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Stato Passivo — Anno 2024

168 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Stato Passivo

Provvedimenti

Ricorso per cassazione: inammissibile se aspecifico
Una società edile ha presentato un ricorso per cassazione contro il rigetto della sua richiesta di ammissione di un credito. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché ritenuto aspecifico, in quanto non affrontava le specifiche motivazioni della decisione impugnata, limitandosi a riproporre le stesse argomentazioni.
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Ammissione con riserva: il coobbligato nel fallimento
Una società committente, responsabile in solido con il suo appaltatore fallito verso un subvettore, ha richiesto l'ammissione con riserva al passivo prima di aver saldato il debito. I giudici di merito hanno negato la richiesta, poiché il pagamento non era avvenuto e il creditore principale non si era insinuato nel fallimento. La Corte di Cassazione, riconoscendo la complessità giuridica, ha sospeso il giudizio per un approfondimento sulla tutela del coobbligato, sollevando la cruciale questione dell'ammissione con riserva in questi casi.
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Crediti controversi e confisca: no all’ammissione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione di un suo credito allo stato passivo di un consorzio sottoposto a confisca di prevenzione. La Corte ha stabilito che i crediti controversi, privi del requisito della certezza documentale anteriore al sequestro, non possono essere ammessi. Viene inoltre chiarito che il potere del giudice della prevenzione è di mera verifica documentale e non di accertamento nel merito, a differenza di quanto avviene in ambito fallimentare. L'eccezione di incompatibilità del giudice è stata respinta perché non sollevata tempestivamente.
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Prescrizione crediti di lavoro: quando decorre?
Una lavoratrice ha contestato il rigetto parziale delle sue pretese retributive, ritenute prescritte. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che, a seguito delle riforme del lavoro dal 2012, la prescrizione crediti di lavoro decorre dalla cessazione del rapporto e non più in sua costanza, a causa della venuta meno della stabilità reale. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
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Compenso professionale fallimento: prova del mandato
Un professionista ha richiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per un credito relativo a compensi per attività legale. La sua richiesta è stata respinta perché non ha fornito la prova di aver ricevuto l'incarico dalla società fallita, ma piuttosto dalla socia in proprio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del professionista, confermando che senza la prova del mandato societario, il compenso professionale fallimento non può essere riconosciuto. La Corte ha sottolineato la cruciale importanza di dimostrare la "spendita del nome" della società cliente.
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Cessione d’azienda: il nuovo datore risponde dei debiti
Una lavoratrice, dopo una serie di contratti a termine con una banca poi posta in liquidazione coatta amministrativa, ha chiesto il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro a tempo indeterminato. Nel frattempo, l'azienda è stata ceduta a un'altra banca. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di cessione d'azienda, l'acquirente subentra nelle cause pendenti e risponde degli esiti del giudizio, anche se il credito non era iscritto nello stato passivo della società cedente. La pendenza della causa al momento del trasferimento è decisiva per estendere la responsabilità al nuovo datore di lavoro.
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Buste paga prova credito: Cassazione sulla loro validità
Un lavoratore si è visto escludere i propri crediti retributivi dallo stato passivo di un fallimento. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, affermando che le buste paga costituiscono piena prova del credito, salvo contestazione specifica del curatore. Ha inoltre chiarito che la precisazione delle spese legali in un secondo momento non costituisce una domanda nuova inammissibile.
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Prescrizione crediti di lavoro: la Cassazione decide
Una lavoratrice si oppone all'esclusione di parte dei suoi crediti dallo stato passivo di un'azienda in amministrazione straordinaria. Il Tribunale aveva dichiarato la prescrizione dei crediti più vecchi, ritenendo il rapporto di lavoro stabile. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che a seguito delle riforme del 2012 e 2015, la stabilità del posto non è più tale da giustificare la decorrenza della prescrizione crediti di lavoro in costanza di rapporto. Pertanto, il termine di cinque anni inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto stesso.
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Crediti erariali: quando non si estinguono?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28722/2024, ha stabilito che, in caso di confisca di un'azienda, i crediti erariali non si estinguono automaticamente per 'confusione'. L'estinzione è limitata al valore dei beni confiscati (capienza) e non si applica ai crediti per cui lo Stato agisce solo come esattore, quali contributi previdenziali e tributi locali. La Corte ha annullato la decisione precedente che aveva dichiarato l'estinzione generalizzata, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Simulazione contratti: prova e onere della curatela
Una curatela fallimentare ha contestato l'ammissione di un credito bancario, sostenendo che un finanziamento e una compravendita di azioni fossero parte di una simulazione contratti volta a sostituire un debitore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, respingendo il ricorso per insufficienza di prove. È stato stabilito che l'effettiva esecuzione delle operazioni e l'assenza di una controdichiarazione scritta impedivano di accogliere la tesi della simulazione, ribadendo che l'onere della prova grava interamente su chi la eccepisce.
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Nesso causale e ATI: ricorso inammissibile
