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Spaccio Di Lieve Entità — Anno 2023

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127 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Spaccio Di Lieve Entità

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità negato per traffico professionale: condanna
Un gruppo di persone, condannate per traffico di stupefacenti, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Tra le varie contestazioni, lamentavano il mancato riconoscimento dello 'spaccio di lieve entità' e l'errata identificazione delle loro voci nelle intercettazioni telefoniche. La Corte ha dichiarato tutti i ricorsi inammissibili, stabilendo un principio fondamentale: per negare lo 'spaccio di lieve entità' non è necessario un enorme quantitativo di droga, ma è sufficiente che l'attività sia gestita in modo professionale e organizzato. Inoltre, ha confermato che il giudice non è obbligato a ordinare una perizia fonica se l'identità degli interlocutori può essere provata con altri elementi. La condanna per gli imputati è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità: No se l’attività è costante | Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che non si può parlare di spaccio di lieve entità quando l'attività, pur riguardando piccole quantità di droga, è continua e organizzata. Nel caso esaminato, un uomo è stato condannato per spaccio di cocaina. I giudici hanno negato l'ipotesi del fatto lieve non per la quantità di droga sequestrata (solo 6,6 grammi), ma perché l'imputato era costantemente disponibile a vendere a qualsiasi ora, dimostrando una notevole capacità operativa. La Corte ha quindi confermato la sua colpevolezza. Tuttavia, ha annullato la sentenza riguardo alla pena, ordinando un nuovo calcolo basato su una legge più favorevole introdotta dalla Corte Costituzionale, che ha abbassato la pena minima per questo reato.
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Spaccio di lieve entità: sì anche se l’attività è organizzata
Un uomo viene condannato per detenzione di marijuana e hashish ai fini di spaccio. La Corte d'Appello nega la qualifica di spaccio di lieve entità, ritenendo l'attività organizzata e abituale. La Corte di Cassazione, però, annulla la sentenza. Stabilisce un principio fondamentale: un'attività di spaccio continuativa e con un minimo di organizzazione non esclude automaticamente che il fatto sia di lieve entità. Il giudice deve sempre effettuare una valutazione complessiva di tutti gli elementi (quantità, mezzi, modalità), senza fermarsi a un singolo aspetto. In questo caso, la quantità di droga e il denaro trovato non erano tali da giustificare l'esclusione dell'ipotesi più lieve. La causa torna quindi in Appello per un nuovo esame.
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Spaccio di Lieve Entità: No Sconto se Vendi Droga da Casa
Un uomo, arrestato per detenzione e cessione di stupefacenti, ha contestato la custodia in carcere sostenendo si trattasse di spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando la decisione dei giudici precedenti. Secondo la Corte, la valutazione complessiva dei fatti escludeva la lieve entità. Elementi decisivi sono stati il ritrovamento di due tipi di droghe pesanti, un bilancino di precisione, sostanze da taglio, una notevole somma di denaro e la testimonianza di un acquirente che aveva comprato eroina in dieci diverse occasioni. Questi indizi, uniti alla mancanza di un lavoro lecito, delineavano un'attività di spaccio non marginale, giustificando così la misura cautelare più severa.
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Spaccio di lieve entità: No se vendi droga ad altri spacciatori
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato condannato per spaccio di eroina. L'imputato chiedeva il riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità, che prevede una pena più bassa. La Corte ha respinto la richiesta, dichiarando il ricorso inammissibile. Il motivo è che l'imputato non era un piccolo spacciatore isolato, ma era inserito in una rete organizzata e vendeva la droga a un altro spacciatore che operava in un'altra regione. Questa circostanza, secondo i giudici, è incompatibile con la qualifica di 'lieve entità', confermando così la condanna più grave.
