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Spaccio Di Lieve Entità — Anno 2026

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117 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Spaccio Di Lieve Entità

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: quando il ricorso inutile costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di spaccio di lieve entità. L'imputato era stato trovato in possesso di nove dosi di sostanze stupefacenti (cocaina, crack ed eroina) già confezionate e pronte per lo spaccio, oltre alla somma di 470 euro in contanti, pur essendo privo di un'attività lavorativa lecita. La Suprema Corte ha chiarito che il ricorso per cassazione non può richiedere una nuova valutazione dei fatti, compito che spetta esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: niente sconti ai professionisti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sette anni e sei mesi di reclusione nei confronti di un cittadino straniero, ritenuto colpevole di plurimi episodi di cessione e detenzione di marijuana ed eroina. La difesa ha contestato l'attendibilità dei testimoni e ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità, oltre al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e all'annullamento della misura di sicurezza dell'espulsione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che lo spaccio di lieve entità va escluso in presenza di un'attività organizzata e professionale protratta nel tempo. Inoltre, ha ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti e l'espulsione, data la provata pericolosità sociale del condannato, dedito stabilmente al commercio illecito come unica fonte di reddito.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto per chi vende ai domiciliari
Il Ricorrente, già agli arresti domiciliari, è stato condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, essendo stato trovato in possesso di 198 dosi di cocaina e 806 dosi di hashish. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità e contestando l'aumento di pena per la recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elevato numero di dosi e la commissione del fatto durante la detenzione domiciliare escludono categoricamente la minore gravità del fatto. Di conseguenza, Il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: ricorso respinto e multa salata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità nei confronti di un uomo sorpreso a Palermo mentre cedeva un involucro a un noto assuntore. Gli inquirenti avevano sequestrato sostanze stupefacenti equivalenti a ventinove dosi medie, conservate e nascoste con modalità tipiche dell'attività illecita. L'imputato ha proposto ricorso contestando la ricostruzione dei giudici di merito e chiedendo una nuova valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: il giudice di legittimità non può rivalutare i fatti se la motivazione della sentenza precedente è logica e coerente. Di conseguenza, l'uomo perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità negato: la Cassazione conferma le condanne
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per traffico di stupefacenti. I ricorrenti chiedevano la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, evidenziando che l'elevato numero di clienti, la pluralità delle piazze di spaccio, la durata della condotta (dal 2021 al 2023) e l'ingente quantitativo di droga escludono l'ipotesi attenuata. Di conseguenza, i ricorsi sono stati rigettati con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico costa caro in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per spaccio di lieve entità. I giudici di secondo grado avevano già ridotto la pena a un anno, due mesi e sei giorni di reclusione, oltre a 800 euro di multa, riqualificando il reato originario. Il ricorrente ha impugnato la decisione contestando la colpevolezza e la severità della pena. La Suprema Corte ha rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e non si confrontavano con le motivazioni della sentenza d'appello. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: ricorso inutile contro la pena ridotta
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità a tre mesi e quattro giorni di reclusione, oltre a una multa di 540 euro. La Corte di Appello ha ridotto la pena originaria, discostandosi leggermente dal minimo edittale a causa dei precedenti penali specifici del soggetto. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'eccessività della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché le contestazioni della difesa miravano a una rivalutazione del merito, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo condannato per spaccio di lieve entità alla pena di sei mesi di reclusione e mille euro di multa. L'imputato contestava la valutazione delle intercettazioni telefoniche e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare le prove già logicamente esaminate nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Due soggetti sono stati condannati per spaccio continuato di hashish e marijuana. I difensori hanno proposto ricorso in Cassazione contestando l'interpretazione delle intercettazioni telefoniche e chiedendo la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione dei dialoghi intercettati spetta al giudice di merito se logica. Inoltre, la qualificazione di spaccio di lieve entità è stata esclusa a causa della fitta rete di clienti, della disponibilità di diverse droghe e della professionalità della condotta. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: fedina penale sporca nega lo sconto
L'Imputato, condannato per il reato di spaccio di lieve entità, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, il diniego delle attenuanti generiche e dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che l'abitualità della condotta e i numerosi precedenti penali specifici escludono sia la particolare tenuità del fatto sia le attenuanti generiche. Inoltre, la valutazione sulla gravità della condotta e sulla personalità del reo spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se adeguatamente motivata. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: condanna confermata ma pena ridotta
L'Imputato è stato condannato per il reato di spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti. La Corte d'appello aveva ridotto la pena a un anno e otto mesi di reclusione. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la droga fosse destinata all'uso personale e contestando un errore nel calcolo della riduzione di pena per il rito abbreviato. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il primo motivo, confermando che elementi come il confezionamento, la bilancia e il denaro contante dimostrano l'attività illecita. Ha invece accolto il secondo motivo relativo all'errore di calcolo della pena. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza limitatamente alla misura della pena, rideterminandola in un anno e quattro mesi di reclusione.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto se c’è professionalità
Tre imputati sono stati condannati a sei anni di reclusione e trentamila euro di multa per detenzione e spaccio di hashish in concorso. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata riqualificazione del fatto nello Spaccio di lieve entità, il riconoscimento della recidiva qualificata e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che lo Spaccio di lieve entità richiede una valutazione globale e cumulativa di tutti gli elementi del fatto (mezzi, modalità, quantità e qualità della sostanza). Se anche un solo elemento esclude la minima offensività, l'attenuante non può essere concessa. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato le condanne e condannato i ricorrenti al pagamento delle spese e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione dopo patteggiamento: condanna confermata
L'Imputato, condannato dal Tribunale di Milano per spaccio di lieve entità a seguito di patteggiamento, ha proposto ricorso per cassazione. L'uomo era stato trovato in possesso di cento grammi complessivi di hashish, un bilancino di precisione e strumenti per il confezionamento. La difesa ha sostenuto l'uso personale della droga e l'illegalità della confisca del denaro sequestrato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione dopo patteggiamento per contestare la qualificazione giuridica è ammesso solo in caso di errore manifesto. Inoltre, la confisca per sproporzione è applicabile anche ai reati di droga di lieve entità, qualora vi sia una sproporzione evidente tra i beni posseduti e i redditi dichiarati dall'imputato.
