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Sorveglianza Speciale — Anno 2025

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139 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sorveglianza Speciale

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: genericità dei motivi di appello
Un soggetto condannato per la violazione degli obblighi della sorveglianza speciale ha presentato appello in Cassazione lamentando una 'palese illogicità della motivazione'. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo i motivi di appello troppo generici e assertivi, in quanto si limitavano a negare i fatti senza sollevare censure specifiche e circostanziate contro la sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: No a sanzioni alternative
Un soggetto condannato per aver violato la sorveglianza speciale ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo una sanzione sostitutiva. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice di merito che aveva negato il beneficio a causa della "pessima biografia penale" del ricorrente, ritenuta indicativa di inaffidabilità.
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Sorveglianza speciale: possesso telefono è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per aver violato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Il soggetto era stato trovato in possesso di due telefoni cellulari, contravvenendo a una specifica prescrizione. La Corte ha ribadito che la violazione delle prescrizioni accessorie, come il divieto di possedere un telefono, integra pienamente il reato previsto dalla legge, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Causa di non punibilità: quando chiederla in appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per la prima volta in sede di legittimità. La Corte ha chiarito che tale richiesta deve essere formulata nei gradi di merito, in particolare in appello, e non può essere introdotta come nuovo motivo davanti alla Suprema Corte.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la misura
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una misura di prevenzione della sorveglianza speciale basata su un giudizio di pericolosità sociale. La decisione si fonda sulla valutazione di procedimenti penali pendenti e reati estinti, anche in assenza di condanne definitive, evidenziando l'autonomia del giudizio di prevenzione rispetto a quello penale. Il ricorso dell'interessato è stato dichiarato inammissibile.
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Obbligo comunicazione variazioni patrimoniali: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 6959 del 2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale che aveva omesso di comunicare un'eredità e la successiva vendita di una quota immobiliare. La Corte ha stabilito che l'obbligo comunicazione variazioni patrimoniali è stringente e l'ignoranza della legge non è una scusante valida, confermando la condanna e la confisca obbligatoria del valore del bene.
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Pericolosità sociale attuale: onere motivazionale
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che applicava la sorveglianza speciale, sottolineando che la valutazione sulla pericolosità sociale attuale non può basarsi solo su una passata condanna per mafia. La Corte ha stabilito che il giudice d'appello, nel riformare una decisione favorevole all'interessato, ha un onere motivazionale rafforzato e deve considerare tutti gli elementi recenti che indicano un eventuale distacco dal contesto criminale.
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Sorveglianza speciale: l’arresto non sempre la sospende
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale, arrestato per aver violato le prescrizioni. L'imputato sosteneva che un precedente arresto avesse sospeso la misura, ma la Corte ha chiarito che la sospensione della sorveglianza speciale avviene solo in caso di applicazione di una misura di custodia cautelare, non con un semplice arresto seguito da liberazione.
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Ingiusta detenzione: negata se c’è colpa grave
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento per ingiusta detenzione a un soggetto che, pur essendo stato successivamente assolto, aveva violato una misura di prevenzione ritenuta illegittima. La Corte ha stabilito che la scelta di trasgredire l'ordine, invece di contestarlo nelle sedi legali, costituisce una 'colpa grave' che osta al riconoscimento dell'indennizzo, poiché il cittadino non può farsi giustizia da sé contro un provvedimento dell'autorità, anche se viziato.
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Guida senza patente: la Cassazione e la specialità
Un automobilista, sotto sorveglianza speciale e con patente revocata, era stato condannato per guida in violazione della misura di prevenzione, con assorbimento del reato di guida senza patente. La Corte di Cassazione, applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, ha annullato la condanna per il reato più grave, poiché la patente non era stata revocata a causa della misura di prevenzione. Di conseguenza, il reato di guida senza patente è tornato ad essere autonomamente rilevante e la causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per la rideterminazione della pena.
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Dedizione al reato: quando si applica la sorveglianza?
