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Sorveglianza Speciale — Anno 2024

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178 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sorveglianza Speciale

Provvedimenti

Pericolosità sociale: motivazione apparente annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello che revocava una misura di sorveglianza speciale. Il motivo è la 'motivazione apparente', in quanto i giudici non hanno analizzato concretamente le nuove prove sulla pericolosità sociale del soggetto, limitandosi a elencarle. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che valuti se l'individuo viva abitualmente con i proventi di attività illecite.
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Pericolosità sociale: la detenzione non la cancella
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31942/2024, ha stabilito che un periodo di detenzione, anche superiore a due anni, non comporta automaticamente la cessazione della pericolosità sociale di un individuo. La Corte ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, chiarendo che la valutazione della pericolosità deve essere attuale e complessiva, tenendo conto non solo della detenzione subita ma anche di condotte successive, come il mantenimento di contatti con ambienti criminali, anche se l'interessato ha un lavoro stabile.
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Sorveglianza speciale: ricorso inammissibile e condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per aver guidato senza patente mentre era sottoposto alla misura della sorveglianza speciale. L'appello è stato giudicato manifestamente infondato, poiché i giudici hanno confermato che la misura di prevenzione era pienamente in vigore al momento del fatto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale. Il ricorso, basato su una presunta errata valutazione dei fatti e sulla richiesta di applicazione della non punibilità per tenuità del fatto, è stato respinto. La Corte ha sottolineato che non può riesaminare il merito della vicenda e che i precedenti penali dell'imputato impedivano la concessione del beneficio richiesto, confermando la condanna.
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Ricorso inammissibile: i limiti della Cassazione
Una persona condannata per aver violato la misura della sorveglianza speciale presenta ricorso in Cassazione lamentando una motivazione carente e la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo compito non è quello di riesaminare i fatti o la discrezionalità del giudice sulla pena, ma solo di verificare la corretta applicazione della legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione della sorveglianza speciale. Il soggetto, obbligato a risiedere in un comune specifico, è stato trovato in un'altra località. Il ricorso è stato respinto perché basato su una diversa interpretazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e su critiche infondate al trattamento sanzionatorio. La Corte ha ribadito che per la violazione della sorveglianza speciale è sufficiente il dolo generico e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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Sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
Un individuo sottoposto a sorveglianza speciale ricorre in Cassazione dopo la condanna per aver violato gli obblighi di orario e di presentazione alle autorità. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che per integrare il reato è sufficiente il dolo generico, ovvero la consapevolezza di violare le prescrizioni, e condanna il ricorrente al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Recidiva e prescrizione: Cassazione chiarisce i termini
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per lesioni personali aggravate. L'analisi si è concentrata sul tema della recidiva e prescrizione. La Corte ha stabilito che la recidiva era stata correttamente applicata, data l'accresciuta pericolosità del soggetto che aveva commesso il reato mentre era sotto sorveglianza speciale. Di conseguenza, l'estensione dei termini di prescrizione era legittima e il reato non era estinto al momento della sentenza d'appello. L'inammissibilità ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: genericità dei motivi e sanzioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una condanna per furto e violazione della sorveglianza speciale. La motivazione risiede nell'estrema genericità e indeterminatezza dei motivi d'appello, che non rispettavano i requisiti dell'art. 581 c.p.p. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: limiti alla modifica della durata
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel procedimento per valutare la pericolosità sociale di un soggetto dopo la detenzione, il giudice non può ridurre la durata della sorveglianza speciale, ma solo decidere se applicarla o revocarla. Un singolo contatto con un esponente di un clan è stato ritenuto sufficiente a confermare la pericolosità, rendendo il ricorso inammissibile.
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Sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione degli obblighi di sorveglianza speciale. L'imputato, trovato fuori casa oltre l'orario consentito, ha contestato il luogo dei controlli di polizia. La Corte ha ritenuto il motivo manifestamente infondato, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano correttamente accertato la violazione e negato le attenuanti generiche per assenza di elementi positivi.
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Sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale viola l'obbligo di permanenza notturna. La Corte di Cassazione conferma la condanna e dichiara il ricorso inammissibile, evidenziando l'elevata offensività della condotta, l'intensità del dolo e la recidiva del soggetto, escludendo la particolare tenuità del fatto.
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Attenuanti generiche: motivazione implicita basta?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un uomo condannato per non aver portato con sé il permesso di soggiorno durante la sorveglianza speciale. L'imputato lamentava la mancata motivazione sul rigetto delle attenuanti generiche. La Corte ha stabilito che la motivazione era implicitamente presente nel giudizio della Corte d'Appello, la quale aveva evidenziato i numerosi precedenti penali dell'uomo per escludere un altro beneficio, rendendo tale valutazione sufficiente anche per negare le attenuanti.
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Sorveglianza speciale: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una misura di sorveglianza speciale. La decisione si fonda sulla palese sproporzione tra il reddito dichiarato e il tenore di vita, considerata prova sufficiente di proventi illeciti. Viene inoltre chiarito che la valutazione sull'attualità della pericolosità va riferita al momento dell'applicazione della misura e non al successivo giudizio di impugnazione. Il ricorso in Cassazione per tali misure è limitato alla sola violazione di legge.
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Pericolosità sociale: sì alla sorveglianza speciale
Un soggetto, ritenuto socialmente pericoloso per una serie di reati contro il patrimonio, ha impugnato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, sostenendo la sua inapplicabilità in quanto già detenuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la pericolosità sociale attuale può essere valutata anche considerando la condotta in carcere. La Corte ha inoltre confermato che la misura può essere deliberata durante la detenzione, con l'esecuzione che inizierà solo dopo la scarcerazione.
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Pericolosità Sociale: Cassazione sul vincolo mafioso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per la sua passata appartenenza a un clan mafioso. La sentenza ribadisce che, in questi casi, la pericolosità sociale si presume persistente anche dopo una lunga detenzione, a meno che non vi sia una prova positiva e inequivocabile del recesso dal vincolo criminale. La buona condotta carceraria, da sola, non è considerata sufficiente a dimostrare tale distacco.
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Sorveglianza speciale: contatti abituali e reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un soggetto in sorveglianza speciale per violazione del divieto di frequentare pregiudicati. La sentenza chiarisce che la reiterazione di incontri in un breve periodo, anche con un familiare, integra il reato, sottolineando l'irrilevanza del legame di parentela in assenza di autorizzazione. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza.
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Vizio di motivazione: i limiti nel ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso per vizio di motivazione nei procedimenti di prevenzione. Un ricorso contro una misura di sorveglianza speciale è stato dichiarato inammissibile perché contestava la valutazione dei fatti del giudice di merito, anziché una reale violazione di legge o una motivazione totalmente assente.
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Sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale che aveva violato l'obbligo di soggiorno. L'uomo, autorizzato a recarsi in un altro comune fino alle 13:00, vi era stato trovato alle 16:00 senza giustificazione. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano una mera ripetizione di censure già respinte in appello e miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita nel giudizio di legittimità.
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Violazione sorveglianza speciale: la dimenticanza è reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione sorveglianza speciale. L'imputato non si era presentato a firmare in commissariato, adducendo una dimenticanza. La Corte ha ribadito che, per questo reato, basta la consapevolezza dell'obbligo e la volontà di non adempierlo (dolo generico), rendendo irrilevante il motivo della violazione, inclusa la dimenticanza.
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