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Spaccio Di Lieve Entità — Anno 2023

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127 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Spaccio Di Lieve Entità

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: ricorso generico e condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati condannati per detenzione e cessione di stupefacenti. I ricorrenti lamentavano la mancata applicazione dell'attenuante dello spaccio di lieve entità, ma hanno proposto censure generiche, limitandosi a riprodurre le stesse obiezioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio senza confrontarsi con le motivazioni dei giudici di merito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, obbligando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e dieci mesi di reclusione per un uomo accusato di detenzione e cessione di cocaina. La difesa invocava l'applicazione dello spaccio di lieve entità, evidenziando il modesto quantitativo di droga sequestrato al complice. I giudici hanno rigettato il ricorso, rilevando che l'attività di spaccio era sistematica e professionale. Tale circostanza è emersa dai numerosi contatti tra i soggetti, dal possesso di 1600 euro in contanti e dai messaggi telefonici che provavano l'esistenza di una vasta clientela. La Suprema Corte ha ritenuto legittima anche l'applicazione della recidiva, visti i precedenti specifici dell'imputato, e la confisca del denaro, strettamente collegato all'attività illecita. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Spaccio di lieve entità: no alla tenuità se c’è cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato era stato sorpreso a vendere diverse sostanze stupefacenti, tra cui cocaina e marijuana già suddivisa in dosi, all'interno di un mercato rionale. La difesa contestava l'attendibilità del narcotest e chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la condanna, stabilendo che le modalità concrete della condotta e il confezionamento della droga dimostrano la natura illecita della sostanza, escludendo qualsiasi attenuante o causa di non punibilità. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: no se c’è contabilità e organizzazione
L'Imputato è stato condannato per spaccio di sostanze stupefacenti, essendo stato trovato in possesso di 37 dosi di cocaina, 160 di hashish e 20 di marijuana, oltre a un registro contabile e strumenti per eludere le indagini. L'Imputato ha proposto ricorso per Cassazione richiedendo la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla gravità del fatto spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità, specialmente in presenza di un'attività di spaccio strutturata, continuativa e supportata da una gestione contabile organizzata. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: i precedenti pesano sulla pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato contestava la quantificazione della pena, stabilita in un anno e sei mesi di reclusione e 2.700 euro di multa, poi ridotta a otto mesi e 800 euro grazie alle attenuanti generiche e al rito abbreviato. I giudici hanno confermato la correttezza del calcolo della pena, evidenziando la gravità della condotta e la personalità del soggetto. Quest'ultimo, infatti, aveva già beneficiato in passato della non punibilità per particolare tenuità del fatto per un reato analogo. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: nessun sconto a chi vende in strada
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di lieve entità. Il soggetto era stato trovato in possesso di circa quattro grammi di cocaina, dai quali erano ricavabili diciotto dosi singole. La difesa lamentava il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando che l'imputato, privo di fonti di reddito lecite, era dedito in modo non occasionale allo spaccio in strada. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la fioriera non salva il recidivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità a carico di un soggetto sorpreso a detenere e cedere marijuana e hashish. La polizia giudiziaria aveva accertato lo spaccio osservando i movimenti dell'imputato, che nascondeva la droga in una fioriera. La difesa ha richiesto l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo la particolare tenuità a causa dei precedenti penali specifici del soggetto e della gravità della condotta. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che per negare le attenuanti generiche basta la valutazione negativa di un solo elemento, come la personalità del colpevole. L'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: no ai benefici se c’è stabilità
Il Tribunale di Napoli ha confermato la custodia in carcere per L'Indagato, trovato in possesso di hashish, marijuana e cocaina nella propria abitazione mentre era già agli arresti domiciliari per reati analoghi. La difesa ha richiesto la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità, contestando la valutazione delle modalità dell'azione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non si può applicare lo spaccio di lieve entità se il soggetto agisce in modo stabile e non occasionale, coordinandosi con terzi e violando la misura cautelare in corso. L'Indagato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: 200 dosi escludono lo sconto di pena
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di hashish e marijuana, suddivisi in quattro confezioni per un totale di circa 200 dosi, nascoste tra casa e auto. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, sostenendo l'assenza di strumenti di confezionamento e la natura rudimentale dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il numero elevato di dosi (conteggiabili a centinaia e non a decine) e le modalità di occultamento in luoghi diversi indicano una chiara attività di spaccio organizzata e non occasionale. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
L'Imputato è stato condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto come spaccio di lieve entità e lamentando una pena eccessiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che la quantità non modesta di droga, in parte già suddivisa in dosi pronte per lo spaccio, e il denaro contante rinvenuto escludono l'applicazione della circostanza attenuante. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: il ricorso fotocopia costa tremila euro
Un cittadino, condannato per reati sugli stupefacenti, proponeva ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, poiché i motivi presentati riproducevano pedissequamente le medesime censure già esaminate e correttamente respinte dalla Corte d'Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna originaria e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: no alle attenuanti per chi ha precedenti
Durante una perquisizione domiciliare, le forze dell'ordine hanno rinvenuto nell'abitazione e addosso a una donna diversi quantitativi di eroina e cocaina, oltre a un bilancino di precisione e strumenti per il taglio. La donna è stata condannata per il reato di spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, che lamentava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e della speciale tenuità del danno. I giudici hanno confermato la condanna a dieci mesi di reclusione e 2.500 euro di multa, evidenziando la gravità del fatto dovuta alla diversità delle sostanze e alla personalità negativa della ricorrente, la quale ha continuato a spacciare nonostante fosse già sottoposta all'obbligo di firma. La ricorrente dovrà inoltre pagare le spese processuali e 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: no a ipotesi future contro prove reali
Il Tribunale di Napoli aveva confermato l'obbligo di firma per un uomo sorpreso a cedere circa quattro grammi di cocaina, rifiutando di qualificare il fatto come spaccio di lieve entità. Il rifiuto si basava sull'ipotesi, ancora da verificare, che l'indagato potesse far parte di una rete criminale più ampia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, stabilendo che la valutazione sulla gravità del reato deve fondarsi esclusivamente su prove concrete e già acquisite, non su semplici ipotesi investigative future. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento e ha ordinato al Tribunale del Riesame di rivalutare il caso applicando correttamente la legge.
