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Sorveglianza Speciale — Anno 2025

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139 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sorveglianza Speciale

Provvedimenti

Sorveglianza speciale: quando va rivista la pericolosità
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale viene condannato per aver violato l'obbligo di dimora. Nel ricorso alla Corte di Cassazione, la difesa contesta l'identificazione e sostiene che la sua pericolosità sociale dovesse essere rivalutata dopo un periodo di detenzione. La Corte rigetta il ricorso, confermando l'identificazione e chiarendo che la richiesta di rivalutazione della pericolosità deve essere specifica e provata, distinguendo tra detenzione per espiazione di pena e custodia cautelare. La genericità delle allegazioni difensive ha reso il motivo infondato.
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Sorveglianza speciale: 11 minuti bastano per la prova
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di assoluzione per violazione della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che un controllo di 11 minuti, con ripetute suonate al citofono e un cane che abbaia, è un lasso di tempo sufficiente a provare l'assenza ingiustificata della persona dalla propria abitazione, ritenendo illogica la motivazione del giudice di primo grado che lo aveva considerato troppo breve.
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Sorveglianza speciale: obbligo di motivazione
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due soggetti sottoposti a sorveglianza speciale. Per il primo, ha annullato la decisione limitatamente alla durata della misura (quattro anni), ritenendo insufficiente la motivazione della Corte d'Appello, che si era limitata a una formula di stile. La Corte ha ribadito che la durata di una misura così afflittiva deve essere specificamente giustificata. Il ricorso del secondo soggetto è stato invece dichiarato inammissibile perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità per le misure di prevenzione.
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Porto di mazza da baseball: è reato senza motivo
La Corte di Cassazione ha parzialmente annullato una condanna, confermando però che il porto di mazza da baseball in auto, senza un'immediata e valida giustificazione, costituisce reato. La Corte ha ritenuto irrilevante la finalità d'uso, focalizzandosi sulla mancanza di un motivo lecito al momento del controllo. Al contempo, ha rinviato a un nuovo giudizio le accuse di guida senza patente per un soggetto sotto sorveglianza speciale, a causa della mancata valutazione da parte del giudice d'appello di una sentenza della Corte Costituzionale in materia.
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Motivazione apparente: annullata condanna per violazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per la violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sul principio della motivazione apparente, poiché i giudici d'appello non avevano adeguatamente considerato né risposto alle specifiche argomentazioni difensive presentate dall'imputato, limitandosi a formule generiche. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Ricorso inammissibile per misure di prevenzione
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile avverso un decreto che applicava la sorveglianza speciale e la confisca dei beni. La sentenza chiarisce che, nei procedimenti di prevenzione, l'appello in Cassazione è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la logicità della motivazione del giudice di merito, a meno che questa non sia totalmente assente o meramente apparente.
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Sorveglianza speciale: i limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di sorveglianza speciale. La sentenza ribadisce che il ricorso per cassazione in materia di prevenzione è consentito solo per violazione di legge e non per contestare la valutazione dei fatti del giudice di merito, a meno che la motivazione non sia del tutto assente o meramente apparente. Nel caso specifico, i motivi relativi alla presunta violazione del contraddittorio e alla valutazione della pericolosità sociale sono stati ritenuti infondati, confermando la legittimità del provvedimento impugnato.
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per resistenza a pubblico ufficiale e violazione della sorveglianza speciale. La Corte ribadisce che per la resistenza non conta l'effettiva intimidazione dell'agente e per la violazione degli obblighi è sufficiente il dolo generico, ritenendo il ricorso un mero tentativo di riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Sorveglianza speciale: dolo generico e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. La sentenza ribadisce che il reato si consuma istantaneamente al momento dell'allontanamento e che, per la sua sussistenza, è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza e volontà di violare le prescrizioni, senza che rilevino le finalità della condotta. Viene inoltre confermata la corretta applicazione delle norme sul bilanciamento delle circostanze attenuanti.
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Pericolosità sociale: la confisca anche dopo anni
