sui rifiuti, non potendo pretendere che il Comune vi provveda d'ufficio.
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Presunzione di tassabilità TARES: scarti venduti ma tassa dovuta
Un'azienda di lavorazione del legno ha contestato un avviso di accertamento per il mancato pagamento della tassa sui rifiuti, sostenendo che gli scarti di lavorazione venissero venduti a terzi come sottoprodotti e non costituissero rifiuti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che vige una generale presunzione di tassabilità TARES basata sull'idoneità astratta dei locali a produrre rifiuti. Per superare tale presunzione, non basta presentare le fatture di vendita degli scarti. L'azienda deve dimostrare rigorosamente la sussistenza di tutti i requisiti di legge per qualificare i residui come sottoprodotti. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Dichiarazione Fiscale: il Principio di Non Contestazione non salva
Un'imprenditrice agricola si oppone a un avviso di accertamento per omessa denuncia TARES su fabbricati rurali. Sostiene di aver inviato una dichiarazione specifica come allegato e invoca il **principio di non contestazione**, poiché il Comune si era limitato a negare di averla nei propri archivi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un punto fermo: nel processo tributario, l'onere di provare l'avvenuta e corretta presentazione della dichiarazione spetta sempre al contribuente. La semplice affermazione del Comune di non avere il documento non sposta questo onere. Non avendo fornito la prova della spedizione e della ricezione, l'imprenditrice è stata condannata al pagamento del tributo.
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Tassabilità aree scoperte: parcheggio aziendale paga la Tares
Una società proprietaria di un autosalone ha contestato un avviso di pagamento della Tares (tassa sui rifiuti) relativo all'area esterna usata come parcheggio per i clienti. La società sosteneva che tale area non fosse produttiva di rifiuti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando un principio chiave sulla tassabilità aree scoperte: i parcheggi, essendo aree frequentate da persone, si presumono produttivi di rifiuti. Spetta al contribuente, e non al Comune, fornire la prova contraria, dimostrando con una denuncia e documentazione specifica che l'area è oggettivamente inutilizzabile o non produce rifiuti. In assenza di tale prova, la tassa è dovuta. L'azienda ha quindi perso la causa.
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Esenzione TARES Magazzini: Negata Anche Senza Produrre Rifiuti
La Corte di Cassazione ha negato l'esenzione TARES a un'azienda che utilizzava ampi locali come magazzini per l'archiviazione di documenti. L'azienda sosteneva di non produrre rifiuti o, al più, rifiuti speciali gestiti autonomamente. I giudici hanno stabilito un principio fondamentale: la tassa sui rifiuti è dovuta sulla base della semplice potenzialità di un'area di produrre rifiuti, non sulla produzione effettiva. Esiste una presunzione legale di produttività. Per ottenere l'esenzione TARES magazzini, l'azienda avrebbe dovuto dimostrare l'inidoneità oggettiva e permanente dei locali a generare rifiuti, una prova che non è riuscita a fornire. Di conseguenza, il Comune ha vinto la causa e l'azienda è stata condannata al pagamento del tributo.
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Tassazione Aree Portuali: il Comune riscuote se l’Autorità non c’è
Una società che gestisce ormeggi per imbarcazioni ha contestato un avviso di accertamento per la tassa rifiuti (TARES), sostenendo che la competenza fosse dell'Autorità Portuale. La Corte di Cassazione ha chiarito un principio fondamentale sulla tassazione aree portuali: in assenza di una Autorità Portuale formalmente istituita in un determinato porto, la competenza per la gestione dei rifiuti e il conseguente potere di imporre la tassa ritornano al Comune. Di conseguenza, la Corte ha dato ragione al Comune, stabilendo che la società concessionaria è tenuta a pagare il tributo per le aree destinate all'ormeggio.
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TARES Seconde Case: la presunzione relativa batte il calcolo del Comune
Un Comune calcolava la tassa rifiuti (TARES) per un immobile non residenziale basando il numero di occupanti sulla superficie. La Corte di Cassazione ha stabilito che questo metodo costituisce una presunzione relativa TARES, non un dato di fatto incontrovertibile. Di conseguenza, il contribuente ha il pieno diritto di fornire la prova contraria, dimostrando ad esempio che l'immobile è sfitto o utilizzato da un numero inferiore di persone. La Corte ha annullato la precedente decisione che negava questa possibilità, riaffermando il principio che il cittadino può sempre contestare le presunzioni fiscali che non siano espressamente definite 'assolute' dalla legge. Vince il contribuente.
