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Stato Passivo

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1040 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Rinuncia al ricorso: spese compensate per incertezza
Una società agricola, dopo aver proposto ricorso in Cassazione per la tardività di un reclamo nello stato passivo di una liquidazione controllata, effettua una rinuncia al ricorso. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio ma, contrariamente alla prassi, dispone la compensazione delle spese legali. La decisione si fonda sulla sopravvenuta incertezza normativa riguardo ai termini processuali, generata da una recente riforma del Codice della Crisi d'Impresa, che giustifica la scelta iniziale della parte di impugnare.
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Onere della prova fornitura energia: chi deve provare?
Una recente ordinanza della Cassazione chiarisce l'onere della prova in caso di contestazione di bollette per fornitura di energia. La Corte ha stabilito che spetta all'utente dimostrare il malfunzionamento del contatore. Solo in seguito a tale prova, il fornitore dovrà dimostrare la correttezza dei dati. La decisione ribalta un verdetto precedente che aveva erroneamente addossato l'onere probatorio iniziale alla società creditrice.
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Liquidazione controllata: requisiti e apertura procedura
Il Tribunale di Milano apre una procedura di liquidazione controllata per un debitore privato, accertando la sussistenza di tutti i requisiti di legge, inclusa la situazione di sovraindebitamento attestata dall'OCC. La sentenza nomina un liquidatore, stabilisce le regole per la gestione del patrimonio e del reddito del debitore e blocca ogni azione esecutiva individuale.
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Credito e prevenzione patrimoniale: quando la banca perde
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un istituto di credito che chiedeva l'ammissione del proprio credito ipotecario allo stato passivo di una procedura di prevenzione patrimoniale. La sentenza stabilisce che un finanziamento concesso a un soggetto la cui pericolosità sociale è già accertata si presume strumentale al reimpiego di proventi illeciti. In tema di credito e prevenzione patrimoniale, la banca non ha potuto dimostrare la propria buona fede e l'adeguata diligenza, vedendosi così negata la tutela del proprio credito.
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Decreto ingiuntivo fallimento: l’ordinanza della Corte
La Corte di Cassazione chiarisce l'inefficacia del decreto ingiuntivo fallimento. Se il debitore fallisce mentre è pendente un'opposizione al decreto, quest'ultimo diventa inopponibile alla massa dei creditori, così come l'ipoteca giudiziale su di esso fondata. L'ordinanza sottolinea che la mancata riassunzione del giudizio da parte del curatore non sana questa inefficacia, confermando un principio consolidato a tutela della par condicio creditorum.
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Data Certa: Prova del Credito nel Fallimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di gestione crediti, ribadendo un principio fondamentale: per essere opponibile al fallimento, un credito basato su un contratto bancario deve essere provato con documentazione avente data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento. L'ordinanza chiarisce che, per i contratti che richiedono la forma scritta per la loro validità, come quelli bancari, la prova della data certa non può essere sostituita da altri elementi. Di conseguenza, il credito è stato definitivamente escluso dallo stato passivo.
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Liquidazione giudiziale: quando si dichiara aperta?
Un creditore ha richiesto la liquidazione giudiziale di un'impresa per un credito non saldato di oltre 22.000 euro. Il Tribunale di Milano, pur in assenza della società debitrice, ha accolto la richiesta. La decisione si è basata su chiari indizi di insolvenza, come l'irreperibilità della società, il mancato deposito dei bilanci, un ingente debito con l'erario e l'incapacità di saldare debiti anche di modesta entità. Di conseguenza, è stata aperta la procedura di liquidazione giudiziale.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se aspecifico
Una società edile ha presentato un ricorso per cassazione contro il rigetto della sua richiesta di ammissione di un credito. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché ritenuto aspecifico, in quanto non affrontava le specifiche motivazioni della decisione impugnata, limitandosi a riproporre le stesse argomentazioni.
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Ammissione con riserva: il coobbligato nel fallimento
Una società committente, responsabile in solido con il suo appaltatore fallito verso un subvettore, ha richiesto l'ammissione con riserva al passivo prima di aver saldato il debito. I giudici di merito hanno negato la richiesta, poiché il pagamento non era avvenuto e il creditore principale non si era insinuato nel fallimento. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità giuridica, ha sospeso il giudizio per un approfondimento sulla tutela del coobbligato, sollevando la cruciale questione dell'ammissione con riserva in questi casi.
