LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Tantundem

25 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Termine latino che indica 'altrettanto dello stesso genere'. Si riferisce all'obbligo di restituire non l'identico bene ricevuto, ma una quantità uguale di beni della stessa specie, come nel caso di un prestito di denaro.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Peculato del pubblico ufficiale: assoluzione confermata per ricorso aspecifico
Un pubblico ufficiale, in servizio presso la Guardia di Finanza, si appropriò di 2.650 euro sequestrati e affidati alla sua custodia. Inizialmente condannato per peculato, fu poi assolto in appello con la formula "il fatto non sussiste". La Procura Generale Militare ricorse in Cassazione, contestando l'erronea applicazione della legge penale e la valutazione dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo aspecifico. Questo perché il ricorso tentava una nuova lettura delle prove anziché evidenziare vizi di diritto nella sentenza di appello, confermando l'assoluzione del pubblico ufficiale dal reato di peculato.
Continua »
Peculato d’uso e denaro: esclusa la fattispecie più lieve
Un amministratore di sostegno si è appropriato di circa 34.000 euro appartenenti alla persona tutelata. Il giudice di merito ha qualificato l'illecito come peculato d'uso, applicando una pena ridotta a tre mesi di reclusione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura Generale e ha annullato la decisione. I giudici hanno chiarito che il peculato d'uso non si applica mai alle somme di denaro. Il denaro costituisce infatti un bene fungibile (sostituibile con altri dello stesso valore) e chi lo spende non restituisce le medesime banconote ma solo una somma equivalente. L'appropriazione di denaro affidato per ragioni di ufficio integra sempre il reato più grave di peculato ordinario. Il fascicolo torna al giudice per una nuova determinazione.
Continua »
Reato di riciclaggio: bonifici tracciabili e sequestro valido
Un indagato riceve dal padre oltre duecentonovantamila euro derivanti da una presunta infedeltà patrimoniale e trasferisce subito la somma sul conto di una cooperativa edilizia. L'autorità giudiziaria dispone il sequestro preventivo per il reato di riciclaggio. La difesa contesta la misura cautelare sostenendo che la piena tracciabilità dei bonifici esclude l'occultamento e che l'assenza di querela per il reato presupposto rende improcedibile l'accusa. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dichiarandolo inammissibile. Il delitto sussiste anche senza querela per il crimine originario, poiché il deposito e lo spostamento bancario sostituiscono il capitale sporco con fondi formalmente puliti. La Cassazione conferma il vincolo cautelare e condanna il ricorrente al pagamento delle spese.
Continua »
Reato di peculato: l’Ufficiale Giudiziario che trattiene il denaro
Un Ufficiale Giudiziario ha ricevuto da due privati una somma di denaro come offerta reale per una cooperativa. A seguito del rifiuto dell'offerta, l'impiegato pubblico non ha restituito la somma ai depositanti, nonostante ripetute richieste formali. La difesa ha sostenuto l'assenza di dolo a causa di un sopravvenuto arresto e ha chiesto la riqualificazione in peculato d'uso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna per il reato di peculato. I giudici hanno chiarito che l'appropriazione si realizza con l'interversione del possesso, evidente nel rifiuto di restituzione. Inoltre, il peculato d'uso non si applica al denaro, bene fungibile per il quale non è possibile la restituzione fisica della stessa identica cosa ma solo del suo equivalente (tantundem).
Continua »
Reato di peculato: condannato il gestore del lotto per il ritardo
Il titolare di una ricevitoria del lotto è stato condannato per il reato di peculato per essersi appropriato di oltre seimila euro di proventi del gioco, versandoli con mesi di ritardo e solo dopo la revoca della concessione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imputato, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il ritardo prolungato oltre la diffida dell'amministrazione dimostra la volontà di trattenere il denaro pubblico come proprio. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso l'applicabilità della particolare tenuità del fatto e del peculato d'uso, in quanto il denaro è un bene fungibile e la restituzione del solo equivalente non cancella l'appropriazione iniziale.
