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Silenzio Rifiuto — Anno 2022

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162 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Silenzio Rifiuto

Provvedimenti

Credito ammesso ma negato: il rifiuto espresso di rimborso
Una società versa un acconto d'imposta comunale e successivamente presenta istanza di restituzione per somme non dovute. L'Ente locale risponde via posta certificata riconoscendo in astratto l'eccedenza, ma dichiara espressamente di voler trattenere le somme a compensazione di altri debiti tributari insoluti. La società impugna la decisione dopo molti mesi, sostenendo di agire contro un silenzio-rifiuto. I giudici confermano invece la natura di rifiuto espresso di rimborso della nota comunale, respingendo l'impugnazione perché presentata oltre il termine perentorio di sessanta giorni dalla ricezione dell'atto.
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Fondo di Garanzia INPS: stipendi persi per ricorso in ritardo
Un lavoratore dipendente ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia INPS per ottenere il pagamento dell'ultima mensilità non versata dal datore di lavoro insolvente. Dopo aver presentato la domanda amministrativa, l'ente non ha fornito risposta. Il lavoratore ha presentato ricorso amministrativo e azione giudiziaria solo a distanza di quasi due anni. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in mancanza di un tempestivo ricorso amministrativo entro novanta giorni dal silenzio-rifiuto (formato dopo centoventi giorni), la sospensione della prescrizione annuale dura complessivamente solo duecentodieci giorni e non trecento. Di conseguenza, il credito del lavoratore verso il fondo previdenziale risultava già prescritto. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ente pubblico, rigettando integralmente la domanda del lavoratore.
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Addizionale settore finanziario: lite su bonus e consulenza
Un dirigente impugnava il silenzio-rifiuto dell'Agenzia delle Entrate sulla richiesta di rimborso dell'addizionale del 10% applicata sui compensi variabili e bonus. La società datrice di lavoro aveva applicato il prelievo come sostituto d'imposta. Il contribuente sosteneva che l'attività societaria di sola consulenza finanziaria non rientrasse tra i soggetti bancari e creditizi tipici. La Commissione Tributaria Regionale accoglieva la domanda del contribuente, limitando la nozione agli intermediari iscritti all'apposito albo. L'Agenzia delle Entrate ricorreva per Cassazione sostenendo un'interpretazione estensiva della norma. I giudici di legittimità hanno sospeso la decisione finale, rimettendo il fascicolo alla Sezione Tributaria ordinaria per la particolare rilevanza della questione circa l'effettiva portata dell'addizionale settore finanziario.
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Rimborso IRES: decadenza tardiva e vittoria per l’ente
Un ente previdenziale richiede all'amministrazione finanziaria il rimborso IRES per imposte versate su immobili di interesse storico e artistico. L'ente contesta il mancato riconoscimento dell'agevolazione fiscale prevista dalla legge. A fronte del silenzio dell'amministrazione, l'ente avvia una causa tributaria. I giudici di secondo grado riconoscono il diritto allo sgravio poiché l'ente persegue scopi non commerciali. L'amministrazione finanziaria ricorre quindi in Cassazione, eccependo per la prima volta la decadenza dell'istanza per superamento del termine di quarantotto mesi. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La Cassazione stabilisce che l'amministrazione non può sollevare eccezioni di decadenza per la prima volta in sede di legittimità quando mancano nel testo della sentenza i riferimenti temporali necessari per accertare i fatti. L'ente contribuente vince la causa.
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Rimborso imposte sisma 1990: spetta anche ai dipendenti
Un lavoratore dipendente residente nelle aree colpite dal terremoto del 1990 in Sicilia richiede all'amministrazione finanziaria la restituzione del 90% dei tributi IRPEF e ILOR versati per il triennio 1990-1992. L'ente impositore nega la restituzione sostenendo la decadenza dei termini e la legittimazione esclusiva del datore di lavoro. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'amministrazione e tutela il lavoratore, stabilendo che il rimborso imposte sisma 1990 spetta direttamente anche ai dipendenti che hanno subito le trattenute alla fonte, con decorrenza del termine biennale fissata dal primo marzo 2008.
