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Spaccio Di Lieve Entità — Anno 2026

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117 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Spaccio Di Lieve Entità

Provvedimenti

Spaccio di Lieve Entità? No se l’attività è costante e organizzata
Un individuo, condannato per spaccio continuato di stupefacenti, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere l'ipotesi di spaccio di lieve entità. La Corte ha respinto la richiesta, stabilendo un principio chiaro: un'attività di spaccio protratta nel tempo, con una disponibilità costante e ininterrotta di varie sostanze, non può essere considerata di lieve entità. La professionalità e la non occasionalità della condotta escludono la possibilità di applicare la norma più favorevole. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Recidiva Spaccio Lieve Entità: Precedenti Penali Bloccano Sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di droga. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici precedenti. I suoi precedenti penali, specifici e recenti, giustificavano pienamente un trattamento più severo. Questa sentenza ribadisce un principio fondamentale: in casi di **recidiva spaccio lieve entità**, il passato criminale dell'imputato ha un peso decisivo sulla valutazione della sua colpevolezza e sulla pena. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e un'ulteriore somma alla Cassa delle ammende, rendendo la sua condanna definitiva.
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Spaccio di lieve entità: ricorso respinto, condanna definitiva
Una persona, condannata per spaccio di lieve entità per il possesso di hashish e cocaina, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato ha contestato la valutazione delle prove fatta dai giudici. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: il suo compito non è riesaminare i fatti, ma solo controllare la corretta applicazione della legge. Poiché la motivazione della condanna era logica e coerente, basata sulla diversità delle droghe e sulle modalità di occultamento, la sentenza è diventata definitiva. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Spaccio di lieve entità? No, se la casa è la base logistica
Un uomo viene condannato per spaccio di droga in concorso con altri. Il suo ruolo era fornire la propria abitazione come base logistica per custodire, pesare e confezionare l'hashish. L'imputato ricorre in Cassazione, sostenendo che il suo contributo fosse minimo e che il reato dovesse essere qualificato come spaccio di lieve entità. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici stabiliscono che mettere a disposizione la propria casa in modo continuativo non è un aiuto marginale, ma un contributo fondamentale all'attività criminale. L'organizzazione sistematica dello spaccio esclude la possibilità di riconoscere lo spaccio di lieve entità, confermando così la condanna.
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Spaccio di lieve entità? No con 1430 dosi nascoste nel calzino
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di un uomo trovato con una notevole quantità di hashish, sufficiente per 1.430 dosi. La droga era nascosta in un calzino e l'imputato aveva con sé una cospicua somma di denaro. La Corte ha respinto la richiesta di qualificare il fatto come **spaccio di lieve entità**, sottolineando che l'enorme numero di dosi e il denaro contante indicavano un'attività non occasionale e ben inserita nel mercato illegale. Di conseguenza, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile e la condanna a un anno di reclusione e 3.000 euro di multa è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità? No con 1000 dosi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per spaccio di droga, negando la possibilità di qualificare il reato come 'spaccio di lieve entità'. Il caso riguardava un imputato trovato in possesso di un quantitativo di cocaina corrispondente a oltre 1.000 dosi. Secondo i giudici, una quantità così ingente è un chiaro indicatore di un inserimento in un contesto criminale strutturato e destinato a rifornire un vasto mercato. Questa circostanza è incompatibile con l'ipotesi del fatto di lieve entità, che presuppone un'offensività molto più contenuta. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e la pena di oltre quattro anni di reclusione confermata.
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Spaccio di lieve entità: fuga e droga sintetica, condanna certa
Un uomo viene condannato per detenzione di crack e di un nuovo cannabinoide sintetico. Il reato viene qualificato come spaccio di lieve entità. L'imputato ricorre in Cassazione sostenendo che la nuova sostanza non fosse illegale e che la pena fosse eccessiva. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici confermano che la sostanza era già inserita nelle tabelle ministeriali e che la pericolosità della droga, unita alla fuga dell'imputato al momento del controllo, giustificava sia la pena applicata sia il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La condanna a due anni di reclusione e 2.000 euro di multa diventa definitiva.