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di prevenzione basata sulla pericolosità sociale di un soggetto, anche a distanza di anni dalla condanna per associazione mafiosa e dopo un lungo periodo di detenzione. La sentenza stabilisce che la pericolosità sociale può ritenersi attuale se persistono legami con l'organizzazione criminale, come la gestione di finanze illecite, e se il soggetto non ha intrapreso alcuna attività lavorativa lecita. È stata inoltre confermata la confisca di una società, ritenuta fittiziamente intestata a un terzo ma di fatto gestita e finanziata dal proposto, come dimostrato da intercettazioni e dalla continuità del suo ruolo direttivo.
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Sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sull'elevata pericolosità sociale del ricorrente e sulla corretta applicazione della recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale, confermando la sentenza della Corte d'Appello e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale: quando si è socialmente pericolosi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro l'applicazione della sorveglianza speciale. La Corte chiarisce che la competenza territoriale per le misure di prevenzione si basa sul luogo dove si manifesta la pericolosità sociale, non sul luogo di detenzione. Inoltre, la pericolosità attuale può essere desunta da reati recenti, anche se le condanne passate sono datate.
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Speciale tenuità del fatto: no se sei sorvegliato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale per non aver versato la cauzione imposta. È stata esclusa l'applicazione della causa di non punibilità per speciale tenuità del fatto, poiché la pericolosità sociale del soggetto e l'interesse pubblico a garantire il rispetto delle misure di prevenzione prevalgono sulla modesta entità della somma. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Violazione sorveglianza speciale: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un individuo condannato per violazione sorveglianza speciale. La Corte ribadisce che per questo reato è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza e volontà di violare gli obblighi imposti, a prescindere dall'occasionalità della condotta. Viene inoltre confermata la correttezza della valutazione sulla recidiva, basata su un'analisi della pericolosità effettiva del soggetto.
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Violazione prescrizioni: Cassazione e dolo generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale, consistenti nel possesso di un telefono cellulare e di munizioni. La Corte ha stabilito che per integrare il reato è sufficiente il dolo generico, ovvero la semplice coscienza e volontà di tenere il comportamento vietato, senza che le giustificazioni addotte (come la necessità di essere reperibile per familiari malati) possano escludere la colpevolezza. La sentenza ribadisce che il controllo di legittimità della Cassazione non può riesaminare il merito dei fatti, ma solo la coerenza logica della motivazione dei giudici di grado inferiore.
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Sorveglianza speciale: annullata condanna per assenza
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si basa sul principio che, dopo un lungo periodo di detenzione, la misura di prevenzione si considera sospesa fino a una nuova valutazione della pericolosità sociale del soggetto. In assenza di tale valutazione, gli obblighi non sono efficaci e la loro violazione non costituisce reato.
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Sorveglianza speciale: stop senza nuova valutazione
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sul principio, rafforzato da una recente sentenza della Corte Costituzionale, secondo cui dopo un periodo di detenzione, la misura di prevenzione della sorveglianza speciale non può essere riattivata automaticamente. È necessaria una nuova e specifica valutazione della pericolosità sociale del soggetto. In assenza di tale verifica, le prescrizioni non sono efficaci e la loro violazione non costituisce reato.
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Violazione sorveglianza speciale: condanna confermata
La Cassazione ha confermato la condanna di un soggetto per la violazione sorveglianza speciale, consistente nel non aver rispettato l'obbligo di rincasare entro le 21:00. L'ordinanza chiarisce che le prescrizioni accessorie integrano il reato e che la recidiva specifica impedisce l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.).
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Violazione sorveglianza speciale: cosa dice la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per violazione sorveglianza speciale. Il soggetto aveva lasciato il proprio comune di residenza senza autorizzazione, violando una delle prescrizioni della misura di prevenzione. La Corte ha ribadito che la trasgressione di tali obblighi 'accessori' costituisce di per sé reato, essendo sufficiente il dolo generico, e che i fatti erano stati correttamente accertati nei precedenti gradi di giudizio.
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Recidiva: quando il ricorso in Cassazione è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sull'impossibilità di riesaminare nel merito le valutazioni dei giudici precedenti riguardo la non applicabilità della particolare tenuità del fatto e la rilevanza della recidiva, quest'ultima indicativa di una spiccata pericolosità sociale e di un'assoluta insofferenza alle regole.
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