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Rimborso imposte sisma Sicilia: spetta anche al dipendente
Un lavoratore dipendente colpito dal sisma del 1990 in Sicilia richiede la restituzione del novanta per cento delle imposte versate per il triennio 1990-1992. L'amministrazione finanziaria rifiuta l'istanza sostenendo che il rimborso spetti soltanto a chi ha eseguito direttamente il versamento e non al lavoratore tramite ritenuta. L'erede del contribuente impugna il silenzio-rifiuto e vince nei gradi di merito. L'Agenzia delle Entrate ricorre per Cassazione, contestando la spettanza del beneficio ai dipendenti. La Suprema Corte respinge il ricorso fiscale: il diritto al rimborso imposte sisma Sicilia spetta pienamente anche al lavoratore dipendente che ha subito la ritenuta alla fonte dal datore di lavoro. L'ente pubblico deve corrispondere le somme richieste e pagare le spese legali.
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Rimborso imposte sisma Sicilia: confermato il diritto del lavoratore
Un lavoratore dipendente residente nelle zone colpite dal terremoto del 1990 in Sicilia ha chiesto la restituzione del 90% dell'IRPEF versata negli anni 1990, 1991 e 1992. L'Agenzia delle Entrate ha opposto un rifiuto implicito. Il Fisco sosteneva che l'agevolazione spettasse solo a chi non aveva ancora pagato o esclusivamente ai datori di lavoro che avevano effettuato il versamento diretto. I giudici di merito hanno accolto la domanda del contribuente. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici supremi hanno chiarito che il rimborso imposte sisma Sicilia spetta di diritto anche al lavoratore dipendente che ha subito la trattenuta in busta paga, condannando l'amministrazione alle spese legali.
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Rimborso IRAP: il giudice non può ignorare i motivi di appello
Un contribuente ha richiesto il rimborso IRAP per diverse annualità a seguito del silenzio rifiuto dell'amministrazione finanziaria. Il giudice di primo grado ha accolto la richiesta, rilevando l'assenza di un'autonoma organizzazione. L'amministrazione ha proposto appello, contestando sia i termini decadenziali della domanda, sia la concreta sussistenza dell'organizzazione d'impresa. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto l'appello affrontando unicamente il profilo della tempestività dell'istanza e tralasciando del tutto la verifica sull'autonoma organizzazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione, sancendo il vizio di omessa pronuncia e ordinando un nuovo esame della controversia.
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Rimborso addizionali accise energia elettrica: Fisco o fornitore
Una società manifatturiera ha versato le imposte sui consumi elettrici per gli anni 2010 e 2011. Successivamente, l'azienda ha presentato all'Agenzia delle Dogane un'istanza per ottenere il rimborso addizionali accise energia elettrica, ritenendo il tributo provinciale contrario alla normativa dell'Unione Europea. Di fronte al silenzio-rifiuto dell'amministrazione, l'impresa ha promosso un ricorso tributario. La Corte di Cassazione ha definitivamente respinto le pretese della società consumatrice. I giudici supremi hanno chiarito che il cliente finale non può chiedere le somme direttamente al Fisco, perché solo il fornitore di energia è il debitore d'imposta verso l'Erario. Il cliente finale deve agire civilmente contro il fornitore, a meno che non provi la totale impossibilità o l'estrema difficoltà di rivalersi su quest'ultimo per cause legate alla situazione soggettiva del fornitore stesso.
