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Art. 1851 Codice Civile

26 provvedimenti

Patto Commissorio: Quando il divieto non è Ordine Pubblico per il Lodo
Un'azienda ha contestato un lodo arbitrale che aveva ritenuto valido un contratto di sale and lease back. L'azienda sosteneva che il contratto nascondesse un patto commissorio vietato, violando così l'ordine pubblico. La Corte d'Appello aveva dichiarato l'impugnazione inammissibile, affermando che il divieto del patto commissorio, pur essendo una norma imperativa, non rientra nei principi di ordine pubblico che consentono di annullare un lodo arbitrale. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la violazione del divieto di patto commissorio non è sufficiente per impugnare un lodo arbitrale per contrarietà all'ordine pubblico, poiché tale divieto tutela interessi individuali del contraente più debole e non valori generali dell'ordinamento.
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Pegno regolare e revocatoria fallimentare: la banca perde
Un istituto di credito ha preteso di trattenere somme derivanti dall'escussione di pegni su strumenti finanziari di una società poi fallita, invocando la compensazione. Il Fallimento ha chiesto la revoca dei versamenti eseguiti nel periodo sospetto. La Corte di Cassazione ha stabilito che la garanzia stipulata era un pegno regolare e revocatoria fallimentare pienamente applicabile, in quanto la banca non aveva acquisito la proprietà dei titoli ma solo un incarico di gestione. Senza il passaggio di proprietà dei beni, la banca non poteva applicare la compensazione diretta ed era obbligata a restituire le somme incassate. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'istituto bancario, confermando la sua condanna a restituire alla curatela oltre 360 mila euro oltre alle spese legali.
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Pegno irregolare: la banca vince contro la confisca di Stato
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un Istituto di Credito contro la confisca di alcuni titoli finanziari (obbligazioni e BOT) concessi in garanzia da due società collegate a un soggetto socialmente pericoloso. Il Tribunale aveva qualificato la garanzia come pegno regolare, ritenendo i titoli individuati tramite codice ISIN. La Cassazione ha invece stabilito che i titoli dematerializzati sono beni fungibili non individualmente identificabili. Di conseguenza, l'operazione configura un pegno irregolare ai sensi dell'articolo 1851 del codice civile. Questo comporta il trasferimento della proprietà dei titoli alla banca prima del sequestro, rendendo la confisca inopponibile. La Suprema Corte ha quindi annullato il provvedimento, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione.
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Pegno irregolare: la banca vince contro il fallimento sui titoli
Una banca ha escusso un pegno irregolare su titoli azionari compensando il ricavato con il proprio credito dopo l'apertura di un concordato preventivo da parte di una società poi fallita. Il Fallimento ha contestato l'operazione ritenendola contraria al divieto di azioni esecutive individuali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fallimento, confermando che l'operazione rientrava nella figura del pegno irregolare. In questo tipo di garanzia, la banca acquisisce la proprietà dei titoli e, in caso di inadempimento, deve restituire solo l'eccedenza rispetto al credito garantito. Di conseguenza, non si applica il divieto di patto commissorio né il blocco delle azioni esecutive tipico delle procedure concorsuali.
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Pegno strumenti finanziari e fallimento: guida legale
La Corte d'Appello di Firenze ha stabilito che, in presenza di un pegno strumenti finanziari disciplinato dal D.Lgs. 170/2004, la banca può escutere la garanzia direttamente dopo il fallimento del debitore. La decisione chiarisce che tale normativa speciale deroga alle regole ordinarie sull'inefficacia degli atti post-fallimentari, permettendo al creditore pignoratizio di soddisfarsi senza la preventiva insinuazione al passivo, purché la garanzia stessa non sia oggetto di azione revocatoria.
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Pegno irregolare e prova dell’estinzione del debito
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da due garanti contro un decreto ingiuntivo bancario. La controversia ruotava attorno all'asserita estinzione del debito tramite l'escussione di un pegno irregolare e l'incasso di fatture anticipate. Tuttavia, i debitori non hanno fornito prova dell'effettivo incasso da parte della banca, reso peraltro impossibile da un sequestro penale che aveva colpito l'intero compendio patrimoniale dei soggetti coinvolti. La Corte ha chiarito che il mancato rilievo d'ufficio dell'estinzione del debito non è configurabile se i fatti non sono stati adeguatamente provati nel corso del giudizio.
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Opposizione all’esecuzione: la validità del mutuo
La Corte d'Appello ha rigettato l'appello in un caso di opposizione all'esecuzione promosso da un garante. L'opponente contestava la legittimazione della banca cessionaria e l'idoneità del contratto di mutuo a fungere da titolo esecutivo, definendolo condizionato. I giudici hanno stabilito che la prova della cessione in blocco è valida se integrata da documenti contrattuali e che il mutuo è titolo esecutivo dal momento della disponibilità giuridica della somma.
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Improcedibilità ricorso: onere della prova notifica
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso presentato da due garanti contro una società di gestione patrimoniale. La decisione si fonda su un vizio procedurale: i ricorrenti non hanno depositato la prova della notifica della sentenza d'appello, un onere inderogabile a loro carico. Questo caso sottolinea come il mancato rispetto di un adempimento formale, come la corretta produzione dei documenti di notifica, possa precludere l'esame nel merito di un'impugnazione, portando alla sua definitiva chiusura.
