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Spaccio Di Lieve Entità — Anno 2023

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127 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Spaccio Di Lieve Entità

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: No se la droga è troppa o di qualità
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due persone condannate per coltivazione e vendita di sostanze stupefacenti. Gli imputati chiedevano di riconoscere l'ipotesi di reato più lieve, lo spaccio di lieve entità, sostenendo la minima gravità dei fatti. La Corte ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la notevole quantità e la qualità della sostanza commercializzata erano elementi decisivi. Questi fattori rendevano la condotta incompatibile con la qualifica di spaccio di lieve entità. La condanna precedente è stata quindi confermata, stabilendo che un'attività di spaccio strutturata non può beneficiare di un trattamento sanzionatorio più mite.
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Spaccio di lieve entità negato: l’agenda svela il business
Un soggetto, condannato per detenzione di cocaina, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo di riconoscere l'ipotesi di spaccio di lieve entità. La richiesta si basava sulla necessità di una pena più mite. Tuttavia, le prove a suo carico, tra cui una consistente quantità di droga, un'agenda con la contabilità di 48 clienti e una notevole somma di denaro contante, dimostravano un'attività sistematica e redditizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che tali elementi sono incompatibili con la figura dello spaccio di lieve entità, che presuppone un'offensività minima. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese.
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Spaccio di lieve entità: attività abituale non esclude il reato lieve
Un uomo viene condannato per detenzione e spaccio di marijuana. L'imputato sostiene che si tratti di spaccio di lieve entità, data la modesta quantità di droga. I giudici dei primi gradi di giudizio negano questa qualifica, ritenendo l'attività continuativa e organizzata. La Corte di Cassazione, invece, annulla la condanna. I giudici supremi stabiliscono che per negare lo spaccio di lieve entità non basta che l'attività sia abituale. È necessario valutare tutti gli indici: la quantità effettiva di principio attivo, il numero di dosi (molto più basso di quello inizialmente calcolato) e le modalità concrete. La sentenza afferma che anche un'attività non occasionale può rientrare nella fattispecie lieve. Il caso torna quindi alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Spaccio: i precedenti penali bloccano lo sconto di pena
Due persone, condannate per spaccio di lieve entità, hanno presentato ricorso in Cassazione. Si lamentavano della mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, giudicandolo inammissibile. La decisione evidenzia un principio chiave: la correlazione tra precedenti penali e attenuanti. I giudici hanno confermato che i numerosi precedenti specifici a carico degli imputati erano un ostacolo insormontabile alla concessione di uno sconto di pena. La condanna è quindi diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Quattro soggetti sono stati condannati per reati legati al traffico di sostanze stupefacenti. Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità. Secondo la difesa, i giudici di merito avrebbero sbagliato a non applicare la pena ridotta prevista per i casi meno gravi. La Suprema Corte ha però dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno rilevato che i ricorrenti si sono limitati a riproporre le stesse lamentele sui fatti già esaminate nei precedenti gradi di giudizio, senza offrire critiche specifiche alla sentenza impugnata. Inoltre, la decisione di negare la lieve entità è risultata ben motivata e priva di difetti logici. Di conseguenza, i condannati devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Droga e lieve entità: la quantità blocca lo sconto di pena
L'Imputato è stato condannato per reati legati alla detenzione e alla vendita di sostanze stupefacenti. Egli ha presentato ricorso sostenendo che la sua condotta dovesse essere qualificata come spaccio di lieve entità, cercando di ottenere una riduzione della pena. La Corte di Cassazione ha però dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'elevata quantità di droga rinvenuta impedisce categoricamente di considerare il fatto come di lieve entità. Inoltre, la Corte ha rilevato che le contestazioni dell'Imputato erano semplici ripetizioni di quanto già discusso e respinto nei precedenti gradi di giudizio. La decisione finale ha confermato la condanna, obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: inutile il ricorso se si ridiscutono i fatti
Un soggetto, condannato per concorso in spaccio di lieve entità, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Le sue lamentele riguardavano la sua presunta colpevolezza e l'eccessiva severità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che non è possibile chiedere alla Cassazione di rivalutare i fatti del processo, compito che spetta ai tribunali di merito. Anche la richiesta di una pena più mite è stata respinta perché la decisione del giudice precedente era ben motivata. L'imputato è stato quindi condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di Lieve Entità Negato: Attività Continua, Condanna Grave
Un imputato, condannato per una continuativa attività di spaccio di cocaina, ha presentato ricorso in Cassazione. Egli chiedeva di riclassificare il reato in spaccio di lieve entità. La Corte ha respinto la richiesta. I giudici hanno sottolineato che l'attività era 'fiorente e continuativa', caratteristiche incompatibili con l'ipotesi minore. La richiesta dell'imputato è stata considerata un tentativo di far riesaminare i fatti, cosa non permessa in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: No se l’attività è organizzata
Un uomo viene condannato per detenzione e cessione di diverse droghe (cocaina, hashish e marijuana). L'imputato chiede alla Corte di Cassazione di riconoscere lo spaccio di lieve entità, che comporta una pena minore. La Corte respinge la richiesta. Secondo i giudici, non si può parlare di fatto lieve quando l'attività è organizzata. La presenza di più tipi di droga, le dosi già confezionate, una vasta rete di clienti e un sistema di 'passaparola' e contatti telefonici dimostrano una professionalità che esclude l'ipotesi dello spaccio di lieve entità, anche se la quantità di cocaina non era enorme. La condanna viene quindi confermata.