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Rimborso interessi tributari: la decadenza batte la prescrizione
Una società richiedeva all'amministrazione finanziaria il pagamento degli interessi maturati su un vecchio credito d'imposta. Il Fisco aveva erogato il capitale e gli interessi solo parzialmente nel 2010. A distanza di quasi quattro anni da tale versamento parziale, la società presentava una nuova istanza per ottenere le somme rimanenti. A seguito del silenzio dell'Ufficio, l'impresa avviava la causa eccependo la prescrizione decennale del diritto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno stabilito che la domanda per il rimborso interessi tributari residui deve essere presentata entro il termine perentorio di decadenza di due anni dal versamento parziale ricevuto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta tardiva della società.
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Rimborso IRAP promotore finanziario: Fisco battuto per notifica tardiva
Un consulente ottiene dalle corti tributarie il rimborso IRAP promotore finanziario per assenza di autonoma organizzazione, avendo operato solo con auto, computer e telefono. L'Agenzia delle Entrate impugna la decisione favorevole al contribuente ma notifica il ricorso al difensore del primo grado anziché a quello nominato in appello. L'Amministrazione tenta una seconda notifica al legale corretto, ma il termine perentorio per ricorrere risulta ormai scaduto. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile: l'errore iniziale è interamente imputabile all'ente notificante e la sentenza d'appello è passata definitivamente in giudicato. Il professionista vince la causa e l'Agenzia deve rifondere le spese.
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Rimborso IRPEF incentivo esodo: il diritto non si presume
Alcuni lavoratori hanno presentato un ricorso cumulativo contro il silenzio-rifiuto dell'Amministrazione Finanziaria sulle loro richieste di rimborso IRPEF incentivo esodo. La Corte di Cassazione ha confermato che il ricorso collettivo è ammissibile se le questioni di diritto sono identiche. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso dell'ufficio tributario sul tema delle prove. I giudici hanno stabilito che spetta interamente al lavoratore dimostrare, tramite documenti idonei depositati in giudizio, che le somme ricevute costituiscano effettivamente un incentivo all'esodo. Non basta presumere che l'ufficio conosca i documenti solo perché citati nella richiesta iniziale. La sentenza di appello è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Rimborso imposte sisma: il fisco perde contro la partita IVA
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva a una contribuente il rimborso imposte sisma nella misura del 60% per IRPEF e IRAP versate durante il periodo di sospensione post-terremoto del 2002. L'amministrazione sosteneva che l'attività economica della donna impedisse l'accesso al beneficio in base alle norme europee sugli aiuti di Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ufficio finanziario. I giudici hanno stabilito che lo svolgimento di un'attività economica non esclude automaticamente il diritto al rimborso, purché l'importo dell'agevolazione rimanga al di sotto della soglia dell'aiuto de minimis. Di conseguenza, la contribuente ha ottenuto definitivamente il diritto al recupero delle somme richieste, con condanna dell'Agenzia al pagamento delle spese processuali.
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Sisma 1990 e principio di autosufficienza del ricorso
Il Contribuente ha richiesto il rimborso del 90% dell'IRPEF pagata per gli anni 1990-1992, essendo residente in un Comune colpito dal terremoto della Sicilia orientale del 1990. A seguito del silenzio-rifiuto dell'amministrazione, i giudici di merito hanno riconosciuto il diritto al rimborso per evitare disparità di trattamento. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. La decisione si fonda sul mancato rispetto del principio di autosufficienza del ricorso, poiché l'amministrazione non ha trascritto né allegato i documenti e gli atti processuali necessari per valutare le proprie contestazioni, rendendo impossibile il controllo di legittimità basandosi solo sulla lettura del ricorso.
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Rimborso IRAP commercialista: senza prove rigettata l’istanza
Il Professionista, un dottore commercialista, ha presentato richiesta di Rimborso IRAP commercialista per gli anni dal 2004 al 2012, sostenendo che i compensi percepiti per gli incarichi di sindaco e amministratore di società fossero esenti. L'Amministrazione Finanziaria ha opposto un silenzio rifiuto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Professionista, confermando la decisione dei giudici di merito. Il contribuente non ha dimostrato di non aver utilizzato la struttura dell'associazione professionale di cui era socio e ubicata nello stesso stabile. In mancanza della prova dello scorporo dei compensi e dell'assenza di autonoma organizzazione, il diritto al rimborso è stato negato e il contribuente è stato condannato al pagamento delle spese.