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Spaccio di lieve entità: la parola degli acquirenti condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per lo spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti. L'imputato sosteneva che mancasse la prova della finalità di cessione della droga e lamentava un'ingiusta inversione dell'onere della prova. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno confermato la validità delle prove raccolte nei precedenti gradi di giudizio. Gli agenti di polizia avevano infatti osservato direttamente gli scambi di droga, successivamente confermati dalle dichiarazioni degli acquirenti fermati. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna e disponendo il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la condanna scatta anche senza precedenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per lo spaccio di lieve entità di cocaina. L'imputato era stato sorpreso dalla polizia mentre riceveva denaro in cambio di droga, e addosso gli erano state trovate altre dosi. La Suprema Corte ha confermato il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando l'abitualità della condotta desunta dalle dichiarazioni dell'acquirente. I giudici hanno chiarito che la commissione di altri reati della stessa specie può essere accertata anche in via incidentale dal giudice del processo. Infine, la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, che ha motivato correttamente la sanzione in base alla gravità del fatto e alla reiterazione dello spaccio. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: no se hai 200 dosi di cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per detenzione di circa 200 dosi di cocaina, suddivise in 72 involucri nascosti nell'auto. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità e l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che la presenza di bilancini di precisione, denaro in contanti e le modalità di occultamento indicano un'attività di spaccio ben organizzata e non occasionale. Inoltre, la richiesta di attenuante per il profitto minimo è stata dichiarata inammissibile poiché presentata per la prima volta in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: la condanna regge contro i ricorsi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per il reato di spaccio di lieve entità. Durante una perquisizione domiciliare, le forze dell'ordine avevano rinvenuto diverse tipologie di droga (cocaina, eroina e hashish), un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento. La difesa contestava la misurazione delle sostanze e l'attendibilità del narcotest, richiedendo una rivalutazione dei fatti. La Suprema Corte ha stabilito che il ricorso è inammissibile perché si limita a contestazioni generiche senza confrontarsi con le prove concrete evidenziate dai giudici di merito. Di conseguenza, l'imputata perde il ricorso e viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: giovane età e incensuratezza non bastano
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dello spaccio di lieve entità e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla gravità del reato spetta ai giudici di merito. Nel caso specifico, la quantità di droga sequestrata, la suddivisione in dosi e il potenziale profitto escludono lo spaccio di lieve entità. Inoltre, la giovane età e l'incensuratezza non bastano a concedere automaticamente uno sconto di pena. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto se c’è spaccio abituale
Due soggetti venivano arrestati dopo essere stati visti prelevare droga da un garage condominiale e cederla a un acquirente. Le perquisizioni rivelavano oltre duecento dosi di cocaina e ottanta di hashish, oltre a contanti e strumenti di confezionamento. Condannati in primo e secondo grado, i ricorrenti proponevano ricorso in Cassazione, lamentando la mancata applicazione dello spaccio di lieve entità e l'ingiusta confisca del denaro. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che lo spaccio di lieve entità non è applicabile in caso di attività sistematica, ingente quantitativo di dosi e possesso di elevate somme di denaro contante. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto per chi vende cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità e contestava l'ordine di espulsione dall'Italia. I giudici hanno confermato la gravità dei fatti, evidenziando il possesso di oltre sessanta grammi di cocaina e la partecipazione sistematica a un'attività di spaccio organizzata. La Suprema Corte ha ritenuto legittima anche la misura di sicurezza dell'espulsione, motivata dalla concreta pericolosità sociale del soggetto, privo di un lavoro regolare e di una dimora stabile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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