La Cassazione conferma la sorveglianza speciale per un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Decisiva la valutazione sulla sua 'dedizione al reato', provata non da un singolo episodio, ma da una serie di condotte criminose in un arco temporale significativo, come la detenzione di un arsenale di armi. Il ricorso che lamentava la natura sporadica dei fatti è stato respinto.
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Sproporzione reddituale: quando è legittima la misura
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di prevenzione personale. La decisione si basa sulla presunzione di pericolosità derivante da una significativa sproporzione reddituale tra i redditi leciti dichiarati e il tenore di vita, quando il soggetto non fornisce prove concrete per giustificare tale divario.
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Pericolosità sociale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro la decisione che confermava la sua attuale pericolosità sociale. La Corte ha ritenuto il ricorso generico, poiché non contestava efficacemente la valutazione della Corte d'appello, basata su una recente denuncia per un grave reato, considerata un elemento sufficiente a dimostrare la persistenza della pericolosità nonostante il percorso lavorativo intrapreso dal soggetto.
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Permesso sorvegliato speciale: no per feste familiari
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un'autorizzazione a un soggetto in sorveglianza speciale che aveva chiesto di partecipare a una festa di compleanno. La sentenza ribadisce che il permesso sorvegliato speciale è concesso solo per gravi e comprovati motivi di salute o di famiglia, che rendano l'allontanamento assolutamente necessario e urgente, escludendo eventi di natura puramente sociale o ricreativa.
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Pericolosità sociale: quando scatta la confisca?
La Cassazione ha confermato la misura di prevenzione e la confisca dei beni nei confronti di due soggetti ritenuti affetti da pericolosità sociale a causa del loro presunto coinvolgimento in attività di spaccio. La Corte ha stabilito che per fondare il giudizio di pericolosità sociale non è necessaria una condanna definitiva, ma possono essere sufficienti solidi elementi emersi da un procedimento penale in corso, qualora indichino una dedizione abituale ad attività illecite da cui si traggono proventi. La sproporzione tra il patrimonio e i redditi dichiarati è stata considerata un elemento chiave per giustificare la confisca.
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Pericolosità sociale: Cassazione e presunzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale per la sua passata appartenenza a un'associazione mafiosa. Il ricorrente sosteneva che la sua pericolosità sociale non fosse più attuale, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito. Secondo la Suprema Corte, la valutazione della persistente pericolosità sociale è corretta quando, nonostante il tempo trascorso, mancano elementi concreti che dimostrino un reale e definitivo allontanamento dalle logiche criminali.
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Sorveglianza speciale e motivazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di sorveglianza speciale di cinque anni. La Corte ha stabilito che la motivazione del provvedimento non è apparente quando si fonda sulla provata e permanente appartenenza del soggetto a un'associazione criminale, elemento che dimostra un'attuale pericolosità sociale, interrotta solo dalla detenzione. La durata della misura rientra nella discrezionalità del giudice, purché nei limiti di legge.
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Violazione sorveglianza speciale: l’abitualità conta
Un individuo sotto sorveglianza speciale è stato condannato per aver frequentato persone con precedenti. La Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, chiarendo che la violazione sorveglianza speciale si configura solo con contatti abituali e non occasionali, e che il giudice d'appello non è sempre tenuto a rinnovare l'istruttoria in caso di 'reformatio in peius'.
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Ricorso inammissibile: violazione sorveglianza speciale
La Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per violazione della sorveglianza speciale. L'imputato non era in casa negli orari prescritti. I motivi, basati su stato di necessità e tenuità del fatto, sono stati respinti perché nuovi, generici e volti a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale. L'imputato si era allontanato dalla propria dimora senza autorizzazione. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso, focalizzati sulla mancanza di dolo e sulla richiesta di non punibilità per tenuità del fatto, costituivano un tentativo di riesame del merito, non consentito in sede di legittimità, confermando la valutazione della Corte d'Appello sulla pericolosità sociale del soggetto e sulla sufficienza del dolo generico.
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