Continua »
Differenza tra furto e truffa: l’inganno non cancella il furto
Due complici hanno sottratto ingenti somme di denaro a due vittime con un trucco. Uno dei complici si è finto acquirente di auto e ha convinto le vittime a mostrare contanti su un tavolo per un cambio banconote. Con una mossa fulminea, ha afferrato il denaro ed è fuggito. La difesa sosteneva si trattasse di truffa e non di furto, poiché le vittime avevano collaborato portando il denaro. La Cassazione ha chiarito la differenza tra furto e truffa: si ha furto quando, nonostante gli inganni iniziali, l'impossessamento avviene tramite un'azione unilaterale e improvvisa, senza il consenso reale della vittima. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando la condanna per furto aggravato.
Continua »
Bancarotta fraudolenta per distrazione: punito il vero gestore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per bancarotta fraudolenta per distrazione e documentale. L'imputato, operando come amministratore di fatto di una società fallita, aveva trasferito l'intero compendio aziendale a una nuova società da lui costituita, senza corrispondere alcun valore equivalente (tantundem) e sottraendo le scritture contabili. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e la qualifica di amministratore di fatto, proponendo tuttavia censure di merito non esaminabili in sede di legittimità. La Suprema Corte ha confermato la condanna, ribadendo che il ricorso per cassazione non può limitarsi a proporre una diversa lettura dei fatti già ampiamente accertati nei gradi precedenti attraverso le prove testimoniali e le relazioni del curatore fallimentare.
Continua »
Peculato d’uso su denaro: la Cassazione nega lo sconto
Un'assistente amministrativa di un ente pubblico si appropriava di oltre 290.000 euro, trasferendoli su conti personali. Per difendersi, ha sostenuto si trattasse solo di un uso temporaneo, chiedendo di qualificare il fatto come il meno grave reato di peculato d'uso. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, confermando la condanna per peculato ordinario. Il principio sancito è che il peculato d'uso su denaro non è configurabile. Il denaro è un bene 'fungibile': una volta speso, non si può restituire 'la stessa cosa', ma solo un'equivalente quantità. Questa distinzione impedisce l'applicazione della norma più favorevole, che richiede la restituzione del bene specifico sottratto.
Continua »
Restituzione patteggiamento: no ai diritti delle vittime
La Corte di Cassazione ha stabilito che le vittime di reati finanziari non possono ottenere la restituzione delle somme perdute nell'ambito del processo penale se questo si conclude con un patteggiamento. In questo caso, relativo a una truffa su investimenti, gli imputati avevano patteggiato la pena e i proventi illeciti erano stati confiscati. Le vittime hanno chiesto la restituzione di tali somme, ma la Corte ha respinto la richiesta, chiarendo che il patteggiamento preclude al giudice penale di decidere su questioni civili. Le vittime devono quindi avviare un'azione separata in sede civile per far valere i loro diritti risarcitori.
Continua »
Peculato ricevitore lotto: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per peculato a carico del titolare di una ricevitoria del lotto che si era appropriato degli incassi delle giocate. Secondo la sentenza, il ricevitore riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio e il denaro raccolto è di pertinenza pubblica sin dalla sua riscossione. L'impiego di tali somme per scopi personali, come le scommesse, integra l'appropriazione definitiva e non un semplice ritardo nel versamento, configurando il reato di peculato ricevitore lotto. La Corte ha inoltre escluso che la ludopatia possa essere considerata una causa di forza maggiore.
Continua »
Peculato medico: la Cassazione chiarisce i limiti
Un medico è stato condannato per peculato medico per non aver versato all'ospedale le somme ricevute dai pazienti per l'attività privata svolta in regime di intramoenia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che tale condotta integra il reato di peculato e non fattispecie meno gravi come il peculato d'uso. La Corte ha inoltre ribadito che il termine di prescrizione decorre dalla lettura del dispositivo della sentenza e non dal successivo deposito delle motivazioni.
Continua »
Peculato d’uso e denaro: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11719/2024, ha respinto il ricorso di un titolare di tabaccheria condannato per peculato. L'imputato si era appropriato di somme incassate per conto di un Comune, restituendole in seguito. La Corte ha ribadito che il peculato d'uso non è configurabile per il denaro, data la sua natura di bene fungibile. Inoltre, ha chiarito che la successiva restituzione non diminuisce l'entità del danno ai fini del riconoscimento dell'attenuante comune, la quale va valutata al momento della consumazione del reato.