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Spaccio di lieve entità negato per 767 dosi di cocaina
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una persona per spaccio di stupefacenti, negando l'applicazione dell'ipotesi di 'spaccio di lieve entità'. L'imputata era stata trovata in possesso di cocaina di elevata purezza, sufficiente per 767 dosi medie, suddivisa in venti involucri pronti per la vendita, oltre a una somma di denaro sproporzionata. La Corte ha stabilito che la valutazione sulla lieve entità non può basarsi solo sulla quantità della droga, ma deve considerare in modo complessivo tutti gli elementi. Tra questi, le modalità di confezionamento, la purezza della sostanza e la capacità organizzativa del soggetto sono indici decisivi che, nel caso specifico, escludevano la minore gravità del fatto.
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Pena per spaccio di lieve entità: droga negli slip, condanna ok
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione di droga ai fini di spaccio. L'imputato nascondeva 65 dosi di cocaina e crack nella biancheria intima. I giudici hanno ritenuto il ricorso inammissibile, stabilendo che la pena per spaccio di lieve entità era stata calcolata correttamente. Elementi come il numero di dosi, il confezionamento e il luogo di occultamento sono stati considerati indicatori validi della gravità del reato e della pericolosità sociale del soggetto, giustificando così la sanzione applicata e respingendo la richiesta di una pena più mite.
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Spaccio di lieve entità negato: condanna per droga e soldi falsi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per spaccio di droga e possesso di banconote false. L'imputato aveva richiesto la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, ma i giudici hanno respinto la richiesta. La decisione si è basata sulla natura organizzata e non occasionale dell'attività di spaccio, evidenziata dalla disponibilità di mezzi e materiale per il confezionamento. Inoltre, la consapevolezza della falsità del denaro è stata dedotta dal numero rilevante di banconote e dalla corrispondenza dei numeri seriali con quelli di un coimputato. L'appello è stato dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva.
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Spaccio di lieve entità negato: l’organizzazione conta più del peso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo che aveva agito come intermediario nella cessione di quasi 500 grammi di hashish. L'imputato aveva chiesto il riconoscimento dello spaccio di lieve entità, sostenendo che la quantità non fosse eccessiva. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo un principio importante: per valutare la lieve entità non basta guardare la quantità di droga. Bisogna considerare l'intera operazione. In questo caso, il ruolo attivo dell'imputato, i suoi contatti diretti con i fornitori e l'organizzazione della cessione hanno dimostrato una gravità tale da escludere l'ipotesi del fatto di lieve entità. La condanna è quindi diventata definitiva.
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1kg di cocaina pura: non è spaccio di lieve entità per la Cassazione
Un uomo, condannato per la detenzione di oltre un chilogrammo di cocaina, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere l'ipotesi di spaccio di lieve entità. Sosteneva che i giudici avessero dato peso solo alla quantità della droga. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Ha stabilito un principio chiaro: per escludere lo spaccio di lieve entità non basta il dato quantitativo. In questo caso, l'elevata purezza della sostanza e il ruolo di fiducia ricoperto dall'imputato nella catena dello spaccio erano elementi decisivi per confermare la gravità del reato e la condanna originale.
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Spaccio di lieve entità? Non se è seriale: condanna confermata
Un uomo condannato per una serie di cessioni di cocaina ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo che il suo reato fosse qualificato come spaccio di lieve entità. A sostegno della sua tesi, evidenziava che i suoi complici avevano ottenuto questa qualifica più favorevole. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'attività di spaccio, essendo seriale, prolungata nel tempo, con canali di approvvigionamento stabili e un ruolo centrale dell'imputato, era incompatibile con la lieve entità. La Corte ha inoltre chiarito che lo stesso fatto può essere valutato diversamente per i vari concorrenti, a seconda del loro specifico contributo al reato. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità? Non se la casa è una centrale organizzata
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un indagato, negando la qualificazione del reato come spaccio di lieve entità. Sebbene la quantità di droga sequestrata non fosse ingente, l'indagato aveva trasformato la sua abitazione in una vera e propria 'centrale' dello spaccio. La presenza di diverse tipologie di sostanze (crack, cocaina, hashish), appunti sulle vendite, materiale per il confezionamento e un sistema di videosorveglianza dimostrava un'attività organizzata e non occasionale. Per i giudici, questa professionalità esclude l'ipotesi dello spaccio di lieve entità e giustifica la misura del carcere per l'alto pericolo di reiterazione del reato.
