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Sequestro Preventivo — Anno 2022

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1040 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Sequestro Preventivo

Provvedimenti

Sequestro preventivo: immobile finito ma l’abuso blocca tutto
Il Tribunale di Brindisi ha confermato il sequestro preventivo di quattro monolocali realizzati abusivamente tramite la ristrutturazione di un vecchio immobile, raddoppiando le unità abitative consentite. Il proprietario ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un vizio di motivazione e sostenendo che le opere fossero ormai ultimate e parzialmente locate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il sequestro preventivo è pienamente legittimo sia perché i lavori erano ancora in corso al momento del controllo, sia perché l'aumento delle unità abitative determina un evidente aggravio del carico urbanistico sul territorio. Inoltre, in materia di misure cautelari reali, il ricorso per cassazione è ammesso solo per violazione di legge e non per semplici vizi di motivazione, salvo il caso di motivazione del tutto inesistente o apparente.
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Sequestro preventivo negato: l’errore formale blocca l’accusa
La Procura della Repubblica chiedeva il sequestro preventivo di alcuni passaggi pedonali turistici situati in aree private gestite da cooperative. Secondo l'accusa, i gestori violavano l'obbligo di consentire il transito pubblico, configurando un reato di inadempimento di contratti pubblici. Il G.I.P. e il Tribunale del riesame hanno rigettato la richiesta, rilevando l'assenza di un accordo vincolante definitivo e la natura di mera tolleranza del passaggio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura. I giudici hanno stabilito che, se il Tribunale ignora un motivo di rigetto fondamentale già espresso dal G.I.P., l'accusa deve contestare specificamente anche questa omissione. Non avendolo fatto, la decisione di non concedere il sequestro preventivo è diventata definitiva.
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Sequestro preventivo: azienda salva se l’illecito è marginale
Il Tribunale confermava il sequestro preventivo dei beni e delle quote di una Società, ipotizzando un sistema corruttivo gestito dall'Amministratore di Fatto. Le Socie, estranee ai fatti, ricorrevano in Cassazione lamentando la sproporzione del provvedimento, dato che le attività illecite rappresentavano solo il 5% del fatturato totale, a fronte di una prevalente attività lecita. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il sequestro preventivo deve rispettare i principi di proporzionalità e adeguatezza. Il giudice deve valutare se l'uso illecito dell'azienda sia prevalente rispetto all'attività lecita, per evitare un'ingiusta compressione della libertà d'impresa. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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Deposito ricorso per cassazione: l’errore di sede perde la causa
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Cosenza che confermava il sequestro preventivo dei suoi beni. Tuttavia, ha effettuato il deposito ricorso per cassazione presso la cancelleria del Tribunale di Paola anziché presso quella del Tribunale di Cosenza, che aveva emesso il provvedimento. L'atto è giunto all'ufficio competente solo dopo la scadenza del termine di dieci giorni previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. Il rischio della trasmissione tardiva dell'atto depositato presso un ufficio incompetente ricade interamente sulla parte privata. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: la salute batte i vizi di forma
Il Tribunale ha confermato il sequestro preventivo di un ristorante. Il titolare era accusato di somministrazione di alimenti in cattivo stato di conservazione, poiché i cibi venivano trasportati con mezzi non idonei e conservati a temperature inadeguate. La difesa ha impugnato il provvedimento lamentando la violazione del divieto di ripetere la misura cautelare, dato che un precedente sequestro era stato annullato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'annullamento di un precedente sequestro per soli vizi formali non impedisce l'emissione di un nuovo provvedimento basato sugli stessi elementi. Il giudicato cautelare opera infatti solo se vi è stata una valutazione nel merito del materiale probatorio, e non per semplici difetti procedurali. Di conseguenza, il sequestro del locale rimane confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese.
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Sequestro preventivo: no al bis se la misura è già attiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento di un secondo sequestro preventivo emesso a carico di un'azienda agricola per sfruttamento del lavoro. Il Tribunale del Riesame aveva annullato la misura ritenendola una duplicazione di un precedente sequestro già attivo e valido per gli stessi fatti. La Suprema Corte ha confermato che non si può emettere un nuovo sequestro preventivo basandosi su mere difficoltà gestionali o finanziarie dell'azienda, poiché queste attengono alla fase esecutiva e non ai presupposti della misura (fumus e periculum). Inoltre, l'avvenuta esecuzione del primo provvedimento ha determinato la sopravvenuta carenza di interesse del ricorrente. Vince l'indagato: il secondo sequestro resta annullato.
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Sequestro preventivo: no al doppio blocco per l’azienda
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore della Repubblica contro l'annullamento del sequestro preventivo del complesso aziendale di una società agricola, accusata di sfruttamento del lavoro. Il Tribunale del Riesame aveva annullato il provvedimento ritenendolo una duplicazione di un precedente sequestro già attivo ed esecutivo. La Cassazione ha confermato che non si può emettere un nuovo sequestro preventivo basandosi su mere difficoltà gestionali o finanziarie dell'azienda, poiché queste non incidono sui requisiti del reato o sul pericolo di reiterazione. Inoltre, l'avvenuta esecuzione del primo provvedimento ha fatto venire meno l'interesse concreto della Procura al ricorso. Vince l'azienda agricola contro la duplicazione della misura cautelare.
