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Sorveglianza Speciale — Anno 2024

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178 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sorveglianza Speciale

Provvedimenti

Violazione sorveglianza speciale: basta il dolo generico
Con ordinanza del 18/04/2024, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione della sorveglianza speciale. La Corte ha ribadito che, per configurare tale reato, è sufficiente il dolo generico, ossia la consapevolezza di dover adempiere a un obbligo e la volontà cosciente di violarlo, essendo irrilevanti le finalità specifiche che hanno motivato la condotta.
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Sorveglianza speciale: Cassazione su obblighi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione delle prescrizioni della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'ordinanza ribadisce il consolidato principio giurisprudenziale secondo cui l'inosservanza degli obblighi legati a questa specifica misura di prevenzione costituisce un'ipotesi delittuosa più grave rispetto alla violazione della sola sorveglianza speciale semplice, confermando la manifesta infondatezza del motivo di ricorso.
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Violazione sorveglianza speciale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione sorveglianza speciale. La Corte chiarisce che, per contestare l'accusa, la difesa non può limitarsi a criticare l'incompletezza delle indagini, ma deve proporre una ricostruzione alternativa plausibile dei fatti. Viene inoltre ribadito che per questo reato è sufficiente il dolo generico, ossia la consapevolezza di violare le prescrizioni imposte, senza che sia necessario un fine specifico.
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Inammissibilità ricorso: i limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da due soggetti avverso un decreto della Corte d'Appello che confermava una misura di sorveglianza speciale e la confisca di beni. Il ricorso è stato respinto perché basato su motivi generici, assertivi e non consentiti, volti a una rivalutazione dei fatti piuttosto che a una censura di legittimità. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: limiti al ricorso in Cassazione
La Cassazione conferma la sorveglianza speciale per un professionista legato a un'associazione mafiosa, chiarendo i limiti del ricorso. Il ricorso è inammissibile se critica la logica della motivazione anziché una violazione di legge, come la motivazione apparente. La pericolosità sociale attuale può sussistere anche se le condotte sono risalenti e l'attività professionale cessata.
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Sorveglianza speciale: prevale sulla libertà vigilata?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la misura di prevenzione della sorveglianza speciale non può essere eseguita se il soggetto è già sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata. Annullando la decisione della Corte d'Appello, che aveva dato priorità alla sorveglianza speciale, la Suprema Corte ha riaffermato il principio di continuità della misura già in esecuzione, come previsto dall'art. 13 del D.Lgs. 159/2011. La sentenza chiarisce che la legge non consente un'esecuzione simultanea e che la misura preventiva, in questo caso, cessa i suoi effetti.
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Particolare tenuità del fatto: no se c’è recidiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro la condanna per violazione della sorveglianza speciale. I giudici hanno escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) a causa dei precedenti specifici del ricorrente e della gravità della condotta, consistita nel partecipare a un comizio e documentarlo sui social media.
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Cauzione e sorveglianza: l’appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'obbligo di versare una cauzione nell'ambito della sorveglianza speciale. Il ricorrente sosteneva di non dover pagare a causa di una misura cautelare concorrente e per la sua indigenza, ma la Corte ha ritenuto le sue argomentazioni come mere doglianze di fatto, non ammissibili in sede di legittimità, e una ripetizione di motivi già respinti dalla Corte d'Appello.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per violazione sorveglianza speciale. I giudici hanno stabilito che le motivazioni del ricorso non vertevano su errori di diritto, ma rappresentavano un tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti, operazione non consentita in sede di legittimità. La condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria è stata confermata.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione sorveglianza speciale. L'individuo, sottoposto a tale misura, era stato trovato in possesso di un telefono cellulare. La Corte ha ritenuto che il ricorso mirasse a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità, e ha sottolineato la gravità della condotta e la correttezza dell'applicazione della recidiva, visti i precedenti penali.
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Misure di prevenzione: quando il ricorso è inammissibile
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale per presunti legami con la criminalità organizzata si rivolge alla Corte di Cassazione. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che per le misure di prevenzione l'appello è consentito solo per violazioni di legge e non per una nuova valutazione dei fatti. Poiché la decisione del giudice di merito era basata su prove concrete e adeguatamente motivata, il ricorso è stato respinto.