Continua »
Restituzione beni confiscati: no dopo patteggiamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che le persone offese da un reato non possono ottenere la restituzione dei beni confiscati all'imputato se quest'ultimo ha definito la sua posizione con un patteggiamento. In questo caso, due vittime di truffa e abusivismo finanziario avevano chiesto la restituzione delle somme versate, che erano state usate dal reo per acquistare beni poi confiscati. La Corte ha respinto il ricorso, chiarendo che il patteggiamento preclude qualsiasi accertamento sull'azione civile nel processo penale. Le vittime devono quindi agire in una separata sede civile per ottenere il risarcimento del danno, confermando che la procedura per la restituzione beni confiscati è inibita da tale rito.
Continua »
Peculato: la qualifica di incaricato di pubblico servizio
La Corte di Cassazione conferma la condanna per peculato a carico di un dipendente di una fondazione privata che gestiva un servizio pubblico di prelievo per conto dell'azienda sanitaria. La sentenza chiarisce che la qualifica di incaricato di pubblico servizio dipende dalla natura funzionale dell'attività svolta, non dalla natura giuridica del datore di lavoro. Viene inoltre esclusa la configurabilità del peculato d'uso per il denaro, data la sua natura fungibile.
Continua »
Confisca per equivalente: quando è legittima? Il caso
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro di una somma di denaro di provenienza lecita a un soggetto indagato per usura. La decisione si basa sul principio della confisca per equivalente, applicabile quando i proventi diretti del reato non sono reperibili. Secondo i giudici, la normativa specifica in materia di usura (art. 644 c.p.) consente espressamente di aggredire beni di valore corrispondente al profitto illecito, rendendo irrilevante la loro origine lecita. L'appello del ricorrente è stato quindi dichiarato inammissibile.
Continua »
Ricorso inammissibile: bancarotta e onere della prova
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per bancarotta fraudolenta. L'imputato, condannato per aver distratto beni aziendali e agito come amministratore di fatto, non ha contestato specificamente le motivazioni della Corte d'Appello, limitandosi a riproporre le stesse argomentazioni. La Corte ha confermato la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
Continua »
Pegno irregolare: la Cassazione sulla facoltà di disporre
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28027/2025, ha stabilito che un pegno su denaro è qualificabile come pegno irregolare solo se il contratto conferisce espressamente al creditore la facoltà di disporre della somma. In assenza di tale facoltà, il pegno resta regolare e l'escussione della garanzia in prossimità della dichiarazione di insolvenza può essere soggetta ad azione di inefficacia. La mera natura fungibile del bene non è sufficiente a determinare l'irregolarità del pegno.
Continua »
Restituzione beni sequestrati: cosa succede se venduti
Un soggetto, condannato per maltrattamento di animali, si è visto sequestrare e vendere i propri cani durante il procedimento. In fase esecutiva, la confisca è stata ritenuta illegittima. La Cassazione chiarisce che, in caso di vendita, il diritto del proprietario non si estingue ma si trasferisce sul ricavato. La sentenza analizza il principio della restituzione beni sequestrati per equivalente ('tantundem') quando la restituzione in forma specifica non è più possibile, annullando la decisione del giudice dell'esecuzione che aveva negato ogni diritto al proprietario.
Continua »
Attenuanti generiche nel reato continuato: la Cassazione
Un imprenditore, condannato per gravi reati fiscali, ha ottenuto in appello il riconoscimento delle attenuanti generiche solo per il reato principale. La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio questa decisione, stabilendo che le attenuanti generiche nel reato continuato, se basate su elementi soggettivi come il pentimento dell'imputato, devono essere estese a tutti i reati collegati. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile limitare il beneficio al solo reato più grave quando le circostanze favorevoli riguardano la persona del reo nella sua interezza.
Continua »
Confisca per equivalente: quando l’istanza è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una donna contro la confisca per equivalente di un immobile, intestato a lei ma riconducibile al marito condannato per reati fiscali. La decisione si fonda sul principio della preclusione processuale: l'istanza è una mera riproposizione di questioni già decise in precedenza, senza l'apporto di nuovi elementi di fatto o di diritto. La Corte ribadisce che per la confisca per equivalente non è necessario un nesso di pertinenzialità tra il reato e il bene confiscato.
Continua »