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Sequestro preventivo per abusivismo edilizio: stop al locale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del legale rappresentante di una società contro il sequestro preventivo per abusivismo edilizio di una barriera frangiflutti di 700 mq sul demanio marittimo. L'opera, originariamente protettiva, era stata cementificata e allestita con tavoli e sedie per scopi di ristorazione, alterando il carico urbanistico. La difesa contestava la sussistenza del pericolo, ma la Suprema Corte ha chiarito che contro i provvedimenti di sequestro il ricorso per cassazione è ammesso solo per violazione di legge. Le contestazioni basate sul travisamento dei fatti o su vizi di motivazione non sono ammissibili in questa sede. Di conseguenza, il sequestro è stato confermato e il ricorrente condannato alle spese.
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Sequestro preventivo: il giudice incompetente non annulla il blocco
Tre indagati hanno impugnato il provvedimento di sequestro preventivo emesso a carico della loro società, sostenendo che la misura fosse nulla poiché originata da un giudice dichiaratosi poi territorialmente incompetente. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva, chiarendo che, ai sensi dell'articolo 27 del codice di procedura penale, le misure cautelari perdono efficacia solo se il giudice competente non le rinnova entro venti giorni dalla trasmissione degli atti. Nel caso di specie, il nuovo giudice competente ha tempestivamente emesso un nuovo e autonomo decreto di sequestro preventivo, sanando ogni eventuale vizio precedente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando il vincolo sui beni e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Abuso edilizio permesso illegittimo: sequestrato chiosco stabile
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un chiosco-bar originariamente autorizzato come struttura amovibile, ma realizzato in modo stabile e allacciato alle reti pubbliche. Il proprietario contestava il provvedimento sostenendo la validità iniziale dei titoli abilitativi. I giudici hanno chiarito che si configura il reato di abuso edilizio permesso illegittimo anche quando l'atto amministrativo apparentemente valido contrasta con gli strumenti urbanistici comunali. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il giudice penale ha il potere di verificare la legittimità dei titoli edilizi e che la stabilità della struttura aggrava il carico urbanistico, giustificando la misura cautelare. Il ricorrente perde la disponibilità del bene e deve pagare le spese processuali.
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Sequestro preventivo: sì al camion abusivo, no ai registri ditta
Un trasportatore ha impugnato il sequestro preventivo del proprio autocarro e della documentazione contabile aziendale, disposto nell'ambito di un'indagine per gestione illecita di rifiuti e ricettazione. Il veicolo era stato sorpreso a scaricare materiali in una discarica abusiva. La Corte di Cassazione ha confermato il blocco del mezzo, rilevando che l'iscrizione all'Albo dei Gestori Ambientali per la sola intermediazione senza detenzione non autorizza il trasporto fisico dei rifiuti. Al contrario, i giudici hanno annullato il sequestro di timbri e registri contabili, ordinandone l'immediata restituzione, a causa della totale mancanza di motivazione sul nesso di pertinenzialità tra tali beni e le condotte illecite contestate.
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Sequestro preventivo: i conti personali tremano anche se leciti
L'Amministratore di una società fallita è accusato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per aver distratto oltre sei milioni di euro, facendoli transitare su conti di una holding e poi su conti personali. Il Tribunale del Riesame dispone il sequestro preventivo di 4,8 milioni di euro nei suoi confronti. L'Amministratore ricorre in Cassazione, sostenendo la mancanza di un nesso diretto tra le somme sequestrate e il reato, e l'origine lecita di parte del denaro sul suo conto. La Suprema Corte rigetta il ricorso, confermando la misura. I giudici chiariscono che il denaro è un bene fungibile: la confisca diretta può colpire qualsiasi somma sul conto dell'indagato, anche se di provenienza lecita o depositata prima del reato, senza necessità di tracciare i singoli flussi fisici.
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Morte dell’imputato: improcedibile il ricorso sul sequestro
Il caso riguarda il sequestro preventivo di quasi quattro milioni di euro disposto nei confronti dell'amministratore di una società fallita, accusato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per aver distratto ingenti somme di denaro. Il difensore dell'indagato ha proposto ricorso in Cassazione contro il provvedimento di sequestro. Tuttavia, prima della decisione della Suprema Corte, è sopravvenuta la morte dell'imputato. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'improcedibilità del ricorso. Il decesso del ricorrente comporta infatti l'estinzione del rapporto processuale, impedendo ai giudici di esprimersi sui motivi di merito dell'impugnazione. Di conseguenza, il procedimento penale si arresta senza una decisione sulla legittimità del sequestro.