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Tassa rifiuti parcheggi: la Cassazione decide
Un comune ha richiesto il pagamento della tassa sui rifiuti (TARES) a una società che gestiva parcheggi a pagamento in concessione. Dopo una decisione favorevole alla società in appello, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza. Secondo la Suprema Corte, la responsabilità per la tassa rifiuti parcheggi dipende da chi ha la 'detenzione' effettiva dell'area. Il caso è stato rinviato al giudice di merito, che dovrà ora analizzare in dettaglio il contratto di concessione per stabilire se alla società fosse stata affidata, oltre alla gestione del servizio, anche la detenzione e custodia delle aree.
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Tassazione agriturismo: la Cassazione decide su TARES
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla tassazione agriturismo ai fini della tassa sui rifiuti (TARES). Un'azienda di gestione rifiuti aveva impugnato una decisione che esentava un agriturismo dal tributo. La Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che un agriturismo, producendo rifiuti assimilabili a quelli urbani e alberghieri, non può essere equiparato a un'attività puramente agricola e deve quindi versare la TARES. È stato inoltre chiarito che una precedente sentenza favorevole al contribuente non è vincolante se le condizioni di fatto, come la classificazione catastale dell'immobile, sono cambiate nel tempo.
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Ingiunzione fiscale: quando impugnarla per non pagare?
Un contribuente ha ricevuto una seconda ingiunzione fiscale per la TARES e l'ha impugnata sostenendo di non aver mai ricevuto l'avviso di accertamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che, poiché una prima ingiunzione fiscale era già stata notificata e non contestata, il debito tributario era diventato definitivo. Il contribuente avrebbe dovuto impugnare il primo atto per far valere la mancata notifica dell'avviso presupposto, perdendo così il diritto di contestazione.
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Onere della prova TARI: la Cassazione decide
Una società contesta un avviso di accertamento per la tassa rifiuti, sostenendo di aver provato l'erroneità delle superfici tassabili. La Cassazione chiarisce che l'onere della prova TARI grava sul contribuente, che deve presentare un'apposita dichiarazione per ottenere esenzioni, non bastando altre prove. Accoglie però il ricorso sulla condanna alle spese, poiché la controparte era contumace.
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Rinuncia al ricorso: estinzione e spese legali
Una società impugnava un avviso di liquidazione per la tassa sui rifiuti (TARES). Dopo aver perso in appello, ricorreva in Cassazione. Successivamente, presentava una rinuncia al ricorso. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il giudizio per cessato interesse, ma ha condannato la società rinunciante al pagamento delle spese legali. La decisione si è basata sul principio della soccombenza virtuale, valutando che, nel merito, il ricorso sarebbe stato probabilmente respinto.
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Tares imballaggi terziari: quando non si paga
Una società della grande distribuzione ha contestato un avviso di accertamento per la Tares, sostenendo che le aree destinate alla produzione di rifiuti speciali da imballaggi terziari dovessero essere escluse dalla tassazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto, cassando la sentenza d'appello per motivazione contraddittoria e apparente. Ha chiarito che le superfici dove si formano esclusivamente rifiuti speciali non assimilati, come gli imballaggi terziari, sono esenti dalla tassa. Tuttavia, ha confermato la tassabilità del parcheggio per i clienti, considerandolo un'area operativa funzionale all'attività commerciale.
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Tassazione rifiuti speciali: la Cassazione chiarisce
Una società di grande distribuzione ha contestato un avviso di pagamento per la tassa rifiuti (TARES), sostenendo l'esenzione per le aree in cui si formano rifiuti speciali da imballaggio, gestiti in proprio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la superficie dove si producono rifiuti speciali non assimilabili, come gli imballaggi terziari, è esclusa dalla parte variabile del tributo. La sentenza chiarisce i principi sulla tassazione rifiuti speciali, sottolineando l'onere del contribuente di provare la produzione e il corretto smaltimento, e il dovere del giudice di valutare tali prove.
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Esenzione TARES: la prova dell’esclusività spetta a te
Una società di logistica ha impugnato un avviso di accertamento per la tassa rifiuti (TARES), sostenendo di avere diritto all'esenzione per le aree in cui produce e smaltisce in proprio rifiuti speciali (imballaggi terziari). La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, ha respinto il ricorso. La sentenza chiarisce che per ottenere l'esenzione TARES non è sufficiente dimostrare una produzione prevalente di rifiuti speciali, ma è necessario provare che in quelle specifiche aree la produzione di tali rifiuti sia esclusiva. L'onere di questa prova rigorosa ricade interamente sul contribuente.
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Riduzione tassa rifiuti: la discrezionalità del Comune
Una società alberghiera con attività stagionale ha richiesto una riduzione della tassa sui rifiuti (Tares), ottenendola in secondo grado. La Corte di Cassazione ha però ribaltato la decisione, stabilendo che la concessione di una riduzione tassa rifiuti per stagionalità non è un obbligo per l'ente locale, ma una sua facoltà discrezionale. Se il regolamento comunale non la prevede, il contribuente non può pretenderla e il giudice non può imporla.
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