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Rimborso imposte sisma 1990: il dipendente vince contro il Fisco
Un lavoratore dipendente, residente in una zona della Sicilia colpita dal terremoto del 1990, ha richiesto il rimborso del 90% dell'IRPEF versata nel triennio 1990-1992. L'Agenzia delle Entrate ha negato il diritto, sostenendo che i lavoratori dipendenti, avendo subito le trattenute tramite il sostituto d'imposta, non potessero accedere al beneficio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che anche i lavoratori subordinati hanno pieno diritto al rimborso imposte sisma 1990. La legge esclude solo chi svolge attività d'impresa. Di conseguenza, il lavoratore vince la causa e l'Agenzia delle Entrate deve rimborsare le somme e pagare le spese legali.
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Rimborso imposte sisma: la Cassazione smentisce il Fisco
Un imprenditore colpito dal terremoto del 1990 in Sicilia ha richiesto il rimborso del 90% delle imposte versate nel triennio 1990-1992. L'Amministrazione Finanziaria ha opposto un rifiuto, confermato dai giudici d'appello, ritenendo l'agevolazione un aiuto di Stato illegale e incompatibile con il diritto europeo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'imprenditore. I giudici di legittimità hanno stabilito che il divieto europeo non è assoluto: i giudici di merito devono verificare concretamente se l'agevolazione rientri nei limiti del regime de minimis o costituisca un indennizzo compatibile per calamità naturali. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame, garantendo la possibilità di ottenere il rimborso imposte sisma.
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Impugnazione dell’avviso di liquidazione: no al rimborso
Un agricoltore riceveva un avviso di liquidazione con cui l'amministrazione finanziaria revocava le agevolazioni fiscali per la piccola proprietà contadina. Il contribuente pagava l'imposta richiesta ma non presentava l'impugnazione dell'avviso di liquidazione nei termini di legge. Successivamente, presentava un'istanza di rimborso e impugnava il silenzio-rifiuto del fisco. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata e tempestiva impugnazione dell'avviso di liquidazione rende la pretesa del fisco definitiva. Di conseguenza, il contribuente decade dal diritto di chiedere il rimborso delle somme pagate, rendendo inammissibile il ricorso successivo. Vince l'amministrazione finanziaria.
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Rimborso royalties e motivazione apparente: stop della Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva alla Filiale Italiana il rimborso delle ritenute versate sulle royalties corrisposte alla Società Madre estera. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato il diritto al rimborso basandosi sulla convenzione contro le doppie imposizioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria, rilevando il vizio di motivazione apparente. I giudici di appello hanno infatti redatto una motivazione intrinsecamente contraddittoria e incomprensibile, che non permette di ricostruire il percorso logico-giuridico seguito per risolvere la questione fiscale internazionale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza e ha rinviato la causa a un nuovo collegio per un corretto riesame del merito.
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Rimborso imposte sisma 1990: i dipendenti battono il fisco
Una contribuente siciliana, colpita dal terremoto del 1990, ha richiesto il rimborso delle imposte IRPEF versate per il triennio 1990-1992 tramite il proprio datore di lavoro. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato la richiesta, sostenendo che il beneficio non spettasse ai lavoratori dipendenti e che l'istanza fosse tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando il diritto al Rimborso imposte sisma 1990 nella misura del 90% di quanto versato. I giudici hanno chiarito che l'agevolazione spetta al lavoratore (soggetto passivo sostanziale) e che la domanda, presentata nel 2009, rispetta ampiamente il termine di decadenza di due anni stabilito dalla legge di interpretazione autentica.
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