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Sorveglianza Speciale — Anno 2024

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178 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sorveglianza Speciale

Provvedimenti

Ricorso inammissibile: le conseguenze del motivo generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per violazione degli obblighi di sorveglianza speciale. La decisione si fonda sulla genericità e aspecificità dei motivi di ricorso, che non affrontavano in modo adeguato la questione della pericolosità sociale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolosità attuale: la detenzione non la esclude
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte ha chiarito che lo stato di detenzione non annulla la valutazione di pericolosità attuale, la quale si basa sulla carriera criminale del soggetto, inclusi reati legati a stupefacenti, armi e collegamenti con la criminalità organizzata. La misura di prevenzione, pur confermata, diventa esecutiva solo al momento della scarcerazione.
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Pericolosità sociale: attualità e condanne passate
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che la pericolosità sociale attuale può essere desunta da una serie significativa di condanne definitive e procedimenti in corso, anche se alcuni risalenti nel tempo, qualora dimostrino una scelta di vita dedita al crimine come unica fonte di sostentamento, in assenza di attività lavorativa lecita.
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Pericolosità sociale: detenzione e misure di prevenzione
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione di una misura di prevenzione (sorveglianza speciale) nei confronti di un soggetto condannato per associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la lunga detenzione subita non è sufficiente a escludere la persistente pericolosità sociale, se non emergono elementi concreti di un'evoluzione della personalità e di una rottura con l'ambiente criminale di appartenenza.
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Frequentazione vietata: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, condannato per il reato di frequentazione vietata. La Corte ha ritenuto sufficienti tre incontri con un'altra persona soggetta a misura di prevenzione per configurare il reato, sottolineando che il ricorso mirava a una non consentita rivalutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio.
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Continuazione reato: no se è stile di vita criminale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato che chiedeva il riconoscimento della continuazione reato tra due violazioni della sorveglianza speciale. La Corte ha stabilito che la mera ripetizione di illeciti, se frutto di decisioni estemporanee e non di un unico piano preordinato, non integra la continuazione, ma può essere espressione di un programma di vita dedito al crimine, escludendo così l'applicazione del trattamento sanzionatorio più favorevole.
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Pericolosità sociale attuale: la detenzione non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per la sua partecipazione a un'associazione finalizzata al narcotraffico. La difesa sosteneva che la lunga carcerazione preventiva e la buona condotta avessero fatto venir meno la pericolosità sociale attuale. La Suprema Corte ha invece stabilito che né la detenzione, né la concessione di benefici come la liberazione anticipata, sono di per sé sufficienti a escludere un giudizio di pericolosità, specialmente a fronte di un ruolo di rilievo nel contesto criminale. È onere dell'interessato fornire prove concrete del proprio percorso di risocializzazione.
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Sorveglianza speciale: quando è legittima? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una misura di sorveglianza speciale applicata a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La sentenza chiarisce che il giudice può qualificare la pericolosità in modo diverso da quanto inizialmente proposto dal Pubblico Ministero, basandosi su una valutazione complessiva della biografia criminale dell'individuo. Il ricorso dell'interessato, che lamentava una violazione del diritto di difesa e una motivazione insufficiente, è stato respinto in quanto considerato un tentativo di riesaminare il merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Obbligo di comunicazione e sospensione della misura
La Corte di Cassazione conferma che l'obbligo di comunicazione delle variazioni patrimoniali per chi è stato sottoposto a misura di prevenzione non viene meno in caso di sospensione della misura stessa, ad esempio per carcerazione. La sentenza chiarisce che tale obbligo dura dieci anni, è indipendente dall'esecuzione della misura e non è soddisfatto dalla sola presentazione della denuncia di successione all'Agenzia delle entrate, essendo necessaria una comunicazione specifica al nucleo di polizia tributaria.
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Pericolosità Sociale: Cassazione conferma sorveglianza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di sorveglianza speciale. La decisione si basa sulla valutazione della pericolosità sociale del soggetto, desunta da una serie di precedenti penali e procedimenti pendenti che delineano uno stile di vita dedito ad attività illecite, come furti e spaccio, ritenendo irrilevante l'inizio di un'attività lavorativa a fronte di un quadro indiziario così consolidato.
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Recidiva contravvenzioni: errore e pena base
Un soggetto condannato per violazione della sorveglianza speciale ricorre in Cassazione chiedendo una riduzione della pena. La Corte d'Appello aveva escluso l'aggravante della **recidiva contravvenzioni**, erroneamente applicata in primo grado, ma aveva confermato la pena a sei mesi di arresto. La Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che la pena confermata corrispondeva alla pena base, ritenuta congrua dal primo giudice prima dell'errore, e che la semplice rimozione dell'aumento illegittimo non comportava un'ulteriore riduzione.
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Mancato versamento cauzione: quando è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il mancato versamento cauzione, imposta come parte della sorveglianza speciale. La Corte ha chiarito che lo stato di disoccupazione e l'ammissione al gratuito patrocinio non sono sufficienti a provare l'impossibilità di pagare. Inoltre, ha confermato che le attenuanti generiche possono essere negate implicitamente se la motivazione complessiva si basa sulla pericolosità sociale dell'imputato.
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Sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per violazione degli obblighi della sorveglianza speciale. Il ricorrente non aveva rispettato gli orari di rientro al domicilio. I giudici hanno ritenuto il ricorso generico e volto a una mera rivalutazione dei fatti già esaminati, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: quando c’è associazione abituale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale. L'ordinanza conferma che, per integrare il reato di associazione con pregiudicati, i contatti devono essere abituali e non meramente occasionali. La Corte ha ritenuto che i giudici di merito avessero correttamente motivato l'abitualità degli incontri e ha confermato il diniego delle attenuanti generiche in base ai precedenti penali dell'imputato.
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Violazione sorveglianza speciale: quando è reato?
La Corte di Cassazione conferma la condanna per violazione sorveglianza speciale a carico di un soggetto sorpreso tre volte in un mese con una persona con precedenti penali. La sentenza chiarisce che tali incontri non sono sporadici ma dimostrano una frequentazione abituale, integrando il reato. Viene inoltre ribadito che l'imputato non può lamentare in Cassazione la mancata concessione di pene sostitutive se non le ha richieste in appello.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale. I giudici hanno ribadito che qualsiasi inosservanza degli obblighi imposti, anche se di modesta entità come un rientro in ritardo, costituisce reato, confermando l'orientamento giurisprudenziale consolidato. L'appello è stato respinto anche riguardo la quantificazione della pena, ritenuta congrua.
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Pene sostitutive: quando i precedenti penali contano
La Corte di Cassazione ha stabilito che i precedenti penali possono giustificare il diniego delle pene sostitutive non per la loro mera esistenza, ma per la loro natura. Se reati passati, come l'evasione, dimostrano un'inclinazione a violare le regole, il giudice può legittimamente negare il beneficio, formulando un giudizio prognostico negativo sulla futura condotta del condannato.
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Violazione sorveglianza speciale: contatti abituali
Un individuo sotto misura di prevenzione è stato condannato per aver violato le prescrizioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, specificando che la violazione della sorveglianza speciale si configura anche quando i contatti abituali con pregiudicati avvengono per motivi lavorativi o familiari. La Corte ha ribadito che la reiterazione dei contatti è sufficiente per integrare il reato, essendo irrilevante la scusa dell'errore sulla necessità di un'autorizzazione.
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