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Spaccio quotidiano per anni: la Cassazione nega la lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per spaccio di droga, negando la possibilità di qualificare il reato come 'spaccio di lieve entità'. La decisione si basa sulla natura continuativa e su larga scala dell'attività, protrattasi quotidianamente per anni e provata da numerose testimonianze di acquirenti. Secondo i giudici, un'attività così organizzata e costante è incompatibile con la definizione di fatto lieve. Il ricorso dell'imputato è stato quindi dichiarato inammissibile, rendendo la condanna definitiva e obbligandolo al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità? No, se è su larga scala: la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una persona per spaccio di droga su larga scala, respingendo la sua richiesta di qualificare il reato come 'spaccio di lieve entità'. I giudici hanno stabilito che la notevole quantità di droga, le modalità organizzate della condotta e i collegamenti dell'imputata con ambienti criminali erano elementi decisivi. Questi fattori dimostravano un'attività strutturata e non occasionale, incompatibile con l'ipotesi meno grave. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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Spaccio di lieve entità: condanna confermata, pena ridotta
Un uomo viene condannato per spaccio di lieve entità dopo il ritrovamento di cocaina e marijuana nel comodino della stanza in cui dormiva, insieme a denaro e documenti. La Corte di Cassazione conferma la responsabilità, chiarendo che la detenzione non richiede il contatto fisico ma la semplice 'disponibilità di fatto' della droga. Tuttavia, la Corte accoglie un punto fondamentale della difesa: nel caso di spaccio di lieve entità, il possesso di più droghe diverse costituisce un unico reato, non più reati distinti. Di conseguenza, annulla l'aumento di pena applicato in precedenza e ridetermina la sanzione finale, riducendola.
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Spaccio di lieve entità: No se l’attività è professionale
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un indagato accusato di spaccio. La difesa sosteneva si trattasse di spaccio di lieve entità, data la piccola quantità delle singole cessioni. I giudici hanno respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: l'attività di spaccio non può essere considerata di lieve entità se è continuativa, organizzata e quasi quotidiana, con un vasto giro di acquirenti. La professionalità e la reiterazione del reato prevalgono sulla modesta quantità delle singole dosi vendute, indicando una maggiore pericolosità sociale e offensività della condotta.
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Spaccio di lieve entità con 780g di cocaina? No della Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato con patteggiamento per la detenzione di 780 grammi di cocaina. L'imputato sosteneva che il reato dovesse essere classificato come spaccio di lieve entità. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiaro: la qualificazione giuridica concordata nel patteggiamento può essere contestata solo in caso di errore palese. Poiché la quantità di droga era enorme (oltre 3.000 dosi), la classificazione come reato grave era del tutto corretta e non arbitraria. Di conseguenza, l'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese e una multa.
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Notevole scorta di droga: la Cassazione nega lo spaccio di lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva il riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità. La richiesta è stata respinta perché la quantità di droga detenuta era una 'notevole scorta'. I giudici hanno stabilito che, per negare la lieve entità, non basta il solo dato della quantità, ma è necessario valutare anche tutte le altre circostanze del fatto. In questo caso, la valutazione complessiva ha escluso la possibilità di qualificare il reato come minore. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Spaccio di lieve entità: Ricorso Inutile, Condanna e Multa
Un soggetto, condannato per spaccio di lieve entità, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendolo infondato e privo di una critica adeguata alla sentenza precedente. La Corte ha confermato la logicità della motivazione con cui era stato riconosciuto il reato di spaccio di lieve entità. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato obbligato a pagare le spese processuali e un'ulteriore somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende per aver presentato un ricorso palesemente infondato.
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Spaccio di lieve entità negato: Cassazione conferma la condanna
Un uomo condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo il riconoscimento del reato di 'spaccio di lieve entità'. Sosteneva che i giudici non avessero considerato adeguatamente la sua condizione di consumatore abituale e le circostanze del fatto. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile perché troppo generico e non specifico. I giudici hanno confermato che la decisione precedente era corretta nel considerare il fatto non lieve, basandosi non solo sulla notevole quantità di droga, ma anche sulle modalità e le circostanze complessive della detenzione. L'imputato ha perso il ricorso ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione.
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Spaccio di Lieve Entità: Ricorso Respinto e Condanna Definitiva
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un individuo condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato aveva presentato ricorso contro la sentenza della Corte d'Appello, ma i giudici supremi lo hanno respinto. Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché le motivazioni erano infondate e non criticavano adeguatamente la decisione precedente. La Cassazione ha confermato che la Corte d'Appello aveva correttamente valutato gli elementi del reato. Di conseguenza, la condanna per spaccio di lieve entità è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una multa.