Una società facente parte di un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) ha richiesto l'ammissione al passivo della società capogruppo, in amministrazione straordinaria, per un credito e per essere manlevata dai danni derivanti da un'azione legale intrapresa senza il consenso unanime. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la mancata prova del nesso causale tra l'azione legale della capogruppo e la successiva risoluzione del contratto da parte della stazione appaltante, attribuita invece agli inadempimenti dell'intera ATI.
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Credito condizionato: quando è ammissibile nel passivo?
La Corte di Cassazione analizza un caso di credito condizionato nell'ambito di una procedura di amministrazione straordinaria. Una società cedente rivendicava una parte variabile del prezzo di vendita di un ramo d'azienda, subordinata alla futura aggiudicazione di un appalto da parte dell'acquirente. Il Tribunale aveva rigettato l'ammissione al passivo, ritenendo il credito non ancora sorto. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'interpretazione del contratto da parte del giudice di merito è insindacabile se plausibile e corretta nell'applicazione dei canoni legali, distinguendo tra evento costitutivo del diritto e mera condizione di esigibilità.
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Onere della prova: chi deve dimostrare il pagamento?
Un ente previdenziale ha agito contro una società editrice in liquidazione per il recupero di contributi non versati. La società ha fornito documentazione attestante il pagamento, che il Tribunale ha ritenuto sufficiente. L'ente ha fatto ricorso in Cassazione, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile, ribadendo un principio fondamentale sull'onere della prova: una volta che il debitore dimostra un pagamento idoneo a estinguere il debito, spetta al creditore provare che tale somma era dovuta per altre ragioni.
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Data certa contratto: quando è opponibile al fallimento?
Una società di gestione crediti ha impugnato la decisione che ammetteva solo parzialmente il suo credito verso un'azienda fallita. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: senza una data certa, il contratto bancario e le sue clausole, come la capitalizzazione trimestrale degli interessi, non sono opponibili alla massa dei creditori. La Corte ha chiarito che la prova del credito, in questi casi, richiede la produzione del contratto con forma scritta e data certa anteriore al fallimento.
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Credito studio associato: a chi spetta il compenso?
Uno studio professionale ha richiesto l'ammissione di un credito al passivo di una società in amministrazione straordinaria per l'attività di sindaco svolta da un proprio socio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il titolare del credito studio associato è il singolo professionista che ha eseguito la prestazione, non lo studio stesso, a meno che non venga fornita prova di una cessione del credito o di un mandato all'incasso. L'obbligo statutario del socio di conferire l'opera professionale allo studio ha valenza solo interna e non è opponibile ai terzi.
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Data certa e fallimento: la prova del credito
Una società di costruzioni si è vista negare l'ammissione di un credito al passivo fallimentare di una cooperativa per la mancanza di data certa sui contratti d'appalto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la prova della data certa non è limitata ai casi previsti dalla legge, ma può essere fornita anche con altri mezzi, come la produzione dei documenti in un precedente procedimento giudiziario. La Corte ha annullato la decisione e rinviato il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Decreto ingiuntivo fallimento: quando è opponibile?
La pretesa di una creditrice, basata su un decreto ingiuntivo, è stata respinta in sede fallimentare perché il titolo era divenuto esecutivo solo dopo la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione, confermando la decisione, ha ribadito il principio consolidato secondo cui un decreto ingiuntivo nel fallimento è inopponibile alla massa dei creditori se la sua dichiarazione di esecutorietà è successiva alla sentenza dichiarativa di fallimento.
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Compensazione spese legali: no se prova in ritardo
Una società fornitrice si è vista riconoscere un credito verso un'azienda fallita solo dopo un giudizio di opposizione. Il tribunale aveva disposto la compensazione spese legali perché la prova decisiva era emersa solo in quella sede. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il ritardo nella presentazione della prova non rientra tra le gravi ed eccezionali ragioni che giustificano la compensazione, condannando il fallimento a pagare tutte le spese.
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Decreto ingiuntivo fallimento: ipoteca non opponibile
La Corte di Cassazione chiarisce l'inefficacia dell'ipoteca iscritta sulla base di un decreto ingiuntivo non ancora munito di esecutività definitiva al momento della dichiarazione di fallimento. L'ordinanza analizza il principio di opponibilità degli atti alla procedura fallimentare e la necessità che il decreto ingiuntivo nel fallimento abbia acquisito efficacia di giudicato per poter fondare una prelazione. La Corte accoglie inoltre il motivo sulla prova della data certa delle fatture, ritenendo illogica la decisione del giudice di merito che l'aveva riconosciuta solo per una parte dei documenti.
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Rinuncia al ricorso: chi paga le spese legali?
Una società ha presentato rinuncia al ricorso in Cassazione avverso un decreto del Tribunale relativo alla sua opposizione allo stato passivo di un fallimento. Poiché la controparte non ha accettato la rinuncia, la Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo e, applicando il principio di causalità, ha condannato la società rinunciante al pagamento delle spese legali. È stato inoltre chiarito che in caso di estinzione per rinuncia non è dovuto il doppio del contributo unificato.
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