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Sequestro preventivo: lecito bloccare anche il denaro pulito
L'Amministratore di una società fallita è stato accusato di bancarotta fraudolenta patrimoniale per aver distratto ingenti somme di denaro facendole transitare su conti di società controllate e, infine, sui propri conti personali. Il Tribunale del riesame ha disposto il sequestro preventivo di 485.000 euro. L'indagato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il denaro attualmente presente sul suo conto avesse un'origine lecita e fosse successivo al fallimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il sequestro preventivo. I giudici hanno chiarito che, data la natura fungibile del denaro, la confisca diretta può colpire qualsiasi somma depositata sui conti dell'indagato, anche se di provenienza lecita o confluita successivamente al reato, nei limiti del profitto illecito calcolato.
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Sequestro preventivo di somme di denaro: affitto non prioritario
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato per bancarotta fraudolenta che chiedeva il dissequestro parziale delle somme di denaro necessarie a pagare i canoni di locazione della casa e dello studio professionale. L'imputato lamentava la violazione dei propri diritti fondamentali e chiedeva di sostituire il denaro con crediti vantati verso una società in concordato. La Suprema Corte ha chiarito che il sequestro preventivo di somme di denaro è pienamente legittimo e non può essere revocato per far fronte a esigenze di vita personali, poiché i limiti di pignorabilità sono stabiliti tassativamente dalla legge. Inoltre, non è possibile sostituire il denaro sequestrato con crediti di incerta esazione. L'indagato perde il ricorso e viene condannato alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Legittimazione al ricorso per cassazione: PM sbaglia, beni salvi
Il Tribunale del Riesame di Messina aveva annullato il sequestro preventivo disposto nei confronti di un indagato per omesso versamento IVA. Il Pubblico Ministero presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di legittimazione. La Corte ha chiarito che la legittimazione al ricorso per cassazione contro le decisioni del riesame sulle misure cautelari reali spetta esclusivamente all'ufficio del Pubblico Ministero presso il tribunale che ha emesso il provvedimento impugnato (in questo caso, Messina), e non al pubblico ministero che ha originariamente richiesto la misura. Di conseguenza, l'impugnazione è stata rigettata senza esame del merito.
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Abuso edilizio: il deposito diventa casa ma scatta il sequestro
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di un immobile in cui era stato realizzato un abuso edilizio. Le comproprietarie avevano trasformato un locale seminterrato, originariamente destinato a sgombero, in una vera e propria unità abitativa autonoma senza il necessario permesso di costruire e in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico. I giudici hanno chiarito che la trasformazione di un locale accessorio in abitabile crea nuova volumetria e richiede sempre il titolo abilitativo. Inoltre, la Corte ha rigettato il ricorso rilevando che l'utilizzo della nuova abitazione aggrava il carico urbanistico, giustificando così la misura cautelare del sequestro anche se l'opera era ormai ultimata. Uno dei ricorsi è stato inoltre dichiarato inammissibile perché depositato presso un tribunale incompetente oltre i termini di legge.
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Rinuncia all’impugnazione: il sequestro diventa definitivo
L'Amministratore di una società subiva il sequestro preventivo di circa 870 euro, ritenuto profitto del reato di dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti. L'indagato proponeva ricorso per cassazione contestando la sussistenza del reato e sostenendo la reale esecuzione delle prestazioni lavorative. Tuttavia, prima dell'udienza, l'Amministratore presentava una formale rinuncia all'impugnazione, ratificata dal proprio difensore. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso proprio a causa della sopravvenuta rinuncia all'impugnazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Sequestro preventivo: quando l’errore formale blocca i beni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti terzi contro il sequestro preventivo di beni (un immobile e bancali di pellet) disposto nell'ambito di indagini per reati fiscali. La prima ricorrente ha presentato il ricorso fuori sede, causandone la tardività poiché la data rilevante è quella di arrivo alla cancelleria competente. Il secondo ricorrente, formale proprietario dell'immobile ma ritenuto prestanome dell'indagato, ha proposto ricorso tramite difensore privo di procura speciale. La Corte ha ribadito che il terzo interessato deve conferire procura speciale al difensore e può contestare solo la propria estraneità al reato e la titolarità del bene, non i presupposti generali della misura. Entrambi i ricorsi sono stati respinti con condanna alle spese.
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Sequestro preventivo: nullo il blocco se manca l’urgenza
Il Tribunale di Treviso aveva confermato il sequestro preventivo di oltre 77.000 euro nei confronti di un contribuente indagato per omessa dichiarazione dei redditi. L'indagato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando l'assenza di prove sull'incasso di alcuni titoli e la totale mancanza di motivazione sul pericolo nel ritardo. La Suprema Corte ha rigettato il primo motivo perché generico e non documentato. Ha invece accolto il secondo motivo, stabilendo che anche il sequestro preventivo finalizzato alla confisca richiede una specifica motivazione sul pericolo nel ritardo, non potendosi limitare al solo richiamo della norma di legge. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza limitatamente alle esigenze cautelari, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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