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Droga in carcere: non è mai spaccio di lieve entità
La Corte di Cassazione ha escluso la possibilità di qualificare come spaccio di lieve entità la condotta di una donna che ha tentato di introdurre in carcere quasi 64 dosi di hashish. La droga era nascosta nell'orlo di un giaccone destinato al compagno detenuto. Secondo i giudici, la modalità dell'azione, ovvero l'introduzione dello stupefacente in un istituto penitenziario, e la quantità non trascurabile, dimostrano una professionalità e un'offensività incompatibili con l'ipotesi del fatto di lieve entità. La condanna della donna è stata quindi confermata, respingendo il suo ricorso e condannandola al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di Lieve Entità? No con 1 Kg di Droga, dice la Cassazione
Un uomo, condannato per aver ceduto un chilogrammo di sostanza stupefacente, ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato chiedeva di qualificare il reato come spaccio di lieve entità per ottenere una pena più bassa. La Corte Suprema ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: una quantità così ingente di droga è oggettivamente incompatibile con l'ipotesi del fatto lieve. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità negato con 365g di droga e libro mastro
La Corte di Cassazione ha negato la qualifica di spaccio di lieve entità a un soggetto trovato in possesso di oltre 365 grammi di marijuana, ingenti somme di denaro, materiale per il confezionamento e un quaderno con la contabilità dell'attività. Secondo i giudici, questi elementi nel loro complesso dimostrano una professionalità e un'organizzazione incompatibili con la minima offensività richiesta per il reato minore. La condanna per spaccio ordinario è stata quindi confermata, stabilendo che la valutazione non può basarsi solo sulla quantità della sostanza, ma deve considerare tutte le circostanze del caso concreto che indicano un'attività strutturata e non occasionale.
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Spaccio di Lieve Entità: No se l’Attività è Professionale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio continuato. L'imputato chiedeva di riconoscere l'ipotesi di spaccio di lieve entità. La Corte ha respinto la richiesta, confermando la valutazione dei giudici precedenti. L'attività di spaccio era stata giudicata professionale e abituale, basandosi su numerose cessioni di droga a molti acquirenti, avvenute per un lungo periodo e con un certo controllo del territorio. Questi elementi sono incompatibili con la qualificazione di 'lieve entità'. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Spaccio di lieve entità negato: disoccupato con soldi e troppe chiamate
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. L'imputato chiedeva il riconoscimento dello spaccio di lieve entità, ma i giudici hanno respinto la sua richiesta. La decisione non si è basata solo sulla quantità di cocaina detenuta, ma su un quadro complessivo. Elementi decisivi sono stati il possesso di una considerevole somma di denaro, incompatibile con il suo stato di disoccupazione, e le numerose telefonate ricevute durante il controllo. Questi fattori, insieme, indicavano un'attività di spaccio stabile e organizzata, escludendo così l'ipotesi del fatto di lieve entità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di lieve entità: negato se l’attività è professionale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di cocaina, negando la qualifica di 'fatto di lieve entità'. Secondo i giudici, per escludere l'ipotesi di spaccio di lieve entità è sufficiente che anche un solo elemento, come la professionalità dell'attività, indichi una certa gravità. Nel caso specifico, l'imputato agiva in modo organizzato, con un ruolo da 'palo' e in collaborazione con altri complici. Questa modalità operativa ha dimostrato una non occasionalità dell'attività di spaccio, giustificando il rigetto della richiesta di attenuante e rendendo il ricorso inammissibile.
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