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Crediti controversi e confisca: no all’ammissione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione di un suo credito allo stato passivo di un consorzio sottoposto a confisca di prevenzione. La Corte ha stabilito che i crediti controversi, privi del requisito della certezza documentale anteriore al sequestro, non possono essere ammessi. Viene inoltre chiarito che il potere del giudice della prevenzione è di mera verifica documentale e non di accertamento nel merito, a differenza di quanto avviene in ambito fallimentare. L'eccezione di incompatibilità del giudice è stata respinta perché non sollevata tempestivamente.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Una lavoratrice ha contestato il rigetto parziale delle sue pretese retributive, ritenute prescritte. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che, a seguito delle riforme del lavoro dal 2012, la prescrizione crediti di lavoro decorre dalla cessazione del rapporto e non più in sua costanza, a causa della venuta meno della stabilità reale. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Compenso professionale fallimento: prova del mandato
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per un credito relativo a compensi per attività legale. La sua richiesta è stata respinta perché non ha fornito la prova di aver ricevuto l'incarico dalla società fallita, ma piuttosto dalla socia in proprio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, confermando che senza la prova del mandato societario, il compenso professionale fallimento non può essere riconosciuto. La Corte ha sottolineato la cruciale importanza di dimostrare la "spendita del nome" della società cliente.
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Cessione d’azienda: il nuovo datore risponde dei debiti
Una lavoratrice, dopo una serie di contratti a termine con una banca poi posta in liquidazione coatta amministrativa, ha chiesto il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Nel frattempo, l'azienda è stata ceduta a un'altra banca. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione d'azienda, l'acquirente subentra nelle cause pendenti e risponde degli esiti del giudizio, anche se il credito non era iscritto nello stato passivo della società cedente. La pendenza della causa al momento del trasferimento è decisiva per estendere la responsabilità al nuovo datore di lavoro.
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Buste paga prova credito: Cassazione sulla loro validità
Un lavoratore si è visto escludere i propri crediti retributivi dallo stato passivo di un fallimento. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, affermando che le buste paga costituiscono piena prova del credito, salvo contestazione specifica del curatore. Ha inoltre chiarito che la precisazione delle spese legali in un secondo momento non costituisce una domanda nuova inammissibile.
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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione decide
Una lavoratrice si oppone all'esclusione di parte dei suoi crediti dallo stato passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria. Il Tribunale aveva dichiarato la prescrizione dei crediti più vecchi, ritenendo il rapporto di lavoro stabile. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che a seguito delle riforme del 2012 e 2015, la stabilità del posto non è più tale da giustificare la decorrenza della prescrizione crediti di lavoro in costanza di rapporto. Pertanto, il termine di cinque anni inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto stesso.
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Crediti erariali: quando non si estinguono?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28722/2024, ha stabilito che, in caso di confisca di un'azienda, i crediti erariali non si estinguono automaticamente per 'confusione'. L'estinzione è limitata al valore dei beni confiscati (capienza) e non si applica ai crediti per cui lo Stato agisce solo come esattore, quali contributi previdenziali e tributi locali. La Corte ha annullato la decisione precedente che aveva dichiarato l'estinzione generalizzata, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Simulazione contratti: prova e onere della curatela
Una curatela fallimentare ha contestato l'ammissione di un credito bancario, sostenendo che un finanziamento e una compravendita di azioni fossero parte di una simulazione contratti volta a sostituire un debitore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, respingendo il ricorso per insufficienza di prove. È stato stabilito che l'effettiva esecuzione delle operazioni e l'assenza di una controdichiarazione scritta impedivano di accogliere la tesi della simulazione, ribadendo che l'onere della prova grava interamente su chi la eccepisce.
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Raddoppio contributo unificato: no se si rinuncia
Un professionista e una società fallita raggiungono un accordo e rinunciano ai rispettivi ricorsi in Cassazione. La Suprema Corte dichiara estinto il giudizio e chiarisce un principio fondamentale: il raddoppio del contributo unificato non si applica in caso di rinuncia, poiché è una misura sanzionatoria di stretta interpretazione, prevista solo per i casi di rigetto, inammissibilità o improcedibilità dell'impugnazione.
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Credito prededucibile e confisca: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso di un istituto di credito che chiedeva l'ammissione di alcuni crediti allo stato passivo di un'azienda confiscata per mafia. La Corte ha parzialmente accolto il ricorso, distinguendo tra crediti sorti prima del sequestro, ritenuti strumentali all'attività illecita, e un credito maturato durante l'amministrazione giudiziaria. Per quest'ultimo, qualificato come credito prededucibile, ha annullato la decisione del tribunale, rinviando per una nuova valutazione sulla sua effettiva origine e funzione rispetto alla continuità aziendale.
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Incapacità a testimoniare: il legale rappresentante
La Corte di Cassazione ha stabilito che il principio di incapacità a testimoniare del soggetto fallito si estende anche alla persona fisica che ricopre il ruolo di legale rappresentante di una società di capitali fallita. La Corte ha rigettato il ricorso di un lavoratore che intendeva provare l'interruzione della prescrizione del suo credito tramite la testimonianza dell'amministratore della società, confermando che quest'ultimo conserva la qualità di parte in senso sostanziale, incompatibile con la veste di testimone.
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