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Pegno irregolare: validità e requisiti secondo Cassazione
Una garante contesta la validità di un pegno irregolare su titoli finanziari, escusso da una banca a copertura del debito di una società terza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. I motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili per carenza di specificità e per non aver colto la 'ratio decidendi' della sentenza d'appello, ribadendo così la legittimità dell'escussione della garanzia da parte dell'istituto di credito.
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Pegno irregolare e cauzione: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che il deposito cauzionale versato in un contratto di locazione costituisce un pegno irregolare. Di conseguenza, il locatore acquisisce la proprietà della somma e la sua successiva ritenzione a compensazione di canoni non pagati non è un pagamento anomalo revocabile in caso di fallimento del conduttore. La Corte ha quindi rigettato il ricorso del fallimento, confermando la decisione della Corte d'Appello e consolidando un principio fondamentale in materia di garanzie locatizie.
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Revoca finanziamento: il credito sopravvive chirografo
Una banca concede un nuovo finanziamento garantito da ipoteca a una società, che utilizza i fondi per estinguere precedenti debiti non garantiti verso la stessa banca. In seguito al fallimento della società, l'operazione viene revocata. La Corte di Cassazione chiarisce che, sebbene la garanzia ipotecaria sia inefficace, il credito derivante dal finanziamento effettivamente erogato deve essere ammesso al passivo fallimentare come credito chirografario.
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Azione revocatoria fallimentare: la prova richiesta
In un caso di opposizione allo stato passivo, la Corte di Cassazione ha analizzato i presupposti dell'azione revocatoria fallimentare. La Corte ha stabilito che, per revocare una garanzia, il curatore deve provare la specifica conoscenza del pregiudizio arrecato ai creditori (scientia damni) da parte della banca, non essendo sufficiente la mera conoscenza dello stato di insolvenza del debitore. Viene così cassata con rinvio la decisione di merito che aveva confuso i due concetti, accogliendo il ricorso della banca su questo punto cruciale.
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Pegno irregolare: quando è revocabile in fallimento?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una banca contro la revoca di pagamenti ricevuti da una società poi fallita. I pagamenti, eseguiti tramite un libretto di deposito in pegno, sono stati ritenuti inefficaci. Il punto centrale era la qualificazione del pegno: la Corte ha confermato che non si trattava di un pegno irregolare, poiché la facoltà della banca di disporre delle somme era condizionata all'inadempimento del debitore. Essendo un pegno regolare e data la provata conoscenza dello stato di insolvenza da parte della banca, l'azione revocatoria è stata accolta.
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Scadenza del pegno su polizze: non è automatica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11215/2024, ha chiarito che la scadenza del pegno costituito su polizze vita non è automatica e non coincide necessariamente con la scadenza delle polizze stesse. In assenza di un termine esplicito, la garanzia reale perdura fino all'estinzione del debito garantito. La Corte ha privilegiato un'interpretazione sistematica e funzionale del contratto, andando oltre il dato letterale di una singola clausola ritenuta ambigua.
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Pegno irregolare su polizze: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un pegno irregolare su una polizza assicurativa di tipo "unit linked". Una società fallita aveva contestato dei pagamenti effettuati a favore di un istituto di credito. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la polizza, priva di garanzia di restituzione del capitale, è uno strumento finanziario e il pegno su di essa è di natura irregolare, rendendo inapplicabile la normativa fallimentare invocata dal ricorrente.
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Legittimazione processuale del successore: la Cassazione
Una società in liquidazione ha citato in giudizio una compagnia assicurativa e un istituto bancario, ottenendo una sentenza favorevole in primo grado. La società succeduta alla compagnia assicurativa ha proposto appello, ma questo è stato dichiarato inammissibile per mancata prova della sua qualità di successore. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo il principio della legittimazione processuale per il successore che si limita ad allegare il proprio titolo nell'atto processuale, specialmente quando la successione deriva da atti soggetti a pubblicità legale. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione nel merito.
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Leasing traslativo: la Cassazione e la clausola penale
Una società utilizzatrice contesta la clausola penale in un contratto di leasing traslativo. La Cassazione conferma la validità della clausola, pur se generica, imponendone l'esecuzione in buona fede e ammettendo la riduzione da parte del giudice se manifestamente eccessiva, rigettando così i ricorsi di entrambe le parti.
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Credito prededucibile: come si soddisfa il pegno?
Un istituto di credito si è visto riconoscere un credito prededucibile garantito da pegno. La Cassazione ha stabilito che la banca non può soddisfarsi direttamente sui beni pignorati, ma deve rispettare le regole della procedura liquidatoria, coordinandosi con gli altri creditori. La soddisfazione del credito prededucibile è subordinata alla compatibilità con le esigenze della liquidazione.
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Pegno irregolare: la Cassazione sulla facoltà di disporre
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28027/2025, ha stabilito che un pegno su denaro è qualificabile come pegno irregolare solo se il contratto conferisce espressamente al creditore la facoltà di disporre della somma. In assenza di tale facoltà, il pegno resta regolare e l'escussione della garanzia in prossimità della dichiarazione di insolvenza può essere soggetta ad azione di inefficacia. La mera natura fungibile del bene non è sufficiente a determinare l'irregolarità del pegno.
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Vizi sopravvenuti immobile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello in un caso di locazione commerciale. La corte ha stabilito che la decisione di primo grado sui vizi sopravvenuti immobile, non appellata dal locatore, costituisce giudicato interno. Di conseguenza, la corte d'appello non poteva rigettare la richiesta di risoluzione del contratto basandosi sulla presunta preesistenza dei vizi. La causa è stata rinviata per una nuova valutazione.
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