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Spaccio di lieve entità negato: 66g di cocaina sono troppi
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per detenzione di stupefacenti, escludendo l'ipotesi di spaccio di lieve entità. Nonostante la richiesta della difesa, i giudici hanno ritenuto la condotta grave. La decisione si basa su elementi oggettivi: il cospicuo quantitativo di cocaina (66 grammi), la presenza di sostanze diverse, il ritrovamento di materiale per il confezionamento delle dosi e la detenzione della droga sia in auto che in casa. Questi fattori delineano un'attività di spaccio strutturata e non occasionale, incompatibile con la fattispecie lieve.
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Spaccio di lieve entità: 53g di cocaina sono troppi per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per spaccio, negando la possibilità di qualificare il reato come 'spaccio di lieve entità'. Un uomo era stato trovato in possesso di 53,1 grammi di cocaina. I giudici hanno stabilito che la notevole quantità, l'elevata purezza della sostanza (81,03%), il numero di dosi ricavabili (269) e le modalità organizzate dell'attività erano elementi sufficienti per escludere la fattispecie lieve. Secondo la Corte, questi fattori indicavano una chiara e significativa potenzialità di diffusione della droga sul mercato, rendendo impossibile considerare il fatto come marginale. L'appello dell'imputato è stato quindi respinto.
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Spaccio di lieve entità negato: 500 dosi sono un fatto grave
Due persone vengono condannate per spaccio di droga. Uno dei due contesta la propria responsabilità, sostenendo che la droga trovata in casa non fosse in suo uso esclusivo. L'altro chiede il riconoscimento del reato di 'spaccio di lieve entità'. La Corte di Cassazione ha respinto entrambi i ricorsi. Ha confermato la responsabilità del primo, poiché la droga e il materiale per il confezionamento si trovavano nella sua camera da letto e in un suo giaccone. Ha negato lo 'spaccio di lieve entità' al secondo, data l'enorme quantità di sostanza (sufficiente per oltre 500 dosi), il denaro e gli strumenti professionali, elementi che indicano un'attività di spaccio strutturata e non occasionale. Le condanne sono definitive.
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Spaccio di lieve entità: condanna in discoteca senza cessione
La Corte di Cassazione conferma la condanna per spaccio di lieve entità a un uomo sorpreso in discoteca con nove involucri di MDMA. I giudici hanno stabilito che, anche senza una cessione diretta, l'intenzione di spacciare era evidente. Elementi come il confezionamento in dosi, il luogo e il tentativo di approcciare sconosciuti sono prove sufficienti. La Corte ha inoltre negato l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La ragione risiede nel 'modus operandi' insidioso, ovvero avvicinare giovani in un locale, e nella personalità dell'imputato, già noto per fatti simili. L'esito finale è la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e la condanna definitiva.
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Spaccio di Lieve Entità: Negato se Fai Parte di un Rete Criminale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. L'imputato chiedeva di riconoscere l'ipotesi di spaccio di lieve entità, che prevede una pena inferiore. La Corte ha stabilito che tale qualifica non è applicabile. Le sue condotte, infatti, erano inserite in un circuito criminale più ampio, caratterizzato da una capacità organizzata di approvvigionamento e smercio. Questa struttura è incompatibile con la natura occasionale e meno grave dello spaccio di lieve entità. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e l'imputato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Spaccio di lieve entità negato: Cassazione conferma la condanna
Una persona condannata per spaccio di stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la droga fosse in parte per uso personale e che il reato fosse uno 'spaccio di lieve entità'. La Corte ha respinto la richiesta, giudicando il ricorso inammissibile. Secondo i giudici, la notevole quantità di droga e le modalità di approvvigionamento e vendita erano chiaramente incompatibili con l'ipotesi del fatto di lieve entità. La condanna per spaccio è stata quindi confermata, con l'aggiunta del pagamento delle spese processuali e di una multa.
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