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Spaccio di lieve entità? No, se è abituale: condanna confermata
Un uomo condannato per spaccio continuato di droga ricorre in Cassazione chiedendo il riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. I giudici sottolineano che l'attività illecita, protratta per anni con centinaia di cessioni, dimostra un carattere stabile e professionale. Questa abitualità esclude categoricamente la possibilità di qualificare il fatto come di minima offensività. La condanna per il reato più grave è quindi confermata, poiché la continuità e l'organizzazione dell'attività prevalgono sulla quantità di droga ceduta in ogni singola occasione.
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Spaccio di lieve entità: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre imputati coinvolti in attività di spaccio di lieve entità. I ricorrenti avevano impugnato la sentenza della Corte di Appello contestando l'utilizzabilità di alcune dichiarazioni testimoniali e la mancata concessione di attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, rilevando che le prove raccolte tramite intercettazioni e tracciamenti GPS erano solide e coerenti. I giudici hanno chiarito che la reiterazione delle condotte di spaccio di lieve entità e il conseguimento di un lucro non modesto giustificano il diniego di ulteriori sconti di pena. La decisione sottolinea l'importanza della precisione dei motivi di ricorso, che non possono limitarsi a riproporre questioni di fatto già ampiamente analizzate nei gradi precedenti.
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Spaccio di lieve entità: quando il ricorso è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di un imputato sorpreso con nove dosi di marijuana e denaro contante non giustificato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché basato su contestazioni puramente fattuali e generiche riguardanti la visibilità notturna degli agenti operanti. La Corte ha ritenuto pienamente attendibili le testimonianze delle forze dell'ordine, valorizzando il possesso della sostanza e la mancanza di redditi leciti documentati.
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Spaccio di lieve entità: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di due soggetti sorpresi in attività di cessione coordinata di stupefacenti. I ricorrenti contestavano la responsabilità penale e la configurazione della continuazione interna, sostenendo che la detenzione di diverse sostanze integrasse un unico reato. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili poiché riproponevano genericamente motivi già respinti in appello, confermando la legittimità del diniego della sospensione condizionale basata sui precedenti penali e sulla prognosi negativa di ravvedimento.
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Spaccio di lieve entità e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di un soggetto sorpreso con dosi di droga confezionate e differenziate. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché i motivi presentati dalla difesa erano meramente riproduttivi di quanto già discusso in appello, senza una reale confutazione delle logiche decisionali. La Corte ha inoltre ribadito il diniego delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali specifici dell'imputato e dell'assenza di elementi positivi di valutazione.
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Spaccio di lieve entità: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per spaccio di lieve entità. La ricorrente contestava la destinazione a terzi della droga e l'entità della pena. La Suprema Corte ha chiarito che non è possibile richiedere un nuovo esame dei fatti in sede di legittimità e che la determinazione della pena, se motivata secondo i criteri di legge, rientra nella discrezionalità del giudice di merito.
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Spaccio di lieve entità: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio di lieve entità. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di impugnazione erano generici e non scalfivano la logica della sentenza di appello, che aveva correttamente analizzato le prove. Oltre al rigetto del ricorso, la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: i limiti della pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità nei confronti di un soggetto che cedeva sistematicamente cocaina. Nonostante la difesa invocasse l'incensuratezza e la collaborazione, i giudici hanno ritenuto che la reiterazione della condotta per oltre due anni giustificasse il diniego delle attenuanti generiche e dei benefici di legge. La sentenza ribadisce che la determinazione della pena è discrezionale e può discostarsi dal minimo edittale in presenza di fatti gravi e prolungati nel tempo.
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Spaccio di lieve entità: quando il ricorso è inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di lieve entità di cocaina. La decisione conferma la pena di un anno di reclusione, sottolineando che il ricorrente si era limitato a riproporre le stesse difese già respinte in appello. La Suprema Corte ha ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità, specialmente quando le indagini di polizia hanno documentato in modo diretto la cessione della sostanza stupefacente in cambio di denaro.
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Spaccio lieve entità: Cassazione su quantità e pena
Un individuo condannato per traffico di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo la riqualificazione del reato come spaccio di lieve entità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice di merito. La reiezione si fonda sulla notevole quantità di sostanza (1.128 dosi), sulle modalità di confezionamento e sul rinvenimento di denaro contante in piccoli tagli, elementi ritenuti incompatibili con un'offesa di minore gravità.
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Spaccio lieve entità: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di diversi imputati condannati per spaccio di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione di merito che escludeva la qualificazione del reato come spaccio di lieve entità, valorizzando elementi come la pluralità delle sostanze, la continuità dell'attività e l'inserimento in contesti criminali organizzati, ritenendoli prevalenti rispetto al modesto quantitativo delle singole cessioni.
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