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Pericolosità sociale: i limiti del ricorso in Cassazione
Un soggetto ricorre in Cassazione contro una misura di prevenzione basata sulla sua presunta pericolosità sociale. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che in materia di prevenzione il suo sindacato è limitato alla sola violazione di legge e non può estendersi alla logicità della motivazione, se questa non è meramente apparente o inesistente.
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Rivalutazione pericolosità sociale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale, che lamentava la mancata rivalutazione della sua pericolosità sociale a seguito di un periodo di detenzione. La Corte ha chiarito che tale rivalutazione è obbligatoria solo se trascorrono più di due anni tra l'emissione della misura di prevenzione e la sua esecuzione, condizione non verificatasi nel caso di specie, dove l'intervallo temporale e la durata della detenzione erano inferiori ai limiti di legge.
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Attenuanti generiche: no se la personalità è allarmante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati in materia di armi, al quale erano state negate le attenuanti generiche. Nonostante la confessione e l'incensuratezza, i giudici hanno ritenuto prevalenti la condotta e la "personalità allarmante" del soggetto, già sottoposto a sorveglianza speciale, confermando la piena discrezionalità del giudice di merito nella valutazione di tali circostanze.
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Violazione sorveglianza speciale: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una misura cautelare in carcere per la violazione sorveglianza speciale. Il ricorso, basato sulla presunta mancata rivalutazione della pericolosità sociale dell'indagato dopo un periodo di detenzione, è stato rigettato. La Corte ha chiarito che se la misura di prevenzione è stata recentemente prorogata a seguito di una specifica verifica, essa rimane pienamente efficace, rendendo la violazione delle sue prescrizioni un reato.
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Sorveglianza speciale: quando va rivalutata?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i presupposti per la rivalutazione della pericolosità sociale in caso di sospensione della sorveglianza speciale. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto che, violando le prescrizioni, sosteneva l'inefficacia della misura a seguito di una lunga sospensione. È stato stabilito che solo la detenzione per espiazione di una pena superiore a due anni, e non la custodia cautelare, impone una nuova verifica della pericolosità.
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Revoca sorveglianza speciale e 41-bis: la Cassazione
Un soggetto, attualmente in esecuzione di una pena detentiva a vita in regime speciale, ha richiesto la revoca della sorveglianza speciale, misura sospesa a causa della sua detenzione. Ha sostenuto che il lungo tempo trascorso in carcere e la buona condotta dimostrassero il venir meno della sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che il mero decorso del tempo non è sufficiente per giustificare una rivalutazione della pericolosità. È necessario un 'interesse concreto e attuale' supportato da prove specifiche, requisito non soddisfatto dalle argomentazioni del ricorrente. La Corte ha collegato questo principio ai requisiti altrettanto stringenti per la revoca del regime detentivo speciale.
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Termini impugnazione: tardività e sorveglianza speciale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un decreto che applicava la sorveglianza speciale. L'appello era stato presentato oltre i 10 giorni previsti dalla legge, termine che decorre dalla notifica personale del provvedimento, anche se l'interessato risiede all'estero. La Cassazione ha confermato la perentorietà dei termini impugnazione sorveglianza speciale, ritenendo infondata la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla difesa.
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Sorveglianza speciale: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la legittimità della sorveglianza speciale per un individuo ritenuto socialmente pericoloso in quanto viveva abitualmente dei proventi di reati contro il patrimonio. La sentenza chiarisce che la prova dei profitti può essere dedotta implicitamente dalla natura dei reati e dall'assenza di redditi leciti. L'appello è stato dichiarato in parte infondato e in parte inammissibile, ribadendo che la valutazione sull'adeguatezza dell'obbligo di soggiorno è di competenza dei giudici di merito e non può essere sindacata in sede di legittimità.
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Attualità della pericolosità: Cassazione annulla misura
La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale applicata a un soggetto detenuto da quasi trent'anni. La decisione si fonda sulla carenza di motivazione da parte della Corte d'Appello riguardo all'attualità della pericolosità sociale, un requisito che non può essere presunto automaticamente dalla passata appartenenza a un sodalizio mafioso ma deve essere specificamente dimostrato, tenendo conto del lungo periodo di carcerazione. Il ricorso sulle misure patrimoniali è stato invece dichiarato inammissibile.
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