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Spaccio di lieve entità: la convivenza non salva dalla condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per associazione mafiosa e traffico di droga. La prima ricorrente, convivente di uno spacciatore, chiedeva la riqualificazione del fatto in spaccio di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato la condanna, evidenziando che la donna non era una spettatrice passiva, ma gestiva attivamente la cassa e le consegne. Per il secondo ricorrente, un collaboratore di giustizia, i giudici hanno ritenuto corretto il calcolo della pena e il bilanciamento delle attenuanti speciali per la collaborazione con la gravità del reato associativo. Entrambi i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la continuità esclude lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per traffico di stupefacenti. La difesa contestava la destinazione allo spaccio di 17,75 grammi di droga e chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha chiarito che il numero elevato di cessioni a diversi acquirenti dimostra un'attività di spaccio continuativa e organizzata. Questa condotta esclude l'applicazione della circostanza attenuante dello spaccio di lieve entità, anche se i singoli episodi di cessione sono di modica quantità. Di conseguenza, L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: il ricorso costa caro in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un imputato contro la sentenza d'appello che lo aveva condannato a due anni e otto mesi di reclusione per spaccio di lieve entità. La difesa contestava la qualificazione del reato e la mancata esclusione della recidiva. I giudici di legittimità hanno chiarito che il ricorso tendeva a ottenere una inammissibile rivalutazione delle prove, preclusa in sede di Cassazione. La motivazione della sentenza impugnata è stata ritenuta logica e coerente, sia in merito alla colpevolezza sia per quanto riguarda il trattamento sanzionatorio. Di conseguenza, oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: lanciare la droga non evita la condanna
L'Imputata è stata condannata per il reato di spaccio di lieve entità a sei mesi di reclusione e mille euro di multa, dopo essere stata sorpresa a lanciare dalla finestra un involucro con 10,9 grammi di cocaina. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in Cassazione e che la presenza di numerosi precedenti penali impedisce legalmente la concessione dei benefici di sospensione. L'Imputata perde la causa e viene condannata a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: no alla pena retroattiva più severa
Tre imputati sono stati condannati per reati di droga. La Corte d'appello ha riqualificato i fatti come spaccio di lieve entità non occasionale, applicando una norma del 2023 ritenuta più favorevole. La Cassazione ha però rilevato un errore: la riforma del 2023 non ha creato un nuovo reato autonomo, ma una circostanza aggravante che aumenta la pena per le condotte non occasionali. Di conseguenza, applicare questa norma a fatti commessi nel 2020 ha violato il principio di irretroattività della legge penale più sfavorevole, poiché ha comportato una pena più alta rispetto a quella prevista all'epoca dei fatti. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza limitatamente al calcolo della pena, confermando in via definitiva la colpevolezza degli imputati.
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Spaccio di lieve entità negato: 53 episodi erano organizzati
La Corte di Cassazione ha escluso la configurabilità dello spaccio di lieve entità per un'attività criminale ben organizzata. Un soggetto, accusato di 53 episodi di cessione di cocaina, aveva richiesto la riqualificazione del reato in fattispecie di minore gravità. La Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che la natura strutturata dell'attività, la capacità di approvvigionamento, il coordinamento con altri soggetti e la disponibilità di un luogo per le scorte sono elementi incompatibili con la lieve entità. La professionalità e la continuità dell'azione criminale prevalgono sulla quantità ceduta nel singolo episodio, confermando così la condanna più grave.
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Spaccio di lieve entità: negato con 100g e precedenti penali
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per spaccio di droga, negando la possibilità di qualificare il reato come 'spaccio di lieve entità'. L'imputato era stato trovato in possesso di 100 grammi di hashish. I giudici hanno stabilito che, per escludere la lieve entità, non basta considerare solo la quantità della sostanza. In questo caso, i precedenti penali specifici dell'imputato hanno dimostrato un suo stabile inserimento nel mondo del narcotraffico. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento di una sanzione pecuniaria.
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